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Anello di Cima Val Tremuoia

19-04-2012 00.00
Michela Michela
In particolare a chi ama le creste erbose propongo questo anello, che si snoda lungo la prima parte del crinale spartiacque tra l'alta val Cellina e la val Settimana, all'inizio toccando l'anello del Col dei Piais, poi alzandosi gradualmente con piccoli rilievi, facilmente accessibili e tuttavia solitari e selvatici dove è facile incontrare animali. Il panorama è davvero meritevole, e trovo di particolare interesse la visuale diretta sul gruppo Vacalizza-Vieres-Turlon, coi suoi selvaggi Ciol in successione. Il percorso è escursionistico fino a Cima dei Fagier, prosegue con tratti più impegnativi su erbe ripide fino a Cima Val Tremuoia, dalla quale è preferibile il ritorno ad anello verso la val Ciadula, con due varianti di cui una più facile.
Da Claut conviene salire in val Ciadula e parcheggiare nella piazzola prima del divieto di transito: scesi un po', si imbocca un sentiero (tabella "chiesetta", segni CAI) che porta a una radura, posta sotto una specie di selletta erbosa con una casa. Lasciando i segni si sale a destra nella pineta (tabella poco leggibile "sentiero Culisei"), il sentiero dopo una svolta a sinistra prosegue in obliquo verso la linea di cresta. (Varianti iniziali: alla radura giunge un altro sentiero più diretto e ripido, che parte più basso dalla St.la Valle Cadin presso la tabella "Col dei Piais". Se si proviene invece dall’anello del Col dei Piais descritto nella scheda di SentieriNatura: dall’"insellatura con sorgente e crocevia di sentieri" si va in breve a E alla selletta erbosa e alla casa, di fronte a questa si imbocca una traccia che sale inclinando a destra, e si immette poco sopra sul sentiero principale).
Più avanti lungo il traverso il sentiero si fa più aperto ed evidente, con tratti gradinati nella roccia, poi a strette svolte giunge in cresta a q. 995 c. accanto a dei pali caduti, resti di un piccolo steccato. (Variante d'accesso alla cresta: agli amanti delle tracce selvatiche può interessare anche questo sentierino, che corre 50-60 m sotto l'altro: lo si trova salendo in obliquo a sinistra dai pressi della citata casa nella radura; in una zona franosa si perde per un tratto e bisogna mantenere la direzione senza alzarsi. Superato un tratto ripido con un paio di tornantini si arriva al filo di cresta, che si sale direttamente fino allo sbocco dell'altro traverso.)
Nonostante la quota modesta si ha già un bel panorama sui gruppi del Resettum, Crep Nudo-Col Nudo, Vacalizza-Vieres coi Ciol di Vacalizza e Giaeda; inoltre solo da qui si può apprezzare col binocolo la deliziosa cascata del Ciol di Costa Spessa che forma tanti piccoli salti e pozze verdi (al momento misera a causa del secco). Poco più su, ignorando il sentiero che presso un altro breve steccato traversa a sinistra, si sale per tracce lungo il crinale al piccolo spiazzo del Col Mittol q. 1046, e passati altri brevi ripiani si arriva alla più definita Cima Culisei q. 1169 (ometto), da cui appaiono i successivi rilievi di cresta. Dopo una lieve insellatura si sale al Col dei Mui q. 1244, a cui segue una sella più ampia e sinuosa. Si sale poi, su scarse tracce e faticosamente, alla Cima dei Fagier q. 1372, lambita appunto dalla faggeta del versante N. Ora sul lato Vieres-Turlon la visuale si è spostata sui Ciol di Susanna e di Mene Borsat, mentre sulla linea della nostra dorsale si alzano le ripidissime balze erbose-rocciose di Cima Merle da On, davanti alle quali la Cima Val Tremuoia si individua dal marcato costone che protende verso SE. Il crinale prosegue con piccoli saliscendi e si assottiglia richiedendo un po' d'attenzione; giunti presso un salto roccioso alto qualche m, lo si aggira a destra su terreno erboso esposto, risalendo in cresta o subito sul ripido fianco del salto, oppure da una piccola conca dopo breve traverso per cengetta. La salita finale, sempre su erbe, presenta un tratto molto ripido, sconsigliabile in discesa a meno di usare ramponcini; si arriva così alla Cima Val Tremuoia q. 1450 (ometto).
Al di là si perviene alla sella che la divide da Cima Merle da On, e allo splendido catino erboso con massi sparsi che si adagia verso S. Dalla soglia della conca scende un ripido impluvio, che oltre uno spiazzo ghiaioso si restringe con salti; seguendo gli ometti sui massi ci si tiene invece sul fianco del costone SE, che delimita l'impluvio in destra orografica. Si segue una traccetta che scende in obliquo passando per un grande pino isolato, poi traversa un tratto un po' esposto fino al ripido costone, da cui scende a piccole svolte. All'altezza di uno sperone che si protende a sinistra q. 1180 c., per aggirare un salto si piega a destra e, scesi una ventina di m, si traversa a sinistra; oltre un piccolo pino dalla punta tagliata, per breve cengia si arriva al ghiaione a q. 1140 c., ometto.
Chi ama i ghiaioni può proseguire la discesa diretta fino al fondovalle della val Ciadula, ma la parte bassa è un po' disagevole tra massi e arbusti; il percorso secondo me più vario e interessante, adatto anche in salita, segue una traccia che verso sinistra attraversa le ghiaie e il successivo costoncino, e si affaccia sull'amena conca di forc. della Cita. La traccia termina poco prima di un grande faggio isolato q. 1100 c. posto direttamente sopra le st.le Pras da On q. 1038 (ben visibile in caso di salita). Scesi liberamente nel rado lariceto al fondo della valletta, si segue la vecchia mulattiera tra varie testimonianze delle passate attività pastorali, poi per un costoncino su terreno aperto si arriva al greto sassoso della val Ciadula, circa allo sbocco del ghiaione. Stando sul lato destro e tralasciando una traccia che porta a una casa, poco oltre si imbocca il sentiero che scende a una stradina bianca; questa dopo un greto diventa asfaltata e riporta al punto di partenza.

VARIANTE PER GHIAIONE (q. 1300-1140 c.): è meno aerea ma più facile in caso di terreno scivoloso. Scesi un tratto per la traccia sul fianco del costone SE, traversando a sinistra si raggiunge la chiazza di ghiaie dell'impluvio q. 1300 c., poi per visibile traccia in quota si supera il costoncino sulla sinistra orografica e si scende alla lingua di ghiaie che origina dalle pareti di Cima Merle da On: lungo queste si confluisce nel ghiaione principale e si raggiunge lo sbocco dell'altro percorso. Nota per la salita: sul ghiaione, all'imbocco della cengia del costone SE q. 1140 c. si rinvengono dei segni rossi che salgono le ghiaie a destra delle rocce: li si può seguire fino allo scavalcamento del costoncino, ma è meglio lasciarli prima che entrino in un canale roccioso (sono diretti più a destra, alla Cima Merle da On) e seguire a ritroso il percorso descritto.

Tempi indicativi: 1h 50' - 2h 15' a Cima Val Tremuoia, 1h - 1h 15' il ritorno ad anello
Dislivello: 750 c.
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19-04-2012 00.00
michele z michele z
Ottimo Michela! ;)

Ne approfitto per chiederti: come ti è sembrata la prosecuzione per le Pale da Cione?

Ciao.
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20-04-2012 00.00
Michela Michela
La cresta è lineare e facile solo fino a Cima Val Tremuoia, poi comincia la struttura a ripidi lastroni inclinati che rende impercorribile il filo almeno ai non alpinisti; già la cima successiva (Merle da On) appare assai più ostica con erba/roccia ripidissima. Per le Pale di Cione, se è rimasta qualche vecchia traccia umana la cercherei dalla val Settimana, la mancanza di guide e relazioni però non agevola la frequentazione della zona: sono ancora montagne di "serie B"... Ciao
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20-04-2012 00.00
ivo.sentierinatura ivo.sentierinatura
Grazie Michela, mi ero chiesto se quella cresta erbosa fosse percorribile almeno per un tratto.
Qualcuno si è spinto invece oltre forcella della Cita fino a malga Zuncol o al monte Ciampons ??
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20-04-2012 00.00
Michela Michela
Ciao Ivo, sono stata anche sul m. Ciampons, salendo a malga Zuncol non da forc. della Cita (il tratto fino al dismesso sentiero 391 pare molto franoso) ma dalla mulattiera detta Troi della Mussa che parte da Lesis. Prima o poi invierò una relazione, intanto posso dire che dalla mulattiera si stacca un sentiero a q. 950 c. in corrispondenza di un costone boscoso poco marcato: poco sopra si vedono 3-4 bolli rossi. Il percorso è ripido ma privo di difficoltà, occorre solo fare un po' d'attenzione alla traccia che compie delle svolte e in alcuni tratti non è evidente. Saliti per un ripido prato a una selletta a q. 1490 c. conviene seguire subito la cresta; si arriva a malga Zuncol e si continua sul filo. Dopo q. 1768 si scende attraversando una conca boscosa, poi con un ultimo tratto di cresta ariosa si arriva in cima. E' una meta escursionistica molto bella e panoramica, da evitare però nei periodi caldi e con l'erba alta. Se in basso invece di salire a sinistra si prosegue sulla mulattiera non si giunge alla Pezzeda come segnato sulla cartina, ma per sentiero abbastanza marcato si arriva sul crinale S a q. 1445 c. Qui le tracce finiscono e di per sé non è una meta granché panoramica; meriterebbe provare a salire il crinale che si congiunge con l'altro a q. 1768, anche se il primo tratto non invoglia molto...
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21-04-2012 00.00
michele z michele z
...montagne di serie B per la scarsa frequentazione...ma di serie A per la bellezza incontaminata dei luoghi. ;)

L'altro giorno pensavo proprio a questo: in Trentino attrezzano persino i burroni (vedi il Giovannelli), da noi è già tanto se trovi la traccia con ometti. Francamente non ho ancora capito se è un bene o un male.

Grazie Michela per le tue esplorazioni. :)
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21-04-2012 00.00
michele michele
Michela, hai anche informazioni su percorribilità dell' ex 391 da Lesis fino a f.lla Cadin e f.lla Ciol di sass? E da f.lla Cadin non pare impossibile raggiungere M.ga Zuncol... potrebbe essere un anello interessante. Grazie delle preziose informazioni.
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21-04-2012 00.00
Michela Michela
Come dici tu è un anello interessante! La discesa per l'ex 391 è abbastanza lunga, in ambiente naturale bello e vario ma più selvaggio dell'altro percorso, per escursionisti esperti. Nel 2008 ci siamo calati a forc. Cadin dalla cresta 100 m più su di m.ga Zuncol, direttamente nel bosco: dalla malga non dovrebbe essere difficile, si vedono partire due tracce nell'erba. Dalla forcella il primo tratto non è come segnato sulla cartina ma bisogna seguire un taglio nei mughi verso destra fino a uscire sui prati, poi si scende in obliquo (segni radi e sbiaditi) a un rudere; più avanti da quel che ricordo la traccia è più evidente. Il tratto più delicato e che richiede tempo asciutto, è il passaggio della forra del Ciol della Val: specie la risalita dopo il guado per una scarpatina franosa, e una cengia esposta nel bosco poco dopo. Comunque niente di proibitivo, a meno di frane recenti: se qualcuno ha notizie più fresche... (a quanto pare c'è "fame" di informazioni su questa bella zona!)
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22-04-2012 00.00
Enzo.Morelli Enzo.Morelli
Michela fai mai qualche foto nelle tue belle escursioni?
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22-04-2012 00.00
Michela Michela
Purtroppo no, lo so è un peccato ma non ho accettato l'idea del digitale: ogni volta che vedo cose che ronzano e hanno bottoncini e menu vari mi passa la voglia e ho nostalgia della vecchia Yashica FX3!
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05-10-2014 18.28
paolo.giannozzi paolo.giannozzi
Segnalo che la tabella "Sentiero Culisei" e' poco leggibile non solo perche' scolorita, ma anche e soprattutto perche' il palo che la reggeva giace a terra.
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