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Anello di Cima de Ambata (2872m)

03-07-2016 16.19
askatasuna askatasuna
Condivido una due giorni in uno degli angoli più selvaggi delle Dolomiti di Sesto. Un anello faticoso ma di grande soddisfazione che comprende una cima poco frequentata che ripaga ogni fatica con un paesaggio talmente ampio da non poterlo contenere e “limitato” a nord solo dalle pareti rossastre del Popera e di cima Bagni. Ma la vetta non è IL fine di un anello, dedicato anche ai suoi cadini solitari, in cui lo sguardo stesso si sbriciola difronte all’imponenza delle pareti che ci circondano. (22-23.06.2016)
Allegato: Abbraccio di pareti .JPG
Anello di Cima de Ambata (2872m)
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03-07-2016 16.20
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EEA

Dislivello: 2200 metri in due giornate

Tempo di percorrenza: 13 ore in due giornate

Cartografia: 017 Dolomiti di Auronzo e del Comelico, Tabacco 1:25.000
Allegato: Cima Bagni e Popera.JPG
Difficoltà: EEA <br /><br />Dislivello:  2200 metri in due giornate<br /><br />Tempo di percorrenza: 13 ore in due giornate <br /><br />Cartografia: 017 Dolomiti di Auronzo e del Comelico, Tabacco 1:25.000
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03-07-2016 16.20
askatasuna askatasuna
Entrati a Padola si raggiunge la grande piazza con la chiesa. Pochi metri dopo si gira a destra in corrispondenza delle indicazioni per casera Aiarnola. In alto, dopo un curvone, la strada si fa sterrata e poco oltre muore in un grande piazzale ove si parcheggia (località Acque Rosse – 1350m circa). Si seguono quindi le tabelle del troi 152 per la casera. La forestale continua ampia. Al primo bivio si prenda a destra, dopo qualche metro si continua a sinistra per poi, più avanti, infilarsi nel bosco quando spunta un sentierino sulla destra. L’ultimo bivio si manifesta quando il troi incrocia una carrareccia più ampia, che si prende a sinistra, raggiungendo in breve la casera (nell’abbeveratoio, acqua fresca a volontà).
Allegato: Cercando forcella di Tacco da casera Aiarnola.JPG
Entrati a Padola si raggiunge la grande piazza con la chiesa. Pochi metri dopo si gira a destra in corrispondenza delle indicazioni per casera Aiarnola. In alto, dopo un curvone, la strada si fa sterrata e poco oltre muore in un grande piazzale ove si par
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03-07-2016 16.21
askatasuna askatasuna
Il cammino riprende verso nord, all’interno del bosco è sito un palo, foriero d’indicazioni. Si lascia a sinistra la via che si utilizzerà al ritorno, prendendo il 164 verso il rifugio Lunelli. Il sentiero incrocia più volte le strade d’accesso alla seggiovia, che lo vengono a sostituire, in questi punti non è molto segnalato ma la sua prosecuzione volge sempre a sinistra. Successivamente, ad altre biforcazioni ritorna presente, ampia e puntuale la segnaletica che dev’essere seguita sempre in direzione del rifugio Lunelli. Il troi è un continuo e piacevole saliscendi protetto dal bosco, che s’alzerà fino a quota 1750. Per giungere all’imbocco del 123 che sale verso il bivacco Piovan si devono però perdere un centinaio di metri di quota, passando poco sopra al lago Cadin.
Allegato: Punta Anna e la forcella nascosta.JPG
Il cammino riprende verso nord, all’interno del bosco è sito un palo, foriero d’indicazioni. Si lascia a sinistra la via che si utilizzerà al ritorno, prendendo il 164 verso il rifugio Lunelli. Il sentiero incrocia più volte le strade d’accesso alla seggi
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03-07-2016 16.22
askatasuna askatasuna
Giunti al cospetto della pietraia, la si inizia a salire tenendosi sulla sinistra. L’impressionante muraglia che ci si para di fronte è quella di Punta Anna, la cui forcella, per ora, rimane invisa allo sguardo. Poco oltre quota 1900 si lascia a sinistra il primo bivio verso il Piovan, bivacco adagiato in una selletta erbosa molto panoramica e protetto da Pala Ciapel. Più in alto, su di un masso, appaiono le indicazioni che ci fanno abbandonare il troi 123 che porta al bivacco, proseguendo per il 152 che punta a forcella Anna, spostandosi sempre di più verso destra.
Allegato: Cjalant in ju.JPG
Giunti al cospetto della pietraia, la si inizia a salire tenendosi sulla sinistra. L’impressionante muraglia che ci si para di fronte è quella di Punta Anna, la cui forcella, per ora, rimane invisa allo sguardo. Poco oltre quota 1900 si lascia a sinistra
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03-07-2016 16.22
askatasuna askatasuna
Finalmente si manifesta la rampa d’accesso verso la forcella. Ci aspettano poco più di 500 ripidi metri, un vero inferno di ghiaie che rimane innevato fino ad estate inoltrata. Per questo motivo è consigliata la percorrenza ad inizio stagione, quando la neve, marcia ma con buona tenuta, rende la risalita più docile. Da questo punto è necessario indossare i ramponi. Man mano che si sale, il canalone diventa sempre più ripido ed una scivolata, anche senza sci, ci recapiterebbe in val Grande in una manciata di secondi, ma l’ultima neve si presta bene ad esser scalinata.
Allegato: Cjalant par su.JPG
Finalmente si manifesta la rampa d’accesso verso la forcella. Ci aspettano poco più di 500 ripidi metri, un vero inferno di ghiaie che rimane innevato fino ad estate inoltrata. Per questo motivo è consigliata la percorrenza ad inizio stagione, quando la n
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03-07-2016 16.23
askatasuna askatasuna
Giunti all’esigua forcella la vista s’apre sulla cima di Padola e la Croda di Tacco. Per raggiungere il bivacco Gera ci si cala per un altro trampolino ghiaioso, ove spesso il troi è inesistente. La discesa è malagevole e può esser interpretata a piacere. Dall’alto si nota una traccia che taglia orizzontalmente le ghiaie sotto la cima di Padola. Essa si raccorda con il troi 123 proveniente dalla forcella d’Ambata. Spesso interrotta dai lavinali, si può decidere se utilizzarla o calarsi al fondo del catino, indi risalire il cocuzzolo erboso che cela il bivacco. Per questa prima giornata si devon mettere in conto 1400 metri abbondanti in salita, solo 500 quelli in discesa.
Allegato: Minuscola briciola rossa.JPG
Giunti all’esigua forcella la vista s’apre sulla cima di Padola e la Croda di Tacco. Per raggiungere il bivacco Gera ci si cala per un altro trampolino ghiaioso, ove spesso il troi è inesistente. La discesa è malagevole e può esser interpretata a piacere.
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03-07-2016 16.24
askatasuna askatasuna
La seconda giornata prevede la risalita del ghiaione infingardo fino a forcella Anna. Si attaccano quindi verso ponente le pareti della Cima d’Ambata. Dopo meno di una cinquantina di metri si nota una cengetta che devia a sinistra portandosi alla base del costone friabile da risalire integralmente. Più in alto ci sarebbe la possibilità di spostarsi sulla destra nel catino ghiaioso al cui centro è sita forcella Bagni. Io l’ho trovato completamente sommerso ed ho preferito seguire la cresta, mantenendomi al limite sinistro del vallone, ove puntuali ometti non lasciano dubbi sulla direzione da prediligere.
Allegato: Ai piedi del catino innevato.JPG
La seconda giornata prevede la risalita del ghiaione infingardo fino a forcella Anna. Si attaccano quindi verso ponente le pareti della Cima d’Ambata. Dopo meno di una cinquantina di metri si nota una cengetta che devia a sinistra portandosi alla base del
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03-07-2016 16.24
askatasuna askatasuna
Man mano che si avanza tutto si fa più ripido. Le difficoltà si mantengono sempre sul I grado, ma in realtà è il terreno stesso ad accentuarle, per il suo carattere friabile che mal s’allea con la pendenza. Si raggiunge quindi un intaglio di poche decine di metri più basso della vetta. Anzi delle due cimotte che caratterizzano questa picca bifida. Per raggiungerle è necessario percorrere un tratto di cresta tanto affilato ed esposto, quanto marcescente. Il terreno si fa sempre più delicato.
Allegato: La picca bifida.JPG
Man mano che si avanza tutto si fa più ripido. Le difficoltà si mantengono sempre sul I grado, ma in realtà è il terreno stesso ad accentuarle, per il suo carattere friabile che mal s’allea con la pendenza. Si raggiunge quindi un intaglio di poche decine
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03-07-2016 16.25
askatasuna askatasuna
Si passa poco sotto l’antecima di destra (raggiunta anch’essa ma da cui il panorama è inviso in parte dalla sorella maggiore) per poi risalire un canalino e con qualche passaggio (pochi metri di II grado), sempre ponendo massima attenzione a terreno ed esposizione, si giunge infine alla risicatissima vetta. Ritornato all’intaglio mi sono spinto anche sul cocuzzolo successivo per curiosare se fosse proprio quello che ammiravo dal bivacco, in realtà esso è ancora più basso e difficilmente raggiungibile.
Allegato: Antecima e cresta visti dalla cima de Ambata.JPG
Si passa poco sotto l’antecima di destra (raggiunta anch’essa ma da cui il panorama è inviso in parte dalla sorella maggiore) per poi risalire un canalino e con qualche passaggio (pochi metri di II grado), sempre ponendo massima attenzione a terreno ed es
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03-07-2016 16.25
askatasuna askatasuna
Ritornati al Gera si scende, rasentando a sinistra le pareti della Croda di Tacco. Si nota una traccia tra le ghiaie che pare scomparire per poi risalire su di un costone erboso tramite un’esile cengetta, ove ha inizio la ferrata Mazzetta. Per la precisione trattasi di un sentiero attrezzato. Staffa alcuna non aiuterà la progressione, comunque abbondante di appigli, mentre un cavo è presente per chi volesse auto-assicurarsi. Un cavo discontinuo che, in certi tratti, non copre l’esposizione. Dopo pochi e verticali metri, esso scompare e si passa a calcar zolle per ripidi verdi. Successivamente s’ha da discendere un canalone particolarmente friabile, ove ricompare il cavo. Porre qui attenzione ad un fittone fuoriuscito dalla parete che comunque non compromette la sicurezza. Le attrezzature sono in ottimo stato e curatissime.
Allegato: Torrione Canal dalla Mazzetta.JPG
Ritornati al Gera si scende, rasentando a sinistra le pareti della Croda di Tacco. Si nota una traccia tra le ghiaie che pare scomparire per poi risalire su di un costone erboso tramite un’esile cengetta, ove ha inizio la ferrata Mazzetta. Per la precisio
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03-07-2016 16.26
askatasuna askatasuna
Gli stessi rientri del cavo, in corrispondenza degli attacchi, sono coperti da piombature che evitano ai metallici filati di graffiar mani o braccia incaute. Si inizia quindi la risalita, in gran parte attrezzata, fino al punto più delicato, in uscita da un canalino segnalato da uno spuntone. Qui il cavo è rasente alla roccia ed è necessario sporgersi in piena esposizione, per valicare lo spigolo. Si giunge quindi allo striminzito quanto affascinante Passo di Tacco (2347 m). Una porticina che s’apre a levante, con i Longerin in primo piano. Qualche metro di cavo ancora permette di superare una paretina per depositarci sul troi 152, che scende ripido verso valle.
Allegato: Forcella del Tacco.JPG
Gli stessi rientri del cavo, in corrispondenza degli attacchi, sono coperti da piombature che evitano ai metallici filati di graffiar mani o braccia incaute. Si inizia quindi la risalita, in gran parte attrezzata, fino al punto più delicato, in uscita da
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03-07-2016 16.27
askatasuna askatasuna
Si lascia a destra il bivio con il 153 diretto a forcella Ciapelei, per continuare la discesa. Non ho trovato corrispondenza con il successivo tratteggio, continuando il cammino sulla destra orografica del Giao Glauzei. Porre attenzione, prima di arrivare a quota 1900, al punto ove è necessario attraversare il suo ghiaioso letto, passando sulla sinistra, evitando di seguire una traccia che continua tra i mughi rasentando la sponda opposta. Si sbuca infine al bivio nei pressi di casera Aiarnola, da dove il percorso ricalca quello dell’andata. Il dislivello in salita è di 800 metri abbondanti, quello in discesa di circa 1700.
Allegato: Dovè la Creta di Aip.JPG
Si lascia a destra il bivio con il 153 diretto a forcella Ciapelei, per continuare la discesa. Non ho trovato corrispondenza con il successivo tratteggio, continuando il cammino sulla destra orografica del Giao Glauzei. Porre attenzione, prima di arrivare
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03-07-2016 16.27
askatasuna askatasuna
Punti d’appoggio:

L’anello proposto è da effettuare necessariamente in due giornate, ma si può scegliere se appoggiarsi al bivacco Piovan o al Gera. Il primo sarebbe più logico, per non dover mordere con le suole, per ben tre volte, il ghiaione a sud di forcella Anna. In questo caso si richiedono garretti ben allenati, dovendo -tutto in una giornata- salire fino alla forcella Anna, quindi a Cima d’Ambata, calarsi nel Cadin per poi affrontare la ferrata Mazzetta col suo strappo in salita fino a forcella Tacco ed infine scendere per il ripido 152 che porta a Padola. Io ho preferito raggiungere il bivacco Gera, nonostante il peso dello zaino. Sicuro di trovare acqua di fusione o almeno neve e di avere quindi la possibilità di lasciarvi una piccola parte di peso inutile. Ovviamente vi sono molteplici alternative, tra le quali un anello in giornata con partenza dal Lunelli: Cima de Ambata via forcella Anna e ritorno per la forcella de Ambata, passando per il bivacco Piovan. Ma il fermarsi in un luogo così selvaggio è un privilegio da non farsi sfuggire e da goder con calma. Lo striminzito vallone sormontato dal Torrione Canal, è poi una chicca da non perdere, garantito da un sentiero attrezzato, breve ma affascinante per la selvatichezza dei luoghi.
Allegato: Pala Ciapel e bivacco Piovan.JPG
Punti d’appoggio:<br /><br />L’anello proposto è da effettuare necessariamente in due giornate, ma si può scegliere se appoggiarsi al bivacco Piovan o al Gera. Il primo sarebbe più logico, per non dover mordere con le suole, per ben tre volte, il ghiaione
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03-07-2016 16.28
askatasuna askatasuna
Bivacco Franco Piovan (2070m): Gemello del Gera, è un classico bivacco a semi-botte con nove posti letto (piccolo tavolo e sgabelli). Non l’ho visitato personalmente, ma dalle ricerche in merito la dotazione è quella classica, con materassi, cuscini e coperte. Adagiato splendidamente al margine orientale del Cadin dei Bagni, all’inizio del crinale roccioso della Pala Ciapel, è raggiungibile dal rifugio Lunelli in un paio d’ore. Possibilità di trovare dell’acqua ad una ventina di minuti, seguendo il traverso che porta alla base del canalone di forcella Anna, ove presente una piccola cascata.
Allegato: Campanili Cima Copte e de Ambata forcella e punta Anna.JPG
Bivacco Franco Piovan (2070m): Gemello del Gera, è un classico bivacco a semi-botte con nove posti letto (piccolo tavolo e sgabelli). Non l’ho visitato personalmente, ma dalle ricerche in merito la dotazione è quella classica, con materassi, cuscini e cop
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03-07-2016 16.28
askatasuna askatasuna
Bivacco Carlo Gera (2240m): Tipico bivacco “amiantato” a semibotte, modello Fondazione Berti. Inaugurato all’inizio degli anni Settanta, dispone di nove posti letto con materassi e cuscini nuovissimi. Le coperte sono state recentemente sostituite, pulite e morbide come non t’aspetti. Tavolino con panchette e sgabelli. All’esterno presenti due pale da utilizzare in caso di forte innevamento. Per l’acqua viene consigliato di scendere in direzione di Auronzo, ove in un quarto d’ora si dovrebbe scovar un rivolo. Ad inizio stagione è presente ancora molta neve nei dintorni o, ancor meglio, delle piccole cascate di fusione (deliziose quanto perigliose, vedasi note a margine). Il bivacco è poco frequentato e di norma raggiunto da Auronzo. A guardia del selvaggio Cadin de Ambata, sovrasta una conca racchiusa da imponenti pareti, con una vista privilegiata verso le Marmarole. Viene indicato come un punto d’appoggio sito in uno degli ambienti più selvaggi e solitari delle Dolomiti di Sesto. Una volta al suo cospetto non si fatica a crederlo. Rispetto al Piovan è inviso a grandi albe o tramonti, ma la collocazione lo rende un gioiello per anime erme.
Allegato: Großglockner.JPG
Bivacco Carlo Gera (2240m): Tipico bivacco “amiantato” a semibotte, modello Fondazione Berti. Inaugurato all’inizio degli anni Settanta, dispone di nove posti letto con materassi e cuscini nuovissimi. Le coperte sono state recentemente sostituite, pulite
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03-07-2016 16.29
askatasuna askatasuna
Note a margine:

L’itinerario così proposto necessita come detto d’esperienza ed allenamento. Il peso dello zaino per la bivaccata si sente tutto, specialmente nella risalita di forcella Anna. La Cima de Ambata è una meta ignorata dai pochi alpinisti che, se proprio risalgono quei ghiaioni, lo fanno per raggiunger la più nota Cima Bagni. Un anello che indicherei come “escursionismo spinto” perché pur non essendo in alcun modo di difficoltà alpinistica, richiede di superare un “muro” innevato, ghiaioni infidi, pareti friabili ed esposte. Un’ultima nota per l’acqua. Quella più ambita, in assenza di rivolo alcuno, è certamente il prodotto della neve in fusione, che però appare scrosciante dove vuole lei. In entrambi i punti in cui mi sono rifornito (a forcella Anna o poco sopra il Gera) c’è da prestare particolare attenzione. Se c’è acqua, c’è il vuoto. L’orlo dei nevai ove essa scorre è cedevole e inganna la vista. Scivolare per riempire la bottiglia può esser fatale. Delle precisazioni su tempi e dislivelli sono quantomai necessarie. Il dislivello della seconda giornata, per esempio, può risultare risibile in salita, ma vista la natura del terreno e la sua pendenza, non è da sottovalutare. Come la lunga e faticosa discesa che non fa mollare la concentrazione fino alla casera. I tempi sono puramente indicativi. Dipende da quanto si è allenati o si soffrano certi punti. La mia discesa da Cima d’Ambata alla forcella, per esempio, è stata lenta. Non sentendomi per nulla a mio agio su terreno friabile, saggio gli appoggi uno per uno. Ho quindi arrotondato la stima per eccesso.
Allegato: Le Marmarole si tiran su le coperte.JPG
Note a margine:<br /><br />L’itinerario così proposto necessita come detto d’esperienza ed allenamento. Il peso dello zaino per la bivaccata si sente tutto, specialmente nella risalita di forcella Anna. La Cima de Ambata è una meta ignorata dai pochi alpi
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03-07-2016 16.29
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Pare che ultimamente il vento mi spinga sempre verso ovest. Come foglia, inerme e curiosa, mi lascio trasportare nella brezza del vasto sapere di sior Mario. Un consiglio, in questo caso, non è un semplice spunto, ma una madreperla luccicante, impigliata nel rastrello paziente che solca l’arenile della memoria. Così, curioso ed inerme, giungo a casera Aiarnola, stranamente deserta ed immobile. Il Torrione Canal s’impone all’orizzonte e da sotto non individuo lo stretto intaglio da cui spunterò il giorno dopo. Un silente bosco d’Abete Rosso m’accoglie tra le sue braccia. La terra pare bagnata e colorata dalla sua stessa linfa, le cicatrici della seggiovia di Padola mi rubano più volte dalla sua protezione.
Allegato: Colesei e Quaternà.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Pare che ultimamente il vento mi spinga sempre verso ovest. Come foglia, inerme e curiosa, mi lascio trasportare nella brezza del vasto sapere di sior Mario. Un consiglio, in questo caso, non è un semplice spunto, ma una
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03-07-2016 16.30
askatasuna askatasuna
Da qui il Col Quaternà perde ogni inclinazione, appiattendosi all’orizzonte: un lunghissimo giardino all’inglese che termina con lo sbuffar d’una talpa, uscita nottetempo dal suo mucchio di terriccio per annusare il cielo. Un Gallo Forcello si tuffa fra i pecci e i botton d’oro. Il suolo si fa ancora più scuro. Poi appare la schienotta della Croda sora i Colesei. Mi fa strano osservare quella spalla rocciosa priva dello scialle candido con cui l’avevo conosciuta. Dietro di lei la Croda Rossa, con le guance ben incipriate. Il Lunelli è un sassolino che spunta da un’aiuola curata. Anche lui pare deserto.
Allegato: Lunelli y las Crodas.JPG
Da qui il Col Quaternà perde ogni inclinazione, appiattendosi all’orizzonte: un lunghissimo giardino all’inglese che termina con lo sbuffar d’una talpa, uscita nottetempo dal suo mucchio di terriccio per annusare il cielo. Un Gallo Forcello si tuffa fra i
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03-07-2016 16.31
askatasuna askatasuna
Poi volto l’angolo. Il sole trasforma le pietre in carbonella. Le poche nuvole son talmente esili da lasciarsi trapassare. Paion vaporosi aliti delle picche che finalmente si risvegliano, usando le valli come sudario. Punta Anna domina l’orizzonte, nascondendo col suo spallone roccioso l’unico punto debole per inerpicarsi, svalicare, ed ammirarle il viso. La forcella è ancora lontana. Inizio a risalire quel deserto di ghiaie che visto nel suo insieme pare sterile quando, al contrario, è popolato dai colori. Viole gialle e Rododendri nani s’aggrappano alla poca terra, tingendo le zolle erbose, mentre più in alto, dove il gioco si fa duro, prevale l’ostinazione radicale dell’Erba Storna.
Allegato: Le pareti di Cima Bagni.JPG
Poi volto l’angolo. Il sole trasforma le pietre in carbonella. Le poche nuvole son talmente esili da lasciarsi trapassare. Paion vaporosi aliti delle picche che finalmente si risvegliano, usando le valli come sudario. Punta Anna domina l’orizzonte, nascon
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03-07-2016 16.31
askatasuna askatasuna
Le pareti di Cima Bagni se ne stan lì, bigie e musone, mentre io mi faccio rapire dagli arzigogolii di roccia della Pala Ciapel. Ancor prima di puntar lo sguardo su di lei, mi fisso su di uno spuntone dall’animo calcareo. In senso intimo, non minerale. S’è fatto graffiare, traforare, scavare, beccare. Neanche fosse di legno! Ogni dettaglio pare creato da arnese differente, come se uno scultore avesse voluto sfogarsi e provare proprio su di lui tutto il nuovo campionario d’attrezzi. Come se non bastasse, questo seguace dell’astratto gli ha incastonato una pietra sulla sommità.
Allegato: Contemporary organic art.JPG
Le pareti di Cima Bagni se ne stan lì, bigie e musone, mentre io mi faccio rapire dagli arzigogolii di roccia della Pala Ciapel. Ancor prima di puntar lo sguardo su di lei, mi fisso su di uno spuntone dall’animo calcareo. In senso intimo, non minerale. S’
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03-07-2016 16.32
askatasuna askatasuna
Poi si manifesta il volto della Pala, con quel rimmel sciolto dai pianti del cielo e quel ciclopico foro, situato proprio al centro. Più in alto mostrerà la sua testa squadrata, ove il rasoio ha risparmiato solo qualche ciuffo verde. La Pitturina si fa notare grazie agli scintillii della poca neve rimasta sui ghiaioni. Poi compare il Piovan. Un bivacco per albe perfette, se non fosse per la Rocca dei Bagni. Sono davanti ad una scelta. Fermarmi e contare le ore che mi separano al risveglio del sole o puntare al Gera. La seconda che hai detto, direbbe Quelo…
Allegato: Le Crode.JPG
Poi si manifesta il volto della Pala, con quel rimmel sciolto dai pianti del cielo e quel ciclopico foro, situato proprio al centro. Più in alto mostrerà la sua testa squadrata, ove il rasoio ha risparmiato solo qualche ciuffo verde. La Pitturina si fa no
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03-07-2016 16.32
askatasuna askatasuna
Il “muro” di forcella Anna inizia a manifestarsi. Dopo due passi ramponati, il timore reverenziale si fa sorriso. Ritornano le sensazioni da Spiderman. Il manto marcio sostiene con grazia ogni pedata, l’ascesa diventa un piacere. Lentamente emergono iceberg di roccia da quel mare obliquo che mi sostiene. Si galleggia, in un torrente immoto che ai lati della gola urla alla primavera! Così mi godo ogni pinnacolo, ogni verticalità a sottolineare quella pista da bob, gioia degli sci-alpinisti più esperti. La pendenza non molla, anzi, s’intestardisce, preparando quel respiro. Più lungo di tutti gli altri. Quello proprio d’una apnea emozionale, in attesa dell’aldilà. Opposto del aldiquà da dove ci si è inerpicati. Un ombelico bianco e sottile separa un mare di candore da un oceano di ghiaie.
Allegato: Finalmente sullorlo.JPG
Il “muro” di forcella Anna inizia a manifestarsi. Dopo due passi ramponati, il timore reverenziale si fa sorriso. Ritornano le sensazioni da Spiderman. Il manto marcio sostiene con grazia ogni pedata, l’ascesa diventa un piacere. Lentamente emergono icebe
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03-07-2016 16.33
askatasuna askatasuna
Sorrido, anzi rido! Non passo da un colore all’altro, ma in un universo parallelo, ove gli interstizi di cielo si fan di troppo. Un puntino rosso mi aspetta. Protetto e circondato. Isolato ed isolante. Tanto piccolo quanto lo sono io. Sovrastato da mostri di roccia che s’ergono, a bloccare ogni pensiero, a non far sfuggire la più piccola sensazione, a contenere perfino i battiti. Do ancora un’occhiata al pendio appena percorso, ringrazio ogni fiocco alleato delle zampe e poi mi lancio, in un sentiero che troi non è. In ghiaia che ghiaia non è. Cercando spazi per scivolare senza trascinare con me le rosee pioniere di quegli aridi prati.
Allegato: La tana dietro il cocuzzoletto.JPG
Sorrido, anzi rido! Non passo da un colore all’altro, ma in un universo parallelo, ove gli interstizi di cielo si fan di troppo. Un puntino rosso mi aspetta. Protetto e circondato. Isolato ed isolante. Tanto piccolo quanto lo sono io. Sovrastato da mostri
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03-07-2016 16.34
askatasuna askatasuna
Finalmente tocco tana! Da fuori una fra tante, dentro curata e da poco rinnovata. Sfioro le coperte. Paiono peluche! Dal 2014 solo 201 firme han popolato il libro del bivacco, la stragrande maggioranza giunte da Auronzo. Il cocuzzolo d’erba sopra il bivacco è fiorito. Qualche cespo di Orecchia d’Orso, Pinguicole e Genziane (credo Brachyphylla). Ma il vegetale soccombe al minerale, in un catino che raccoglie le briciole d’Ambata, di Padola, di Tacco, d’Anna e di San Leonardo.
Allegato: Il bivacco Gera e le Marmarole.JPG
Finalmente tocco tana! Da fuori una fra tante, dentro curata e da poco rinnovata. Sfioro le coperte. Paiono peluche! Dal 2014 solo 201 firme han popolato il libro del bivacco, la stragrande maggioranza giunte da Auronzo. Il cocuzzolo d’erba sopra il bivac
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03-07-2016 16.35
askatasuna askatasuna
Di fronte, a dar la buonanotte come a svegliar i sensi, le Marmarole ed i loro castelli di roccia. Gli ultimi brividi sono tutti dedicati alla ricerca dell’oro liquido. Senza rabdomantico attrezzo, con gli occhi chiusi, come se ciò aiutasse realmente l’udito, mi faccio guidare verso un rivolo. A separami da lui, la via di fuga che s’è scavato. Una spaccata, il tender delle braccia. Il pieno è fatto. Ora son solo le lancette del cielo a scandire i tempi. Per ultima saluto la Cima d’Ambata, o si viodarin doman!
Allegato: Marmarole on fire.JPG
Di fronte, a dar la buonanotte come a svegliar i sensi, le Marmarole ed i loro castelli di roccia. Gli ultimi brividi sono tutti dedicati alla ricerca dell’oro liquido. Senza rabdomantico attrezzo, con gli occhi chiusi, come se ciò aiutasse realmente l’ud
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03-07-2016 16.36
askatasuna askatasuna
Mi sento osservato. Alzarsi da sotto le coperte con una luna che ti pulsa di fronte in un cielo terso e cupo, fa un certo effetto. Ci metto un po' a volger lo sguardo alla mia destra. Scoprendo d’essermi risvegliato in Anatolia. Ben inteso, in quel Emmenthal di tufo non ci sono mai stato, ma non ho dubbio alcuno di trovarmici ora. I Campanili Orsolina e Caldat e la Cima Copte la mattina si svelano. Quel chiarore che luce non è, mostra molto più di quello che il sole cela. Come se il momento della verità corrispondesse ad una nudità luminosa. Quei granitici inni alla verticalità palesano le violenze subite.
Allegato: Anatolico risveglio.JPG
Mi sento osservato. Alzarsi da sotto le coperte con una luna che ti pulsa di fronte in un cielo terso e cupo, fa un certo effetto. Ci metto un po' a volger lo sguardo alla mia destra. Scoprendo d’essermi  risvegliato in Anatolia. Ben inteso, in quel Emmen
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03-07-2016 16.36
askatasuna askatasuna
Fori che non importa se creati da umani o pterodattili, ma fori sono! Ne sgretolano la possenza, t’immagini siano solo finestre per infiniti corridoi e stanze e grotte e sale, nascoste in quei grattacieli impenetrabili. Poi il timido rimmel violaceo delle Marmarole viene messo in secondo piano dagli schiaffi del mattino che sveglian Ambata e Copte. Al’è timp di là! Salgo voracemente quel ghiaione, fino a quell’orlo bianco. Al di là i titani austriaci luccicano di già. Io mi avvio. Più che verso una cima, in direzione d’un ammasso di pietre collocate una sopra all’altra. Un monumento alla friabilità.
Allegato: Creste e confini.JPG
Fori che non importa se creati da umani o pterodattili, ma fori sono! Ne sgretolano la possenza, t’immagini siano solo finestre per infiniti corridoi e stanze e grotte e sale, nascoste in quei grattacieli impenetrabili. Poi il timido rimmel violaceo delle
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03-07-2016 16.37
askatasuna askatasuna
Parte docile e poi s’impenna. Potrei sfruttare quel catino, morbido alleato non ancora sciolto, ma prediligo la cresta ed i suoi frammenti, sopra cui emergono puntuali, numerose boe grigiastre, a segnar la via. Più sali, più si fa ripida e “sbrisolona” ma fa il pari con l’orizzonte che inizia ad animarsi con quelle pinne che escono da un mare biancastro. Una Saxifraga Oppositifolia s’aggrappa come me alle rocce. E’ da non credere come quel delicato bouquet sfidi il cielo. Delicatezza vegetale votata all’alpinismo che si spinge a 4500 metri, i petali d’Europa più vicini alle nuvole!
Allegato: Saxifraga Oppositifolia.JPG
Parte docile e poi s’impenna. Potrei sfruttare quel catino, morbido alleato non ancora sciolto, ma prediligo la cresta ed i suoi frammenti, sopra cui emergono puntuali, numerose boe grigiastre, a segnar la via. Più sali, più si fa ripida e “sbrisolona” ma
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03-07-2016 16.38
askatasuna askatasuna
Raggiungo finalmente l’intaglio, convinto d’aver sfiorato la meta. Quando eccoti una cresta affilata, quasi un cracker posto in verticale. Di primo istinto mollo lo zaino. Vonde! Quella cima bifida soffia al cielo, irridendomi. La prima di esse mostra chiaramente un volto baffuto e saggio. Lo sguardo profondo. Quieto.
Allegato: La Muse.JPG
Raggiungo finalmente l’intaglio, convinto d’aver sfiorato la meta. Quando eccoti una cresta affilata, quasi un cracker posto in verticale. Di primo istinto mollo lo zaino. Vonde! Quella cima bifida soffia al cielo, irridendomi. La prima di esse mostra chi
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03-07-2016 16.39
askatasuna askatasuna
Per un alpinista la Cima d’Ambata è una deviazione senza significato alcuno, due sassolini da superare in slalom verso Cima Bagni. Ma io non sono e mai sarò un alpinista. Io mi nutro d’emozioni e di limiti. O meglio, questi ultimi si mangiano le emozioni e devo tenerli a bada. Addomesticarli solo se necessario, affinché non lascino in terra le ossa spolpate del sentire. Il friabile, quando si sposa all’esposizione, genera in me timore. Il passo è pure sicuro ma vai a spiegarglielo al pietrisco!
Allegato: Punta Anna scendendo dalla Cima.JPG
Per un alpinista la Cima d’Ambata è una deviazione senza significato alcuno, due sassolini da superare in slalom verso Cima Bagni. Ma io non sono e mai sarò un alpinista. Io mi nutro d’emozioni e di limiti. O meglio, questi ultimi si mangiano le emozioni
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03-07-2016 16.39
askatasuna askatasuna
Ma anche se canina, in me dimora la curiosità. Quella timida. Che non graffia. Ma che cuoce lenta. Allungo il collo un paio di volte, abbozzo due passi e lo sguardo s’addomestica. Non è tutto ‘sto dramma. La cautela è la prima della cordata e so che mi riporterà indietro anche dovendo ordinarmi un bel dietro-front a due passi dalla cima. Se solo quelle due picche non mi scippassero l’orizzonte tutto!
Allegato: Dallintaglio.JPG
Ma anche se canina, in me dimora la curiosità. Quella timida. Che non graffia. Ma che cuoce lenta. Allungo il collo un paio di volte, abbozzo due passi e lo sguardo s’addomestica. Non è tutto ‘sto dramma. La cautela è la prima della cordata e so che mi ri
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03-07-2016 16.40
askatasuna askatasuna
Non mi fermo a guardare il resto del mondo che mi s’offre nudo e crudo e riparto. Supero qualche nevaio infido e raggiungo la prima punta di quella linguaccia, sperando sia la più alta. Non ci siamo. Scendo ancora e appare un canalino innevato a strapiombo nel vuoto. Ho i ramponi nello zaino ma i tacchi si voltano. Poi sporgo la testa, come nel nevaio-abbeveratoio scorgo roccia buona che emerge bagnata e mi ci aggrappo come fosse un cornicione. Due passi due e raggiungo lo striminzito apice. Finalmente lo zaino si posa, definitivamente.
Allegato: Panorama sud-est.JPG
Non mi fermo a guardare il resto del mondo che mi s’offre nudo e crudo e riparto. Supero qualche nevaio infido e raggiungo la prima  punta di quella linguaccia, sperando sia la più alta. Non ci siamo. Scendo ancora e appare un canalino innevato a strapiom
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03-07-2016 16.41
askatasuna askatasuna
E mi sento leggero. Son conscio che per altri sarebbe stata una passeggiata, pure inutile, ma io mi tengo stretto la mia coperta di Linus piena di debolezze ed insicurezze. Esser qui non la rinforza, non mi fa conquistar nulla, non mi rende più felice. E’ solo uno spicchio di mondo guadagnato, da godere, mentre l’acqua bolle. Veloce. Troppo veloce per addomesticar lo sguardo.
Allegato: Panorama nord-ovest.JPG
E mi sento leggero. Son conscio che per altri sarebbe stata una passeggiata, pure inutile, ma io mi tengo stretto la mia coperta di Linus piena di debolezze ed insicurezze. Esser qui non la rinforza, non mi fa conquistar nulla, non mi rende più felice. E’
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03-07-2016 16.41
askatasuna askatasuna
Se l’Antelao pare mimetizzarsi tra le Marmarole, Civetta e Pelmo sembrano un unico monte, due cornetti sovrapposti all’orizzonte. Il Sorapiss col suo dito, la Marmolada, le Tofane ed il massiccio del Großglockner s’allarga con la sua bella pancia ancora bianca. Nel mezzo, Cima Bagni pare un capriccio egizio eretto da alpinistici schiavi al servizio di Messnerkhamon. Il Popera una semplice tavola. Ma di legno pregiato, con quelle venature che pulsano! Poi via via, l’orizzonte brulica di contorni che riconosco. Peralba e Chiadenis, il massiccio del Cogliàns, una Creta di Aip col suo solito taglio marziale, la Cresta del Ferro, addirittura spunta il canino affilato del Tuglia!
Allegato: Dolomiti friulane.JPG
Se l’Antelao pare mimetizzarsi tra le Marmarole, Civetta e Pelmo sembrano un unico monte, due cornetti sovrapposti all’orizzonte. Il Sorapiss col suo dito, la Marmolada, le Tofane ed il massiccio del Großglockner s’allarga con la sua bella pancia ancora b
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03-07-2016 16.42
askatasuna askatasuna
Il massiccio delle Terze e dietro le Giulie in punte di piedi, tutte! Fino a scemare nel Krn! Dietro il Torrione Canal ecco l’accoppiata Clapsavon e Bivera, e ancora tanto, troppo, dalle dentellate Dolomiti Friulane a Cima dei Preti e al dirimpettaio Duranno. Un elenco da metter in difficoltà anche le belle panoramiche del sior Morelli che con un paio di scatti avrebbe da divertirsi a ricomporre un puzzle in cui ogni scheggia di pietra pare aver trovato il proprio spazio per farsi ammirare e riconoscere.
Allegato: Give a name to the shadows.JPG
Il massiccio delle Terze e dietro le Giulie in punte di piedi, tutte! Fino a scemare nel Krn! Dietro il Torrione Canal ecco l’accoppiata Clapsavon e Bivera, e ancora tanto, troppo, dalle dentellate Dolomiti Friulane a Cima dei Preti e al dirimpettaio Dura
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03-07-2016 16.43
askatasuna askatasuna
Vorrei mettere su radici, piantare picchetti emozionali e toglierli in autunno. Ma sento un angolo della coperta che tira. Dopo una sosta che lunga non potrà esserlo neanche durasse un giorno intero, la razionalità, subdola ed incosciente, incomincia il suo lavoro di demolizione emozionale. Le vene iniziano a pulsare concentrazione e adrenalina per un ritorno che non mi lascia tranquillo, un ancora che non mi permette d’abbandonarmi. Questo è il prezzo che pago davanti ad un orizzonte che annichilisce le parole. L’agro che lentamente sovrasta il dolce. L’argine che non vorrei mai superare per continuare beato a nuotare a dorso, galleggiando tra le nuvole.
Allegato: Marmarole Antelao Pelmo Civetta Sorapiss Marmolada e vonde.JPG
Vorrei mettere su radici, piantare picchetti emozionali e toglierli in autunno. Ma sento un angolo della coperta che tira. Dopo una sosta che lunga non potrà esserlo neanche durasse un giorno intero, la razionalità, subdola ed incosciente, incomincia il s
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03-07-2016 16.44
askatasuna askatasuna
Accetto le catene e mi decido. Leeento ed oculato, inizio a stringer pietra. Con sorpresa, in pochi passaggi mi trovo la mani infarinate. Come se le rocce fossero fatte di magnesio. All’intaglio, quando potrei ributtare l’ancora, m’incaglio nella foschia. Continuo allora a scendere in direzione di una minuscola briciola rossa in cui riprender quattro cose. Poi via, verso la Mazzetta tra i fischi delle marmotte, salutando l’Ambata, col suo grigio dente spezzato.
Allegato: Spunta la Croda di Ligonto.JPG
Accetto le catene e mi decido. Leeento ed oculato, inizio a stringer pietra. Con sorpresa, in pochi passaggi mi trovo la mani infarinate. Come se le rocce fossero fatte di magnesio.  All’intaglio, quando potrei ributtare l’ancora, m’incaglio nella foschia
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03-07-2016 16.45
askatasuna askatasuna
Giungo all’attacco stanco dalla tensione muscolare continua e ben cotto dal sole che non molla. La cartina inganna e pare un traverso attrezzato. La quota della forcella non compare. Generosità o sadismo? La seconda che hai detto… Poco più di un centinaio di metri che sento tutti, breve ma tosta. E’ la prima volta che in diversi punti mi tiro su di braccia, rugnando ad un cavo che non vorrei sfiorare. L’ambiente è selvatico, il catino esile. Regno di camosci, mi si dice, ma nelle ore più toste son tutti fuggiti nel bosco per evitare la calura.
Allegato: Croda di Tacco e Torrione Canal.JPG
Giungo all’attacco stanco dalla tensione muscolare continua e ben cotto dal sole che non molla. La cartina inganna e pare un traverso attrezzato. La quota della forcella non compare. Generosità o sadismo? La seconda che hai detto… Poco più di un centinaio
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03-07-2016 16.46
askatasuna askatasuna
Ci si sente tanto stretti dal dirimpettaio torrione quanto ampie son le boccate di libertà. Si procede su terrazze, su viaz di ungulati, per poi arrampicarsi ancora. Così vicino al bivacco mi sento in un altro mondo ancora, come fossero passati giorni, come fosse un’altra escursione. In un punto devo abbandonarmi alla gravità, lanciando corpo e zainone nel vuoto per oltrepassare uno spigolo. Poi l’ennesima, minuscola porticina. Segnalata da quegli stipiti ridotti a schegge di pietra. Acuminati.
Allegato: E orizzonte fu.JPG
Ci si sente tanto stretti dal dirimpettaio torrione quanto ampie son le boccate di libertà. Si procede su terrazze, su viaz di ungulati, per poi arrampicarsi ancora. Così vicino al bivacco mi sento in un altro mondo ancora, come fossero passati giorni, co
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03-07-2016 16.48
askatasuna askatasuna
E l’orizzonte ti invade! I polmoni son pupille che dopo tanta strettoia si dilatano, inspirando il panorama! Un contrasto che destabilizza l’animo tutto! Il troi scende ripido e non lascia spazio a rilassamento alcuno. Sto evaporando e perdo ancora liquidi in rugnosi sguardi ad una malga che pare a due passi ma che l’altimetro rivela ancora come molto lontana. Claps, glerie e çocs di arbe e inmò claps. E la tortura della sete. Quel rio bianco che sussurra, continuamente. Il miraggio si fa acustico. Aumenta l’arsura, ma d’acqua neanche l’ombra. Solo l’eco. A va par sot!
Allegato: Torrione Canal visto da est.JPG
E l’orizzonte ti invade! I polmoni son pupille che dopo tanta strettoia si dilatano, inspirando il panorama! Un contrasto che destabilizza l’animo tutto! Il troi scende ripido e non lascia spazio a rilassamento alcuno. Sto evaporando e perdo ancora liquid
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03-07-2016 16.49
askatasuna askatasuna
Poi quel abbeveratoio. Dove mi sfogo, promettendo alle zampe di assaporare la stessa acqua più sotto, quando il rio Aiarnola scende a cascatelle, parallelo alla strada. Così finirà la giornata. Coi piedi fumanti e la testa che rielabora immagini di qualche ora prima, uno zapping emozionale inconsulto, accompagnato dallo strabuzzar degli occhi, che tornano a socchiudersi per sbarrarsi ancora.
Allegato: Marmolada e Tofane.JPG
Poi quel abbeveratoio. Dove mi sfogo, promettendo alle zampe di assaporare la stessa acqua più sotto, quando il rio Aiarnola scende a cascatelle, parallelo alla strada. Così finirà la giornata. Coi piedi fumanti e la testa che rielabora immagini di qualch
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06-07-2016 11.24
marco.raibl marco.raibl
Al bivacco Piovan ci sono passato due giorni fa. Verrà dismesso per presenza di amianto al suo interno. Era già poco attraente,ma qualcuno lo ha frequentato di recente.Topi in abbondanza
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06-07-2016 16.50
askatasuna askatasuna
Informandomi sulla pagina web del Cai di Padova ho scovato la delibera (che allego in pdf al post) pubblicata sul sito il 30 giugno dal direttivo, ove si dichiara l'inagibilità del bivacco Piovan, in attesa del suo ripristino. Le motivazioni non riguardano la presenza di amianto nella struttura ma riguarda le muffe nonchè la marcescenza del pavimento. La speranza, come segnalato dalla delibera, è che esso non venga dismesso ma rinnovato. Se si dovessero chiudere tutti i bivacchi con lastre d'amianto probabilmente il numero si dimezzerebbe, visto l’utilizzo sistematico nei classici semi-botte rossi. Il poco distante Gera, per esempio, o il Lomasti, tra la Creta di Aip e quella di Rio Secco, ne sono zeppi. Come i tetti di molte case o luoghi di lavoro. Un rinnovo sistematico e puntuale delle strutture è sicuramente difficile ed oneroso, la convivenza temporanea con l’asbesto diventa quindi scelta del singolo, considerando anche come non sia tanto la presenza stessa il problema, ma la rottura eventuale delle lastre.
Allegato: BIVACCOPIOVAN.pdf
Informandomi sulla pagina web del Cai di Padova ho scovato la delibera (che allego in pdf al post)  pubblicata sul sito il 30 giugno dal direttivo, ove si dichiara l'inagibilità del bivacco Piovan, in attesa del suo ripristino. Le motivazioni non riguarda
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