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Križ (2410m), un'invernale dalla val Vrata

03-03-2017 17:58
askatasuna askatasuna
Condivido un’immersione invernale in val Vrata, con meta un semplice dosso roccioso, reso insignificante dai titani che lo circondano. Giganti che in inverno oppongono difficoltà alpinistiche ma che da qui ben si lasciano ammirare nelle loro vesti più nobili. La stagione, poi, garantisce un isolamento ed un silenzio inimmaginabili nel periodo estivo, rendendo facili ungulati incontri e potendo godere a pieno della selvatichezza dei luoghi. (28-29.12.2016)
Allegato: Terglau.JPG
Križ (2410m), un'invernale dalla val Vrata
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03-03-2017 17:59
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EE-AI
Dislivello: 1400 metri
Tempo di percorrenza: 7/8 ore
Cartografia: 065 Alpi Giulie Orientali, Tabacco 1:25.000
Allegato: Il Dobratsch a guardia dei Tauri.JPG
Difficoltà: EE-AI <br />Dislivello: 1400 metri  <br />Tempo di percorrenza: 7/8 ore  <br />Cartografia: 065 Alpi Giulie Orientali, Tabacco 1:25.000
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03-03-2017 18:03
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Da Mojstrana si seguono le indicazioni per la val Vrata e l’Aljazev Dom (1015m) prendendo una carrareccia bianca ma ben battuta. Poco prima del rifugio una grande cartellonistica indica le varie mete. Il sentiero ben marcato s’infila subito nel bosco e si presenta ben presto nella sua ripidezza, costante ma mai eccessiva.
Allegato: Aljazev Dom.JPG
LATO A (pragmatic side) <br /> <br />Da Mojstrana si seguono le indicazioni per la val Vrata e l’Aljazev Dom (1015m) prendendo una carrareccia bianca ma ben battuta. Poco prima del rifugio una grande cartellonistica indica le varie mete. Il sentiero ben m
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03-03-2017 18:03
askatasuna askatasuna
Mano a mano che si sale, il fondo del terreno si riempie di detriti, il che rende la discesa poco fruibile al trotto anche se mai troppo malagevole. Il troi dopo aver puntato costantemente alla Dolkova Glava, una volta raggiunta la base delle sue invalicabili balconate rocciose vira di colpo verso sud-ovest.
Allegato: Dolkova Glava.JPG
Mano a mano che si sale, il fondo del terreno si riempie di detriti, il che rende la discesa poco fruibile al trotto anche se mai troppo malagevole. Il troi dopo aver puntato costantemente alla Dolkova Glava, una volta raggiunta la base delle sue invalica
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03-03-2017 18:04
askatasuna askatasuna
Il panorama inizia ad aprirsi gradualmente, permettendo di ammirare la cresta delle Karavanke sul fondo della val Vrata, con l’aggettante muraglia dello Cmir a chiudere l’orizzonte. Ma il ruolo del protagonista, per una volta, viene rubato dallo Stenar, gigante dimenticato nel periodo estivo a favore dei più blasonati dirimpettai. Il troi si spoglia completamente dalla vegetazione risalendo sulla sinistra un canale ingombro di pietrame.
Allegato: Stenar e Kriz.JPG
 Il panorama inizia ad aprirsi gradualmente, permettendo di ammirare la cresta delle Karavanke sul fondo della val Vrata, con l’aggettante muraglia dello Cmir a chiudere l’orizzonte. Ma il ruolo del protagonista, per una volta, viene rubato dallo Stenar,
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03-03-2017 18:05
askatasuna askatasuna
Una volta raggiunta quota 1830 circa inverte nuovamente la rotta verso nord in corrispondenza d’un bivio segnalato. A sinistra si stacca una traccia malagevole e non segnalata che conduce alla Sternarska Vratca, la forcella che divide lo Stenar dal Križ. Poco utilizzata nel periodo estivo è invece battuta dagli sci-alpinisti nel periodo invernale. Ovviamente con abbondante presenza di neve. Noi l’abbiamo incontrata da poco sotto il bivio, prima di dove ce l’aspettavamo, ma con un manto che negli altopiani carsici superiori non superava il mezzo metro.
Allegato: Stenar Diabolicus.JPG
Una volta raggiunta quota 1830 circa inverte nuovamente la rotta verso nord in corrispondenza d’un bivio segnalato. A sinistra si stacca una traccia malagevole e non segnalata che conduce alla Sternarska Vratca, la forcella che divide lo Stenar dal Križ.
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03-03-2017 18:05
askatasuna askatasuna
Lasciata alla sinistra tale deviazione si seguono a destra le indicazioni per il Bivak IV che fino all’ultimo si mimetizzerà fra la rocce affioranti. La meta si presenta come un dosso roccioso alla destra dello Stenar. Per raggiungerla mancano poco meno di due ore. Con la Dolkova Spica (d’inverno risalita per i ghiaioni innevati della Vrtaca) rappresenta una delle mete di facile raggiungimento nella stagione bianca e quindi ben battuta. Condizione ideale per districarsi in un ambiente carsico che presenta diversi pozzi ed abissi, per fortuna sottolineati dalla neve e che rappresentano l’unica piccola insidia.
Allegato: Dolkova Spica.JPG
Lasciata alla sinistra tale deviazione si seguono a destra le indicazioni per il Bivak IV che fino all’ultimo si mimetizzerà fra la rocce affioranti.  La meta si presenta come un dosso roccioso alla destra dello Stenar. Per raggiungerla mancano poco meno
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03-03-2017 18:06
askatasuna askatasuna
Si risalgono diverse balconate, dei terrazzamenti naturali che giungon di sorpresa uno dopo l’altro, quando sembra d’esser quasi arrivati. La traccia da noi incontrata ricalcava il sentiero estivo che prima si sposta verso nord e poi vira a sud-ovest verso la sella. Quello sci-alpinistico mira direttamente all’ampia sella pianeggiante poco più bassa di quota 2300 (bivio tabellato) dominata dalla dirimpettaia mole del Razor. Da qui si procede a sinistra sulla facile cresta, prestando attenzione al vuoto che man mano inizia a presentarsi verso il Kriški Podi ed il ben visibile rifugio del Podgačnikov Dom. Raggiunta la parete rocciosa è necessario affrontare meno di una quindicina di metri di facile salita, non esposta ed assicurata dal cavo. A causa della violenza del vento io ho desistito proprio in questo punto, ad una manciata di minuti dalla vetta.
Allegato: Tratto sommitale della cresta.JPG
Si risalgono diverse balconate, dei terrazzamenti naturali che giungon di sorpresa uno dopo l’altro, quando sembra d’esser quasi arrivati. La traccia da noi incontrata ricalcava il sentiero estivo che prima si sposta verso nord e poi vira a sud-ovest vers
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03-03-2017 18:07
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Come ogni escursione invernale le difficoltà che si possono incontrare sono soggettive e limitate alla propria esperienza. L’unica difficoltà, come detto, è rappresentata dalla natura carsica del luogo e quindi nel porre attenzione a dove sprofondano le zampe. Gli abissi più profondi sono comunque sottolineati dalla loro natura d’inghiottitoi e la traccia è quasi sempre battuta. Ovviamente se vorreste seguire il consiglio di effettuare quest’escursione in invernale, è necessario informarsi sulla percorribilità della strada del fondovalle. Undici sono infatti i chilometri che separano il rifugio da Mojstrana, oltre due ore e mezza di cammino che, puntando al Križ, renderebbero l’escursione una maratona insostenibile. Il Tricorno dal bivacco, a dispetto del paesaggio che s’apre alla fine della cresta, non risulta visibile e consiglio quindi di fare una deviazione proseguendo per il troi che punta a nord-est verso la Škarlatica fino ad arrivare ad un curvone con belvedere su quest’ultima e sul re delle Giulie orientali. Porre particolari attenzioni all’insidia più infida, ossia le forti raffiche di vento che spesso spazzano questi versanti in maniera irregolare ed improvvisa. L’esposizione in cresta è minima, indispensabili ovviamente i ramponi. Un’escursione invernale che oppone solo un dislivello bello ripido ma che come la stagione candida richiede, è da affrontare con esperienza e cautela pur essendo priva di difficoltà tecniche.
Allegato: Sua maestà.JPG
Note a margine: <br /> <br />Come ogni escursione invernale le difficoltà che si possono incontrare sono soggettive e limitate alla propria esperienza. L’unica difficoltà, come detto, è rappresentata dalla natura carsica del luogo e quindi nel porre atten
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03-03-2017 18:07
askatasuna askatasuna
Punti d’appoggio:

Il Bivak IV na Rušju (1994m) è uno dei quattro punti d’appoggio che gravitano attorno alla Škarlatica. Bigio, da fuori cela il suo reale spazio interno. Un’anticamera prelude allo stanzone con tavolo, panche e due grandi tavolati su cui possono trovare ospitalità più di una decina di persone. Materassi e stufa sono stati riportati a valle mentre sopravvivono poche coperte che non suppliscono a dei buoni sacchi a pelo in una zona particolarmente fredda. Il bivacco è rivestito in legno e nonostante l’età si presenta molto accogliente. Da notare come in zona l’acqua sia totalmente assente, come da ambiente carsico d’ordinanza
Allegato: Bivak IV.JPG
Punti d’appoggio: <br /> <br />Il Bivak IV na Rušju (1994m) è uno dei quattro punti d’appoggio che gravitano attorno alla Škarlatica. Bigio, da fuori cela il suo reale spazio interno. Un’anticamera prelude allo stanzone con tavolo, panche e due grandi tav
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03-03-2017 18:08
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Sior Mario mi fa il più bel regalo di compleanno che si possa desiderare. Una bivaccata, ovviamente! Da quasi mezzo secolo non torna in val Vrata e lo fa percorrendo uno dei pochi sentieri delle Giulie che non aveva mai calcato. Il bosco ci presenta subito il suo scomodo letto di briciole, fitto ed ombroso, lasciando poco spazio al panorama. Più in alto, un’enorme larice pare esser cresciuto soggiogato da un incantatore. Le sue numerose braccia, uscite come tentacoli seguendo l’istinto dell’orizzontalità nel guadagnarsi spazio e luce, improvvisamente ed all’unisono, si levano su se stesse, come rispondessero ad una melodia. Come quei serpenti che lascian la terra per drizzarsi minacciosi.
Allegato: Spartiacque.JPG
LATO B (emotional side) <br /> <br />Sior Mario mi fa il più bel regalo di compleanno che si possa desiderare. Una bivaccata, ovviamente! Da quasi mezzo secolo non torna in val Vrata e lo fa percorrendo uno dei pochi sentieri delle Giulie che non aveva ma
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03-03-2017 18:08
askatasuna askatasuna
Poi è il mio collo a fare altrettanto, quando compare il sole. O meglio, quand’esso si decide a far divampare le screziature della Dolkova Glava. Pare un monte tagliato a metà, come una fetta di torta. Le regolari striature longitudinali, sottolineate da rade erbe, sono inframmezzate da dei rosati verticali. Alla sua destra appare, in tutta la sua lunghezza, la dorsale occidentale delle Karavanke: dalla Dovška Baba alle praterie del Golica, passando per il letto ocra della Belška Planina, circondato dalla vegetazione, fino alla cresta erbosa che porta allo Stol. Una carezza lunga e solare che trova la sua nemesi davanti a noi: con l’austera parete dello Stenar ed il suo capo cornuto. Proprio al bivio per la salita invernale attraverso la porta di quel demonio che ci nasconde il Tricorno, inizia a far la sua comparsa la neve. Dura e ghiacciata. Molto più in basso del previsto. Un manto lieve ma solido, nulla in confronto al candore su cui pare appollaiato il rifugio della Kredarica, costantemente presidiato da un meteorologo ed un militare.
Allegato: Karavanke.JPG
Poi è il mio collo a fare altrettanto, quando compare il sole. O meglio, quand’esso si decide a far divampare le screziature della Dolkova Glava. Pare un monte tagliato a metà, come una fetta di torta. Le regolari striature longitudinali, sottolineate da
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03-03-2017 18:09
askatasuna askatasuna
Poi finalmente usciamo dalle tenebre. Un camoscio continua a rasare pacificamente gli ultimi prati solatii prima dei sussulti rocciosi della Dolkova Spica. Durante la giornata mi chiederò ingenuamente come possa resistere a quelle raffiche tremende. Oggi non tira vento. A svuelin patafs! Un aiarôn impressionante e discontinuo che dovrebbe scemare nella notte, ma che diventerà il protagonista di queste due giornate. Intanto raggiungiamo la tana. Il Bivak IV è uno dei pochi ricoveri della Slovenia. Da fuori non immagini quanto sia spazioso e dolce. Un bel tavolo e soprattutto quei giacigli: due grandi tavolati.
Allegato: Al bivio sotto la Dolkova Spica.JPG
Poi finalmente usciamo dalle tenebre. Un camoscio continua a rasare pacificamente gli ultimi prati solatii prima dei sussulti rocciosi della Dolkova Spica. Durante la giornata mi chiederò ingenuamente come possa resistere a quelle raffiche tremende. Oggi
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03-03-2017 18:10
askatasuna askatasuna
Modello casera Laghet de Sora. Quelli che ti invogliano a comprare sacchi a pelo matrimoniali solo per rotolarti come un cinghiale. A suo tempo era provvisto di materassi e numerose coperte. Ora è rimasto solo il legname e qualche straccio sgualcito su cui non far conto, soprattutto in nottate invernali. V’era anche una stufa a legna, ne rimangono i resti sulla parete. Enigmatici. La protezione dalle falische, la placca della canna fumaria, ma sono i porta-indumenti modello asciugatura fai-da-te, a risolvere il dilemma su quella strana installazione artistica senza senso alcuno, aggrappata alle assi di legno. Lasciamo il malloppo al bivacco.
Allegato: Stenar e Triglav.JPG
Modello casera Laghet de Sora. Quelli che ti invogliano a comprare sacchi a pelo matrimoniali solo per rotolarti come un cinghiale. A suo tempo era provvisto di materassi e numerose coperte. Ora è rimasto solo il legname e qualche straccio sgualcito su cu
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03-03-2017 18:11
askatasuna askatasuna
Mario freme. Sa che per vedere il Triglav, o come lo chiama ben a ragione lui utilizzando l’antica toponomastica storica cancellata dal nazionalismo d’altri secoli, il Terglau, s’ha da prendere il troi che punta alla Škarlatica. Ci arrocchiamo sul nostro spuntone, dopo aver contornato le pareti della Dolkova, uno sbrodolìo minerale che mi ricorda le costruzioni di fango dell’infanzia. Pinnacoli difformi che aspettavi s’asciugassero dall’acqua salata. A dire il vero, da qui il Terglau perde la sua possenza, sovrastata dal vicino Stenar, ma mantiene la perfezione delle linee, la sua eleganza, l’arrogante consapevolezza della sua parete nord. La Škarlatica, sembra una testa con le braccia aperte, pronta ad accogliere i pochi che s’avventurano in questa stagione
Allegato: Skarlatica.JPG
Mario freme. Sa che per vedere il Triglav, o come lo chiama ben a ragione lui utilizzando l’antica toponomastica storica cancellata dal nazionalismo d’altri secoli, il Terglau, s’ha da prendere il troi che punta alla Škarlatica. Ci arrocchiamo sul nostro
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03-03-2017 18:11
askatasuna askatasuna
Ma si sa, gli sloveni son gente di monte, ancora e nonostante i bisogni indotti. Li trovi ovunque, come formichine, pullulano per trois come noi affolliamo gli Outlet. E non mi fa strano vedere tre ventenni ramponati ed attrezzati alla perfezione in bivacco, dopo aver sfidato le tempeste di Eolo. Come non avessero di meglio da fare. Come non gli bastasse passare il tempo ad esercitare i loro pollici opponibili. Come fosse naturale godere di tali magnificenze. Non so perché, ma le Giulie slovene le immaginavo grigie. Monocromatiche. Come se il colore uniforme potesse esaltare la fatica che richiedono per le lunghe risalite da fondovalle. Ma le pareti della Škarlatica al sole, son sorrisi d’arancio.
Allegato: Skarlatica platade.JPG
Ma si sa, gli sloveni son gente di monte, ancora e nonostante i bisogni indotti. Li trovi ovunque, come formichine, pullulano per trois come noi affolliamo gli Outlet. E non mi fa strano vedere tre ventenni ramponati ed attrezzati alla perfezione in bivac
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03-03-2017 18:12
askatasuna askatasuna
Quando scendiamo, le ombre si calano a coprire la cresta settentrionale del Triglav. Solo sullo Cmir il sole continua a puntare i suoi fari. Come lo fa sullo Stenar. O meglio su di un punto preciso e ridottissimo della parete settentrionale. Come a sottolineare la rabbia del vento che spazza via la neve in quel punto in particolare. Una vena pulsante di luce che sgorga polvere bianca invece del sangue. Come monito a non sfidare le sue sbuffate. Anche lui rabbioso per un inverno che s’è addormentato chissà dove.
Allegato: Buriane e lusors.JPG
Quando scendiamo, le ombre si calano a coprire la cresta settentrionale del Triglav. Solo sullo Cmir il sole continua a puntare i suoi fari. Come lo fa sullo Stenar. O meglio su di un punto preciso e ridottissimo della parete settentrionale. Come a sottol
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03-03-2017 18:12
askatasuna askatasuna
Ritorniamo al bivacco a tramonto iniziato. Un tramonto flebile ed una notte scura, senza luna. O meglio, una di quelle notti in cui essa si riposa, scendendo, rasentando la terra e sfidando gli umani a catturarla come fosse una farfalla. L’unico sussulto s’avrà con l’oscurità totale, quando appariranno dei riverberi aranciati importati dalla Norvegia. La sera continua sorridente. Sarà impossibile aspettare la mezzanotte per celebrare il genetliaco ma grappa e brûlé non sopravvivranno al giorno dopo, oggi si festeggia anche il trentesimo bivacco dell’anno di sior Mario.
Allegato: Kriz.JPG
Ritorniamo al bivacco a tramonto iniziato. Un tramonto flebile ed una notte scura, senza luna. O meglio, una di quelle notti in cui essa si riposa, scendendo, rasentando la terra e sfidando gli umani a catturarla come fosse una farfalla. L’unico sussulto
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03-03-2017 18:13
askatasuna askatasuna
All’interno è presente uno di quei termometri moderni. Mercurio free. Non so se sia un tarocco da bazar o celebri solamente il pernottamento d’un signor speleologo che, appena ventenne, al posto di esplorare le balere si tuffava, fra i primi, nell’abisso Boegan. Comunque il controllore ecologico, nelle due giornate è rimasto costante sui cinque gradi positivi. In realtà fuori fan dieci sotto e dentro la metà.
Allegato: Dolkovas dreams.JPG
All’interno è presente uno di quei termometri moderni. Mercurio free. Non so se sia un tarocco da bazar o celebri solamente il pernottamento d’un signor speleologo che, appena ventenne, al posto di esplorare le balere si tuffava, fra i primi, nell’abisso
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03-03-2017 18:14
askatasuna askatasuna
Quando riporto il treppiede in bivacco si scatena l’inferno. Senti le sberle che arrivano e scuotono tutto. Mi lamento sull’ora fatta vista la sveglia alle cinque e mezza, convinto che siano almeno le undici. Guardo l’orologio. Non son neanche le otto. La dilatazione temporale dei bivacchi invernali colpisce ancora. Certo che anche la coaudiuvazione del Corniolo aiuta. M’imbozzolo cercando l’ultimo sorso di thè. Inclino il bicchiere e mi riempio la faccia di granatina. Manco fosse estate. E sì che la pentola piena d’acqua e congelata all’interno ed in pieno giorno, doveva mettermi sull’avviso.
Allegato: Riverberi da Villacco.JPG
Quando riporto il treppiede in bivacco si scatena l’inferno. Senti le sberle che arrivano e scuotono tutto. Mi lamento sull’ora fatta vista la sveglia alle cinque e mezza, convinto che siano almeno le undici. Guardo l’orologio. Non son neanche le otto. La
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03-03-2017 18:14
askatasuna askatasuna
Di notte mi sveglio. Sento qualche spiffero. Che strano! Mi pareva bello tosto sto bivacco. Scopro solo dopo che le finestre han ceduto agli schiaffi della buriana e mi precipito a rimediare. Mario li aveva sentiti da mò, ma s’era girato dall’altra parte. Secondo me compiaciuto che s’arieggiasse il locale. D’altronde per un amante delle Occidentali, queste son carezze.
Allegato: Buine gnot.JPG
Di notte mi sveglio. Sento qualche spiffero. Che strano! Mi pareva bello tosto sto bivacco. Scopro solo dopo che le finestre han ceduto agli schiaffi della buriana e mi precipito a rimediare. Mario li aveva sentiti da mò, ma s’era girato dall’altra parte.
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03-03-2017 18:15
askatasuna askatasuna
Mi sveglio con la stretta di mano d’un gigante. Auguri! E li prendo come fossero fuochi artificiali! Partiamo col buio in direzione della sella. La pista è ghiacciata e tormentata dai mille fori dei ramponi che dimostrano quanto il Križ sia frequentato. Il manto risulta comodo ed il vento pare essersi assopito. La salita si trasforma in un continuo miraggio. Quella che pensi sia la terrazza con bella vista che t’attende, è solo una balconata che preannuncia altre balconate ancora. Rimango stupito nello scoprire la tormentata natura carsica del luogo. Degli abissi s’aprono di colpo ai lati del troi, garantendo il passaggio solo attraverso candidi cordoni ombelicali.
Allegato: Abissi.JPG
Mi sveglio con la stretta di mano d’un gigante. Auguri! E li prendo come fossero fuochi artificiali! Partiamo col buio in direzione della sella. La pista è ghiacciata e tormentata dai mille fori dei ramponi che dimostrano quanto il Križ sia frequentato. I
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03-03-2017 18:16
askatasuna askatasuna
Alcune pareti rimaste spoglie, fan mostra delle tipiche artigliate che zigrinano l’altopiano del Canin. L’alba della Dolkova Spica è concentrata in pochi punti. Piccole bronze che si ravvivano incandescenti per qualche istante, per poi tornare a sonnecchiare aspettando il giorno. Che arriva. Proprio sulla sella. Il protagonista è assoluto: il Razor. Con quel catino ricolmo di latte e la sua guseleta sulla destra. Più che un ago assomiglia ad un gesto poco educato. Ne capirò solo dopo il senso. Prima saluto sior Mario e punto al Križ, di fretta, senza pensare a null’altro che a non far attender troppo il mio compagno di viaggio. La cresta è comoda, i piedi non scivolano, il cielo è quasi quieto.
Allegato: Verso la sella.JPG
Alcune pareti rimaste spoglie, fan mostra delle tipiche artigliate che zigrinano l’altopiano del Canin. L’alba della Dolkova Spica è concentrata in pochi punti. Piccole bronze che si ravvivano incandescenti per qualche istante, per poi tornare a sonnecchi
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03-03-2017 18:16
askatasuna askatasuna
Pochi minuti e partono le raffiche. Non è un vento normale. Mi ricordo a salire in Porezen in un attacco di bora, camminando a 45° per star ritto. Quell’inclinazione che se la costanza del vento fosse sparita, mi sarei trovato disteso in terra per il baricentro irreale sostenuto. Qui di costante non c’è nulla. Arrivano spintoni d’ogni dove. Che mi sollevano. L’effetto vela dello zaino diventa difficile da gestire. Ma non posso tornare indietro. Resisto ai primi “scuffiotti”, poi arriva una raffica tremenda. I primi trenta secondi sorrido di fronte alla potenza terrificante della natura. Punto le zampe, m’abbasso e m’inclino.
Allegato: Razor.JPG
Pochi minuti e partono le raffiche. Non è un vento normale. Mi ricordo a salire in Porezen in un attacco di bora, camminando a 45° per star ritto. Quell’inclinazione che se la costanza del vento fosse sparita, mi sarei trovato disteso in terra per il bari
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03-03-2017 18:17
askatasuna askatasuna
Eolo non cede. Passano un paio di minuti in cui mi vedo trasformato in foglia. A danzare nel vento fino ad atterrare ai piedi del Podgačnikov Dom, quattrocento metri sotto. Davanti a me il vuoto e dietro una selva di mani che mi spingono e mi strattonano. Intanto la zampa scivola. La ripunto. Si rialza. Istanti lunghi come una vita.
Allegato: Bronze.JPG
Eolo non cede. Passano un paio di minuti in cui mi vedo trasformato in foglia. A danzare nel vento fino ad atterrare ai piedi del Podgačnikov Dom, quattrocento metri sotto. Davanti a me il vuoto e dietro una selva di mani che mi spingono e mi strattonano.
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03-03-2017 18:17
askatasuna askatasuna
Fino a che, dopo un paio di minuti, Eolo riprende fiato. E parto come una fusetta a cercare un riparo ove la cresta s’allarga. Giungo a pochi metri dalla cima. Cinque minuti appena. Mi si presentano delle rocce, pulite, con un cavo di sicurezza. Mi domando sul da farsi tra una raffica e l’altra.
Allegato: Gusela.JPG
Fino a che, dopo un paio di minuti, Eolo riprende fiato. E parto come una fusetta a cercare un riparo ove la cresta s’allarga. Giungo a pochi metri dalla cima. Cinque minuti appena. Mi si presentano delle rocce, pulite, con un cavo di sicurezza. Mi domand
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03-03-2017 18:18
askatasuna askatasuna
Il panorama non cambierebbe. Di far foto neanche a pensarci. Sarebbe solo una “conquista”, quel piantare la bandierina che non m’appartiene. Sono io ad essere conquistato dalla possenza degli elementi, mentre il sole addolcisce e quieta l’adrenalina. Davanti a me, oltre la dorsale del Polovnik, un mare di nubi in burrasca. Gonfio. Mi godo quell’immagine. Col Bavski Grintavec come dentello affilato prima degli ultimi scogli.
Allegato: Grintavec e niulis.JPG
Il panorama non cambierebbe. Di far foto neanche a pensarci. Sarebbe solo una “conquista”, quel piantare la bandierina che non m’appartiene. Sono io ad essere conquistato dalla possenza degli elementi, mentre il sole addolcisce e quieta l’adrenalina. Dava
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03-03-2017 18:18
askatasuna askatasuna
Poi mi volgo al Terglau, per un saluto e mi rialzo. Il ritorno non fa più paura. Le raffiche son parte del gioco del “Un-due-tre stella”. Arrivano, mi trasformo in una statua. Si placano e riparto a passo veloce. Per pietrificarmi nuovamente poco dopo. Una volta in bivacco chiedo a sior Mario come affrontava i ceffoni ben più potenti delle Alpi Occidentali. Mario è sanguigno e semplice. Non esagera mai. Una dolina di umiltà che cozza con la sua triestinità. Mi risponde col sorriso e mi confida: “Me metevo disteso su la neve, puntando i ramponi. Piantavo la piccozza e me grampavo. Dopo me giravo verso la buriana e ghe disevo: Adesso suffia, mona!”.
Allegato: Vratas wall.JPG
Poi mi volgo al Terglau, per un saluto e mi rialzo. Il ritorno non fa più paura. Le raffiche son parte del gioco del “Un-due-tre stella”. Arrivano, mi trasformo in una statua. Si placano e riparto a passo veloce. Per pietrificarmi nuovamente poco dopo. Un
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03-03-2017 18:19
askatasuna askatasuna
Rido ancora adesso per la naturalezza con cui la paura si trasforma in sfida consapevole. In cui l’esperienza addomestica la violenza più repentina. In cui il carattere fa la differenza, nel senso che divide. Da un lato i marinai aggrappati ai legni del ponte, tremolanti. Dall’altro gli Acab di turno, stretti alle funi dei pennoni, a irridere la furia degli elementi! Ecco, io mi son sentito un mozzo. Tormentato dai mille fattori che mi han portato al classico “o cumbinin”. Ma tas monts a no l’è di cumbinà nuje, dome puartà la piel a cjase.
Allegato: Zigrinan Zigrinando.JPG
Rido ancora adesso per la naturalezza con cui la paura si trasforma in sfida consapevole. In cui l’esperienza addomestica la violenza più repentina. In cui il carattere fa la differenza, nel senso che divide. Da un lato i marinai aggrappati ai legni del p
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03-03-2017 18:19
askatasuna askatasuna
Scendendo, sento il cielo calmarsi. Incrocio un altro solitario e lo saluto. Mario riparte per primo, io mi godo il panorama e così conosco Davor. Stessa classe. Ci tiene a regalarmi una barretta di muesli per il compleanno. Condividiamo avventure e sorrisi. Mi racconta come a Santo Stefano, salendo il Tricorno, abbia incrociato un centinaio di persone. Poi lo lascio solo e riparto. Acciuffo Mario poco prima di rientrar nel bosco. Proprio al suo limitare eccoti che arriva il mio regalo.
Allegato: Regalo.jpg
Scendendo, sento il cielo calmarsi. Incrocio un altro solitario e lo saluto. Mario riparte per primo, io mi godo il panorama e così conosco Davor. Stessa classe. Ci tiene a regalarmi una barretta di muesli per il compleanno. Condividiamo avventure e sorri
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03-03-2017 18:20
askatasuna askatasuna
Un giovane camoscio, forse quello che sfidava le stesse raffiche il giorno prima. Il pelo scurissimo. Ci sbarra la via. Passa quieto ad una ventina di metri. Mai visto un esemplare così impavido! Non ci degna di uno sguardo. Fa le sue brucate con calma e poi si dona alla selva. Il resto della discesa si concretizza nei morsi avidi sulle mele. Frutto sacrale per le mie gite. Un morso, un sorriso, un’immagine, un sospiro. Ancje cheste a e fate!
Allegato: Clouds over Kredarica.JPG
Un giovane camoscio, forse quello che sfidava le stesse raffiche il giorno prima. Il pelo scurissimo. Ci sbarra la via. Passa quieto ad una ventina di metri. Mai visto un esemplare così impavido! Non ci degna di uno sguardo. Fa le sue brucate con calma e
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