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Elenco commenti

Anello del monte Cornetto dal passo di Sant'Osvaldo
N. record trovati: 4
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27-05-2017 16:14
ilario.morettin ilario.morettin
Ad oggi, maggio 2017, il sentiero CAI 901 risulta inagibile.
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30-06-2014 14:14
francesca francesca
Fatto il monte Cornetto il 26/06/14 salendo da s.antonio in val della tùara tra s.martino e p.so s.osvaldo, utilizzando il sentiero 903 trovato in perfetto stato e completamente sgombro da neve. e' stato tirato un cavo tra due alberi nella parte alta del sentiero, prima della casera, cosa che può venire utile in caso di neve e/o ghiaccio. segnalazioni: attenzione alle zecche trovate lungo il percorso fino in casera e attorno a questa (erba alta); dalla vetta ancora neve abbondante sulla cresta del Resettùm e sul catino del campanile di val montanaia.
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11-05-2013 11:26
robertodrioli robertodrioli
Ho percorso giovedì 9 maggio 2013 il sentiero 901 lungo la forra del Vajont fino all'incrocio con il 903.Ho riscontrato diverse difficoltà che mi fanno considerare il percorso sconsigliabile ad escursionisti non esperti. La placca iniziale è franata ed il cavo segnalato non c'è più; attraversare la frana può provocare spostamento di massi anche grossi. Dopo il primo guado i ponti di travi sono tutti caduti e quello successivo sull'altro versante è pericolante.
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19-07-2012 18:45
Fausto_Sartori Fausto_Sartori
Scartato l’anello troppo difficile per le mie tecniche pedestri (il superamento della placca rocciosa, anni fa, mi impegnò in sovrumano cimento, inutile fatica perché poi mi arresi senza colpo ferire davanti a un sentierino scivoloso) mi avvio in senso contrario, salendo il 903 diretto a casera Cornetto. Un cartello indica tre ore, stai fresco, ce ne metterò almeno quattro, e invece stavolta arriverò anche prima. Sale forte tra boscaglie aggrappate il tosto aspro viottolo, e non dà apprensione l’esposizione mascherata da ben disposti arbusti, radi e solidi sopra il Vajont. Superati d’un fiato i primi seicento metri, oplà eccoci nel bosco (Le Rope), via via sempre più ombroso e solenne, cattedrale che incute soggezione, da fare possibilmente con il sole, consiglio agli spiriti più suggestionabili. Chiarori si aprono la via tra le fronde e rilucono sospesi come lampadari votivi magicamente fissi nel burbero silenzio. Si procede con cautela, ci si ferma e ci si guarda attorno circospetti, tale è l’immobilità di questo tempio ove non s’ode fruscio. Si riprende a passi felpati, e un camoscio disturbato corre giù. Si ferma, gira il collo e ci si guarda. Si resta a lungo così, poi, siccome anche guardarsi troppo a lungo non fa bene, si riprenda pure senza indugio il cammino. Si passa sull’altro versante della montagna mediante singolare passaggio con cartello macilento, e in breve la luce si rafforza, infine esplode e bisogna mettersi gli occhiali da sole davanti al prato che dardeggia. Spettacolo d'indescrivibile bellezza si apre e prosegue sfavillante fino a Pian Grant, dove l’apoteosi si spalanca. Al vertice di tutto una fontanella splendente con vasca, cui la meraviglia attorno gravita, e il cui sonoro scorrere poco oltre si perde nel brusio industriale di api e bombi, che qui sovraneggiano. Sul crinale, dall’altra parte della valle si spalanca con orribile bellezza una montagna squartata. I più suggestionabili proveranno forse un senso di nausea davanti a tanta terrifica maestosità selvaggia. La via del ritorno sarà veloce, ma prima di intraprendere l’ultimo tratto, consiglio di appisolarsi ove il bosco si dirada e s'illumina d’oro. Una brezza sarà lì a rinfrescarvi le ginocchia prima dell’ultimo gran balzo, verso il caffè o il gelato s’intende.
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