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Anello del Cimon di Agâr, Punta del Mezzodì e monte Naiarda

19-01-2017 18:12
askatasuna askatasuna
Condivido un anello pianificato e conservato nel cassetto dei sogni per un paio d’anni. Un itinerario che sa donare un caleidoscopio d’emozioni diverse e contrastanti, tanti sono gli ambienti integri e solitari che si percorrono. Le tre cimotte proposte regalano panorami unici, non solo per la loro vastità. Un giretto tosto per gli amanti del genere, che verranno ampiamente ripagati dagli sforzi profusi.(04 e 05.10.2016)
Allegato: Le vertiginose pareti meridionali del Cimon.JPG
Anello del Cimon di Agâr, Punta del Mezzodì e monte Naiarda
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19-01-2017 18:13
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EE
Dislivello: 2300 metri
Tempo di percorrenza: 14 ore
Cartografia: 02, Forni di Sopra, Tabacco 1:25.000
Allegato: Caserine on fire.JPG
Difficoltà: EE  <br />Dislivello: 2300 metri <br />Tempo di percorrenza: 14 ore  <br />Cartografia: 02, Forni di Sopra, Tabacco 1:25.000
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19-01-2017 18:14
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

L’ascesa al Cimon di Agâr (1932m) non può prescindere dal commento di Michela che non posso che ringraziare ed a cui rimando. L’attacco ha la forma d’una carrareccia che si stacca dalla principale al terzo tornante davanti ad un cartello che recita “Ese biel?”. La traccia ora è segnalata e non presenta difficoltà di sorta. Una volta raggiunta casera Chiampiuz e visitato il Cimon, consiglio vivamente di salire la Punta del Mezzodì. In realtà le punte sono tre. La più vicina ed accessibile è proprio quella più a sud. L’attacco della vecchia traccia si nota poco dopo aver attraversato, puntando a valle, il torrentello vicino alla casera. Oltrepassatolo si nota un masso con le indicazioni del Cai. Più in alto, in diagonale, verso la mugheta che scende dalla prima punta, un altro grande masso presenta un ometto. Ci si infila nella pista giusta, entrando nella selva. Fino a salire più decisamente un canale roccioso che ci accompagna nel versante settentrionale della picca.
Allegato: Punta del Mezzodì e Tinisa.JPG
LATO A (pragmatic side) <br /> <br />L’ascesa al Cimon di Agâr (1932m) non può prescindere dal commento di Michela che non posso che ringraziare ed a cui rimando. L’attacco ha la forma d’una carrareccia che si stacca dalla principale al terzo tornante dav
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19-01-2017 18:15
askatasuna askatasuna
Qui la traccia scompare davanti ad una facile paretina sulla sinistra. La si supera e ci si porta verso ponente. Uno sperone svetta sopra di noi, lo si aggira sulla destra per poi attaccare la parete ed una volta sopra, spostarsi ancora per poco verso ovest. La cima (1889m) è a due passi. Solo una novantina di metri dal piccolo intaglio, che non presentano difficoltà superiori al I grado, ma necessitano di un minimo di autonomia e di passo sicuro. A bivaccanti e sunset lovers consiglio di prender posto in forcella Chiampiuz (1736m) per godere pienamente dei fuochi artificiali. Da qui merita spostarsi un po’ verso sud per ammirare lo spettacolo completo anche sulle Dolomiti di Sesto. Questa prima giornata richiede la risalita di 1600 metri di dislivello positivo e 6 ore scarse compresa la deviazione sulle due cime.
Allegato: Tramonto sulle Dolomiti Friulane.JPG
Qui la traccia scompare davanti ad una facile paretina sulla sinistra. La si supera e ci si porta verso ponente. Uno sperone svetta sopra di noi, lo si aggira sulla destra per poi attaccare la parete ed una volta sopra, spostarsi ancora per poco verso ove
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19-01-2017 18:16
askatasuna askatasuna
Il secondo giorno si riprende la via del Cimon seguendo il troi 378. L’aggiramento delle pendici del monte andrebbe punteggiato sulla mappa come il tratto successivo fino forcella Naiarda. La traccia a volte è smangiata dalle erosioni o ingoiata dalle erbe, i segnavia lontani fra loro ma soprattutto sono le zampe a non riuscire quasi mai a poggiare su di una superficie orizzontale. Dopo la forcella il mistero sembra infittirsi ma basta avvicinarsi alla mugheta di destra e scendere fino a trovare l’imbocco della via.
Allegato: Bronze mattutine.JPG
Il secondo giorno si riprende la via del Cimon seguendo il troi 378. L’aggiramento delle pendici del monte andrebbe punteggiato sulla mappa come il tratto successivo fino forcella Naiarda. La traccia a volte è smangiata dalle erosioni o ingoiata dalle erb
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19-01-2017 18:17
askatasuna askatasuna
La meta del giorno è il monte Naiarda (1899m). Cima modesta ma selvatica, che si presenta più abbordabile dalle pendici visibili dal lato di forcella Naiarda. Seguendo in discesa il sentiero si osservi il monte. Presenta sulla destra una placca rocciosa e striata. Pare contendere la vetta ma in realtà questa è appiattita dalla prospettiva e leggermente spostata sulla sinistra. Si continua per il troi fin quasi ad incontrar un impluvio. Poco prima, accanto ad un sasso con segnavia, diparte una leggera traccia. In realtà la salita è completamente “a piacere”, non v'è troi o bollino alcuno. Il riferimento dev’essere solo il punto d’arrivo chiarito poc'anzi. La battaglia coi mughi sommitali è breve ed indolore. Per la discesa forse è preferibile seguire le scanalature erose e parallele tra loro che danno un buon appoggio alle pedule nei tratti più ripidi.
Allegato: La risalita al Naiarda.JPG
La meta del giorno è il monte Naiarda (1899m). Cima modesta ma selvatica, che si presenta più abbordabile dalle pendici visibili dal lato di forcella Naiarda. Seguendo in discesa il sentiero si osservi il monte. Presenta sulla destra una placca rocciosa e
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19-01-2017 18:17
askatasuna askatasuna
Ritornati sui propri passi ci si cala verso casera Naiarduzza (1655m). A volte i segnavia scompaiono e le tracce si moltiplicano ma il terreno induce a calarsi a piacere nella brughiera, con la casera ben in vista a fungere da faro. Una volta rientrati nel bosco s’incontra un bivio. Lasciato sulla destra il troi che proviene dalla forca del Mugnol si prenda a sinistra, ritrovando il bosco. I classici segnavia del Cai sono spesso sostituiti da altri, bianco-azzurri. Con piccoli saliscendi si giunge in breve ai ruderi di casera Naiarda (1441m) che vi accoglierà col suo laghetto d’abbeveraggio. Le stalle ospitano tre alberoni ben svezzati, mentre tutt’attorno ha preso piede la menta selvatica.
Allegato: Il gruppo Caserine-Cornaget.JPG
Ritornati sui propri passi ci si cala verso casera Naiarduzza (1655m). A volte i segnavia scompaiono e le tracce si moltiplicano ma il terreno induce a calarsi a piacere nella brughiera, con la casera ben in vista a fungere da faro. Una volta rientrati ne
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19-01-2017 18:18
askatasuna askatasuna
Oltrepassati i ruderi si volta decisamente a destra, poco sotto ad un sentiero invaso dagli schianti. La discesa si fa sempre più ripida, ma i segnavia continuano puntuali e fin troppo abbondanti, a sottolineare il cammino. Poco sotto quota 1200 appare un cavo a penzoloni di nessuna utilità tranne nel segnalare l’inizio del pezzo più delicato. Il troi si restringe ad esile cengia, nel tentativo di superare una grande balza rocciosa. Qui il bosco cade a picco ed è necessaria la massima attenzione. Non tanto per l’esposizione in sé, quanto per un terreno veramente infido, ricoperto di terriccio e fogliame, letale con giornate piovose. La cengia si restringe sempre di più fino a terminare con un piccolo salto. Ci fosse solo pietra sarebbe uno scherzo ma qui si scivola che è un piacere ed in questi rivali, scivolare è un po’ volare. Per fortuna un tronco secco, appoggiato alla roccia, viene in aiuto.
Allegato: Tramonto dal Sernio al Montasio.JPG
Oltrepassati i ruderi si volta decisamente a destra, poco sotto ad un sentiero invaso dagli schianti. La discesa si fa sempre più ripida, ma i segnavia continuano puntuali e fin troppo abbondanti, a sottolineare il cammino. Poco sotto quota 1200 appare un
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19-01-2017 18:19
askatasuna askatasuna
Incredibilmente è proprio questo il punto più critico dell’itinerario proposto e che avrebbe bisogno del cavo di cui sopra. Proprio quando non te l’aspetti, così in basso e con gli ormeggi della concentrazione già mollati. Superata l’unica difficoltà oggettiva ci si arrocca sull’ultimo costone che scende deciso verso il rio Negro. Un ultimo salto porta al punto ove esso vede confluire le acque del Naiarda. Il guado non è così elementare, almeno volendo restare asciutti, ma deve rivelarsi critico con le generose portate primaverili.
Allegato: La cascatella del rio Negro.JPG
 Incredibilmente è proprio questo il punto più critico dell’itinerario proposto e che avrebbe bisogno del cavo di cui sopra. Proprio quando non te l’aspetti, così in basso e con gli ormeggi della concentrazione già mollati. Superata l’unica difficoltà ogg
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19-01-2017 18:20
askatasuna askatasuna
Da qui agli stavoli Trentesin m’apettavo un traverso gentile ma anche in questo caso la concentrazione dev’esser massima. Il troi s’assottiglia e s’infittisce di erbe mentre l’esposizione sul rio, anche se mitigata dagli alberi, è costante. Il traverso è caratterizzato anche da continui e brevissimi saliscendi. Una costante che ci accompagnerà fino all’ultima risalita. Dagli stavoli Trentesin appaiono le bollinature del nuovo tracciato Cai. Il 383a è oramai diventato il 383 vista la difficoltà del guado del tagliamento dalla sinistra orografica, dopo gli alluvioni di qualche anno fa.
Allegato: Strati di memorie.JPG
Da qui agli stavoli Trentesin m’apettavo un traverso gentile ma anche in questo caso la concentrazione dev’esser massima. Il troi s’assottiglia e s’infittisce di erbe mentre l’esposizione sul rio, anche se mitigata dagli alberi, è costante. Il traverso è
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19-01-2017 18:21
askatasuna askatasuna
Il sentiero giunge fino al greto e lo costeggia con costanti saliscendi, passando di rudere in rudere finché la sfilata della ricordanza è interrotta dalla forestale che parte gentile, ma che richiede almeno duecento metri di dislivello positivo da riconquistare dal greto per poi ridiscendere al ponte Sacrovint. Il dislivello positivo della giornata si ferma a quota 700, quasi 2000 i metri da percorrere in discesa. Il lungo rientro richiede almeno 8 ore di cammino a buon passo, compresa la deviazione sulla cima del Naiarda.
Allegato: Le Tre Cime.JPG
Il sentiero giunge fino al greto e lo costeggia con costanti saliscendi, passando di rudere in rudere finché la sfilata della ricordanza è interrotta dalla forestale che parte gentile, ma che richiede almeno duecento metri di dislivello positivo da riconq
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19-01-2017 18:22
askatasuna askatasuna
Punti d’appoggio;

Unico e lussuoso. Casera Chiampiuz (1696m) presenta un ampio locale con tavolo panche e spolert. Il bagno è chiuso ma, in ogni caso, in un ricovero di montagna è fuori posto come una piscina al mare. Al piano superiore, una stanzetta è riempita con tre tavolati, sull’uscio di questa altre due reti ed il “boccione” per l’acqua piovana. L’ho trovato vuoto ma credo si tratti di un operazione di routine tipica da fine estate. In ogni caso l’acqua si trova prima di giungere alla casera, sulla sinistra. Il torrentello quasi asciutto è in realtà la fonte primaria d’acqua, infatti, pochi metri più in alto, un tubo canalizza in un rivoletto perenne le gocce che poi si disperdono. Nella casera è presente un impianto fotovoltaico per la luce. Le plafoniere al piano superiore ed addirittura sulle scale funzionano alla perfezione. Quella sopra il tavolo (l’unica tatticamente necessaria) è aperta e priva di lampadina.
Allegato: Chiampiuz lodge a la mañana.JPG
Punti d’appoggio; <br /> <br />Unico e lussuoso. Casera Chiampiuz (1696m) presenta un ampio locale con tavolo panche e spolert. Il bagno è chiuso ma, in ogni caso, in un ricovero di montagna è fuori posto come una piscina al mare. Al piano superiore, una
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19-01-2017 18:23
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Una due giorni tosta, soprattutto nel rientro, ma la cui intensità emozionale ripaga ampiamente. Le difficoltà oggettive si superano grazie ad un passo sicuro e al un buon fiuto delle tracce. Come detto dalla cima del Cimon fino al catino del Naiarda, il troi è esile e spesso evanescente. Non v’è rischio di perdersi ma spesso è necessario perdere qualche minuto per trovare il cammino. La Punta del Mezzodì oppone qualche facile paretina che richiede l’uso delle mani ma più che impegnare in arrampicata, richiede un minimo di autonomia una volta cambiato versante. La salita al Naiarda è ovvia e soprattutto da affrontare a piacere, l’unico ostacolo è la ripidezza dei prati, anche se in discesa il terreno si rivela più malagevole che pericoloso.
Allegato: Naiarda Tamaruz e Frascola.JPG
Note a margine: <br /> <br />Una due giorni tosta, soprattutto nel rientro, ma la cui intensità emozionale ripaga ampiamente. Le difficoltà oggettive si superano grazie ad un passo sicuro e al un buon fiuto delle tracce. Come detto dalla cima del Cimon fi
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19-01-2017 18:24
askatasuna askatasuna
L’unico punto critico, come sottolineato, lo troviamo molto più in basso, nel bosco. Proprio quando non si può tornare indietro. Ma non c’è scelta, anche perchè percorrere l’anello proposto al contrario risulterebbe una mattanza fisica con lo zainone da bivacco. Non è da escludere, vista la recente manutenzione del sentiero, una futura modifica dello stesso o la semplice apposizione d’un cavo di sicurezza. Per questo motivo consiglio di contattare la sede del Cai di Forni, disponibilissima nel fornire informazioni in merito. I dislivelli indicati sono abbozzati a causa degli infiniti ma brevi saliscendi da affrontare al ritorno. Il periodo consigliato è senza dubbio l’autunno o tutt’al più una primavera tarda ed asciutta.
Allegato: Clapsavon Bivera e dorsale pesarina.JPG
L’unico punto critico, come sottolineato, lo troviamo molto più in basso, nel bosco. Proprio quando non si può tornare indietro. Ma non c’è scelta, anche perchè percorrere l’anello proposto al contrario risulterebbe una mattanza fisica con lo zainone da b
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19-01-2017 18:25
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Prime Zornade

Le prime nevicate sono uno schiaffo ai sogni. Quelli che inevitabilmente s’infrangono alle prime sbuffate dell’autunno. Si ripone sotto il cuscino il desiderio di visitare mete in alta quota al riparo dell’alta stagione e si fruga fra le ratatujes lasciate per strada. Il Cimon d’Agâr è una di queste. L’ultimo capitolo del mio libro del Vento di SentieriNatura. La variante proposta da Michela è un consiglio prezioso da non farsi sfuggire. Eccomi qui, a staccarmi al terzo tornante davanti a quel cartello retorico a cui rispondo ad alta voce. Recita: “Ese biel?”, “Po no po!” esclamo. Presa la traccia dietro i ruderi non la si perde più.
Allegato: Domanda retorica.JPG
LATO B (emotional side) <br /> <br />Prime Zornade <br /> <br />Le prime nevicate sono uno schiaffo ai sogni. Quelli che inevitabilmente s’infrangono alle prime sbuffate dell’autunno. Si ripone sotto il cuscino il desiderio di visitare mete in alta quota
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19-01-2017 18:26
askatasuna askatasuna
Poco dopo si passa accanto ad una casa che sembra più un casermone, poi di nuovo i ruderi Dosalè. All’interno, nella muratura, è presente una splendida nicchia arrotondata con ripiano, mentre una feritoia risulta anch’essa ingentilita nelle forme. Come scoprirò il giorno dopo percorrendo le pendici che si bagnano nel Tiliment, disseminate di stavoli, trattasi di una cura non rara in queste selve che furon giardini, ove nonostante la fatica c’era spazio per dettagli che san di dolce. Continuo seguendo i muretti a secco e oltrepassando a quota 1300, una radura guadagnata a forza da una slavina. Più in alto il panorama inizia ad aprirsi per un attimo, poi ancora bosco, grandi massi erratici e, con loro, finalmente i prati! Prati che fischiano, prati che fuggono.
Allegato: Il Tinisa.JPG
Poco dopo si passa accanto ad una casa che sembra più un casermone, poi di nuovo i ruderi Dosalè. All’interno, nella muratura, è presente una splendida nicchia arrotondata con ripiano, mentre una feritoia risulta anch’essa ingentilita nelle forme. Come sc
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19-01-2017 18:26
askatasuna askatasuna
Una costante in queste due giornate infrasettimanali. Alla casera mi riposo a lungo, fissando la dorsale del Tinisa che da qui pare quasi piatta, un tutt’uno col suo prolungamento erboso, tanto da perdere il fiero aspetto che mostra giungendo da Ampezzo. Mangio fissando la Punta del Mezzodì o meglio le sue tre vette. A pochissima distanza una dall’altra, come se da Forni rappresentassero i segni dell’ultimo quarto d’ora nel quadrante d’una meridiana immaginaria. Se il primo quotato 1923 si rivela insormontabile da questo lato (ma la mappa invoglia a provarci da nord) noto la traccia che porta dietro la schiena dell’ultimo, quotato 1889, il più vicino a me. E metto l’informazione nella teca delle golosità, a lievitare.
Allegato: Panorama dal Cimon di Agâr.JPG
Una costante in queste due giornate infrasettimanali. Alla casera mi riposo a lungo, fissando la dorsale del Tinisa che da qui pare quasi piatta, un tutt’uno col suo prolungamento erboso, tanto da perdere il fiero aspetto che mostra giungendo da Ampezzo.
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19-01-2017 18:27
askatasuna askatasuna
Parte della giornata continua ad essere funestata da maledettissimi aerei militari. Li senti sfondare il muro del suono e i tuoi timpani, paiono correrti sopra la testa, ovunque li cerchi non li trovi. Inquinatori acustici e non solo d’un cielo terso, fan le veci dei motârs da Harley Davidson. Non di tutti certo, ma di quelli che devono per forza elaborare lo scarico, come se maggiore sia il rombo che emettono, maggiore possa apparire la loro virilità! Una moto una, a distanza di chilometri, insozza coi suoi rumori una valle enorme e tutte le picche che la circondano. Ecco, questo tipo di aerei fa lo stesso. A baste un pa rovinati la magje dal cidin! E’ come se scendessi per ore nei budelli del Canin per poi trovarti in una grande sala piena di stalattiti e un altro speleologo si sedesse ad ascoltar la radiolina a tutto volume. Mi domando quanta polvere s’ha da mangiare per trovare la pace!
Allegato: Il Cimon di Agâr.JPG
Parte della giornata continua ad essere funestata da maledettissimi aerei militari. Li senti sfondare il muro del suono e i tuoi timpani, paiono correrti sopra la testa, ovunque li cerchi non li trovi. Inquinatori acustici e non solo d’un cielo terso, fan
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19-01-2017 18:27
askatasuna askatasuna
Riparto verso il Cimon. Una volta in vetta quasi ti dimentichi del Sernio, di val Alba e Montâs, di Chiampon e Cuarnan, di tutte le picche che appaiono all’orizzonte. Gli occhi non si staccano da quel triangolo delle Bermude. Uno degli angoli più fascinosi e selvaggi della nostra regione. Chiarescons, Caserine, Dosaip, Vacalizza e Vetta Fornezze sono i guardiani che spiccano da questo lato. Con quei fianchi che san di giungla, di civiltà inesplorate, di fossa delle Marianne boscosa, ove è facile tuffarsi ma pare impossibile riemergere: i canali del Meduna!
Allegato: Cima Leadicia e Dosaip tra le nebbie.JPG
Riparto verso il Cimon. Una volta in vetta quasi ti dimentichi del Sernio, di val Alba e Montâs, di Chiampon e Cuarnan, di tutte le picche che appaiono all’orizzonte. Gli occhi non si staccano da quel triangolo delle Bermude. Uno degli angoli più fascinos
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19-01-2017 18:28
askatasuna askatasuna
Ma ad ogni spicchio d’orizzonte si lega un’emozione. Diversa. Così degno d’attenzione anche le Tre Cime di Lavaredo a dir poco infastidite d’esser così snobbate. Passando dal salvadi alla bellezza d’alto rango. Accanto spicca la Croda de Toni e gli Scarperi, il Popera, infine la cuspide piramidale di Cima Bagni. Il Pramaggiore s’allarga a dismisura e cattura ogni raggio di sole che poi scema sull’infinita serie di guglie delle Dolomiti friulane.
Allegato: Dolomiti di Sesto.JPG
Ma ad ogni spicchio d’orizzonte si lega un’emozione. Diversa. Così degno d’attenzione anche le Tre Cime di Lavaredo a dir poco infastidite d’esser così snobbate. Passando dal salvadi alla bellezza d’alto rango. Accanto spicca la Croda de Toni e gli Scarpe
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19-01-2017 18:29
askatasuna askatasuna
Dall’altro lato la dorsale che, dopo il sussulto roccioso del Bivera, digrada in una regolare schiena erbosa che coincide con un lungo sospiro. Poi mi giro e vedo la probabile meta di domani, il Naiarda. Una montagna donna, senza dubbio. Le sfumature dei sentimenti mutano ancora. Mi colpisce al primo sguardo. Rimango imbambolato davanti alle sue fiancate che precipitano verticali ma sinuose, disegnando strane curve, tutte impellicciate di verde. Paion le falde d’una gonna, con le pieghe ben in mostra! Sensuale e selvatica allo stesso tempo!
Allegato: Le pieghe del monte Naiarda.JPG
Dall’altro lato la dorsale che, dopo il sussulto roccioso del Bivera, digrada in una regolare schiena erbosa che coincide con un lungo sospiro. Poi mi giro e vedo la probabile meta di domani, il Naiarda. Una montagna donna, senza dubbio. Le sfumature dei
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19-01-2017 18:30
askatasuna askatasuna
Dietro di lei il Tamaruz con le sue lastre e, a far capolino, il Frascola. E poi il gruppo del Valcalda e ancora tanto, troppo altro. Scendendo ritorno a fissare le tre lancette del Mezzodì. E’ pomeriggio inoltrato, ma non resisto e passo alto, senza fermarmi in casera. Purtroppo la gola me l’ha fatta ingoiare di corsa! Sono le cinque e devo correre a “fare il letto”, rimpinguar la riserva d’acqua e correre in forcella Chiampiuz ad aspettare il tramonto!
Allegato: Cimon di Agâr dalla Punta di Mezzodì.JPG
Dietro di lei il Tamaruz con le sue lastre e, a far capolino, il Frascola. E poi il gruppo del Valcalda e ancora tanto, troppo altro. Scendendo ritorno a fissare le tre lancette del Mezzodì. E’ pomeriggio inoltrato, ma non resisto e passo alto, senza ferm
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19-01-2017 18:30
askatasuna askatasuna
La tana è un lusso! V’è pure la luce, ovunque, camere e scale. Ma dove serve, nella stanza principale, manca la lampadina. Secondo me anche questa è una scelta tanto tattica, quanto inspiegabile. Ho provato con ogni arnese metallico a smontarne una delle altre per provare la lampadina ma invano. Quelle strane viti a croce son degne di McGyver! Poco male, allestisco veloce l’angolo cucina al piano superiore e mi fiondo in forcella. Da qui merita spostarsi un po’ verso sud per ammirare lo spettacolo completo anche sulle Dolomiti di Sesto. Alle sei e mezza, puntuale, si dà fuoco alle polveri.
Allegato: The Sunset from Chiampiuz pass.JPG
La tana è un lusso! V’è pure la luce, ovunque, camere e scale. Ma dove serve, nella stanza principale, manca la lampadina. Secondo me anche questa è una scelta tanto tattica, quanto inspiegabile. Ho provato con ogni arnese metallico a smontarne una delle
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19-01-2017 18:31
askatasuna askatasuna
Prima son Sernio e Grauzaria ad arrossirsi, dopo lo show si sposta dall’altro lato delle Alpi. Il sole pare nascondersi poco sotto la cima del Chiarescons. Un gruppuscolo di nuvole che lo avevan scelto come punto di ritrovo, diventan prede inermi di un’eruzione. Lentamente trasfigurano in sfumature via via più incandescenti, fino a trasfigurare in luce viva! Le Dolomiti presentano banchi di nubi orizzontali più spessi ed ordinati che si fan solo lambire dalle fiamme. Intanto la nuvola del Chiarescons si accende talmente da apparire fluida, come se le ultime fioche energie del sole potessero vaporizzarla con un ultimo colpo di reni.
Allegato: Leruzione del Chiarescons.JPG
Prima son Sernio e Grauzaria ad arrossirsi, dopo lo show si sposta dall’altro lato delle Alpi. Il sole pare nascondersi poco sotto la cima del Chiarescons. Un gruppuscolo di nuvole che lo avevan scelto come punto di ritrovo, diventan prede inermi di un’er
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19-01-2017 18:32
askatasuna askatasuna
Invece, da un momento all’altro, tutto si quieta. La notte scende presto, uccelli d’acciaio e cavalli di ferraglia dormono beati. Solo i bramiti dei cervi scuotono i boschi del Rio Negro. Riempion la valle, paion risalire i suoi rivali e spandersi ancora, echeggiare per poi tornar forti, gutturali. Quando inizio a contar le stelle si placano anche gli ardori della passione. I lampioni celesti s’accendono uno ad uno, mentre a lungo, come un derviscio in trance, continuo a roteare a testa in su.
Allegato: Dal Clapsavon al Tinisa.JPG
Invece, da un momento all’altro, tutto si quieta. La notte scende presto, uccelli d’acciaio e cavalli di ferraglia dormono beati. Solo i bramiti dei cervi scuotono i boschi del Rio Negro. Riempion la valle, paion risalire i suoi rivali e spandersi ancora,
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19-01-2017 18:33
askatasuna askatasuna
Seconde Zornade

Mi sveglio col buio pesto, uscendo di corsa per vedere se le stelle di ieri sera si trovino ancora tutte al loro posto. Ci sono! La giornata sembra prometter bene! Colazione, rassetto, imballaggio e riparto. Con me pare destarsi la valle tutta, i bramiti ritornano a scuoter i fusti centenari mentre nelle pause sento fischiare i camosci. Da direzioni diverse. Pare di percorrere le vie di Amsterdam: ehi psst pssst! E ti giri verso un tipo losco a sinistra. Psst! Pssst! Due metri ed uno ti bisbiglia dal lato destro! Raggiungo in un lampo l’ultimo strappo che porta al Cimon. Mi preparo la poltrona e la aspetto. Il risvegliarsi del giorno non può che avere un nome femminile. E’ madre e con lei rinasce tutto! Porta il mondo intero in grembo e con il suo arrivo ripartono i canti, s’aprono i petali, le zampe si stiracchiano e si mettono in moto.
Allegato: Il gruppo Caserine-Cornaget.JPG
Seconde Zornade <br /> <br />Mi sveglio col buio pesto, uscendo di corsa per vedere se le stelle di ieri sera si trovino ancora tutte al loro posto. Ci sono! La giornata sembra prometter bene! Colazione, rassetto, imballaggio e riparto. Con me pare destar
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19-01-2017 18:34
askatasuna askatasuna
Forse son proprio le albe autunnali, con la loro intensità, a far danzar le foglie, a dipingerle una ad una. Il freddo è solo una concausa. Queste ballerine effimere si truccano a dovere per poi lasciarsi andare quando vedono che anche la grande madre ha indossato vestiti sgargianti ed è pronta a trascinar le figlie nell’ultimo valzer prima del lungo sonno. Il tecnico delle luci inquadra la stessa catena che ammiravo ieri. Dal Caserine al Miaron cominciano a colare le braci. I tizzoni rocciosi iniziano a pulsare, riprendendo vigore. C’è bisogno di un altro incendio per spaventar le ombre, che iniziano a ritirarsi, metro dopo metro, a vista d’occhio. Una ventina di minuti così intensa che quasi ti stupisci a veder le ultime falische, a ritrovar gli azzurri
Allegato: Dal Dosaip ai Creton.JPG
Forse son proprio le albe autunnali, con la loro intensità, a far danzar le foglie, a dipingerle una ad una. Il freddo è solo una concausa. Queste ballerine effimere si truccano a dovere per poi lasciarsi andare quando vedono che anche la grande madre ha
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19-01-2017 18:34
askatasuna askatasuna
Riparto ancora tra bramiti e fischiate. Un camoscio in particolare, cattura la mia attenzione. Al centro di una radura poco sotto di me. Mi ha visto ed odorato, su questo non ci piove. Ma rimane immobile con lo sguardo rivolto a valle. E’ più preoccupato di quei bramiti che fan vibrare gli steli d’erba. Continuo puntando a casera Naiarduzza. Ho scelto un rientro lungo ed incerto per il troi 383 che viene dato ancora in manutenzione. Cambiato versante i protagonisti sonori diventano i Corvi Imperiali, che s’inseguono e chiacchierano poco amichevolmente per poi fermarsi su qualche ramo ed emettere suoni che sembran più un batter di becco che una gracchiata vera e propria.
Allegato: Le Tre Grazie.JPG
Riparto ancora tra bramiti e fischiate. Un camoscio in particolare, cattura la mia attenzione. Al centro di una radura poco sotto di me. Mi ha visto ed odorato, su questo non ci piove. Ma rimane immobile con lo sguardo rivolto a valle. E’ più preoccupato
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19-01-2017 18:35
askatasuna askatasuna
Giungo alla vista del Naiarda che abbraccia geloso il suo piccolo catino, con quei ripidissimi prati. Mi sembrava di ricordare che proprio essi garantissero la via di salita, ma voglio sporgermi oltre e curiosare l’altro versante. Ecco, o savevi jo... un lato della cresta presenta salti rocciosi che terminano con una fitta mugheta. Ma non torno indietro e punto alla parte più meridionale verso l’evidente scalinata erbosa. Man a mano che salgo, mi accorgo dell’azzardo. I docili mughi che devo oltrepassare nascondono il vuoto ed i prati a sud precipitano a piombo nel canal grande di Meduna. Il tratto erboso è il pezzo più critico. Instabile, arruffato di ciuffoni e bello verticale. Lo salgo in adorazione, mandando avanti le ginocchia, pochi metri ma molto delicati se percorsi in discesa. Il versante meridionale del Pleros in confronto è un falsopiano.
Allegato: Panorama dal Naiarda.JPG
Giungo alla vista del Naiarda che abbraccia geloso il suo piccolo catino, con quei ripidissimi prati. Mi sembrava di ricordare che proprio essi garantissero la via di salita, ma voglio sporgermi oltre e curiosare l’altro versante. Ecco, o savevi jo... un
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19-01-2017 18:36
askatasuna askatasuna
Una volta in vetta, alzo le mani e m’arrendo ai mughi che mi circondano. Prima ancora di mollar lo zaino, mi ci infilo in mezzo per scorgere una via di discesa. La trovo e posso rilassarmi ammirando la vertiginosa parete sud del Cimon di Agâr. Ripresa la via è l’ora di mollare gli ormeggi per navigare nelle praterie di casera Naiarduzza. I colori iniziano l’arrembaggio al cielo e, ancor prima di raggiungere i rami dei faggi, vanno all’assalto di Rododendri ed arbusti. Donano una nuova, effimera vita a quel mondo fatto di curve. Un cromatismo al limite del pittorico, con chiazze accese che sfumano nei bruni delle erbe che a loro volta si riaccendono di verde o spirano dorate. Un rincorrersi di pozze colorate che si sormontano e si compenetrano. Tutto questo sobbollir di tinte è in netto contrasto con la visione del monte che le chiude a sud. Lo avevo già ben fissato dal Naiarda ma da qui è tutt’altra cosa. La luce assopita non fa che accentuare l’effetto. Il Tamaruz è una zanna d’avorio sepolta a stento dalla vegetazione. Pareti scolpite, tagliate e piallate. Perfettamente lisce e così intensamente eburnee da mozzare il fiato!
Allegato: Le lastre del Tamaruz.JPG
Una volta in vetta, alzo le mani e m’arrendo ai mughi che mi circondano. Prima ancora di mollar lo zaino, mi ci infilo in mezzo per scorgere una via di discesa. La trovo e posso rilassarmi ammirando la vertiginosa parete sud del Cimon di Agâr. Ripresa la
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19-01-2017 18:37
askatasuna askatasuna
Ispeziono i ruderi della casera. Chissà da dove salivano gli armenti che riempivano la grande stalla in pietra edificata nel 1892? Forse dalle pendici della Costa di Paladin che incomincia anch’essa a colorarsi. Attorno agli edifici si è sviluppato un enorme roveto di lamponi, oramai sguarnito. Continuo a nuotare tra i colori, fino a rientrare in un bosco misto che pian piano si trasformerà in faggeta pura. Un Sorbo in frutto, dalle dimensioni ragguardevoli, segna l’ingresso nel bosco. E che bosco! Inizialmente mi faccio conquistare dal suo carsismo. Son talmente tanti i massi che fuoriescono da chiederti dove quei poveri faiârs riescano ad infilare le radici! Poi, quella foresta che speravo rilassante ed incantata come il suo incipit, cambia decisamente carattere. Cerco la concentrazione nelle tasche dello zainone per poi riporla di nuovo solo una volta raggiunte le cascatelle del Rio Negro.
Allegato: Hacia el norte desde el Cimon.JPG
Ispeziono i ruderi della casera. Chissà da dove salivano gli armenti che riempivano la grande stalla in pietra edificata nel 1892? Forse dalle pendici della Costa di Paladin che incomincia anch’essa a colorarsi. Attorno agli edifici si è sviluppato un eno
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19-01-2017 18:37
askatasuna askatasuna
Mi rilasso abbandonandomi al vociar dell’acqua, seguendola a ritroso, di pozza in pozza, fino alla cascata. Mi fermo giusto il tempo per uno spuntino veloce, il ritorno è ancora lungo. Lungo certo ma di cui non immaginavo la natura! Su e ju, su e ju, su e ju. Una pista di biglie con decine e decine di minuscoli saliscendi. Anche qui non si può riporre l’attenzione giacché la via per gli stavoli Trentesin, accondiscendendo le pareti del monte omonimo, si fa esile e rigogliosa di erbe. Non è il caso di scivolare in un bosco bello ripido che punta diritto al vociar del rio. Trentesin è il nome di qualche rudere e di un vecchio ricovero restaurato, probabilmente da cacciatori, ma ora in stato di completo abbandono. Doveva essere accogliente: due brande, materassi, tavolo, panca e vecchio spolert. Una volta raggiunto il greto del Tiliment penso che oramai sia finita e invece.. Su e ju, su e ju, su e ju... No mole! Sempre con quel falsopiano dolce e piacevole ma che dopo queste due giornate inizia a presentare il conto.
Allegato: Clapsavon e Bivera.JPG
Mi rilasso abbandonandomi al vociar dell’acqua, seguendola a ritroso, di pozza in pozza, fino alla cascata. Mi fermo giusto il tempo per uno spuntino veloce, il ritorno è ancora lungo. Lungo certo ma di cui non immaginavo la natura! Su e ju, su e ju, su e
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19-01-2017 18:38
askatasuna askatasuna
Ma sono i dettagli a farti tirare il fiato, a farti scordare la stanchezza. Il lungo cammino fino alla macchina è costellato di memorie oramai ingoiate da un verde oblio. Un rudere dietro l’altro, ti fan solo immaginare quanto diverso potesse essere il panorama. Immense coste verdi per la fienagione, con gli stavoli fumanti ad ospitare famiglie intere. Bambini nei prati e le lancette a mimar i morsi della falce. Interi giardini conquistati con fatica ed ostinazione, paiono non esser mai esistiti. Nell’accondiscendere l’ennesimo impluvio, un rio scende a cascatelle. Sulla sinistra orografica una casetta in miniatura. Ancora presente al suo esterno un piccolo mulino di ferro. L’interno è stato ben depredato ma doveva trattarsi d’una piccola turbina elettrica.
Allegato: Cascata tra gli stavoli.JPG
Ma sono i dettagli a farti tirare il fiato, a farti scordare la stanchezza. Il lungo cammino fino alla macchina è costellato di memorie oramai ingoiate da un verde oblio. Un rudere dietro l’altro, ti fan solo immaginare quanto diverso potesse essere il pa
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19-01-2017 18:38
askatasuna askatasuna
Poi il secondo rudere. La facciata, con quelle scale muschiate che terminano nell’aere, non lasciano presagire lo spettacolo che si propone dall’altro lato. E’ difficile individuarlo sulla mappa, ma credo si tratti dello stavolo Chiarais. Appena girato l’angolo noti le prime svirgolate che contrastano il grigio, poi varchi la porta a sinistra e booooom! Tutto esplode! Memoria e oblio, gioia e malinconia, cura e abbandono, naturale ed umano, sconfitta e riconquista...
Allegato: Ingresso alla galleria darte.JPG
Poi il secondo rudere. La facciata, con quelle scale muschiate che terminano nell’aere, non lasciano presagire lo spettacolo che si propone dall’altro lato. E’ difficile individuarlo sulla mappa, ma credo si tratti dello stavolo Chiarais. Appena girato l’
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19-01-2017 18:39
askatasuna askatasuna
Un contrasto che s’amalgama nella poesia. I versi, se non si dimostrano sciatti inni melliflui o arzigogoli cerebrali, qualunque cosa raccontino, qualsiasi binario sentimentale seguano, non possono non contenere due anime. Anche nei più sfrenati inni alla gioia. La poesia è la necessità d’esprimere mondi vivi incastonati in altre vite, d’indagar come aruspici nelle proprie budella per comprendere ciò che ci circonda. Una battaglia persa nel fotografare una realtà percepita dentro anime deformate dal sentire. La poesia è vita ascetica, la cui sconfitta è rappresentata dall’illusione che essa divenga universale, che possa esser capita, che si riesca a condividere, donando brandelli di sé. Sincera, intensa e spietata come la vita stessa, non può fare a meno di donar le sue ali a chi ha la sfortuna d’incontrarla. Come non può evitare che quel volo si trasformi in un inconsulto precipitare. La poesia è parto, eccitazione, dolore, attesa, felicità. Riempie e svuota.
Allegato: Stencil.JPG
Un contrasto che s’amalgama nella poesia. I versi, se non si dimostrano sciatti inni melliflui o arzigogoli cerebrali, qualunque cosa raccontino, qualsiasi binario sentimentale seguano, non possono non contenere due anime. Anche nei più sfrenati inni alla
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19-01-2017 18:40
askatasuna askatasuna
Ecco, questo stavolo è pura poesia organica. Soggettiva e recepita da chi vi entra in una foggia difforme di emozioni. C’è ogni ingrediente possibile. A seconda di come si combinano immagini e fantasia, può affascinare o addolorare, stupire o lasciar cicatrici profonde, far sorridere o crear un nodo in gola. Il mio primo impatto è asettico, o meglio privo del respiro della memoria. Ogni dettaglio è parte della tela, non di una storia. La prima lavina che rompe i miei argini è cromatica. Le pareti, a suo tempo dipinte dello stesso colore, son diventate prede. Ogni muro è completamente differente, anche se si nota la mano degli autori: le carezze d’un muschio accennato, la fuga del colore originario, le muffe più scure e testarde, le scie delle gocce che vi son scivolate addosso, i punti deboli della tinta che si son lasciati andare, mostrando un’anima intonacata di grigio. Poi quei cedimenti che si fan scoperte. Lo strato rossiccio di pittura superficiale non ha trascinato nella sua fuga i ricordi della stagione precedente. Ed esonda l’azzurro. Ancora vivo!
Allegato: Contemporary organic art.JPG
Ecco, questo stavolo è pura poesia organica. Soggettiva e recepita da chi vi entra in una foggia difforme di emozioni. C’è ogni ingrediente possibile. A seconda di come si combinano immagini e fantasia, può affascinare o addolorare, stupire o lasciar cica
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19-01-2017 18:41
askatasuna askatasuna
Più in alto emergono delle decorazioni floreali fatte a stencil, imprimendo il colore sulla parte vuota d’una maschera sagomata in negativo. Sopra lo stipite d’una porta, un’altra di queste, completamente diversa, apre un’altra falla nella mia diga. Ora quelle pareti si fan ricordi altrui. La decorazione che s’intuisce a stento, si fa grossolana e deborda di blu, azzurri e verdi. Una mano s’è prodigata ad imitare la fredda perfezione d’un modello, con un pennello. Poi quella nicchia, una piccola credenza incastonata nelle pietre. Un legno colorato che sosteneva una delle due ante, resiste ancora. Al suo interno qualche coccio di ceramica. Lo spolert di ferro è sommerso dai crolli, arrugginito dalla solitudine. Nell’ingresso con le pareti piastrellate, un lavello, anch’esso dipinto. A lato, l’attaccapanni ancora pronto ad accogliere gli ospiti, con quelle stampelle, ognuna contraddistinta da una faccia baffuta.
Allegato: La muse.JPG
Più in alto emergono delle decorazioni floreali fatte a stencil, imprimendo il colore sulla parte vuota d’una maschera sagomata in negativo. Sopra lo stipite d’una porta, un’altra di queste, completamente diversa, apre un’altra falla nella mia diga. Ora q
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19-01-2017 18:51
askatasuna askatasuna
Lo stupore cerca invano una via di fuga nel pianto. La fantasia diventa amara compagna. Quei colori così allegri, un’arma a doppio taglio. Cedo davanti alla gioia ridotta in macerie, ad una memoria afona che non può testimoniare quanti stenti e fatiche abbian fatto nascere lo stavolo. Quante carezze cromatiche, nonostante la stanchezza ed il lavoro gravoso di chi lo eresse, esso abbia ricevuto. E così anch’io divento parete. Vuota e senza risposte. Con immagini che corrono come diapositive, flashback continui, emozioni contrastanti. Mi lascio trapassare da tutto. Come un aquilone mi sento leggero, coccolato dal vento ed allo stesso tempo nel cuore d’una tempesta.
Allegato: Dalla Vetta Fornezze al Cadin di San Lucano.JPG
Lo stupore cerca invano una via di fuga nel pianto. La fantasia diventa amara compagna. Quei colori così allegri, un’arma a doppio taglio. Cedo davanti alla gioia ridotta in macerie, ad una memoria afona che non può testimoniare quanti stenti e fatiche ab
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19-01-2017 18:52
askatasuna askatasuna
Poi ancora stavoli, disseminati qua e là, alcuni oramai ridotti a poche pietre. Finalmente raggiungo la forestale. Al suo inizio, una gigantesca pietra ha apposto un cartello di lato. Recita: “Frammento di meteorite”. Non so quanto corrisponda al vero, come non so se quelle schegge emozionali mi si sian posate addosso come frammenti di stelle o m’abbian penetrato come spine.
Allegato: Vetta Fornezze Chiarescons e Pramaggiore.JPG
Poi ancora stavoli, disseminati qua e là, alcuni oramai ridotti a poche pietre. Finalmente raggiungo la forestale. Al suo inizio, una gigantesca pietra ha apposto un cartello di lato. Recita: “Frammento di meteorite”. Non so quanto corrisponda al vero, co
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