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Cima Ombreta Est (3011m) e Sasso Vernale (3058m)

24-01-2017 09.18
askatasuna askatasuna
Condivido un anello entusiasmante ai piedi della Marmolada che tocca due vette che superano i 3000 metri. La prima, Cima Ombreta Est si presenta accessibile con un minimo di esperienza, mentre la seconda risulta più delicata per pendenza e terreno. Sicuramente, oltre al paesaggio sterminato e limitato solo verso nord, si tratta dell’itinerario per eccellenza se si vuole ammirare le impressionanti pareti meridionali della Marmolada. (24 e 25.09.2016)
Allegato: La Reina.JPG
Cima Ombreta Est (3011m) e Sasso Vernale (3058m)
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24-01-2017 09.19
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EEA – F (I+ per il Vernale)

Dislivello: 2100 metri

Tempo di percorrenza: 11/12 ore

Cartografia: 015 Marmolada, Tabacco 1:25.000
Allegato: Candida trincea.JPG
Difficoltà: EEA – F (I+ per il Vernale) <br /><br />Dislivello: 2100 metri  <br /><br />Tempo di percorrenza: 11/12 ore <br /> <br />Cartografia: 015 Marmolada, Tabacco 1:25.000
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24-01-2017 09.19
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Raggiunta Alleghe si procede in direzione di Rocca Pietore e quindi si seguono le indicazioni per Malga Ciapela (nome condiviso sia dall’abitato che dall’agriturismo situato più avanti). Il divieto di transito segnalato sulla mappa Tabacco oltre l’agriturismo, è stato anticipato a prima del camping, poco oltre quota 1400. Si prosegue a piedi per la strada asfaltata che dopo il campeggio si fa carrareccia. Seguiti pochi tornanti, mentre il troi 689 prosegue verso la Forca Rossa, il nostro 610 s’infila a destra nel bosco. Sotto una parete il carattere eroso del terreno è stato ovviato con un ponticello di legno dotato di cavo e passamano.
Allegato: La cascatella.JPG
LATO A (pragmatic side) <br /> <br />Raggiunta Alleghe si procede in direzione di Rocca Pietore e quindi si seguono le indicazioni per Malga Ciapela (nome condiviso sia dall’abitato che dall’agriturismo situato più avanti). Il divieto di transito segnalat
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24-01-2017 09.20
askatasuna askatasuna
Lo scrosciar delle acque fa compagnia nella salita e preannuncia una cascata. Chi volesse ammirare questa piccola delizia dovrebbe infischiarsene dei divieti e della proprietà privata dell’Enel passando oltre la recinzione che si nota dal sentiero. Bassa, sembra fatta apposta per strizzare l’occhiolino. La cascatella è seguita da una piccola diga che sbarra le acque del Ru S’cialon e del Ru d’Alberch. Proseguendo per il troi, in breve si raggiunge il bucolico pianoro ove sorge malga Ombreta.
Allegato: Spartiacque.JPG
Lo scrosciar delle acque fa compagnia nella salita e preannuncia una cascata. Chi volesse ammirare questa piccola delizia dovrebbe infischiarsene dei divieti e della proprietà privata dell’Enel passando oltre la recinzione che si nota dal sentiero. Bassa,
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24-01-2017 09.22
askatasuna askatasuna
Da qui s’intuisce come l’anello suggerito ci porti a salire prima il vallone di ghiaie e sabbie di destra, per ritornare tra i pascoli digradando dai pianori superiori del Valon de Ombretola, a sinistra. A far da spartiacque la caratteristica picca del Fonch, sotto la quale è possibile scorgere il rifugio Falier (2074m) che si raggiunge in breve. Si continua a salire facilmente (ma ripidamente) tra roccette e sparute conifere, fino a raggiungere il deserto minerale del passo, ove i grandi massi lascian posto a fini ghiaie dai cromatismi contrastanti.
Allegato: Mushroom.JPG
Da qui s’intuisce come l’anello suggerito ci porti a salire prima il vallone di ghiaie e sabbie di destra, per ritornare tra i pascoli digradando dai pianori superiori del Valon de Ombretola, a sinistra. A far da spartiacque la caratteristica picca del Fo
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24-01-2017 09.23
askatasuna askatasuna
Adagiati sotto la parete della Marmolada sono ancora presenti dei ruderi militari e soprattutto l’ingresso ad una piccola caverna, incorniciata da una facciata di pietre rossastre incastonate, con una porta e due finestre leggermente arcuate e di pregevole fattura. Dal bivacco, nascosto dietro ad una roccia all’altro estremo del passo, si segue il troi 650 che s’innalza verso sud. In questo primo pezzo, decisamente roccioso, sono presenti alcuni tratti di cavo che in salita si rivelano innecessari.
Allegato: Pareti.JPG
Adagiati sotto la parete della Marmolada sono ancora presenti dei ruderi militari e soprattutto l’ingresso ad una piccola caverna, incorniciata da una facciata di pietre rossastre incastonate, con una porta e due finestre leggermente arcuate e di pregevol
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24-01-2017 09.24
askatasuna askatasuna
Poi si passa ad un più faticoso ghiaione che ci deposita sotto la Cima di Mezzo (2983m). Finalmente il percorso si solidifica e la traccia appare nettamente, sviluppandosi lambendo la cresta dal versante meridionale. Poco dopo si lascia a destra la continuazione del sentiero che scende dall’altro versante per affrontare il divertente tratto finale che porta alla croce di ferro. Per questa prima parte dell’itinerario (escluse le deviazioni segnalate nelle note) sono da mettere in conto poco meno di cinque ore e 1600 metri di dislivello positivo.
Allegato: Tela minerale.JPG
Poi si passa ad un più faticoso ghiaione che ci deposita sotto la Cima di Mezzo (2983m). Finalmente il percorso si solidifica e la traccia appare nettamente, sviluppandosi lambendo la cresta dal versante meridionale. Poco dopo si lascia a destra la contin
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24-01-2017 09.24
askatasuna askatasuna
Le difficoltà finora incontrate rimangono limitate alla pura fatica, Da qui due opzioni, simili a quei libri per ragazzi di tanti anni fa (visionari e geniali in tempi non informaticamente sospetti), ove a seconda della scelta si veniva spediti a pagina 24 o alla 46. Tanto poi lo rileggevi dall'inizio. Mica ti faceva paura il precipitare nella trappola di un'aracnide gigante ed affamato di giovani lettori. Zac! tornavi alla pagina prima ed era fatto! Un barbatrucco che è stato portato al suo apice con gli "Undo" dei programmi o con i salvataggi automatici dei giochi. Massa fasil cussì mò! La mont a ti pol mandà a la pagjne dai muarts in tic e tac.
Allegato: Scendendo da cima Ombreta est a destra.JPG
Le difficoltà finora incontrate rimangono limitate alla pura fatica, Da qui due opzioni, simili a quei libri per ragazzi di tanti anni fa (visionari e geniali in tempi non informaticamente sospetti), ove a seconda della scelta si veniva spediti a pagina 2
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24-01-2017 09.25
askatasuna askatasuna
La prima opzione è girare i tacchi e tornare per la via dell'andata, la seconda di proseguire, incontrando difficoltà maggiori, ma aggiungere una o due cimotte, conoscere un'altra valle e digradare per un ambiente solitario di grande bellezza. Quindi a voi la scelta e al vostro piede la responsabilità. Nel secondo caso si ritorna al bivio precedente la cima, iniziando la discesa verso la conca detritica ove giaceva beata la Vedretta del Vernale, un minuscolo ghiacciaio ora rimasto solo sulla mappa.
Allegato: La ferrata Ombretta.JPG
La prima opzione è girare i tacchi e tornare per la via dell'andata, la seconda di proseguire, incontrando difficoltà maggiori, ma aggiungere una o due cimotte, conoscere un'altra valle e digradare per un ambiente solitario di grande bellezza. Quindi a vo
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24-01-2017 09.26
askatasuna askatasuna
Il terreno ovviamente è un accumulo di pietrisco ma non troppo malagevole. Si raggiunge l’orlo della conca, un balcone a strapiombo che presenta la prima difficoltà, ossia la ferrata Ombretta. Meno di un centinaio di metri certo, ma belli verticali. In salita può risultare un intermezzo divertente ma in discesa il terreno non sempre solido porta spesso ad affidarsi alla certezza del cavo (soprattutto con un guscio da bivacco da trascinarsi dietro).
Allegato: La parete attrezzata.JPG
Il terreno ovviamente è un accumulo di pietrisco ma non troppo malagevole. Si raggiunge l’orlo della conca, un balcone a strapiombo che presenta la prima difficoltà, ossia la ferrata Ombretta. Meno di un centinaio di metri certo, ma belli verticali. In sa
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24-01-2017 09.27
askatasuna askatasuna
Si tocca terra attorno a quota 2600 e si prende il sentiero 612 che, contornando le ghiaie delle pareti meridionali del Sasso Vernale, ci porta senza difficoltà al passo de Ombretola (2864m). Si capisce dalla prima occhiata che la via di salita non aggredisca subito la cresta e di come sia necessario scendere una decina di metri nell’altro versante per poi prendere una traccia non segnalata verso nord che conduce a delle postazioni. Superate le quali s’imboccano dei minuscoli tornantini che, serpeggiando, agevolano la salita.
Allegato: La salita del Sasso Vernale.JPG
Si tocca terra attorno a quota 2600 e si prende il sentiero 612 che, contornando le ghiaie delle pareti meridionali del Sasso Vernale, ci porta senza difficoltà al passo de Ombretola (2864m). Si capisce dalla prima occhiata che la via di salita non aggred
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24-01-2017 09.27
askatasuna askatasuna
Nonostante la puntinatura rossa sulla Tabacco non aspettatevi bolli o segnalazioni, ma solo qualche ometto (a volte da rinforzare o ricostruire). La via di salita è comunque abbastanza manifesta e resta quasi sempre leggermente sotto cresta anche se in alcuni punti passa al suo limitare consentendoci di sbirciare verso ponente, ovviamente con la cautela di rito visto la strapiombanza delle pareti. Il restante tratto di salita è difficile da descrivere ma, al contrario, risulta molto intuitivo, ricalcando il vecchio sentiero percorso dagli Alpini.
Allegato: La cresta del Vernale.JPG
Nonostante la puntinatura rossa sulla Tabacco non aspettatevi bolli o segnalazioni, ma solo qualche ometto (a volte da rinforzare o ricostruire). La via di salita è comunque abbastanza manifesta e resta quasi sempre leggermente sotto cresta anche se in al
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24-01-2017 09.28
askatasuna askatasuna
Le tracce continuano a salire per gradini rocciosi o cengette ricoperte da fine detrito. Quando s’è più vicini alla cresta stessa si può scegliere di prediligerla in alcuni tratti per trovare terreno più stabile. La salita dal passo richiede un’oretta ed il ritorno poco meno visto che è necessario affrontarlo con la cautela che solo la lentezza può dare. Vietato scivolare. Senza raggiungere la forcella ci si può calare correndo per i comodi ghiaioni che ci porteranno ad incontrare il sentiero 612.
Allegato: Scendendo alla Vedretta.JPG
Le tracce continuano a salire per gradini rocciosi o cengette ricoperte da fine detrito. Quando s’è più vicini alla cresta stessa si può scegliere di prediligerla in alcuni tratti per trovare terreno più stabile. La salita dal passo richiede un’oretta ed
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24-01-2017 09.29
askatasuna askatasuna
Il vallone, inizialmente si presenta come un deserto minerale, un ambiente di bellezza intima e solitaria, incastonato tra pareti aggettanti e splendide formazioni rocciose. Poi ricompaiono i prati del pianoro ben visibile all’andata da malga Ciapela. Qui ci si presenta ancora una scelta: seguire pedissequamente il sentiero bollinato dedicato ad Andreoletti e sistemato a suo tempo dagli alpini della val Pettorina o prendere, come ho fatto io, una scorciatoia comoda, ma non segnalata, verso l’altopiano della malga.
Allegato: Il monte Fop.JPG
Il vallone, inizialmente si presenta come un deserto minerale, un ambiente di bellezza intima e solitaria, incastonato tra pareti aggettanti e splendide formazioni rocciose. Poi ricompaiono i prati del pianoro ben visibile all’andata da malga Ciapela. Qui
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24-01-2017 09.29
askatasuna askatasuna
In questo caso poco sotto quota 2200 c’è da scovare una traccia che, verso destra, punta alle pendici del mote Fop, dall’altro lato del pianoro e che porta ad altre ghiaie che si lascian scendere in quasi completo abbandono. Una volta messi i piedi in piano si raggiunge la malga e si riprende il sentiero percorso in salita. Dalla cima più orientale delle sorelle Ombretola, passando per il Sasso vernale (escluse le deviazioni segnalate nelle note) son da mettere in conto solo 500 metri di dislivello positivo ma saranno quasi 2100 quelli da affrontare in discesa.
Allegato: Mans Peak and the little Ombretola.JPG
In questo caso poco sotto quota 2200 c’è da scovare una traccia che, verso destra, punta alle pendici del mote Fop, dall’altro lato del pianoro e che porta ad altre ghiaie che si lascian scendere in quasi completo abbandono. Una volta messi i piedi in pia
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24-01-2017 09.30
askatasuna askatasuna
Punti d’appoggio:

Ovviamente questo giro d’ampia soddisfazione richiede ore e fatiche che difficilmente si possono stipare in una giornata a meno di non prevaricarla con la velocità. Consiglio quindi di approfittare di uno dei due punti d’appoggio, dando ovviamente precedenza alla tana non gestita. Il Bivacco Dal Bianco (2730m) è un classico Fondazione Berti a semi-botte posto proprio a cavallo del passo e crocevia per i rocciatori diretti in Marmolada che, di norma, hanno la precedenza. Nove posti letto e coperte in abbondanza. Sulle pareti resistono degli adesivi che non penseresti mai di trovare a certe quote, come quello della Ciclofficina Raggi Resistenti di Reggio Emilia o ancora uno di un gruppo di Wuppertal che incita alla rivoluzione sociale. Un cuore disegnato sulla parete, cerchia una grande A con i simboli di maschio e femmina, assieme a quello transgender-queer.
Allegato: Il bivacco Dal Bianco.JPG
Punti d’appoggio: <br /> <br />Ovviamente questo giro d’ampia soddisfazione richiede ore e fatiche che difficilmente si possono stipare in una giornata a meno di non prevaricarla con la velocità. Consiglio quindi di approfittare di uno dei due punti d’app
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24-01-2017 09.31
askatasuna askatasuna
Il rifugio Falier (2074m) costruito nel 1911 dagli alpini del battaglione Cordevole come base logistica per i rifornimenti delle truppe presidianti il passo, fu distrutto quasi subito dagli austriaci che avevano piazzato le loro postazioni proprio sulla cresta sud della Marmolada, quindi ricostruito nel dopoguerra con ben altre funzioni. Il grande caseggiato può ospitare quasi 50 persone. Alla sua chiusura è disponibile un piccolo ricovero invernale a cui si accede tramite un ponticello posto sul retro dell’edificio principale. Piccolissimo ma grazioso, ospita a stento due letti a castello e due singoli, con cuscini e coperte d’ordinanza. Accanto ad un vecchio tavolino vi è addirittura un telefono per le chiamate d’emergenza. Malga Ombreta (1904m) offre solo un servizio di ristoro ed è aperta da metà giugno a metà settembre.
Allegato: Gran Vernel.JPG
Il rifugio Falier (2074m) costruito nel 1911 dagli alpini del battaglione Cordevole come base logistica per i rifornimenti delle truppe presidianti il passo, fu distrutto quasi subito dagli austriaci che avevano piazzato le loro postazioni proprio sulla c
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24-01-2017 09.32
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Come detto si tratta di un giro bifronte. Se la sola escursione a cima Ombreta est si merita una sola E, permettendo di raggiungere uno dei tremila tecnicamente più facili delle Dolomiti, diverso è il discorso per il suo prosieguo. La ferratina è breve ma richiede attenzione per la sua verticalità ed il terreno. Le attrezzature sono comunque in ottimo stato. La salita al Sasso Vernale, per quanto anch’essa tecnicamente facile, non è da sottovalutare a causa del suo terreno tormentato, ricoperto di detriti. Le sue oblique pareti di ghiaino potrebbero impressionare ma l’esposizione ed i passaggi non sono mai troppo delicati.
Allegato: Salendo al Sasso Vernale.JPG
Note a margine: <br /> <br />Come detto si tratta di un giro bifronte. Se la sola escursione a cima Ombreta est si merita una sola E, permettendo di raggiungere uno dei tremila tecnicamente più facili delle Dolomiti, diverso è il discorso per il suo prosi
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24-01-2017 09.33
askatasuna askatasuna
Le mani non vengono chiamate in causa e v’è ampia possibilità di scelta, soprattutto in discesa. La traccia è rafforzata dai segni degli scalinamenti e da diversi ometti. Numerosi i resti tra cui una serie di paletti-fittoni di ferro che testimoniano, assieme ai resti dei baraccamenti, la frequentazione militare della vetta. Difficile definire il tempo totale del giretto. Dipende dal passo e dalla confidenza e nel mio caso è stato influenzato da foto, soste e dalla sua divisione in due giornate. Quindi si tratta di una semplice stima. Vista la vicinanza di altre cimotte mi limito a segnalare le possibilità di salita a quelle più vicine, senza approfondire la meta più ovvia dal bivacco Dal Bianco, ossia il bastione di Punta Penia.
Allegato: Buine Gnot.JPG
Le mani non vengono chiamate in causa e v’è ampia possibilità di scelta, soprattutto in discesa. La traccia è rafforzata dai segni degli scalinamenti e da diversi ometti. Numerosi i resti tra cui una serie di paletti-fittoni di ferro che testimoniano, ass
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24-01-2017 09.34
askatasuna askatasuna
Cima di Mezzo (2983m). Chi volesse può raggiungere in pochi minuti la seconda delle sorelle Ombreta e curiosare tra i resti delle postazioni italiane ed una galleria. La prosecuzione verso la Cima Occidentale (2998m) è riservata agli alpinisti a causa della cresta affilata ed esposta (II+) e del carattere friabile della salita.
Allegato: The others Ombreta sisters.JPG
Cima di Mezzo (2983m). Chi volesse può raggiungere in pochi minuti la seconda delle sorelle Ombreta e curiosare tra i resti delle postazioni italiane ed una galleria. La prosecuzione verso la Cima Occidentale (2998m) è riservata agli alpinisti a causa del
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24-01-2017 09.35
askatasuna askatasuna
Cima Ombretola (2931m) si raggiunge dall’omonimo passo. Più che una cima, un dolce dosso che richiama una continua processione di escursionisti/e grazie al suo facile addomesticamento. La maggioranza dei visitatori proviene dal rifugio Fuciade. Dal passo sono necessari 20 minuti scarsi. Degna di nota la vista sulla Cima dell’Uomo e soprattutto sulla seconda meta del anello proposto, il Sasso Vernale.
Allegato: Scendendo dal Sasso sullo sfondo cima Ombretola.JPG
Cima Ombretola (2931m) si raggiunge dall’omonimo passo. Più che una cima, un dolce dosso che richiama una continua processione di escursionisti/e grazie al suo facile addomesticamento. La maggioranza dei visitatori proviene dal rifugio Fuciade. Dal passo
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24-01-2017 09.35
askatasuna askatasuna
Un ultima nota la merita la famosa gola dei Serrai di Sottoguda raggiungibile dall’abitato di Malga Ciapela. Un percorso attrezzato per seguire la rabbia del torrente che nella sua eterna discesa verso valle ha scavato e modellato la roccia.
Allegato: Cima delluomo e Palon de Jigole.JPG
Un ultima nota la merita la famosa gola dei Serrai di Sottoguda raggiungibile dall’abitato di Malga Ciapela. Un percorso attrezzato per seguire la rabbia del torrente che nella sua eterna discesa verso valle ha scavato e modellato la roccia.
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24-01-2017 09.36
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Prime Zornade

Sorpresaaaa! Il divieto posto sulla Tabacco poco oltre l’agriturismo di malga Ciapela è stato spostato prima del camping. Poco male, un centinaio di metri di dislivello da sommare al conto e qualche passo in più tra un viale che pare addobbato per un mercatino autunnale, con tutti quei Sorbi in fiore a colorare un cielo bigio! Salendo non ci si sente mai soli, il continuo vociar del torrente accompagna come una litania. Fino alla piccola diga. La recinzione è facilmente superabile e consente di specchiarsi nella stupenda pozza cristallina in cui si placa la cascata, per poi tornar lattea tuffandosi da quelle pareti inclinate.
Allegato: La Marmolada con il pas de Ombreta a sinistra.JPG
LATO B (emotional side) <br /> <br />Prime Zornade <br /> <br />Sorpresaaaa! Il divieto posto sulla Tabacco poco oltre l’agriturismo di malga Ciapela è stato spostato prima del camping. Poco male, un centinaio di metri di dislivello da sommare al conto e
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24-01-2017 09.37
askatasuna askatasuna
Le vie d’uscita obbligate creano una strana alternanza tra grandi coste bianche di boria e le sottili linee scure del cemento bagnato. Ma ad incantare è l’azzurro di quell’acqua che si quieta prima di riprendere il viaggio a valle. La diga è talmente piccola che è tutto un movimento ed il sole si diverte a disegnarne la superficie, lasciando cullare, dalle piccole onde disordinate, l’eco dei suoi raggi. Alla malga trovo solo i fischi delle marmotte, il cielo è ancora in subbuglio e le pareti della Marmolada resteranno un miraggio fino al tramonto. Avvicinandomi al rifugio Falier invece, appare il caratteristico Fonch de Ombreta, mentre la docile cima con le sue due sorelle, è ben al riparo da sguardi indiscreti grazie alla prospettiva.
Allegato: Il fungo.JPG
Le vie d’uscita obbligate creano una strana alternanza tra grandi coste bianche di boria e le sottili linee scure del cemento bagnato. Ma ad incantare è l’azzurro di quell’acqua che si quieta prima di riprendere il viaggio a valle. La diga è talmente picc
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24-01-2017 09.37
askatasuna askatasuna
Ed è sempre lei a fregarmi e a farmi credere che quella piccola piramide all’orizzonte sia il Sasso Vernale, in realtà anche lui schivo alla ribalta! L’occhio mi cade su di una traccia zigzagante che, dai verdi pianori del Valon de Ombretola, si cala in val de Ombreta tenendosi sulla destra orografica. Informazione che tengo in saccoccia, vedendo se utilizzarla l’indomani, senza passare nuovamente per il rifugio. Rifugio... certo l’edificio principale è uno solo, ma tutt’attorno ogni metro di spazio disponibile, fin sotto alle rocce, è stato utilizzato per insediarvi una baracca, una capanna, un magazzino...
Allegato: Salto nel grigio.JPG
Ed è sempre lei a fregarmi e a farmi credere che quella piccola piramide all’orizzonte sia il Sasso Vernale, in realtà anche lui schivo alla ribalta! L’occhio mi cade su di una traccia zigzagante che, dai verdi pianori del Valon de Ombretola, si cala in v
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24-01-2017 09.38
askatasuna askatasuna
Mentre continuo a salire, diversi parapendii iniziano a sbucare dalla spessa coltre di nubi. Mi vengono i brividi ad immaginarli decollare da Punta Penìa in mezzo a tutta quella fumate! Come avessero una benda sugli occhi! Finalmente si rivela anche il Pas de Ombreta. Un piccolo varco, reso particolare dai dettagli. A destra la muraglia scende in tutta la sua verticalità, ornando la sella con le sue ghiaie colorate.
Allegato: Lagrimas negras.JPG
Mentre continuo a salire, diversi parapendii iniziano a sbucare dalla spessa coltre di nubi. Mi vengono i brividi ad immaginarli decollare da Punta Penìa in mezzo a tutta quella fumate! Come avessero una benda sugli occhi! Finalmente si rivela anche il Pa
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24-01-2017 09.39
askatasuna askatasuna
Poco dopo vi emergono due spuntoni, che sono stati addomesticati dai militi con più caverne. Dai rosati si passa ad una parete grigiastra e liscia, un altro canalino di sassi più accesi e poi blaaaam! L’intruso! Uno sezione di roccia nerissima, come se avessero dato fuoco a quelle briciole, manco fossero un prato da rinnovare o un pojat minerale!
Allegato: Pas de Ombreta.JPG
Poco dopo vi emergono due spuntoni, che sono stati addomesticati dai militi con più caverne. Dai rosati si passa ad una parete grigiastra e liscia, un altro canalino di sassi più accesi e poi blaaaam! L’intruso! Uno sezione di roccia nerissima, come se av
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24-01-2017 09.40
askatasuna askatasuna
Poi due grandi massi biancastri su cui è appoggiato quel puntino rosso, anche lui timido, pare nascondersi dietro per non farsi notare. A farmi compagnia nell’ultimo tratto di salita delle voci in parete. Mi fermo più volte a cercare da dove scivolino le pietre, da che anfratto giungano quelle parole talmente vaghe ed echeggianti da non riconoscere neppure la lingua. Non individuo la coppia di scalatori che s’inerpica su quel trono così vicino, da apparire liscio, da sembrare molto più piccolo della realtà. Quasi mille metri d’ostentazione stentorea di pura verticalità. Da non credere che venga continuamente presa d’assalto, con lunghi avvicinamenti ed una scalata tutt’altro che banale.
Allegato: Vorrei aver le ali.JPG
Poi due grandi massi biancastri su cui è appoggiato quel puntino rosso, anche lui timido, pare nascondersi dietro per non farsi notare. A farmi compagnia nell’ultimo tratto di salita delle voci in parete. Mi fermo più volte a cercare da dove scivolino le
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24-01-2017 09.41
askatasuna askatasuna
Continuo a tentare di dare una posizione a quei rumori, per poter avere la vera percezione di quella muraglia così sconfinata che pare soverchiare ogni volontà di sfidarla! Poi mi arrendo e raggiungo il bivacco Dal Bianco, posto a 2730 metri. Una coppia di Ferrara scende da Cima Ombreta, proveniente dal passo di San Pellegrino. Saranno i miei compagni per la notte. Tante le risate, le chiacchiere ed i confronti sulle cime fatte e quelle in calendario. Che strano trovare dei ferraresi innamorati pazzamente delle Dolomiti! Proprio loro, la cui più grande altezza paesaggistica è rappresentata dai dissuasori stradali!
Allegato: Cima dellUomo e Sas de Valfreida dal Vernale.JPG
Continuo a tentare di dare una posizione a quei rumori, per poter avere la vera percezione di quella muraglia così sconfinata che pare soverchiare ogni volontà di sfidarla! Poi mi arrendo e raggiungo il bivacco Dal Bianco, posto a 2730 metri. Una coppia d
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24-01-2017 09.42
askatasuna askatasuna
Mi racconta dell’amicizia col gestore del Torrani e dei racconti sugli strani avventori del rifugio. Uno dei quali è giunto ai piedi del Civetta con ben fissa sullo zaino...una canna da pesca! Per autosufficienza alimentare, gli confidò! Poi li lascio soli. In attesa delle fiammate, ho tempo da vendere ma me lo tengo ben stretto! E’ uno dei privilegi del bivaccare. Allora inizio a curiosare, dirigendomi verso gli speroni più vicini alla Marmolada, ove notavo dei resti d’opere belliche. Sulla sinistra una caverna e i ruderi d’un edificio.
Allegato: Il Bluff.JPG
Mi racconta dell’amicizia col gestore del Torrani e dei racconti sugli strani avventori del rifugio. Uno dei quali è giunto ai piedi del Civetta con ben fissa sullo zaino...una canna da pesca! Per autosufficienza alimentare, gli confidò! Poi li lascio sol
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24-01-2017 09.42
askatasuna askatasuna
Davanti a me un ingresso che sa d’antico. Come se al suo interno si potessero trovare delle scale a chiocciola pronte a farti sbucare sulla cima di quel campanile di roccia. Le sagome in pietra della facciata, tutte magnificamente arcuate, portano ancora scolpito il sigillo della 206° compagnia. Costruite da veri artisti che vi hanno incastonato dei blocchi resi perfettamente triangolari dagli scalpelli, a sorreggerne le curve. Entro e rimango ancora più sorpreso, pare un trucco scenografico da Cinecittà! L’accesso è solamente la finitura d’una semplice caverna, non nasconde stanze, scale o chissà che altro. Come fosse solo una sagoma di cartone appoggiatavi per chiuder l’antro!
Allegato: Porta sul domani.JPG
Davanti a me un ingresso che sa d’antico. Come se al suo interno si potessero trovare delle scale a chiocciola pronte a farti sbucare sulla cima di quel campanile di roccia. Le sagome in pietra della facciata, tutte magnificamente arcuate, portano ancora
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24-01-2017 09.43
askatasuna askatasuna
Intanto il Piccolo Vernel si scuote di dosso le nubi e ritorno sui miei passi scovando una fioritura di Linaria proprio sulla carbonaia. Per quanto minuscola il suo accoppiamento cromatico anni Settanta è accentuato da quei sassi scuri: nero, viola, arancione e verde stinto. Tutto in un palmo di mano. Il tramonto fa solo impallidire le lontane e velate ali del Civetta, mentre i riflessi infuocati si sfogano sulla nuvolaglia vicina. Prendo le bizze del cielo come l’invito ad attendere nello scartare un regalo per volta. Per ora basta e avanza una via lattea vanesia che diventa più luminosa mano a mano che lo sguardo si posa su di essa, facendo brillare tutte quelle lentiggini e promettendo un indomani radioso.
Allegato: Tramonto dal Pas de Ombreta.JPG
Intanto il Piccolo Vernel si scuote di dosso le nubi e ritorno sui miei passi scovando una fioritura di Linaria proprio sulla carbonaia. Per quanto minuscola il suo accoppiamento cromatico anni Settanta è accentuato da quei sassi scuri: nero, viola, aranc
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24-01-2017 09.43
askatasuna askatasuna
Prendi le sagome di Antelao, Pelmo e Civetta, aggiungici qualche scorza minerale a dividerli come guarnizione, stendigli sopra una manciata di sfumature vive, qualche abbozzo di nuvola di zucchero a velo, non mescolare e porta ad ebollizione con cottura lenta, innaffia con una generosa spruzzata di cognac per un flambè coi fiocchi che bruci lo zucchero a velo sospeso e... l’alba è servita! Me la gusto fino a vedere il sole spuntare a fatica da dietro il Pelmo, ad osservare l’inerme tridente del Catenaccio prender fuoco e poi parto.
Allegato: Carezze soffuse.JPG
Prendi le sagome di Antelao, Pelmo e Civetta, aggiungici qualche scorza minerale a dividerli come guarnizione, stendigli sopra una manciata di sfumature vive, qualche abbozzo di nuvola di zucchero a velo, non mescolare e porta ad ebollizione con cottura l
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24-01-2017 09.44
askatasuna askatasuna
Supero il tratto coi cavi ed incontro la poca neve. Dura e ghiacciata ma ben scalinata o comunque aggirabile. In meno di un’ora lo zaino torna in terra e posso allargare le braccia e lasciarmi andare! E lascio cadere ogni piccolo tormento accumulato negli ultimi tempi, come fossero pietre. Ritorno leggero, c’è di nuovo spazio per le lacrime, per una serenità che mi mancava. Mi sento tutto tranne che solo ed ho con me tutto ciò di cui ho bisogno. Mi nutro d’infinito! Il primo colpo d’occhio è verso quella parete, finalmente senza veli.
Allegato: Si tache a la sù.JPG
Supero il tratto coi cavi ed incontro la poca neve. Dura e ghiacciata ma ben scalinata o comunque aggirabile. In meno di un’ora lo zaino torna in terra e posso allargare le braccia e lasciarmi andare! E lascio cadere ogni piccolo tormento accumulato negli
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24-01-2017 09.45
askatasuna askatasuna
Mi cade l’attenzione sul campanile della sella, quello traforato dai militi. Me lo ricordo così grande! Ora è lui a darmi le giuste proporzioni della parete sud di Punta Penìa. Al suo cospetto pare una Turritella, uno di quei microscopici molluschi di cui emergevano le case quando rivoltavi la sabbia. Proprio quelli con quella conchiglia di forma conoide, stupendamente cesellata. Ecco, quello spuntone di pietra è come se fosse un minuscolo animaletto che si destreggia tra i granelli, sul bordo di una scogliera oceanica.
Allegato: Turritella e muraglia.JPG
Mi cade l’attenzione sul campanile della sella, quello traforato dai militi. Me lo ricordo così grande! Ora è lui a darmi le giuste proporzioni della parete sud di Punta Penìa. Al suo cospetto pare una Turritella, uno di quei microscopici molluschi di cui
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24-01-2017 09.46
askatasuna askatasuna
Getto l’ancora e mi fermo a lungo, aspettando, in un continuo rigirarmi su me stesso, di poterla vedere ancora, carpendo qualche dettaglio in più, una parete che prende colore, un’altra strisciolina di neve che esce dall’ombra, una torre che emerge dalla notte. E’ incredibile come le ombre appiattiscano ed omologhino tutto alla bidimensionalità e come, di colpo, quella barriera oscura si faccia scolpir le forme dai raggi del mattino. Il Sasso Vernale mi si mostra a pochi passi, equamente diviso tra yin e yang, tra giorno e notte.
Allegato: Il Sasso Vernale visto da cima Ombreta est.JPG
Getto l’ancora e mi fermo a lungo, aspettando, in un continuo rigirarmi su me stesso, di poterla vedere ancora, carpendo qualche dettaglio in più, una parete che prende colore, un’altra strisciolina di neve che esce dall’ombra, una torre che emerge dalla
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24-01-2017 09.47
askatasuna askatasuna
Dietro al Vernel, il gruppo del Sassolungo si amalgama con il massiccio che le sta davanti, con punte e pinnacoli che paion una l’eco dell’altra. Riconosco il profilo della Vezzana, spolverata di bianco, tra le Pale di San Martino. Continuo a sorridere, a dar nomi e a mangiarmi ogni parola ritornando con lo sguardo verso la regina delle Dolomiti. Anche il sole si inchina al suo cospetto ed affretta la corsa per ammirarla tutta!
Allegato: Sagome.JPG
Dietro al Vernel, il gruppo del Sassolungo si amalgama con il massiccio che le sta davanti, con punte e pinnacoli che paion una l’eco dell’altra. Riconosco il profilo della Vezzana, spolverata di bianco, tra le Pale di San Martino. Continuo a sorridere, a
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24-01-2017 09.48
askatasuna askatasuna
Riparto calandomi nel versante opposto, tra le ombre. Dall’alto cerco il piccolo ghiacciaio della Vedretta Vernale. Non esiste più, è diventato una pozza di neve. Quasi sicuramente ricoperto per pietà dalla prima nevicata della stagione. Guidando le zampe tra i sassi dalle dimensioni più svariate, non posso fare a meno di notare diversi intrusi. Tozzi di carbone nerissimi. Mi guardo intorno e non noto nessuna parete che abbia un colore così scuro. Solo quelle briciole sparpagliate. Intanto appare il gruppo del Sassolungo nella sua interezza.
Allegato: Il Sassolungo.JPG
Riparto calandomi nel versante opposto, tra le ombre. Dall’alto cerco il piccolo ghiacciaio della Vedretta Vernale. Non esiste più, è diventato una pozza di neve. Quasi sicuramente ricoperto per pietà dalla prima nevicata della stagione. Guidando le zampe
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24-01-2017 09.49
askatasuna askatasuna
Un altro di quei massicci dolomitici che ti fan pensare d’esser una formichina nel giardino zen di qualche gigante. Colpisce per il suo isolamento, per il suo perfetto innalzarsi al cielo, tutte quelle punte così vicine l’una all’altra, quasi fosse stato un blocco unico che abbia visto accanirsi uno scalpello fino a sagomarlo in quel modo. Davanti a me le grigie praterie delle Ponte Ciadine, dalle forme così dolci che pare abbian cementato i verdi come si fa a bordo delle strade con certe pareti affinché non si sgretolino sulla carrareccia.
Allegato: Cementificazioni.JPG
Un altro di quei massicci dolomitici che ti fan pensare d’esser una formichina nel giardino zen di qualche gigante. Colpisce per il suo isolamento, per il suo perfetto innalzarsi al cielo, tutte quelle punte così vicine l’una all’altra, quasi fosse stato
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24-01-2017 09.49
askatasuna askatasuna
Poi il catino si trasforma in strapiombo ed il sentiero appare cento metri più sotto. La ferrata Ombretta è breve, ma bella verticale. In discesa e con lo zainone a far da contrappeso, le mani non si staccano quasi mai dal cavo. La roccia è frantumata, le superfici e gli appoggi spesso pieni di detriti. In pochi secondi passo dalla contemplazione onirica alla concentrazione massima. Poi su di nuovo per un ghiaione malefico, spesso invaso dalle chiazze di neve. Alleate della memoria e dello stupore. Come fermo-immagine, testimoniano il passaggio di un ungulato dopo la prima nevicata, verso la forcella quotata 2864 metri! Mi chiedo dove fosse diretto, allontanandosi dai pascoli sicuri o forse puntando proprio a quelli del vallone che anch’io dovrò percorrere.
Allegato: Vernel.JPG
Poi il catino si trasforma in strapiombo ed il sentiero appare cento metri più sotto. La ferrata Ombretta è breve, ma bella verticale. In discesa e con lo zainone a far da contrappeso, le mani non si staccano quasi mai dal cavo. La roccia è frantumata, le
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24-01-2017 09.50
askatasuna askatasuna
L’idea era di salire prima la Ombretola così da verificare le condizioni del Vernale e scattare una bella foto, ma la processione dal passo di San Pellegrino è cominciata. La cima è presidiata ed altri s’apprestano a salire. Tiro diritto, voglia di solitudine. Prima di scender qualche metro dalla forcella e seguire i vecchi camminamenti militari, mi perdo nell’incanto delle forme del Sasso Vernale. Una in particolare è un uovo perfetto. Alla coque direi. Col classico portauovo a sorreggerlo e da cui esce solo metà del guscio. Chissà se una volta rotto, al suo interno si vedrebbe un tuorlo pietrificato con le stesse sfumature della Croda Rossa?
Allegato: Ûf.JPG
L’idea era di salire prima la Ombretola così da verificare le condizioni del Vernale e scattare una bella foto, ma la processione dal passo di San Pellegrino è cominciata. La cima è presidiata ed altri s’apprestano a salire. Tiro diritto, voglia di solitu
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24-01-2017 09.51
askatasuna askatasuna
Le pendici orientali del monte conservano diverse testimonianze della presenza militare che lo contraddistinse. Tanti gli infissi di ferro che ancora rimangono incagliati tra le sue rocce, senza filo alcuno. Sopra di me, seduto come un eremita in posizione ascetica, un altro escursionista solitario. E silenzioso. Testa rasata e barba lunga. E’ la terza volta che prova a salire, sperando che sia la volta buona per goder degli orizzonti.
Allegato: Solitudini convergenti.JPG
Le pendici orientali del monte conservano diverse testimonianze della presenza militare che lo contraddistinse. Tanti gli infissi di ferro che ancora rimangono incagliati tra le sue rocce, senza filo alcuno. Sopra di me, seduto come un eremita in posizion
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24-01-2017 09.52
askatasuna askatasuna
Condividiamo la salita, sulla carta più delicata di quel che si rivelerà. Un foro d’osservazione sulla cresta si presta ad una classica foto d’effetto. Stefano, da dietro l’obbiettivo, è da un po’ che prende di mira il Col Ombert che svetta cornuto col suo circo di ghiaie. Palesa la sua curiosità, il suo studiar un possibile accesso.
Allegato: Col Ombert e Catinaccio.JPG
Condividiamo la salita, sulla carta più delicata di quel che si rivelerà. Un foro d’osservazione sulla cresta si presta ad una classica foto d’effetto. Stefano, da dietro l’obbiettivo, è da un po’ che prende di mira il Col Ombert che svetta cornuto col su
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24-01-2017 09.53
askatasuna askatasuna
Sento la macina della fantasia mettersi in moto. L’immaginazione cerca o inventa possibili percorsi. Quante volte ho provato la stessa sensazione! Ma soprattutto quante volte sono stato attirato da certi profili, dalle forme o dai colori di un monte anonimo. Circondato da salite alpinistiche rinomate o da frotte di titani, lo sguardo di Stefano si poggia proprio su quello spuntone solitario! Lo stesso sentire mi tormenterà sulla via del ritorno, ammirando a lungo, di fronte, il modesto Piz de Guda.
Allegato: Sorapiss Antelao Pelmo e Civetta.JPG
Sento la macina della fantasia mettersi in moto. L’immaginazione cerca o inventa possibili percorsi. Quante volte ho provato la stessa sensazione! Ma soprattutto quante volte sono stato attirato da certi profili, dalle forme o dai colori di un monte anoni
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24-01-2017 09.53
askatasuna askatasuna
Salendo abbiam tempo di parlare e scopro che il feltrino è stato per dieci anni responsabile logistico di Medici Senza Frontiere ad Haiti, in Congo ed in altre parti del mondo. Parliamo come nessuno dei due si sarebbe sognato di fare in un’escursione solitaria. Ha una visione della montagna che ci accomuna e rifugge ogni competizione, ogni conquista, ogni tentativo di far passare per “sport” un nomadismo dell’anima.
Allegato: Cima dellUomo e Col Ombert.JPG
Salendo abbiam tempo di parlare e scopro che il feltrino è stato per dieci anni responsabile logistico di Medici Senza Frontiere ad Haiti, in Congo ed in altre parti del mondo. Parliamo come nessuno dei due si sarebbe sognato di fare in un’escursione soli
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24-01-2017 09.54
askatasuna askatasuna
Lui si definisce un passeggiatore. Gli mancavano le sue montagne! E proprio queste lo han fatto ritornar nella sua terra, ributtando l’ancora ove s’era incagliato il suo cuore. Inorridiamo assieme al sacrilegio a cui è stato sottoposto il Piz Boè, ben visibile dalla cima, sulla sinistra del Vernel.
Allegato: Piz Boè.JPG
Lui si definisce un passeggiatore. Gli mancavano le sue montagne! E proprio queste lo han fatto ritornar nella sua terra, ributtando l’ancora ove s’era incagliato il suo cuore. Inorridiamo assieme al sacrilegio a cui è stato sottoposto il Piz Boè, ben vis
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24-01-2017 09.55
askatasuna askatasuna
Durante la nostra sosta passa veloce un quartetto. Unici salitori al Sasso, mentre sul passo continua il via vai. Restiamo a lungo imbambolati davanti ad un cielo terso e generoso. Spunta fuori anche il gruppo del Sorapiss mentre i profili si spengono oltre cima Laste e quella dei Preti. Ci salutiamo con un sorriso ed un abbraccio forte, sentito, di quelli che scaldano anche il ritorno. Quasi raggiunta la forcella guardo nuovamente l’Ombretola, ancora più affollata. In basso, alla sinistra, il suo splendido vallone. Ermo e solitario. Delimitato dal Sasso di Valfredda e dalla cresta del monte Fop.
Allegato: Panorama da cima Ombreta est.JPG
Durante la nostra sosta passa veloce un quartetto. Unici salitori al Sasso, mentre sul passo continua il via vai. Restiamo a lungo imbambolati davanti ad un cielo terso e generoso. Spunta fuori anche il gruppo del Sorapiss mentre i profili si spengono olt
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24-01-2017 09.56
askatasuna askatasuna
Non ho dubbio o patema alcuno nel sacrificare una facile cimotta, raggiungibile in un quarto d’ora, per rituffarmi nella solitudine. Senza riprendere il troi mi lascio cadere per i ghiaioni, che rilassano i muscoli di volto e gambe. Mi godo quelle pareti riprendendo lentamente il sentiero e sobbalzando al volo improvviso di una decina di galliformi che non riesco ad identificare.
Allegato: Valon de Ombretola.JPG
Non ho dubbio o patema alcuno nel sacrificare una facile cimotta, raggiungibile in un quarto d’ora, per rituffarmi nella solitudine. Senza riprendere il troi mi lascio cadere per i ghiaioni, che rilassano i muscoli di volto e gambe. Mi godo quelle pareti
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24-01-2017 09.56
askatasuna askatasuna
Poi ritornano i prati con quella loro la parete che ha monopolizzato il giorno precedente. Ne ripercorro le crepe al di là dei pinnacoli che digradano da Cima Ombreta. Alla fine scovo la traccia-scorciatoia verso i pascoli della malga. Prima dei tornantini ci si lascia andare anche qui alle ghiaie. Finalmente una discesa, seppur lunga, alleata delle articolazioni! Atterro in un’oasi di Asclepiadi, che paion puntare i parpendii che anche oggi, discreti, pattugliano il cielo come avvoltoi.
Allegato: Voyeurismo sul Catinaccio.JPG
Poi ritornano i prati con quella loro la parete che ha monopolizzato il giorno precedente. Ne ripercorro le crepe al di là dei pinnacoli che digradano da Cima Ombreta. Alla fine scovo la traccia-scorciatoia verso i pascoli della malga. Prima dei tornantin
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24-01-2017 09.57
askatasuna askatasuna
Giungo alla malga alle tre e mezza, una sottile brezza, ci saranno quindici gradi. Il sole la bagna ancora per poco ed un vecchio prende il sole senza vestito alcuno, pacifico, rinserrando delle famigliole scandalizzate dall’altro lato degli edifici. Una due giorni di incontri particolari, che mi rimbalzano in testa fino a sgombrarla per riascoltare fino a valle i brontolii del Ru Petorina.
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24-01-2017 15.07
francesca francesca
Sono stata anch'io sull'Ombretta cima est, 3011 mt, il 4/9/2011. Innanzitutto ti ringrazio per le belle foto che mi hanno fatto ripiombare in quella mitica giornata della salita al mio primo Tremila quando ahimè ero più giovane e meno acciaccata.
Permettimi però di esprimere che la tua valutazione sulla difficoltà (E) e sui destinatari (tutti e tutte) è quanto mai ottimistica. Secondo il mio parere, premetto che non sono un'alpinista, già il dislivello di 1600 seleziona, mentre la seconda parte della salita svolgendosi su terreno ghiaioso ripido e un tratto attrezzato su paretina, richiede sicuramente una certa esperienza e passo sicuro (soprattutto il secondo ghiaione friabile dopo la paretina).
Parliamo inoltre di alta montagna, lo sbalzo di quota può creare problemi a qualcuno, inoltre l'ambiente severo e i tratti aerei e/o esposti non tutti li reggono.
Premesso che il metro di valutazione individuale non è mai obiettivo, in quanto filtrato dalla personale esperienza di ognuno, è fuori dubbio che chi possiede maggiore esperienza e allenamento ed è fisicamente in salute, tenderà a sottovalutare le difficoltà. Questo però è un problema perchè se l'inesperto si affida al giudizio dell'esperto, potrebbe trovarsi in pericolo. Penso che oggi più che mai, visto che in generale spesso gli incidenti accadono per una scarsa cultura della sicurezza e dell'informazione, abbiamo il dovere morale di sforzarsi di essere il più onesti possibile magari provando umilmente a ricordare il periodo in cui eravamo alle prime armi.
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24-01-2017 18.52
askatasuna askatasuna
Mandi Francesca!

Premettendo che non sono un alpinista (e mai avrò i mezzi per esserlo) nè in salute ma pieno di acciacchi, come hai detto tu le valutazioni sulle difficoltà sono soggettive e a volte molto difficili soprattutto quando si hanno solo due lettere a disposizione. Se giri sulla rete troverai valutata Cima Ombreta con una o due E, a seconda del sito interpellato. In una scala di difficoltà è considerato il tremila più facile delle Dolomiti. Nella salita non vi sono punti particolarmente esposti, il facile e breve tratto con il cavo è utile in discesa proprio per chi ha meno esperienza, ma neanche qui c'è grande esposizione e la roccia è buona. Le foto, per quanto la prospettiva deformi le difficoltà, spesso accentuandole, servono a dare un'idea. Il dislivello ovviamente fa da selezione ma c'è, come segnalato, la possibilità di spezzare la cima in due giorni, ripercorrendo i propri passi. Ritornando alla soggettività, essa dipende anche dai ricordi che ognuno si porta dietro. La mia prima escursione la feci sullo Zermula. Scendendo e percorrendone la facile serpentina erbosa, mi tremavano le gambe per la paura del vuoto che allora non avevo addomesticato. Il problema non era la E mancante nella valutazione di SN ma in me stesso, nelle mie paure e nella mia inesperienza.

Detto questo credo che si faccia maggior danno inflazionando le difficoltà. Oggi numerose ascese che nella letteratura di montagna e nelle varie guide sono state E per un cinquantennio, oggi si ritrovano ad avere una compagna vicino. Andando in questa direzione la doppia E non vorrà dire più niente, includendo la maggioranza delle cime escursionistiche, con difficoltà totalmente discordanti. Quei sentieri sono ancora gli stessi, ad essere mutata è la consapevolezza di ciò che la montagna sia e richieda. Secondo me l'importante è capire da cosa partiamo e come anche una sola E richieda un minimo di esperienza ed implichi una conoscenza base della montagna che non si riduce ad una passeggiata su carrarecce o sui prati di Lanza. La cultura della sicurezza, come dici tu, oramai tende a bypassare la realtà ed il significato di quella vocale e spesso si legge di escursionisti incrodati o impegnati in lunghi giri su cui non si erano informati e colti dalla notte senza la frontale o ancora persi sul Cuarnan o sul Matajur. Credo che il problema, a volte, sia il sottovalutare la montagna, affrontandola con superficialità e, a volte, senza preparazione alcuna.

Ricordo di aver letto tempo fa sul sito, qualche polemica sulla valutazione fatta da SN sul Caulana. In quel caso si gettava su Ivo e Sandra la "responsabilità" di aver sottovalutato la crestina finale. Ci sarà sempre, in un mondo dominato da due vocali, chi vorrà aggiungerne o sottrarne una, ma la responsabilità non è di chi, in buona fede, si trova costretto a porre una o due vocali. E' sempre sulle nostre zampe. Nello zaino io mi trascino sempre dietro il timore ed il rispetto per la montagna, le mie paure sono ben stipate e mi fanno da guida, pronto a girare i tacchi se sento i campanellini suonare, senza patemi e col sorriso. La consapevolezza della propria esperienza e dei propri mezzi è l'unico metro di giudizio che dobbiamo portarci dietro. A questo andrebbe unito un percorso di formazione come i corsi Cai (che da salvadi e autodidatta ho evitato ma consiglio).

L'argomento forse è troppo complesso per essere contenuto in due post e magari inserito nel forum meno adatto. Ci tenevo solo ad esplicitarti come il mio giudizio non voleva essere una sottovalutazione dall'alto d'una esperienza (la mia) che ritengo limitata e piena di punti deboli, ma un punto di vista soggettivo che, come tale, non vuol essere assoluto. Ben venga quindi il tuo commento che funga da campanellino a chi la prendesse per una passeggiata, cosa che non è e che non volevo sembrasse tale. Come d'altro canto esplicitar di come si trattasse di un itinerario senza difficoltà tecniche particolarmente rilevanti fino a Cima Ombreta. Chiederò comunque a Ivo di modificare proprio quel tutti e tutte che mi hai segnalato e che può fuorviare dal contenuto della relazione.
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24-01-2017 19.37
marco.raibl marco.raibl
Ciao a tutti.Un conoscente che praticava l'alpinismo negli anni 70, ben prima dell'inflazione di ferrate,percorsi attrezzati,ecc.,quindi quando l'andare per cenge e creste richiedeva quasi esclusivamente equilibrio e passo sicuro,oggi si trova a disagio non appena l'esposizione è minima.La montagna richiede esperienza e,quindi,frequentazione costante.Conoscenza dei propri limiti,più che delle E o delle A del percorso.La stessa persona,in occasioni distanti nel tempo,percepisce le difficoltà in modo diverso.Altrimenti,come per la meteorologia,dovremmo anche aggiungere la purtroppo diffusa e indecifrabile nota: "percepita".
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