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Poviz (monte) - panorama parziale dalle pendici
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26-08-2019 17:39
laura.molinari laura.molinari
Il 25 agosto 2019 abbiamo raggiunto la cima nord del Poviz, vetta misconosciuta e scarsamente frequentata che, con la sua parete ovest, domina la conca di Sella Nevea. L’avvicinamento si svolge sull’ottima mulattiera del Poviz (segnavia CAI 636), il cui avvio si trova a sinistra dell’ex pista rossa, dietro i ruderi scoperchiati della vecchia baita “Alpi Giulie”. La mulattiera sale regolare a tornanti e con pendenza tranquilla, da segnalare solo il fondo fangoso e un po’ rovinato, verosimilmente causa passaggio di mtb. Arrivati ai bordi dell’altopiano del Canin, si lascia a destra il bivio con il CAI 636a per il Rifugio Gilberti e subito dopo quello con il 636 che conduce a Sella Prevala, proseguendo sul 637 in direzione di Sella Robon. Il punto dove si deve abbandonare la mulattiera si trova sulla sinistra, più o meno a quota 1900, circa 500 metri dopo il secondo bivio, poche decine di metri oltre un caratteristico “ponte” artificiale di sassi. Senza traccia, ne’ bolli, ma guidati unicamente da provvidenziali ometti (grazie a chi li ha sistemati!), si scende un poco su terreno carsico nel tormentato altopiano e poi si compie un’ampia ansa in direzione ovest e poi nord per guadagnare, tra lame rocciose e qualche praticello, la base della cupola sommitale del monte. Si risale sul fondo di un breve canale, sino a che questo non si affaccia su una buca abbastanza profonda, che si oltrepassa tenendosi sul margine sinistro (punto esposto) e poi salendo a sinistra sull’erba ed affidandosi nuovamente agli ometti. Successivamente, si risale ripidamente per qualche metro su terreno erboso mirando ad un vecchio spuntone di ferro ben visibile in cima. Si prosegue in leggera salita e con andamento tortuoso, tenendo sempre d’occhio gli ometti, alternando passaggi tra i mughi a tratti su superficie rocciosa, sempre molto fessurata, a volte costeggiando crepacci e inaspettati, profondi intagli. Poco sotto la cima si incontra una sorta di trincea naturale, che, dopo aver percorso per qualche metro, si abbandona e si costeggia salendo tra i mughi sul suo margine destro. Si sbuca infine su terreno prevalentemente erboso, più facile, appena sotto la cima nord (m. 1978), contrassegnata da un ometto e con bel panorama sia verso la Val Raccolana che sulla Val Rio del Lago oltre che, naturalmente, verso la sovrastante catena del Canin. La cima sud, di pochi metri più alta, sembrava a portata di mano, ma nel tentativo di raggiungerla ci siamo trovati nuovamente a dover lottare con mughi e crepacci e, considerate anche le nuvole in avvicinamento da est che ci avrebbero complicato la discesa, abbiamo preferito lasciar perdere. Per il rientro abbiamo ripercorso esattamente la stessa via della salita, a parte una piccola deviazione per dare un’occhiata ai ruderi delle caserme del Poviz. In tutto l’escursione ci ha impegnati per circa 5 ore, di cui 50 minuti all’andata ed altrettanti al ritorno per il solo tratto sommitale fuori sentiero, sulla carta breve, ma con progressione piuttosto complicata. Il gps ha misurato uno sviluppo di 9,3 km per un dislivello di 850 metri. Escursione solitaria e “selvatica”, sicuramente meritevole, ma da affrontare solo se ben motivati ed avvezzi a questo tipo di terreno, molto insidioso e con difficoltà di orientamento. Di fondamentale importanza seguire sempre fedelmente gli ometti e, in fase di salita, memorizzare punti di riferimento per il ritorno, che presenta qualche passaggio non sempre logico e scontato. Mandi a tutti!
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