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Cima Faroppa da Somplago

18-03-2012 00.00
michele michele
Ieri ho salito Cima Faroppa (m. 1403) da Somplago e scrivo una breve relazione per chi fosse interessato a questo tipo di cime selvagge.
Da Somplago si sale con l'automobile per la stradina di servizio agli impianti idroelettrici e si parcheggia al termine della stessa nell'ampio piazzale (m.400). Qui si prende il sentiero gradinato in fondo al piazzale che con pendenza sostenuta transita a fianco di un'enorme vascone e poi, appianatosi, supera l'entrata di una grotta e i resti una vecchia teleferica per poi curvare a sx verso la selletta di Folchiar. Ben prima di raggiungerla, a dx (m. 550) si imbocca una traccia (vecchia mulattiera esile e spesso ingombra di rami comunque agevole e discretamente battuta) che porta agli stavoli diroccati di Grialez (m.730).
Qui tra i ruderi (ometto su muretto) parte una traccia che sale i pendii erbosi restrostanti tenendosi sulla destra degli stessi (le diramazioni a sx si perdono).
Arrivati alla sella soprastante i pendii, la traccia volta decisamente a dx risalendo le pendici della montagna e si addentra nella boscaglia. Da qui si deve seguirla con attenzione non perdendo i bolli rossi. In qualche punto vi sono bivi fuorvianti (in caso si perda la traccia meglio ritornare brevemente sui propri passi). Dopo aver raggiunto un primo costone, con un ultimo strappo il sentierino (ora assai esile) termina finalmente sulla linea di cresta, immediatamente a ovest della cima Sompalis. Ora va seguita fedelmente la linea di cresta addentrandosi nel bosco solo in quei punti dove non è facilmente praticabile (vi sono sempre esili segni di passaggio), fino a raggiungere Cima Faroppa. Da qui è possibile continuare fino alla cima Campanili e al M.te Piciat, era anche la mia intenzione ma vedere quanto sviluppo ancora mi aspettava, e poi il ritorno, mi ha fatto cambiare subito idea! Ritorno per via di salita. Tempi: circa 2 ore per la cresta e 1 per la cima.
EE con necessità di occhio allenato per individuare la traccia, esposizione scarsa, da evitare con ghiaccio, neve e anche in estate per la vegetazione che probabilmente invade il sentiero rendendolo quasi impraticabile.
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19-03-2012 00.00
Davide.Cattelan Davide.Cattelan
Ciao Michele e grazie dell'info: non sapevo dove si saliva da Somplago. Voglio aggiungere la mia esperienza, nel caso potesse esser utile.
Lo scorso anno ho percorso il giro ad anello del piciàt dal locale "Al Pescatore". Ho impiegato orientativamente 1 ora e mezza per raggiungere stavoli Grialez e, al rientro, orientativamente un ora da Pusea per il sentiero del daudaç: sono le parti non trattate nel libro di Ivo, per il resto l'ho seguito alla lettera.
E' un giro lungo ma, secondo me, imperdibile se piace: confesso che ho trovato il tratto in cresta più lungo di quanto immaginavo ma, come detto, molto appagante.
Consiglio di farlo nel verso suggerito da Ivo (da stavoli Grialez al Piciàt) con tempo stabile e secco e, infine, di fare una visita alla forra del rio Cjanevate.
Ultima nota: fatelo senza mettervi fretta ma con passo veloce e sicuro.
Buone camminate
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28-04-2012 00.00
g.venica@alice.it g.venica@alice.it
Salve Michele
Anch’io ho seguito i tuoi utili consigli (a parte aver “saltato” una prima volta la mulattiera che si stacca sulla dx dopo la grotta – i resti della teleferica sono quasi completamente celati dalla vegetazione – si deve fare molta attenzione per individuarla); tutto bene fino agli stavoli Grialez (tralasciare ad un certo punto una freccia a dx, e proseguire lungo la mulattiera).
Dopo gli stavoli non sono sicuro di aver fatto il tuo stesso percorso. Passato sul retro dei ruderi (ometto sul muro) ho preso una traccia che sale piegando a sn, fino ad una selletta dove, in prossimità di un grande masso isolato, la traccia piega a dx; si affronta un lungo traverso su un sentiero stretto ed un po’ esposto, fino a piegare di nuovo decisamente a salire a dx; subito dopo si esce dal bosco e s’inizia a vedere il lago. Superato un evidente muro a secco (a questa altitudine?), in prossimità di uno sperone roccioso che fa da balcone sul lago, ma anche sulla pianura friulana, piegando di 90° a dx inizio a salire seguendo una traccia diventata veramente esile (e seminascosta da piccoli arbusti), ad un certo punto incrocio una traccia più evidente (era forse il percorso principale?) che proviene dalla dx e che prendo a seguire a sn. Il percorso si fa sempre impervio, di bolli rossi ne ho visti veramente pochi (e molti “cancellati” con vernice grigia). Dopo essere risalito lungamente per cresta, ad un certo punto ho deciso di ritornare indietro, ma, non avendo l’altimetro, non sono sicuro di essere arrivato alla cima del Faloppa: c’è qualche segno distintivo?
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16-05-2012 00.00
michele michele
Scusa ritardo nel rispondere ho letto solo ora. Da quanto scrivi non credo che dalla selletta tu abbia preso lo stesso sentiero... quello che ho fatto io entrava subito nel bosco e non era particolarmente esposto, poi non ricordo muri a secco e inoltre si snoda sul lato nord-est della montagna come da cartina (per capirci in vista di Cavazzo e val Tagliamento) e non sulla pianura friulana, e questo sino al raggiungimento della cresta principale. Forse hai percorso la traccia segnata in nero sulla carta sino agli st.li Palis?
Cima Faroppa è abbastanza allungata, né croce né libro, forse qualche sasso impilato ma nulla di rilevante.
Ciao
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