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Anello dei monti Agarial, Giaf e Venchiar

10-01-2017 12.36
askatasuna askatasuna
Condivido un tentativo d’anello in val d’Arzino che tocca l’anonima triade che s’oppone al torrente Comugna. Un anello ridimensionato a causa dell’evanescente traccia di discesa dal Venchiar ma che merita d’esser percorso per raggiungere almeno quello spicchio tra terra e cielo che prende il nome di Agârial. Dopo aver saziato lo sguardo su quel balcone, il resto del percorso si trasforma in un dolce insinuarsi sulla schiena boscosa d’una muraglia frequentata solo dal silenzio e dai sospiri del vento, toccando il monte Giâf ed il Venchiar. (29.11.2016)
Allegato: Agârial dinviar.JPG
Anello dei monti Agarial, Giaf e Venchiar
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10-01-2017 12.37
askatasuna askatasuna
Difficoltà: E
Dislivello: 1000 metri
Tempo di percorrenza: 6 ore
Cartografia: 28 Val Tramontina, Tabacco 1:25.000
Allegato: Il trittico dalle case di San Francesco.JPG
Difficoltà: E<br />Dislivello: 1000 metri <br />Tempo di percorrenza: 6 ore <br />Cartografia: 28 Val Tramontina, Tabacco 1:25.000<br />
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10-01-2017 12.38
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Evitando il guado per l’ardita tavoletta di legno di Marins, che soccombe ai capricci dell’Arzino, oltrepassare quest’ultimo grazie al ponte di Calants per poi imboccare subito a destra, una forestale parallela al torrente. Si continua per la carrareccia superando gli impluvi dello Spissulat prima e del Fosata poi. Si parcheggia poco oltre quest’ultimo. Ci si ritrova di fronte (est) alla strada bianca che, proprio oltre al torrente, da Marins scende verso il greto (quella che porta alla famosa tavola). Dalla parte opposta, l’individuazione dell’incipit della traccia comporta solo qualche curiosata. Sulla destra orografica del rio appena sorpassato con l’automezzo, si dovrebbero notare delle fettucce scolorite ma dovendo riportarsi sull’altra sponda poco dopo, si può partire facendosi largo tra la boscaglia, ove resiste un muretto a secco. Facendo slalom tra gli arbusti lo si segue fino a trovarselo perpendicolare. Lo si oltrepassa e finalmente la traccia diventa netta ed inequivocabile, virando a destra.
Allegato: Il primo pulpito del Agariâl dalla Forchiazza.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Evitando il guado per l’ardita tavoletta di legno di Marins, che soccombe ai capricci dell’Arzino, oltrepassare quest’ultimo grazie al ponte di Calants per poi imboccare subito a destra, una forestale parallela al torren
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10-01-2017 12.39
askatasuna askatasuna
Si continua a seguire il suo inerpicare fino all’apparizione, dietro le fronde, dei valloni dirupati che si gettano nella val di Roris. Qui la traccia si sposta verso sud, oltrepassando poco dopo, l’impluvio asciutto del rio Fosata. I pochi dubbi sono legati agli slarghi tra la vegetazione che han lasciato campo libero alle giovani essenze. Prima di quota 900 occupano la via ma basta un’occhiata per intuire il prosieguo. Le poche fettucce sbiadite rimaste possono venire in aiuto. Una descrizione più accurata risulta difficoltosa, ma chi ha dimestichezza con il fiutar la via, non avrà problema alcuno. Nell’ultima risalita che porta alla forcella chiave, la traccia è meno evidente ma la direzione inequivoca. Siam giunti sulla Forchiazza (1002m) ove la ricerca finisce grazie ai segnali verdi e gialli della forestale. Da qui ci guideranno, uniti a qualche nastro di rinforzo, per tutta la cresta. Lievi saliscendi ci portano sotto ad uno spuntone roccioso che va aggirato verso ponente. La risalita è breve ma ripida e da evitare con ghiaccio o neve. Una volta riguadagnata la cresta si raggiunge in un attimo l’esigua cimotta del monte Agariâl. Il primo della triade, il più panoramico e sgombro dalla vegetazione.
Allegato: Sulla dorsale del monte Giaf.JPG
Si continua a seguire il suo inerpicare fino all’apparizione, dietro le fronde, dei valloni dirupati che si gettano nella val di Roris. Qui la traccia si sposta verso sud, oltrepassando poco dopo, l’impluvio asciutto del rio Fosata. I pochi dubbi sono leg
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10-01-2017 12.40
askatasuna askatasuna
Ritornati in Forchiazza si prosegue dolcemente, con lievi saliscendi sempre sul filo di cresta, passando le varie quote del boscoso Giaf, per poi giungere all’omonima casera ottimamente ristrutturata: tavoli, panche, cucina economica e predisposizione per quella a gas, al piano inferiore, qualche rete senza materassi in quello superiore. All’esterno, dietro alla pozza-abbeveratoio segue la traccia per il monte Venchiar. Essa si sposta verso levante, scavalcando di versante e regalando un magnifico scorcio sull’abitato di San Francesco e sulle montagne che la proteggono a est. In breve ci porta sulla vetta del Venchiar. Un timido ometto di sassi conferma che ci siamo sopra, ma la vegetazione scippa un panorama che si riesce solo ad intravvedere tra le fronde. Si ritorna quindi alla casera, scendendo verso la val d’Arzino tramite la mulattiera che coincide con il troi 810 che trapassa la val di Cuna. Fare attenzione al tornante quotato 646, quando, in corrispondenza di una netta curva a sud della mulattiera, una traccia evidentissima, diparte in direzione opposta. Essa ci viene in soccorso, non solo per bypassare la carrareccia, ma per accorciare il rientro, depositandoci a pochi minuti dall’auto.
Allegato: Las Tavuelas.JPG
Ritornati in Forchiazza si prosegue dolcemente, con lievi saliscendi sempre sul filo di cresta, passando le varie quote del boscoso Giaf, per poi giungere all’omonima casera ottimamente ristrutturata: tavoli, panche, cucina economica e predisposizione per
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10-01-2017 12.41
askatasuna askatasuna
Note tecniche:

Questa relazioncina abbozzata è in realtà la cronaca di una “sconfitta”. Mi premeva scovare la vecchia traccia che dal monte Venchiar scende verso Valentins, suggerendo così un percorso anulare sulla dorsale che s’oppone a levante alla val di Cuna. La traccia alla fine non l’ho trovata. O meglio, il fascino dell’Agariâl mi ha rapito per troppo tempo ed una volta al Venchiar, sono sceso tra una selva di giovani fusti che m’han fatto intuire come sarebbe stato più complicato del previsto. Poco sotto la cima un’altra altura andrebbe superata nel suo versante occidentale. Ho curiosato, ma non notando alcun indizio e vista l’ora, ho preferito fare marcia indietro. A valle, ho potuto chiacchierare con un vecchietto, intento a far legna. Mi ha confermato come la traccia che scende nel vallone tra il monte Givoli ed il Venchiar sia oramai ben mangiata e digerita dalla vegetazione. Mi ha riportato le testimonianze del figlio che per un attimo mi han rincuorato del tempo “perso” sulla prima cimotta. Poi è ritornata la maledizione felina ed ovviamente mi ripropongo di ritornare in zona, dedicando la giornata solo a quella maledetta tratteggiata nera. Non dovrebbe essere impossibile procedere a naso, ma da qui a farne un suggerimento fruibile ai più, è un’altra cosa. Se fosse ancora evidente provvederò a segnalarlo in futuro a coda di questa relazione e, parallelamente, a costruire qualche ometto. Per ciò che concerne il seppur mozzato itinerario proposto, sottolineo come la sola visita all’Agârial meriti il viaggio. Difficoltà tecniche non ve ne sono, tranne nell’aggiramento dell’antecima se in presenza di neve o ghiaccio. La traccia che sale da Marins non è segnalata se non da qualche sparuta fetuccia. I pochi dubbi che instilla si rivelano di facile risolvimento, tanto che non merita indicarli tutti passo passo. Il bello di questo giretto è proprio il suo carattere, il guardare in terra e non sui fusti degli alberi, la sensazione di calpestare il passato, l’illusione d’essersi allontanati anni luce da strade, vetrine e luci lampeggianti.
Allegato: The big white.JPG
Note tecniche:<br /><br />Questa relazioncina abbozzata è in realtà la cronaca di una “sconfitta”. Mi premeva scovare la vecchia traccia che dal monte Venchiar scende verso Valentins, suggerendo così un percorso anulare sulla dorsale che s’oppone a levant
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10-01-2017 12.41
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Il fortuito incontro con Matthew nel covo di carbonari di casera Ditta, m’invoglia a tornar in una valle da lui amata a tal punto da dare al suo canide (metà pastore e metà orso di peluche) il nome di quel rio che la taglia a metà. Questa volta la neve non fermerà la mia voglia di cresta e di scovar tracce. Il troi di salita lo ricordo bene e sono curioso di vedere quel bosco verticale dove avevo deciso d’inerpicarmi scalinando la neve primaverile. Dopo qualche minuto, i latrati dei cani vengono rimpiazzati da quelli dei caprioli. La giornata doveva essere fredda e ventosa ma nel bosco si suda che è un piacere. Qualche slargo tra la vegetazione incornicia tra le ramaglie il Piciat. Da quota 900 circa, tutto si fa nuovo. Io avevo tirato su dritto per il costone, mentre ora mi godo tutta l’ansa della traccia che vira verso la forcella. La via della cresta da qui si fa “più lunga” e l’aggiramento di una balconata per il versante occidentale mi fa capire come, in quel giorno di primavera, la scelta sia stata fortunata. Scivoloso e ripido, mal s’avrebbe accompagnato a quello spesso manto, umido ed inconsistente.
Allegato: I gurardiani della val Preone.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Il fortuito incontro con Matthew nel covo di carbonari di casera Ditta, m’invoglia a tornar in una valle da lui amata a tal punto da dare al suo canide (metà pastore e metà orso di peluche) il nome di quel rio che la tag
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10-01-2017 12.43
askatasuna askatasuna
Poi rieccomi su quello striminzito balcone. Sono passati solo otto mesi ma è come se fosse la prima volta. In realtà è così. Allora tutto, e dico tutto, era bianco! Il cielo e le valli, quelle dorsali nude, dalla cute candida. Il senso di isolamento accentuato da quel mondo bicolore, sospeso tra lo ying di messer inverno e lo yang delle ombre che divoravano i colori. Oggi invece, anche con gli alberi spogli, sono i cromatismi soffusi a farla da padrona. Seppur basse e con un panorama limitato, certe cimotte t’entrano dentro. Sono appena arrivato e già mi ripropongo di tornare. O meglio, lo farò appena ripartito. Ora ho solo voglia di respirare, di farmi tagliar le labbra dal vento, di perdermi nei dettagli. La visione primaverile, mitigata dal bianco, m’aveva celato l’enorme ferita del Piombada, diventata un trampolino per le acque del rio Rugoni, che ora possono tuffarsi a valle quasi dalla cima.
Allegato: El Piombada y su herida.JPG
Poi rieccomi su quello striminzito balcone. Sono passati solo otto mesi ma è come se fosse la prima volta. In realtà è così. Allora tutto, e dico tutto, era bianco! Il cielo e le valli, quelle dorsali nude, dalla cute candida. Il senso di isolamento accen
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10-01-2017 12.43
askatasuna askatasuna
E poi l’ultimo bastione della catena, quel Corona Alta che tentai di raggiungere dal Piombada, sfuggito solo per colpa delle lancette. E’ strano. In lontananza posso osservare i giganti delle Giulie imbiancati o la triade della val Preone che sfila in rassegna ed invece mi concentro su quella anonima picca di 1604 metri. Mettendola in lista, ricordandomi di come fosse selvaggia e divertente, quanto ogni metro fosse da guadagnare con attenzione, ogni pietra da valutare. Amo la montagna anche per questo. Nomi, fama e dimensioni contan poco, il rapporto è di pura follia amorosa, curiosità felina, un gioco che non finisce mai. Poi mi giro verso Las Tavuelas. Due giorni fa a Matthew, brillavano ancora gli occhi quando mi raccontava della sua avventura, del libro di vetta custodito in un vasetto di vetro che portò in un luogo visitato da poche anime. Ma forse ha più senso quel quadernetto, sperduto e nascosto, dei libroni con migliaia di firme su vette blasonate. Quel tappo che si aprirà un paio di volte l’anno, custodisce un atto d’affetto e di riconoscenza. Di complicità con quel salvadi che l’ha accolto.
Allegato: Tavuelas magneticas.JPG
E poi l’ultimo bastione della catena, quel Corona Alta che tentai di raggiungere dal Piombada, sfuggito solo per colpa delle lancette. E’ strano. In lontananza posso osservare i giganti delle Giulie imbiancati o la triade della val Preone che sfila in ras
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10-01-2017 12.44
askatasuna askatasuna
E osservo a lungo quella dorsale ove roccia, erba e conifere, paiono disposte da un mini-pimer impazzito. Per non parlare di ciò che deve aspettarti dall’altra parte! Una zampa inizia a ravanare sulla roccia. S’è già dimenticata che dobbiamo andare nella direzione opposta e cade vittima del magnetismo di quella visione. Libertà pura, quella di non seguir binari, di non cercar indizi, almeno fino a raggiunger quel cocuzzoletto. Ma come dicevo poc’anzi, la montagna ammalia, avvelenando il cuore col più dolce dei sentimenti. La montagna è sirena. Guai ad avere udito fine!
Allegato: Hacia el este.JPG
E osservo a lungo quella dorsale ove roccia, erba e conifere, paiono disposte da un mini-pimer impazzito. Per non parlare di ciò che deve aspettarti dall’altra parte! Una zampa inizia a ravanare sulla roccia. S’è già dimenticata che dobbiamo andare nella
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10-01-2017 12.45
askatasuna askatasuna
Mi calmo, rigirandomi verso il Dosaip ed alle Caserine che paion spuntar da dietro. Poi su a correre per la Cuesta Spioleit fino a saltare dallo Sciara, al Teglar, al Burlat. Il tempo passa ed io resto nella mia placenta emotiva, in una stasi di benessere. Solo. Che aggettivo strano! La montagna è l’unico luogo fisico ed emozionale in cui la solitudine non osa addentrarsi nel mio animo. Riparto molto dopo il previsto, per una cresta disseminata di betulle. Quando si spogliano d’ogni foglia non cadono in un letargo cromatico, ma pulsano, svettando di luce propria, sorridendo alla primavera che verrà! Sclesis di arint! Lusôrs dal inviâr! In casera la pozza è uno specchio di ghiaccio. Non vedo la traccia che si snoda tra le erbe e scendo per la mulattiera, qualche metro, per riprendere il filo della dorsale. Cambiando di versante noto la traccia che, ahimè, utilizzerò per il ritorno.
Allegato: La dorsale da Marins.JPG
Mi calmo, rigirandomi verso il Dosaip ed alle Caserine che paion spuntar da dietro. Poi su a correre per la Cuesta Spioleit fino a saltare dallo Sciara, al Teglar, al Burlat. Il tempo passa ed io resto nella mia placenta emotiva, in una stasi di benessere
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10-01-2017 12.45
askatasuna askatasuna
Sul traverso verso il Venchiar si ha l’ultima foto da cartolina su San Francesco, il Chiadins ed il Piciat. Le fronde lascian scampo solo al Teglara ed alle vertiginose balconate della Cuesta Spioleit. Scendendo si nota subito come la traccia sia diventata pasto per le essenze. Alla forcelletta ricerco la traccia qua e là. Ma con poca convinzione. E’ tardi, sono ancora con la testa sull’Agârial ed una parte di me vuol restarci. Così metto in saccoccia i mugugni che san di scusa per un ritorno e riprendo la strada per la casera. Scendendo eccoti la sorpresa, la scorciatoia per Marins, presa al volo! Inanello una mela dietro l’altra, ogni morso un’immagine, un sorriso. In auto però riecco i mugugni, a cercar segni sui prati tagliati tra Zanets e Valentins. Mi calma un nonno. Con la motosega che sbraita. Il troi non c’è più, sentenzia, lo prendo come un arrivederci, mentre le note ipnotiche di Mulatu Astatke curvano per me il volante, verso l’uscita d’un paradiso abbandonato.
Allegato: Winter view.JPG
Sul traverso verso il Venchiar si ha l’ultima foto da cartolina su San Francesco, il Chiadins ed il Piciat. Le fronde lascian scampo solo al Teglara ed alle vertiginose balconate della Cuesta Spioleit. Scendendo si nota subito come la traccia sia diventat
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31-01-2017 13.08
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Pure tu stregato dalla val di Cuna!
Ti consiglio,se vuoi, di scendere dalla Forchiazza a Chiaschiarmas.
Tutto per tracce e sbiaditi bolli rossi che ti portano indietro nel tempo verso quel piccolo scrignio di paese incastonato nella valle di Cuna.
Poi puoi tornare a Piedigiaf per la vecchia mulattiera che costeggia il Comugna.
Sono andato in quel paesino, d'inverno, d'estate e in primavera e ogni volta ho fatto decine di foto senza rendermene conto...

buona camminata

Pietro
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31-01-2017 13.10
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Dimenticavo, le fettucce sbiadite sono mie e di Norman... sono contento che siano servite a qualcun altro per seguire la via
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02-02-2017 18.54
askatasuna askatasuna
Mandi Pietro...beh come non farsi soggiogare dalla val di Cuna! Sia percorrendola in primavera o raggiungendo le sue cime guardiane in inverno, quando la solitudine e l’oblio vengono mitigati da un candore che rende tutto malinconico ed agrodolce. Ma in verità io non faccio testo.. son facile all’innamoramento e mi trovo a seminare pezzi di cuore ovunque. La val Tramontina e i labirinti del Meduna sono fra questi. Un triangolo delle Bermude che ti trapassa con la dirompenza dell’inaccessibile. Approfitto per ringraziarti delle fettucce, sperando che questo spunto porti altre pedule a sottolineare quella splendida traccia, evitando il naturale scippo della foresta. A tal proposito ti chiedo se hai notizie di quella che dal Venchiar scende a Valle e che mi sono ripromesso di tornare a scovare. Come se non fosse abbastanza il tuo prezioso consiglio di Chiaschiarmas!

Buoni monti, sperando, prima o poi, di trovarti in quelle giungle e ringraziarti con un sorriso!

Maman!
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