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Traccia per gli ex stavoli Sbrici

13-05-2011 00.00
michele michele
Personalmente ero sempre stato incuriosito dalla traccia che, partendo dal sentiero CAI 621 (Alta Via della Val Raccolana), porta alla ex malga Sbrici poco sotto la Forca delle Puartate. Infatti la traccia viene spesso citata come via di discesa per gli arditi che arrivano alla Forca delle Puartate dall’altro versante attraverso la famosa “Semide dai Agnei”.
Siccome l’altro giorno l’ho percorsa, per chi è interessato scrivo due righe di descrizione.
L’attacco è dal CAI 621 più o meno dove indicato sulla cartina Tabacco (con un puntinato nero), in corrispondenza di un piccolo impluvio, bisogna prestare attenzione ad una scritta “Sbrici” su un masso in alto (comunque evidente).
Il sentierino  è segnato sufficientemente con bolli rossi e talvolta blu ed è abbastanza marcato. Sempre ripido talvolta anche molto. Non presenta salvo in pochi tratti grande esposizione anche perché si snoda interamente nel bosco fino a circa 1600 metri di altezza dove sbuca su ripidissimi verdi per poi scomparire rapidamente. In breve di fronte si vede ergersi il Ciuc di Vallisetta e a sx. la Forca delle Puartate e ancora più in là il Pian delle Cjavile.
Da lì ho tentato di raggiungere la Forca e sono salito quasi fino alla fascia rocciosa per poi andare in traverso a sx. alla sua base e così, oltre ad alcuni passaggi molto esposti su erbe quasi verticali, mi son trovato infine sopra salti non superabili e ho dovuto desistere.
Immagino che invece avrei dovuto inclinare subito a sx per mantenermi sotto il caratteristico sperone che si vede davanti alla forcella appena usciti dal bosco e non puntare a sopra di esso come ho tentato io… magari chi l’ha percorso vorrà darmi una conferma.
Per la discesa prestare attenzione ai segnavia in quanto in un paio di punti vi sono tracce fuorvianti e data l’orografia della zona non è consigliabile andare fuori via…. comunque ambiente selvaggio e bellissimo
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14-05-2011 00.00
tomaso tomaso
Sono salito alla Puartate un anno fa dopo aver raccolto l'appello di un altro frequentatore di questo forum.

Arrivato a quota 1600 devi iniziare subito a traversare verso sinistra, prendi come riferimento un grande larice e qualche raro segno blu;
dal larice scendi verso un marcato impluvio che si risale in direzione di un grosso torrione oltre il quale si intuisce il pendio che porta alla Puartate;
il pendio e' interamente erboso e ripidissimo.
Arrivato alla Puartate puoi proseguire fino alla cima dello Jovet Blanc. Questa escursione e' una esperienza veramente emozionante per chi ama luoghi selvaggi e solitari.
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14-05-2011 00.00
Michela Michela
Confermo la bellezza dell'ambiente, dove tra l'altro è facile vedere camosci e stambecchi. Bisogna ringraziare la gente del posto che si dedica a curare e recuperare gli antichi sentieri dei fienaioli altrimenti destinati ad andare in malora. E' bello che dopo un triste abbandono di molti decenni questi sentieri tornino ad essere calcati dagli escursionisti e a "rivivere". Aggiungo qualche nota alla tua descrizione: credo che l'imbocco della traccia dal 621 non sia quello segnato sulla Tabacco, e con tutte quelle anse non è facile accorgersi: anche una vecchia guida di cui ho fotopiato qualche pagina (non ricordo l'autore), riporta che il sentiero parte dall'impluvio del Rio della Scala (quindi più a Est), e sale all'incirca tra la U e la E della scritta "Cuel" (dai Sbrici). Quello puntinato è il percorso di cui parla il Buscaini, e forse ormai è andato perso. Presso il Rio della Scala giunge anche il vecchio sentiero diretto da Patoc, che passa basso il rio Sbrici per una forra: una volta l'ho percorso in discesa ed è un po' più impegnativo della mulattiera di guerra ma forse più breve. Buone escursioni!
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14-05-2011 00.00
giuseppe.tolazzi giuseppe.tolazzi
Anch'io sono molto curioso quando leggo post come questi: non ho mai percorso l'itinerario che avete descritto ma penso che il sottogruppo del Cimone del Montasio sia davvero ancora un gruppo montuoso molto interessante, che offre -per dirla con un termine inglese un po' abusato- ancora parecchia wilderness a chi lo frequenta. Volevo però chiedere a Michele, Tomaso e Michela i tempi necessari per percorrere gli itinerari descritti (una stima, naturalmente). Inoltre, Michela, sono i residenti in Val Raccolana a mantenere percorribili quei sentieri? Scusa ma la curiosità e tanta.
Ciao e buone camminate.
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14-05-2011 00.00
michele michele
Io sono partito da patocco alle 06.30 e vi sono tornato a mezzogiorno, compreso tentativo alla Puartate, quindi A/R in 5h e 30, quasi senza pause. Ma ho tenuto un ritmo molto veloce ... mi aspettavano per pranzo.. Per passi normali (avvezzi a certi terreni) direi 1 h e 30 all'attacco, 1h e 30 per uscire dal bosco e stimo ancora 1 h e 30/ 2h per la Puartate.
Concordo che siano itinerari intriganti ed ogni info è benvenuta..anche il fatto che il sentiero segnato sulla carta sia invece uno scomparso mi ha colpito...effettivamente con tutte quelle anse l'attacco poteva benissimo essere presso Rio della Scala...comunque basta far attenzione a scorgere la scritta e non si può sbagliare.
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15-05-2011 00.00
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Sono uno degli "arditi" della Semide dei Agnei. Il percorso dallo Sbrici alla Puartate è stato bollinato di blu da alcuni Sloveni qualche anno fa. L'accortezza è di proseguire fino a quando si trovano bolli e fettucce in modo da Puntare sempre circa Perpendicolare alla catena di fronte e poi da li proseguire verso sx per prati senza mai alzarsi troppo.
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15-05-2011 00.00
Michela Michela
So che alcune persone del posto curano e mantengono i sentieri della zona (non so se nello specifico anche quello dei Sbrici), di solito viene anche falciato il tratto erboso del sentiero vicino al paese che è ad alto rischio zecche. Riguardo alla "wilderness", permettimi alcune riflessioni. Non c'è dubbio che questi sono posti integri e selvaggi, ricchi di animali ecc., ma non bisogna illudersi che sia un mondo primordiale che non conosce la presenza dell'uomo, anzi! Dove ora trovi i camosci un tempo pascolavano pecore, l'erba veniva falciata fin nei posti più impervi e mandata giù con teleferiche. In molti luoghi che oggi sembrano "selvaggi" i sentieri erano più evidenti e ben frequentati per le varie attività tradizionali, a guardar bene spesso si vedono tacche e gradini scavati nella roccia, segno della prudenza degli antichi montanari che volevano minimizzare i rischi, non salivano per sport e per fare sfoggio di bravura... Pare che la stessa "Semide", molto tempo fa quando davvero vi passavano gli agnelli, avesse delle strutture e dei ponticelli per facilitare i passaggi esposti: eppure quella montagna di più di un secolo fa non era per questo meno "wild", sicuramente c'era maggior armonia tra uomo e ambiente, l'uomo era a pieno diritto parte integrante dell'ambiente e non era visto come un "elemento di disturbo". Secondo me invece il male di buona parte della nostra montagna è l'abbandono, ma mi consola notare che spesso i montanari stessi recuperano, segnano e rendono fruibili ad altri i loro vecchi sentieri in disuso, perché sanno che se vanno perduti i sentieri per la scarsa frequentazione si rischia di perdere una parte del loro mondo. Chi qualche volta si è fatto guidare da gente del posto sa cosa intendo: ogni rudere, sorgente, grotta ecc. racconta una storia e conserva la memoria della vecchia vita montanara, un patrimonio da difendere. Scusa questa lunga tiritera, ma è un argomento che mi sta molto a cuore.
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15-05-2011 00.00
Gustavo Gustavo
Due anni fà ho fatto il percorso indicato dal Buscaini: proseguendo verso est sul 621 si costeggia una parete con un cavetto passamano, poi il sentiero entra diritto nel bosco e si procede fino ad una curva verso sinistra; appena girato (sulla carta Tabacco praticamente sopra l’ultimo zero della quota "1100") si nota una traccia inclinata che sarebbe l’inizio della deviazione. Proseguendo per tale traccia ci si addentra nel bosco fino ad incontrare tre/quattro massi abbastanza grandi, su uno di questi c’è un ometto. Volgendo a sinistra (verso ovest) si nota un sentierino in salita che sarebbe quello indicato dal Buscaini.
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16-05-2011 00.00
Michela Michela
Grazie dell'informazione, notizie come questa sono preziose! Potresti dirci anche se il percorso è agevole, e dove si collega in alto con quell'altro?
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16-05-2011 00.00
Gustavo Gustavo
Il percorso non è proprio agevole, ho fatto uso della piccozza. L’ho scoperto dopo tre tentativi, la traccia non è sempre costante, bisogna spingersi verso nord-ovest (più o meno come descritto nella carta Tabacco) aggirando uno zoccolo roccioso, poi deviando verso est si percorre un tratto orizzontale a ridosso di un altro zoccolo roccioso; terminata la roccia io ho girato in anticipo a sinistra (verso nord) entrando in un piano che non porta da nessuna parte. Avrei dovuto continuare nel tratto orizzontale per altri 50 metri e poi girare a sinistra per il tratto finale che conduce direttamente allo stavolo.
Poiché sono attualmente alle prese con un problema analogo in Val Dogna, mi sto convincendo che, a dispetto della “wilderness” da mantenere, sia opportuno apporre in maniera discreta qualche bollo rosso, altrimenti i sentieri storici prima o poi scompaiono per mancanza totale di frequentazione. E’ giusta questa considerazione?
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16-05-2011 00.00
ivo.sentierinatura ivo.sentierinatura
Concordo su una bollinatura molto discreta per guidare chi si avventura per la prima volta in quei luoghi. Ma soprattutto vi invito a prendere in seria considerazione l'uso di un gps per tracciare tali sentieri. Una volta che si è individuata la traccia giusta e si è in grado di seguirla senza errori, sarebbe opportuno percorrere il sentiero con un gps nello zaino in modo da "registrare" il tracciato. Questo sia per aiutare chi volesse intraprendere la stessa via, sia, e soprattutto, per non lasciare nell'oblio i vecchi sentieri. Di questi almeno si avrebbe il tracciato originario se mai qualcuno in futuro volesse ripercorrerli o riaprirli.
Esiste qui su SentieriNatura il forum gps che consente proprio la condivisione di tali itinerari. Finora è stato utilizzato per condividere sentieri ampiamente conosciuti ma sarebbe di grandissima utilità per gli amanti di questo genere di escursionismo se si iniziasse a tracciare anche questi vecchi sentieri.
Rivolgo quindi un invito a tutti gli amanti di questo genere: dotatevi di gps e condividete le vostre esperienze. Se vi serve qualunque tipo di appoggio per problemi inerenti l'uso del gps, sono naturalmente a vostra disposizione.
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16-05-2011 00.00
norman norman
Forse qualche taglio nella vegetazione talvolta può essere sufficiente, comunque piuttosto che l’oblio del percorso qualche discreto segno ogni tanto, specie se in bosco, non dovrebbe scandalizzare più di tanto. Nel caso del sentiero per lo Sbrici ho invece osservato almeno 2 “rounds” di verniciatura, una rossa, più sbiadita e l’altra blu. A queste si aggiungono le fettucce di plastica e ciò mi sembra eccessivo.
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16-05-2011 00.00
norman norman
Sul libro di via della Puartate ho visto che “molti” scrivono di essere là arrivati per un itinerario denominato “le Lisce” o “per le Lisce”. Nessuno sa di cosa si tratti? Forse i puntini neri che dal 621 risalgono lo sperone del Chiavalot?
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16-05-2011 00.00
norman norman
Però, ci hai incuriositi con quel "problema analogo in Val Dogna"... ; )
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16-05-2011 00.00
Michela Michela
Se lo chiedi a me sfondi una porta aperta, veder sparire una traccia perché troppo poco conosciuta e frequentata è una delle cose più tristi. Siccome negli ultimi anni la frequentazione escursionistica della montagna è aumentata, si può sperare che questo non comporti solo un sovraffollamento dei soliti sentieri, ma una riscoperta della fitta rete sentieristica "minore" che, a differenza di quella "ufficiale", è più o meno a rischio. Per mantenere i vecchi sentieri in disuso occorre divulgarne la conoscenza e favorirne la frequentazione. Spesso non occorrono i segni, se le tracce sono ben conservate ma inselvatichite basta un lavoro di "pulizia", taglio rami ecc., ma dove l'ambiente è isolato e severo e la traccia non è evidente le conseguenze di perdersi sarebbero ben poco piacevoli, allora i segni, per quanto mi riguarda, sono i benvenuti. Sono rimasta piacevolmente sorpresa di aver trovato segnate certe traccette in posti remoti e selvaggi anche fuori regione, ma a pensarci bene è logico che i segni siano necessari proprio in questi posti, che non per questo hanno perso la loro wilderness, ti assicuro! Semplicemente grazie ai segni vanno su un percorso (per esempio) 100 persone l'anno anziché 20, contribuendo a mantenere la traccia. Forse ha ragione anche Ivo riguardo al GPS, io personalmente sono un po' all'antica e non mi va l'idea di dipendere da strumentazione elettronica, batterie e satelliti, per questo ho sostituito di recente il Casio Protrek con un altimetro analogico di precisione...ma il GPS è sicuramente una risorsa in più e chi lo sa usare faccia pure!
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16-05-2011 00.00
michele michele
Anche secondo me qualche segno discreto è meglio dell'oblio. So che su questo argomento ci sono sensibilità diverse (mi ricordo tempo fa le accese polemiche sulla segnatura di certi percorsi) ma la mia opinione è che senza un minimo di segnatura troppi sentieri non ufficiali siano destinati a perdersi perché (eccetto le persone molto esperte) vi si avventurerebbero solo le persone con conoscenza diretta dei luoghi, escludendo chi ha le capacità ma non la piena conoscenza del posto.
E’ vero che la conoscenza si può anche acquisire con la frequentazione, ma per molti di noi non è semplicemente possibile sia per motivi lavorativi che familiari dedicare troppe giornate ai singoli itinerari.
E’ comunque vera poi l’utilità del GPS che di sicuro affianca e rinforza quanto detto prima.
Comunque sono argomenti che interessano… da tanto non vedevo tante risposte ad un post tutto sommato un po’ per appassionati…
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24-06-2012 20.50
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Volevo ringraziare Gustavo per lo spunto del sentiero del Buscaini,Come leggerai in un altra relazione ho riscoperto quello del Rop cercando l'attacco da te descritto, che poi ho trovato al ritorno.
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