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Monte San Lucano (2409m) per il Boral della Besausega

13-07-2016 08.34
askatasuna askatasuna
Condivido un’escursione particolarmente intensa che porta ad esplorare le Pale di San Lucano, dalle sue selvagge viscere alla cima più alta. Più che un itinerario si tratta di un viaggio, tra emozioni e paesaggi contrastanti e complementari, che segna inevitabilmente anima e zampe. Una consapevole lettura delle note a margine, spero possa chiarire se sia il caso d’issare l’ancora e partire per mari spumeggianti poco inclini alle crociere, o dirigere il proprio vascello emozionale altrove. (04-05.07.2016)
Allegato: Dal Agner alla Pala di San Martino.JPG
Monte San Lucano (2409m) per il Boral della Besausega
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13-07-2016 08.34
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EEA

Dislivello: 2100 metri in due giornate

Tempo di percorrenza: 11 ore in due giornate

Cartografia: 022 Pale di San Martino, Tabacco 1:25.000
Allegato: Prademur e Pape.JPG
Difficoltà: EEA <br /><br />Dislivello:  2100 metri in due giornate<br /><br />Tempo di percorrenza: 11 ore in due giornate <br /><br />Cartografia: 022 Pale di San Martino, Tabacco 1:25.000
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13-07-2016 08.35
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Giunti a Taibon Agordino, ci si addentra nel paese seguendo le indicazioni per la valle di San Lucano. Una volta passati alla frazione di Forno di Val, si parcheggia a ridosso delle ultime case. Si prosegue per poco sulla strada asfaltata, per prendere a destra la ghiaiosa carrareccia diretta all’eco-piazzola comunale (pochi metri sotto la vecchia cava). La si lascia quindi sulla destra, continuando per la strada. Dopo qualche minuto i segnali biancorossi sulla sinistra, fan prendere la via del bosco. Ancora qualche attimo ed un segno su di un masso invita a lasciare la traccia principale per risalire a sinistra. La traccia è mangiata dai Brughi e dalle erbe alte ma rimane chiara e univoca. Raggiunto un canale biforcuto di grandi sassi, si prosegue sulla diramazione di destra. Poco oltre quota 1300, il panorama si fa largo fra il bosco, per poi fuggire nuovamente.
Allegato: Aggirando i Piloi.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Giunti a Taibon Agordino, ci si addentra nel paese seguendo le indicazioni per la valle di San Lucano. Una volta passati alla frazione di Forno di Val, si parcheggia a ridosso delle ultime case. Si prosegue per poco sull
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13-07-2016 08.36
askatasuna askatasuna
Nel continuo aggiramento dei Piloi verso ponente, si affronta un saliscendi sprovvisto del vecchio cavo (scivoloso, porre attenzione) ed un tratto con cavetto superfluo. La traccia continua all’apparenza diritta fino ad un saltino esposto (la forcelletta a quota 1400 circa), scivoloso e privo di appigli vegetominerali. Segno che s’è mancata poco prima la discesa che, brevemente, aggira in sicurezza l’ostacolo, scendendo pochi ma ripidi metri. Il troi inizia quindi a calarsi più deciso verso il Boral. O meglio, a percorrerlo ancora alto, tra saliscendi più o meno accentuati caratterizzati da cengette erbose, a volte esili ed esposte. Se si mancasse il tratto di discesa finale non c’è problema, la traccia lineare s’arresta poco dopo e s’individua l’ultima calata, da affrontare senza patemi nonostante risulti sprovvista del cavo un tempo presente.
Allegato: Borals entry.JPG
Nel continuo aggiramento dei Piloi verso ponente, si affronta un saliscendi sprovvisto del vecchio cavo (scivoloso, porre attenzione) ed un tratto con cavetto superfluo. La traccia continua all’apparenza diritta fino ad un saltino esposto (la forcelletta
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13-07-2016 08.36
askatasuna askatasuna
Una volta nel canalone i segnavia guidano verso il suo nascere, spostandosi a destra solo quando la sua biforcazione risulta evidente. Questo tratto rappresenta un’incognita. A seconda del periodo e delle precipitazioni nevose può farsi trovare bello bianco da subito o solamente nella parte superiore. In ogni caso, almeno qui, la pendenza non è mai accentuata. Una volta messe le zampe sulla neve residuale (che cela i segnavia senza però crear dubbi sulla direzione), a seconda delle condizioni del manto si procede con le dovute attenzioni. Superfluo è sottolineare di evitare i lati del lavinale e di osservare attentamente il carattere portante di eventuali “ponti” di neve. Noi ne abbiamo trovato uno dopo la biforcazione, per fortuna ancora bello paffuto, evitando discesa e risalita sui tre metri d’accumulo nevoso.
Allegato: The choice.JPG
Una volta nel canalone i segnavia guidano verso il suo nascere, spostandosi a destra solo quando la sua biforcazione risulta evidente. Questo tratto rappresenta un’incognita. A seconda del periodo e delle precipitazioni nevose può farsi trovare bello bian
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13-07-2016 08.37
askatasuna askatasuna
La gola inizia a stringersi sempre di più in corrispondenza della biforcazione di cui sopra. Presa a destra, in breve finisce il suo sfogo contro una parete ove ricompaiono segnavia e tratti di cavo. Risalito facilmente quel muro dall’apparenza severa, se osservato dalla distanza, ci si sposta ancora verso destra calcando un esile cengia erbosa, cosparsa di pietruzze, che obbliga definitivamente a lasciarci alle spalle lo spettrale ed affascinante Boral. La pendenza ritorna ad esser protagonista, l’invasione mughesca delle esili tracce un’insidia da scacciare a gomitate.
Allegato: Evanescenze.JPG
La gola inizia a stringersi sempre di più in corrispondenza della biforcazione di cui sopra. Presa a destra, in breve finisce il suo sfogo contro una parete ove ricompaiono segnavia e tratti di cavo. Risalito facilmente quel muro dall’apparenza severa, se
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13-07-2016 08.38
askatasuna askatasuna
Qualche tratto risulta eroso o smottato, ma se siete giunti fino a qui non troverete il bisogno di aggirarlo. I parchi segnavia sono sempre presenti e non lasciano adito a dubbi, garantendo un veloce aggiramento sotto le pareti della Prima Pala che paiono irraggiungibili.
Allegato: Nevaio paretina e cengia.JPG
Qualche tratto risulta eroso o smottato, ma se siete giunti fino a qui non troverete il bisogno di aggirarlo. I parchi segnavia sono sempre  presenti e non lasciano adito a dubbi, garantendo un veloce aggiramento sotto le pareti della Prima Pala che paion
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13-07-2016 08.38
askatasuna askatasuna
Ancora degli spezzoni di cavo (anche qui inspiegabili) ci accompagnano alla risalita di ripidi verdi ben scalinati fino ad un terrazzino. Si risale quindi un canalino roccioso (attenzione alla superficie umida con le pedule inzuppate di terra), trovandosi poi al cospetto di un abbraccio di guglie impressionante. Si seguono le bandierine fino all’attacco dei piccoli canali, sottolineati anche qui da un cavo inutile. Roccia buona, esposizione minima, pendenza che garantisce una veloce e divertente progressione. In breve si raggiunge l’erbosa e docile Pala che ospita il bivacco. Il dislivello positivo pagato è di circa 1700 metri. Solo un centinaio quelli in discesa. Sei orette ci stanno tutte.
Allegato: Ultime zampate.JPG
Ancora degli spezzoni di cavo (anche qui inspiegabili) ci accompagnano alla risalita di ripidi verdi ben scalinati fino ad un terrazzino. Si risale quindi un canalino roccioso (attenzione alla superficie umida con le pedule inzuppate di terra), trovandosi
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13-07-2016 08.39
askatasuna askatasuna
La seconda giornata può iniziare dalla prima, vicinissima, elevazione de Le Cime, con poco meno di un centinaio di metri di dislivello, affrontando di petto i ripidi verdi, per poi spostarsi verso est, aggirando le paretine rocciose e risalendo gli ultimi metri. Avendo annusato la fretta ascensionale dei vapori, siamo partiti direttamente verso il San Lucano. Si prosegue per un troi che pare un cornicione ma che risulta ampio e comodo. Raggiunta forcella Besausega (2131m) ci si cala qualche metro, notando una traccia che punta verso la parete, sulla sinistra. Sembra verticale e minacciosa, ma è solo apparenza. La roccia non è solo buona, ma gli appigli sono talmente numerosi, curiosi e comodi, da salire quelle poche decine di metri con il sorriso.
Allegato: La paretina.JPG
La seconda giornata può iniziare dalla prima, vicinissima, elevazione de Le Cime, con poco meno di un centinaio di metri di dislivello, affrontando di petto i ripidi verdi, per poi spostarsi verso est, aggirando le paretine rocciose e risalendo gli ultimi
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13-07-2016 08.39
askatasuna askatasuna
Degli ometti guidano verso l’uscita. Noi li abbiamo seguiti al ritorno, salendo a piacere la paretina all’andata e finendo su di una traccia più alta. Per spiegarmi meglio, osservando le pareti del Mul provenendo dal bivacco, si nota una fascia rocciosa a dividerne l’erbosità. Una traccia, quella percorsa all’andata, si mantiene più alta, nitida come la seconda ed addirittura più comoda, anche se non segnalata. Rasentando per un’esile cammino proprio sotto la base delle pareti rocciose lisce, orizzontali e ben stratificate che sovrastano la prima lingua erbosa. Quella proposta dagli ometti in uscita dalla parete iniziale, invece, si mantiene più bassa e s’infiltra nel giardino di rocce per risalire, solo al suo termine, un costoncino erboso.
Allegato: El Mul.JPG
Degli ometti guidano verso l’uscita. Noi li abbiamo seguiti al ritorno, salendo a piacere la paretina all’andata e finendo su di una traccia più alta. Per spiegarmi meglio, osservando le  pareti del Mul provenendo dal bivacco, si nota una fascia rocciosa
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13-07-2016 08.40
askatasuna askatasuna
In ogni caso il punto esatto in cui aggirare l’ultima boa del Mul (un fazzoletto erboso sottolineato da due rocce) coincide e la traccia ritorna univoca e chiara. Si continua in esposizione moderata ponendo attenzione al terreno, a volte leggermente smottato o scivoloso per le erbe rigogliose, fino a lasciarlo definitivamente in corrispondenza di una cimotta con evidente altare di pietra. No, non si tratta del San Lucano, ma della sua antecima. Ne si raggiunge la forcelletta e si superano facilmente i blocchi di pietra che ci separano dalla vicinissima e comoda vetta.
Allegato: Laltare.JPG
In ogni caso il punto esatto in cui aggirare l’ultima boa del Mul (un fazzoletto erboso sottolineato da due rocce) coincide e la traccia ritorna univoca e chiara. Si continua in esposizione moderata ponendo attenzione al terreno, a volte leggermente smott
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13-07-2016 08.41
askatasuna askatasuna
Ritornati a forcella Besausega non resta che seguire il troi che s’appoggia sulle Cime di Ambrosogn. Prima più aperto e sassoso, poi via via più comodo. Raggiunta la Malga omonima (1700m) il sentiero si fa oramai talmente morbido da garantire una discesa rilassante e al trotto, rallentando solo per attraversare, oramai quasi alla fine del cammino, un circo ghiaioso, collegato al bosco da un solido ponticello. Al risibile dislivello in salita (400 metri) si oppone una discesa che sfiora i 1800 metri. Dalle case di Pascol, se non attrezzati con una seconda vettura, è consigliabile l’autostop o il bus che passa da Cencenighe per raggiungere Taibon. Una passeggiata “defaticante” verso l’auto si aggirerebbe, a stima, almeno sugli otto chilometri.
Allegato: Desde la cumbre.JPG
Ritornati a forcella Besausega non resta che seguire il troi che s’appoggia sulle Cime di Ambrosogn. Prima più aperto e sassoso, poi via via più comodo. Raggiunta la Malga omonima (1700m) il sentiero si fa oramai talmente morbido da garantire una discesa
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13-07-2016 08.42
askatasuna askatasuna
Punti d’appoggio:

L’itinerario proposto è bifronte. Di certo il monte San Lucano risulta fattibile in giornata partendo da Pradimezzo (il dislivello scenderebbe a 1500 metri) ed oppone poche difficoltà: la paretina di qualche decina di metri a lato di forcella Besausega (I grado, divertente e con appigli infiniti) e dei tratti su verdi esposti. Ma il “cuore pulsante” di questa relazione è il Boral. Curiosata la lunghezza della traccia puntinata della cartina, ci si inizia a render conto delle pendenze e della difficoltà. Salirlo in giornata sarebbe, a parer mio, cosa da folli. Il ritorno per la stessa via di salita, assolutamente sconsigliabile. L’anello, anche passando solo al bivacco, diventerebbe lunghissimo a meno di non scendere per il Viaz drio la Spala, che comunque si svolge su terreni ermi e non segnalati. Quindi, se ci si vuole donare alla strega (la Besausega, per l’appunto), consiglio di appoggiarsi allo stupendo bivacco dedicato a Margherita Bedin.
Allegato: Il bivacco Bedin.JPG
Punti d’appoggio:<br /><br />L’itinerario proposto è bifronte. Di certo il monte San Lucano risulta fattibile in giornata partendo da Pradimezzo (il dislivello scenderebbe a 1500 metri) ed oppone poche difficoltà: la paretina di qualche decina di metri a
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13-07-2016 08.42
askatasuna askatasuna
Bivacco Bedin (2210m): nella letteratura e dalle opinioni riscontrate sul web, risulta come uno dei più bei bivacchi delle Dolomiti. Personalmente attendo di visitarne il più possibile prima di pronunciarmi in merito, anche se il suo fascino è disarmante, grazie alla sua posizione estremamente panoramica, a pochi metri dalla Prima Pala di San Lucano, proprio a lato del Civetta. Non è il classico bivacco a semi-botte, nonostante la tinta con cui si presenta. Artigianale e curato fino al midollo da perfezionisti dei dettagli. L’area “nanna” si presenta con nove reti con materassi e coperte (senza cuscini). Davanti a lei, la splendida veranda, con tavolo, sgabelli e panche che seguono lo sviluppo semicircolare. L’acqua piovana è immagazzinata in delle cisternette esterne. Sul sentiero, ad una decina di minuti (sia verso forcella Besausega, che in direzione opposta) sono presenti degli stillicidi che, con infinita pazienza, potranno rimpinguare le scorte d’acqua. Essendo citati solo da alcune fonti, l’averli da me trovati gocciolanti, non ne garantisce il carattere perenne. Le presenze al Bedin, in “alta stagione”, sono notevoli e può spesso capitare di trovarlo “sold out” nei fine-settimana.
Allegato: Tor sere.JPG
Bivacco Bedin (2210m): nella letteratura e dalle opinioni riscontrate sul web, risulta come uno dei più bei bivacchi delle Dolomiti. Personalmente attendo di visitarne il più possibile prima di pronunciarmi in merito, anche se il suo fascino è disarmante,
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13-07-2016 08.43
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Tutte le note sono per lui. Il Boral. Una parola che nella parlata locale indica un grande canalone valanghivo, utilizzata anche per gli aspri scivoli naturali asserviti per trasportare il legname. Se a questo s’aggiunge che con Besausega si indica la strega, ogni commento risulta superfluo. Addentrarsi nel suo inferno è cosa rara e da valutare con accortezza. Gli sparuti cavi, posti nella seconda parte dell’itinerario, all’uscita dal Boral, sono risibili. Chi giunge fino a quel punto li troverà superflui e men che meno un set d’auto-assicurazione nello zaino potrebbe rendere l’escursione “protetta”. Le pendenze, fin da subito, son toste, il troi non molla mai e, quando lo fa per un attimo solo, è per attraversare punti molto esposti: cengette erbose a picco sul canalone o sui suoi boschi verticali. Il terreno è incredibilmente vario, canali, erbe, roccia e quel lavinale che resiste fino ad estate inoltrata. Ci vuole esperienza e motivazione. O ci entri per farti rapire l’anima, o è meglio lasciar perdere. Credo sia il sentiero CAI meno CAI di tutti quelli da me percorsi fino ad ora. Le bandierine fan sorridere, quando si passa da un viaz di camosci all’altro. Il passo dev’esser più che sicuro, il timore del vuoto ben addomesticato, l’allenamento piuttosto buono, ma principalmente è necessario essere “salvadi lovers”.
Allegato: Il daûr dal Mul.JPG
Note a margine:<br /><br />Tutte le note sono per lui. Il Boral. Una parola che nella parlata locale indica un grande canalone valanghivo, utilizzata anche per gli aspri scivoli naturali asserviti per trasportare il legname. Se a questo s’aggiunge che con
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13-07-2016 08.44
askatasuna askatasuna
Con questi requisiti in saccoccia, il Boral da inferno si trasformerà in un’esperienza intensa ed indelebile. I panorami, qui, non contan nulla. Il periodo consigliato è l’inizio stagione, quando la luce filtra nell’orrido. L’autunno lo vedo molto cupo in questa sacca di roccia, l’estate, un delirio. Ovvio che, nel periodo ideale, il lavinale sarà lì, nonostante l’esposizione a sud. Ad aspettar le pedule. La pendenza non necessita di piccozza (a meno di non volersi trasformare nel gobbo di Notre Dame) ma i ramponi non saranno mai superflui per i non avezzi. Attendere una manto malleabile è un’incognita bella grossa. Se un ponte di neve risultasse troppo striminzito, scendere il lavinale e risalirlo non sarebbe piacevole. Peggio ancora affrontare con neve o ghiaccio la parte extra-valanghiva oppure dopo le piogge, con terreno bagnato. Queste precisazioni non vogliono drammatizzare la proposta, ma solo contestualizzarla in un contesto escursionistico. La Besausega si potrà trasformare in fata, se vissuta senza ansie o incertezze, consci di quello che ci aspetta e che deve coincidere con ciò che bramiamo di trovare.
Allegato: Cupe vampe.JPG
Con questi requisiti in saccoccia, il Boral da inferno si trasformerà in un’esperienza intensa ed indelebile. I panorami, qui, non contan nulla. Il periodo consigliato è l’inizio stagione, quando la luce filtra nell’orrido. L’autunno lo vedo molto cupo in
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13-07-2016 08.45
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Prime Zornade

La burla della Candolini di sostituire il contenuto dei boccioni d’acqua nella sede dell’Arpa veneta evidentemente non è stata ancora scoperta. Il sole che doveva accoglierci comparirà solo la sera, per poi fuggir veloce, mentre la mattina io e Michele ci guardiamo increduli. Chiusi in auto, mentre il ticchettio delle gocce copre il silenzio. Decidiamo allora di temporeggiare, informandoci sulla percorribilità del sentiero di salita. Ne uscirà una galleria di personaggi non indifferente. Il primo: un giovane di Cencenighe addetto all’isola ecologica di Taibon. Uno sguardo perso, che tradisce i bagordi della sera prima, accompagna una serie di notizie contrastanti, fino a passare a tentativi di dissuasione su quel troi, di cui lui ha solo sentito parlare. Poi un avventore della piazzola. D’una certa età, ricorda come lo aveva salito in quattro ore. Ci dice che la ferrata per salire è stata dismessa e che si procede su vecchie tracce. In realtà credo si riferisse al tratto che dal San Lucano scende a forcella Gardès. L’ho fatto tre anni fa, dice, anzi, almeno una decina, ribatte poi.
Allegato: Le Pale viste da Agordo.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Prime Zornade<br /><br />La burla della Candolini di sostituire il contenuto dei boccioni d’acqua nella sede dell’Arpa veneta evidentemente non è stata ancora scoperta. Il sole che doveva accoglierci comparirà solo la se
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13-07-2016 08.46
askatasuna askatasuna
La pioggia non si ferma, né lava via i nuovi dubbi. Puntiamo al Comune. Lì sbarrano tutti gli occhi. Non sanno neanche ove s’incunei il cammino e ci rimandano all’adiacente Pro Loco. Entro e già sorrido. Una diciottenne mi accoglie come se fossi di troppo. Timidissima, gli esce solo un “salve” sussurrato. Alla domanda se il sentiero è agibile risponde con un “sì”. Senza aggiunger nulla. In realtà vuol comunicare “No entiendo tu idioma!”. Nel frattempo abbiam raggiunto l’obbiettivo: la pioggia cessa e si parte! Da sotto il percorso si presenta da solo. Le nebbie sfiorano i Piloi, pilastri tanto vicini quanto inarrivabili. Il bosco è serrato, l’erba alta. Le uniche note vivaci son quelle cortecce smangiate che viran sul rossastro.
Allegato: Manca solo un Gargoyle.JPG
La pioggia non si ferma, né lava via i nuovi dubbi. Puntiamo al Comune. Lì sbarrano tutti gli occhi. Non sanno neanche ove s’incunei il cammino e ci rimandano all’adiacente Pro Loco. Entro e già sorrido. Una diciottenne mi accoglie come se fossi di troppo
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13-07-2016 08.46
askatasuna askatasuna
I piedi ed il sentiero tutto vengon divorati da uno spessissimo manto di Brughi. Ricoprono ogni centimetro disponibile e paion alghe, in una giornata in cui siam da subito strafondi fino alle ginocchia, le picche son scogli su cui s’infrangono le spume del cielo ed il bosco un fondale verticale da risalire con maschera e boccaglio. Gli unici sprazzi di colore son delle macchie di Acino alpino e quelle Manine d’orchidea che spuntan da un’erba appesantita dallo sgocciolar del cielo. Il troi non molla mai e favorisce un silenzio che si fa ascolto. Nei pochi tratti in cui la macchia s’apre, curioso attorno come per dovere, ma poi mi giro subito e guardo in alto.
Allegato: San Martìn.JPG
I piedi ed il sentiero tutto vengon divorati da uno spessissimo manto di Brughi. Ricoprono ogni centimetro disponibile e paion alghe, in una giornata in cui siam da subito strafondi fino alle ginocchia, le picche son scogli su cui s’infrangono le spume de
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13-07-2016 08.47
askatasuna askatasuna
Le pareti che ci sovrastano salgono fino a perdersi nei vapori, fino a dove riesci a seguirle alzando la testa. Muri verticali che si susseguono a distanza ravvicinata, che paiono insuperabili, senza mostrare un punto debole in cui insinuarsi, un vicoletto in cui potersi inoltrare. Lo sai come esso non solo ci sia, ma abbia pure un nome, però non capisci ove queste esili tracce ti spingeranno. Prima d’aggirare definitivamente i Piloi, mi giro ancora una volta. Ogni lembo di cielo è avvolto da un fumo vivo e grigio, da cui emergono quei tizzoni. Spuntoni di roccia vestiti di nero, consumati da fiamme ormai dissoltesi. Aghi e chiome si fan carbone, mentre gli aliti della valle ci proiettano sul luogo di un incendio mai scoppiato. Un’atmosfera irreale che toglie il fiato e che prepara nel più intenso modo possibile, il nostro ingresso nel Boral.
Allegato: Tizzoni.JPG
Le pareti che ci sovrastano salgono fino a perdersi nei vapori, fino a dove riesci a seguirle alzando la testa. Muri verticali che si susseguono a distanza ravvicinata, che paiono insuperabili, senza mostrare un punto debole in cui insinuarsi, un vicolett
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13-07-2016 08.47
askatasuna askatasuna
Ultime intruse, delle Spigarole violacee, stinte dall’assenza di luce, ed una Stella Alpina. Una. Dove non avrebbe dovuto starci. Tra erbe e faggi. Spunta dal fogliame, venuta da chissà dove. Isolata dalle sorelle invidiose forse proprio per il suo aspetto. E’ alta almeno venti centimetri, i petali eccezionalmente sottili ed allungati, il corpo slanciato con poche, lunghissime foglie. Lo stupore viene presto inghiottito dal troi. Esile, ed esposto, richiede particolare attenzione in una giornata che l’ha reso viscido.
Allegato: Di ca no si passe.JPG
Ultime intruse, delle Spigarole violacee, stinte dall’assenza di luce, ed una Stella Alpina. Una. Dove non avrebbe dovuto starci. Tra erbe e faggi. Spunta dal fogliame, venuta da chissà dove. Isolata dalle sorelle invidiose forse proprio per il suo aspett
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13-07-2016 08.48
askatasuna askatasuna
L’ambiente si è già impossessato di me. Il sentiero ha già svelato il suo carattere. Inaspettatamente mi sento a casa. Calco tracce che paion rubate ai nostri monti. Immerso in delle Dolomiti parallele, votate al selvaggio, all’oblio tipico degli abissi ove riposano le carcasse dei velieri, mentre, solo molto più in alto, passan le rotte delle crociere. Finalmente scendiamo nelle viscere del Boral, proprio nel punto in cui, da quelle pareti che quasi si toccano, un enorme macigno s’è staccato, occupando gran parte del canalone. Divenendo a sua volta un micromondo, col suo minuscolo prato e quegli arbusti aggrappati ad una zattera minerale, come se aspettassero la prossima mareggiata glaciale per continuare il loro viaggio!
Allegato: Nelle viscere.JPG
L’ambiente si è già impossessato di me. Il sentiero ha già svelato il suo carattere. Inaspettatamente mi sento a casa. Calco tracce che paion rubate ai nostri monti. Immerso in delle Dolomiti parallele, votate al selvaggio, all’oblio tipico degli abissi o
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13-07-2016 08.49
askatasuna askatasuna
L’atmosfera è il paradigma dell’eccesso timbartoniano, senza mai essere lugubre. L’evanescenza accentua ogni sensazione, i colori son deboli fiammelle su cui cola un cielo di cera, il senso d’esser in mezzo a quel nulla che è tutto s’aggrappa ad ogni gesto, comprime il respiro, rallenta i passi, divora ogni silenzio. L’IO annichilisce, scemando la stessa percezione di sé, travolto dal muto assolo d’una natura che esonda la sua assoluta potenza senza spavalderia. Poi quelle viscere si fan budella.
Allegato: Lavinâl.JPG
L’atmosfera è il paradigma dell’eccesso timbartoniano, senza mai essere lugubre. L’evanescenza accentua ogni sensazione, i colori son deboli fiammelle su cui cola un cielo di cera, il senso d’esser in mezzo a quel nulla che è tutto s’aggrappa ad ogni gest
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13-07-2016 08.50
askatasuna askatasuna
L’inverno mostra la sua digestione sotto forma di lavinale, che appare all’improvviso con resti di terra, legna e sassi. Si restringe, piega a destra e si allarga nuovamente, per poi terminare con una strettoia ove resiste solamente una palancola di neve. Tre metri sopra il sentiero. Un ponte per l’ennesimo mondo parallelo che ci aspetta. Le mani stringono di nuovo la roccia, salendo una parete che, solo una decina di minuti prima, pareva il fondo d’un vicolo cieco. Un’impressione continua, come l’esile cengia che ci riporta sui verdi. In un errare che disorienta. A cui t’affidi, senza domande e tento meno risposte. Assecondandone ogni capriccio. Come se il troi fosse un bizzarro collage di paretine, verdi, neve, cengette, cornici, ripide discese e risalite, curve inaspettate: un decaupage salvadi studiato a tavolino.
Allegato: El puente.JPG
L’inverno mostra la sua digestione sotto forma di lavinale, che appare all’improvviso con resti di terra, legna e sassi. Si restringe, piega a destra e si allarga nuovamente, per poi terminare con una strettoia ove resiste solamente una palancola di neve.
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13-07-2016 08.50
askatasuna askatasuna
Sopra di noi ancora forme, sempre più aguzze, iniziano ad alternare al grigiore sfumature più chiare. I contorni evanescenti delle picche si fan spiriti. Poi, la mareggiata verde del catino del Col del Bus a cinger lo sguardo! Camosci che fuggono, spostandosi in pochi attimi da un versante all’altro, apparizioni eteree in un mondo immobile. Le rocce, neanche fossero di creta, si presentano tarlate, forate e smangiate. Poi mutano ancor forma, o meglio la perdono completamente: facce deformate, minuscole grotte, una massa confusa di linee e curve che ipnotizzano, fattezze dissennate. Follia minerale che si fa lava grigiastra, sbrodolio inconsulto di una crema rocciosa smontata dai millenni. Mi ritrovo ancora ad usar le mani, prediligendo diversi canalini al troi.
Allegato: Muse.JPG
Sopra di noi ancora forme, sempre più aguzze, iniziano ad alternare al grigiore sfumature più chiare. I contorni evanescenti delle picche si fan spiriti. Poi, la mareggiata verde del catino del Col del Bus a cinger lo sguardo! Camosci che fuggono, spostan
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13-07-2016 08.51
askatasuna askatasuna
Fino al cospetto delle guglie della Prima Pala. Sinistre torri velate. Guardiane diafane dell’Eden che ci attende. Salendo gli ultimi tratti attrezzati, anch’esse iniziano a mostrare il loro volto. La prima è ciclopica, con la bocca aperta. Poco dopo un altro profilo perfetto. Dall’ultima torre esce una fronte prominente, il naso con sopra l’incavo degli occhi, in penombra, poi la chioma che scende a coprir le orecchie e quel mento accentuato. Uno stillicidio pare mimare i pochi metri che mancano alla tana. La Prima Pala , comoda ed erbosa, è oramai sotto le nostre zampe.
Allegato: Spirits in a material world.JPG
Fino al cospetto delle guglie della Prima Pala. Sinistre torri velate. Guardiane diafane dell’Eden che ci attende. Salendo gli ultimi tratti attrezzati, anch’esse iniziano a mostrare il loro volto. La prima è ciclopica, con la bocca aperta. Poco dopo un a
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13-07-2016 08.51
askatasuna askatasuna
Ma continuiamo a camminare verso forcella Besausega. Fermandoci spesso ad ascoltare quel vuoto, in attesa del liquido salmodiare. Alla fine troviamo il rubinetto che perde. Sopra il sentiero, qualche goccia scende svogliata. Un pentolino la raccoglie da anni. Per qualche litro appena, passeremo mezz’ora incantati dai vertiginosi salti verticali del Mul, fondamenta del troi che ci aspetta domani. Ritornati al bivacco ne ammiriamo l’interno, la veranda, con gli scuri chiusi come fossero degli oblò sottocoperta, in una barca. Ma quando le apri, si spalanca il mondo, con quelle vetrate che paiono delle singole foto, appese per far sospirare.
Allegato: La Çuvite.JPG
Ma continuiamo a camminare verso forcella Besausega. Fermandoci spesso ad ascoltare quel vuoto, in attesa del liquido salmodiare. Alla fine troviamo il rubinetto che perde. Sopra il sentiero, qualche goccia scende svogliata. Un pentolino la raccoglie da a
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13-07-2016 08.52
askatasuna askatasuna
Vicinissima, la Civetta si prepara per la caccia notturna e pare aprire le sue ali, rappresentate dagli speculari ripiani inclinati della Lastia di Framont e del Alt di Pelsa. Le massicce Moiazze a chiuder la fila. Questo balcone mi coglie impreparato ed inizio ad ipotizzare a che profili corrispondano i massicci del Tamer e del Talvena. Poi identifico la Schiara e il resto si riordina di conseguenza. Finalmente ci rilassiamo. Sia noi che il cielo. Gli azzurri si sfogano, accesi, per le ultime ore di festa.
Allegato: Moiazze.JPG
Vicinissima, la Civetta si prepara per la caccia notturna e pare aprire le sue ali, rappresentate dagli speculari ripiani inclinati della Lastia di Framont e del Alt di Pelsa. Le massicce Moiazze a chiuder la fila. Questo balcone mi coglie impreparato ed
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13-07-2016 08.52
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Seconde Zornade

Ci svegliamo nella tipica bidimensionalità della penombra. Poco prima dell'inizio delle danze, quelle corvine forme cartonate, appaiono una di fila all'altra. Stamane son tutte sull'attenti. Riesci a contare le aguzze Tofane una per una. Sopra il Civetta compaiono due nuvolette sottili sulle quali il mattino saggia le sue tinte, prima di sfogarsi tutto sul Agner. L'ho cercato ieri, appena salito sulla Pala, ma non sembrava lui, da qui non ne intuisci la verticalità.
Allegato: Tamer Talvena e Schiara.JPG
Seconde Zornade<br /><br />Ci svegliamo nella tipica bidimensionalità della penombra. Poco prima dell'inizio delle danze, quelle corvine forme cartonate, appaiono una di fila all'altra. Stamane son tutte sull'attenti. Riesci a contare le aguzze Tofane una
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13-07-2016 08.53
askatasuna askatasuna
Ci godiamo ogni sfaccettatura dell'alba, girando attorno al bivacco, ognuno per conto suo, disegnando orbite senza senza senso, più che satelliti, siamo delle falene, attirate da ogni vampata, da ogni forma che pian piano si rivela. Poi decidiamo di lasciar Le Cime per la prossima volta. Il cielo è pulito ma s'annusa subito quando c'è aria di foschia, quando si terrà una vaporosa assemblea. Partiamo con il Mul che prende già il sole. Noto subito la traccia alta.
Allegato: Alba nucleare.JPG
Ci godiamo ogni sfaccettatura dell'alba, girando attorno al bivacco, ognuno per conto suo, disegnando orbite senza senza senso, più che satelliti, siamo delle falene, attirate da ogni vampata, da ogni forma che pian piano si rivela. Poi decidiamo di lasci
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13-07-2016 08.53
askatasuna askatasuna
Ma è difficile guardarsi attorno. Dopo il paio osservato il giorno prima, questo tratto del sentiero è tutto un continuo avvisare, l’uno all'altro: "Salamandra!". Come quegli “Zivjo!” che si ripeton senza sosta nelle Giulie slovene. Ne abbiam contate una trentina di quelle anime di carbone! Le salamandre alpine son più piccine e snelle. Alcune fuggono, ma la maggioranza rimane sorpresa e spaventata, abbassan la testa e si ritraggono immobili. Percepisci distintamente la paura e non le importuniamo con troppe foto. Più avanziamo più il loro numero m'intontisce. Se sul troi ce n'erano tre decine, figuriamoci tra i prati! Ma cosa ci faranno a 2200 metri, in un luogo che pare non avere una goccia d'acqua, così striminzito e delimitato da quei burroni infiniti?
Allegato: Spiz.JPG
Ma è difficile guardarsi attorno. Dopo il paio osservato il giorno prima, questo tratto del sentiero è tutto un continuo avvisare, l’uno all'altro: "Salamandra!". Come quegli “Zivjo!” che si ripeton senza sosta nelle Giulie slovene. Ne abbiam contate una
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13-07-2016 08.54
askatasuna askatasuna
Il sentiero è un impressionante ombelico dalle ampie curve sovrastante gli strapiombi che gli si apron sotto i piedi. Mi sento come se stessi camminando su di un cornicione delle case di Gaudì. Ma è solo un attimo, basta abbassare lo sguardo e forme e colori vengono letteralmente inghiottiti. Sotto non vi sono strade o automobili, ma il vuoto riempito dall'oscurità. Un nero intenso e dissolvente che pare vivo. Man mano che aumenta la luce, quegli abissi, se possibile, si fan più ancora più scuri, più profondi. Dal troi la paretina d'attacco pare bella verticale ma la costante di questi giorni è chiara. Ci si avvicina e fa tutta un'altra impressione. Tanto da iniziare a metter le mani e poco dopo pensare delusi, già finitaaaa?
Allegato: El Mul da sotto la forcella.JPG
Il sentiero è un impressionante ombelico dalle ampie curve sovrastante gli strapiombi che gli si apron sotto i piedi. Mi sento come se stessi camminando su di un cornicione delle case di Gaudì. Ma è solo un attimo, basta abbassare lo sguardo e forme e col
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13-07-2016 08.54
askatasuna askatasuna
Non è per nulla verticale ed ha più appigli di qualsiasi palestra indoor. In alcuni puoi inserire il dito e vederlo uscire dall'altra parte, altri paion fatti col pongo con già la forma delle dita bella pronta. La traccia alta è un balcone da percorrere con quella calma che non abbiamo. Nel fondo di quegli anfratti di pece, le fucine si son riaperte ed i vapori iniziano a risalire. E' una corsa impari, ma ci proviamo. L'Agner spunta da dietro la Seconda Pala, con quell'inconfondibile voglia chiara sul viso: una virgola capovolta. Rallentiamo alla vista di un altro abisso. Il più impressionante. Il prato ad un certo punto lascia spazio al vuoto. Senza preavviso.
Allegato: The Abyss.JPG
Non è per nulla verticale ed ha più appigli di qualsiasi palestra indoor. In alcuni puoi inserire il dito e vederlo uscire dall'altra parte, altri paion fatti col pongo con già la forma delle dita bella pronta. La traccia alta è un balcone da percorrere c
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13-07-2016 08.55
askatasuna askatasuna
La parete di fronte a noi, presenta le prime decine di metri a favore di una luminescenza accecante che scema lentamente verso il basso. Talmente massiccia, con quel suo colonnato infinito, che pare sorreggere, non solo il prato, ma anche lo spicchio di cielo sopra di lei. La dirimpettaia invece ne è la nemesi, nell'assenza di qualsivoglia colore o sfumatura. Il contrasto tra le due accentua a dismisura la loro profondità, di cui non scorgiamo la fine. Solo quei fumi che paion fuggire dall'inferno. Ma anche quest'immagine, per quanto abbia inebetito entrambi, è priva d'ogni connotazione sinistra o negativa.
Allegato: Heaven Hell.JPG
La parete di fronte a noi, presenta le prime decine di metri a favore di una luminescenza accecante che scema lentamente verso il basso. Talmente massiccia, con quel suo colonnato infinito, che pare sorreggere, non solo il prato, ma anche lo spicchio di c
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13-07-2016 08.56
askatasuna askatasuna
E’ il funerale di Nietzsche, del superuomo tutto. Consapevolezza d’una fragilità che può coesistere con tali enormità solo in una contemplazione priva di antropocentrismo vanesio, china davanti ad ogni manifestazione della Pacha Mama. Superato l'orlo, basta salire pochi minuti e la prospettiva cambia, l'immagine perde la sua verticalità e si fa orizzontale. Dalle porte dell'ade si passa alle scogliere scozzesi. La bruma si fa onda su di un mare torvo, raggiungendo le praterie col suo vaporoso sciabordare.
Allegato: Sciabordio.JPG
E’ il funerale di Nietzsche, del superuomo tutto. Consapevolezza d’una fragilità che può coesistere con tali enormità solo in una contemplazione priva di antropocentrismo vanesio, china davanti ad ogni manifestazione della Pacha Mama. Superato l'orlo, bas
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13-07-2016 08.56
askatasuna askatasuna
Ripartiamo verso il San Lucano, nascosto dalla sua antecima: un ammasso di macigni con al di sopra un perfetto altare di pietra. Tutto è talmente orizzontale che pare impossibile che si tratti della casualità naturale. Accanto, un masso mostra più fori del famoso formaggio svizzero. Ancora qualche passo tra le rocce e siamo in vetta, o meglio sospesi, su di un cielo che si tuffa a picco fra le pieghe della Terza Pala e dello Spiz. Di fronte, la vista sul gruppo del Agner e sulle Pale di San Martino è d'un didascalico da lasciar stupefatti.
Allegato: Pale di San Martino.JPG
Ripartiamo verso il San Lucano, nascosto dalla sua antecima: un ammasso di macigni con al di sopra un perfetto altare di pietra. Tutto è talmente orizzontale che pare impossibile che si tratti della casualità naturale. Accanto, un masso mostra più fori de
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13-07-2016 08.57
askatasuna askatasuna
Appaiono una ad una, solo la Pala che da il nome al gruppo si nasconde dietro a quel altopiano grigiastro. Poi una ad una sfilano a braccetto Vezzana e Nuvolo, Zirocole e Bureloni, più per le loro il Focobon e il Mulaz. Riesco distintamente ad individuare casera Campigat e tutta la cresta fin quasi al Caoz. Una nuvolona ha pensato bene d’accorrere prima delle altre, a coprire Cima Pape e compagnia. Senza però avere il coraggio di infastidire la Marmolada. Sulla via del ritorno seguiamo con lo sguardo la fuga di una camoscia col suo cucciolo, poi ancora un altro che s’inerpica sulle cime più settentrionali, le cui pareti mettono in mostra diverse sfumature, trasformando la superficie in intonaco, che cede.
Allegato: Felci.JPG
Appaiono una ad una, solo la Pala che da il nome al gruppo si nasconde dietro a quel altopiano grigiastro. Poi una ad una sfilano a braccetto Vezzana e Nuvolo, Zirocole e Bureloni, più per le loro il Focobon e il Mulaz. Riesco distintamente ad individuare
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13-07-2016 08.57
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La radura di malga Ambrusogn è invasa in equa misura (e strenua pugna) da Rabarbaro alpino ed Ortiche. All’interno un grande tavolo con panche e un fogolâr, mentre sul soppalco vi si trovano quattro reti arrugginite. Più in basso, malga del Torcòl è annunciata da una selva di felci che ci accompagnerà fin dentro il bosco. Superano la vita e tra luci ed ombre donano un aspetto primordiale alla foresta tutta. Il troi è morbido, incita al trotto, mentre Michele, ancora provato dal Boral, sta riflettendo se porre fine alla mia vita prima o dopo aver raggiunto l’auto. Da mesi s’era abituato alle dolci oasi silvane del Appennino ed il rientro, o meglio, l’amico, l’ha messo a dura prova. A valle ci fermiamo a prender fiato in un parchetto a lato del torrente Cordevole.
Allegato: Tofane and other shadows.JPG
La radura di malga Ambrusogn è invasa in equa misura (e strenua pugna) da Rabarbaro alpino ed Ortiche. All’interno un grande tavolo con panche e un fogolâr, mentre sul soppalco vi si trovano quattro reti arrugginite. Più in basso, malga del Torcòl è annun
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13-07-2016 08.58
askatasuna askatasuna
Poi si parte con l’autostop, per evitar l’asfalto. Passano in continuazione due tipi di veicoli: vistosi e borghesissimi SUV contrapposti a pandini ed apette. Agli antipodi, ma con i guidatori che ci lanciano le stesse, poco gradevoli occhiate. Finché una station wagon si ferma. Dai finestrini esce un assolo di metal melodico. Saliamo stupiti della fortuna, senza sapere che il nostro paradisiaco Caronte nasconde dell’altro. Dalle chiacchiere salta fuori come a causa del lavoro del padre, tecnico di miniera d’una terra, l’Agordino, con il lignaggio più antico in materia, abbia passato la gioventù a Cave. Eccolo il fato! Ancora una volta a prendersi gioco di noi, a mettermi in bocca le parole: “Conosci un certo Marco?”. La risposta positiva è la ciliegina che non t’aspetti. In pochi minuti tratteggia la storia d’un paese perso fra i monti, rigoglioso d’orgoglio e di vite, fino al giorno in cui la ghigliottina ben oliata del capitale ha deciso di precipitare sulla sua testa. Su migliaia di teste…
Allegato: I Muppets.JPG
Poi si parte con l’autostop, per evitar l’asfalto. Passano in continuazione due tipi di veicoli: vistosi e borghesissimi SUV contrapposti a pandini ed apette. Agli antipodi, ma con i guidatori che ci lanciano le stesse, poco gradevoli occhiate. Finché una
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13-07-2016 08.59
askatasuna askatasuna
Inevitabilmente ripenso ad un dettaglio dell’andata. Due enormi silos in disuso, avvolti da un murales splendido. Alti come un piccolo condominio, presentano uno stabile incastonato tra loro, con il tetto oramai cadente e grandi tegole che pian piano lo abbandonano. Quello di destra presenta, su sfondo nero, una figura scheletrica genuflessa in posizione di preghiera, con dei pesci che gli nuotano tra le costole. Quello di sinistra è un leone. Con gli occhi sbarrati. Alienati. Una zampa sostiene il suo laconico vangelo, che recita: “Il lavoro nobilita l’uomo rendendolo simile alla bestia”. Sfruttamento e fatica non sono due facce della stessa medaglia, ma ossimori che non dovrebbero mai sfiorarsi...
Allegato: Metafore ed ossimori.JPG
Inevitabilmente ripenso ad un dettaglio dell’andata. Due enormi silos in disuso, avvolti da un murales splendido. Alti come un piccolo condominio, presentano uno stabile incastonato tra loro, con il tetto oramai cadente e grandi tegole che pian piano lo a
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