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Casera Busnich e Cima dell'Albero (2018m) da Olantreghe

23-04-2016 19.50
askatasuna askatasuna
Condivido una facile passeggiata all'estremo sud del gruppo del Bosconero con un ritorno che ha come protagonista la val Tovanella, una riserva naturale orientata. I prati della casera sono un balcone eccezionale da cui ammirare le strapiombanti pareti della muraglia che chiude a ovest la val Zemola, così come il Col Nudo e il Toc con la sua frana. All'anello di casera Busnich aggiungo due varianti, anche se incomplete. Il tentativo di salire il Col Siron, non previsto e fermatosi a quota 1631 e la salita alla Cima dell'Albero da sudest senza però aver potuto continuare l'anello sull'altro versante per le condizioni meteo incontrate. (19-20.04.2016)
Allegato: Cence peraulis.JPG
Casera Busnich e Cima dell'Albero (2018m) da Olantreghe
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23-04-2016 19.51
askatasuna askatasuna
Difficoltà: E/EE

Dislivello: 1000/1450 metri

Tempo di percorrenza: 5/7 ore

Cartografia: 025 Dolomiti di Zoldo , Tabacco 1:25.000
Allegato: Borgà and the moon.JPG
Difficoltà: E/EE <br /><br />Dislivello: 1000/1450 metri<br /><br />Tempo di percorrenza: 5/7 ore <br /><br />Cartografia: 025 Dolomiti di Zoldo , Tabacco 1:25.000
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23-04-2016 19.52
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Giunti a Longarone si procede verso nord girando a sinistra presso l'abitato di Castellavazzo, seguendo le indicazioni per Podenzoi e Olantreghe. All'ultima curva di quest'ultimo borgo si trova un ampio parcheggio. La Cima dell'Albero ci si presenta già da qui sotto forma di cornetto erboso. Ci si inoltra quindi a piedi nella stradina di fronte per poi prendere a sinistra (via delle scuole). Un cartello appoggiato ad un albero vorrebbe indicare di seguire il muretto a secco sulla destra. Si sale la ripida e lastricata mulattiera tenendosi a destra al primo bivio (lapide). Si mantiene ancora la destra fino al bivio segnalato di casera Fagarol. In breve si sbuca sul Pian de Venturin, ove per la prima volta s'apre il panorama.
Allegato: La mulattiera da Olantreghe.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Giunti a Longarone si procede verso nord girando a sinistra presso l'abitato di Castellavazzo, seguendo le indicazioni per Podenzoi e Olantreghe. All'ultima curva di quest'ultimo borgo si trova un ampio parcheggio. La Ci
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23-04-2016 19.52
askatasuna askatasuna
Si riprende a salire nel bosco fino ad un altro bivio in località Col: a sinistra la scorciatoia a destra il troi che porta al cartello che indica la prosecuzione del 495 verso casera Pecol da utilizzare per il ritorno. Preso invece a sinistra, porta con un altro strappo ai pianori sottostanti casera Busnich. Saziatisi dei panorami, si ritorna sui propri passi fino al bivio di Col ove si inizia la discesa. I fusti presentano diversi segni rossi e dei bolloni bianchi, piuttosto invadenti. Si seguono questi ultimi fino a trovare il bivio con la traccia che porta al Pian dei Buoi. Ci si affida alle indicazioni per Pecol, passando accanto a numerose cascatelle. Giunti alle casere (bellissimi scorci sulle guglie del Bosconero) seguire la mulattiera che diparte dietro all'edificio riservato alla forestale e diretto a Termine di Cadore.
Allegato: Gruppo del Bosconero da Pecol.JPG
Si riprende a salire nel bosco fino ad un altro bivio in località Col: a sinistra la scorciatoia a destra il troi che porta al cartello che indica la prosecuzione del 495 verso casera Pecol da utilizzare per il ritorno. Preso invece a sinistra, porta  con
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23-04-2016 19.53
askatasuna askatasuna
Nonostante sia indicato come troi Cai 495, si sarà già capito come non si potrà assolutamente fare affidamento su bollinature bicolori. Bisogna soprattutto fare attenzione a non confondersi in diversi bivi sottolineati da frecce, bolli e doppie linee rosse sugli alberi. Percorsi riservati alla forestale e/o tracce aliene al percorso del ritorno. La mulattiera è la guida. Anche quando attorno quota 1050 incontriamo un cartello di legno con la scritta Pecol. E' posto parallelo al nostro arrivo e dei segni rossi potrebbero far cadere nella tentazione di scendere per la traccia di sinistra. Non fatevi ingannare e continuate diritti. Più in basso si lascia sulla sinistra un belvedere con panca, continuando l'aggiramento del Col de la Varda. Attorno a quota 900 è presente un passamano e poco dopo una corda. Innecessari, aiutano a dar sicurezza per passare due punti del cammino rovinati dagli smottamenti. Un centinaio di metri (di dislivello) più sotto la mulattiera si trasforma in strada.
Allegato: I guardiani della val Zemola.JPG
Nonostante sia indicato come troi Cai 495, si sarà già capito come non si potrà assolutamente fare affidamento su bollinature bicolori. Bisogna soprattutto fare attenzione a non confondersi in diversi bivi sottolineati da frecce, bolli e doppie linee ross
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23-04-2016 19.54
askatasuna askatasuna
Al secondo curvone un cartello fa ripiegare a destra in direzione di Termine di Cadore. Poco dopo la strada vira a sinistra verso una baita dal tetto rosso. Non bisogna seguire l'invitante discesa verso il casolare ma infilarsi, continuando diritti, in un corridoietto sottolineato da un muretto a secco. Il troi qui, come in precedenza, è sempre privo di bollinature. Il terreno è poco curato e invaso dalle erbe. Un paio di minuti dopo ed ecco un altro bivio, questa volta non segnalato. Si prenda a destra per evitare di scendere fino a Termine. Oltrepassati alcuni schianti si deve accondiscendere ad un ansa un risicata e resa scivolosa dalle grandi quantità di fogliame (cavo) e rimontare il blocco della rete che protegge da eventuali frane. Più avanti si incrocia una fonte e qualche minuto dopo un bivio segnalato. Prendere a destra per la Centrale. La traccia sbuca sulla strada asfaltata che, presa in salita, ci riporta al borgo di Olantreghe.
Allegato: Cima dellAlbero da Olantreghe.JPG
Al secondo curvone un cartello fa ripiegare a destra in direzione di Termine di Cadore. Poco dopo la strada vira a sinistra verso una  baita dal tetto rosso. Non bisogna seguire l'invitante discesa verso il casolare ma infilarsi, continuando diritti, in u
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23-04-2016 19.54
askatasuna askatasuna
Appunti sul Col Siron (1671m)

Curiosando sulla mappa, il primo giorno ho provato a raggiungere il Col Siron, fermandomi al grande torrione di quota 1631. Da lì, a prima vista, la cima vera e propria pareva poco incline a farsi risalire anche se ho notato un evidente svirgolio tra i mughi. Mi son detto che fosse pura immaginazione e ho lasciato stare, godendomi il sole. A casa ho appreso come quello che da sud-ovest sembrava solo un "cercar notte" fosse invece possibile attaccando questa modesta ma panoramica cima dal lato orientale, raggiungendo direttamente la forcelletta tra l'ultimo spuntone e la picca.
Allegato: Casper e la Palaza.JPG
Appunti  sul Col Siron (1671m)<br /><br />Curiosando sulla mappa, il primo giorno ho provato a raggiungere il Col Siron, fermandomi al grande torrione di quota 1631. Da lì, a prima vista, la cima vera e propria pareva poco incline a farsi risalire anche s
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23-04-2016 19.55
askatasuna askatasuna
Nel caso voleste provarci, condivido le notizie scovate in seguito: poco dopo aver lasciato sulla destra il troi che scende in val Tovanella si inizia a puntare senza traccia alcuna verso nordovest. Raggiunta la base del Col Siron si punta all'intaglio per aggirare sull'altro versante un torrione e quindi imboccare un canale. Continuando tra i tagli nei mughi ci si sposta verso est, guadagnando il pietroso cupolotto sommitale attaccandolo da ovest per evitare degli spuntoni rocciosi. Per quanto riguarda invece la mia esperienza, da casera Busnich si punta all'omonima forcella, deviando poco prima su di un belvedere. Da qui la spiegazione è più semplice.
Allegato: Il Col Siron dal belvedere di forcella Busnich.JPG
Nel caso voleste provarci, condivido le notizie scovate in seguito: poco dopo aver lasciato sulla destra il troi che scende in val Tovanella si inizia a puntare senza traccia alcuna verso nordovest. Raggiunta la base del Col Siron si punta all'intaglio pe
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23-04-2016 19.56
askatasuna askatasuna
Dalla foto si nota un gendarme travestito da dromedario pietrificato, seguito da un torrione e quindi da un "grande bignè" alla cui sommità, tra i mughi, si nota uno spiazzo. Dalla forcella si perde leggermente quota, aggirando il dromedario prima ed il torrione poi. Giunti alla base del successivo blocco roccioso, il bignè in questione, si può decidere se salirlo attraverso il breve e ripido canalino erboso che porta ai mughi sommitali. Io l'ho utilizzato per scendere, provando prima ad aggirarlo puntando al Col. Una volta alle sue spalle si guadagnano i pochi metri di dislivello con l'aiuto dei mughi e delle roccette. Il Col Siron è una deviazione che ruba solo qualche decina di minuti ma che la prossima volta non mi farò scappare.
Allegato: Panorama dal bignè.JPG
Dalla foto si nota un gendarme travestito da dromedario pietrificato, seguito da un torrione e quindi da un "grande bignè" alla cui sommità, tra i mughi, si nota uno spiazzo. Dalla forcella si perde leggermente quota, aggirando il dromedario prima ed il t
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23-04-2016 19.57
askatasuna askatasuna
Già da quota 1631 mostra tutto il suo potenziale regalando uno scorcio stupendo sullo Spiz devant de la Serra, la Rocchetta Alta e sui tre sassi: di Toanella, di Bosconero ed infine quello di lungo di Cibiana. Nonostante siano pochi i passi da effettuare, con un dislivello inferiore ai cento metri, essi sono riservati esclusivamente ad escursionisti esperti, avvezzi a tali terreni. Io mi sto mangiando ancora gli alluci per non aver seguito il bisbiglio della traccia tra i mughi. In ogni caso se si punta alla vetta si rivelerebbe più semplice salire da est come sopra descritto, per evitare gli aggiramenti da forcella Busnich.
Allegato: Dromedario.JPG
Già da quota 1631 mostra tutto il suo potenziale regalando uno scorcio stupendo sullo Spiz devant de la Serra, la Rocchetta Alta e sui tre sassi: di Toanella, di Bosconero ed infine quello di lungo di Cibiana. Nonostante siano pochi i passi da effettuare,
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23-04-2016 19.57
askatasuna askatasuna
Appunti sulla Cima dell'Albero (2018m)

L'intenzione iniziale della bivaccata era salire all'alba la Cima dell'Albero dal versante nord per poi valutare l'ascesa alla Cima della Serra. Alla casera ho notato un vecchio cartello Cai che indicava un troi, oramai dismesso alla grande, che la raggiungeva dal versante sudest, che ho trovato quasi completamente privo di neve e caratterizzato da ripidi verdi inframmezzati da mughete e spuntoni. Ho quindi deciso di provare un anello salendo per le pareti meridionali, scendendo per il Campedel e facendo ritorno per forcella Sesarola. Cresta e catino erano completamente innevati. Le pareti belle ripide. Ho abdicato a causa della visibilità che non arrivava alla ventina di metri.
Allegato: Sasolungo al tramonto.JPG
Appunti sulla  Cima dell'Albero (2018m)<br /><br />L'intenzione iniziale della bivaccata era salire all'alba la Cima dell'Albero dal versante nord per poi valutare l'ascesa alla Cima della Serra. Alla casera ho notato un vecchio cartello Cai che indicava
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23-04-2016 19.58
askatasuna askatasuna
In assenza di neve si raggiunge facilmente il Campedel per i troi bollinati, affacciandosi o da forcella Sesarola o dalla Pezzei. Dal catino ci si muove per tracce. La cima, che presenta un cartello che illustra i dismessi sentieri Cai, si raggiunge affacciandosi sulla cresta erbosa poco più a nordest della vetta vera e propria. Sebbene esposta, presenta un camminamento sicuro (sempre in assenza di neve) che ho scorto nei pochi metri non sommersi.
Allegato: Ultimi passi.JPG
In assenza di neve si raggiunge facilmente il Campedel per i troi bollinati, affacciandosi o da forcella Sesarola o dalla Pezzei. Dal catino ci si muove per tracce. La cima, che presenta un cartello che illustra i dismessi sentieri Cai, si raggiunge affac
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23-04-2016 19.59
askatasuna askatasuna
Io posso solo accennare la mia di salita, sicuramente meno comoda e battuta di quella che da a ponente. Il giorno prima avevo individuato delle tracce nette poco sopra la casera. Solo al ritorno mi sono accorto quanto fossero inglobate e deformate dalle classiche autostrade ovine che si sormontano e si dedicano all'inganno. Più avanti ho incontrato un ometto che aveva rincuorato il mio naso. Credo quindi fosse la traccia parallela che scorre più in alto, meno evidente di quella del ritorno da cui invito a partire. Dalla casera s'ha da superar l'abbeveratoio, alzandosi di pochissimi metri si nota una flebile traccia che s'infila tra due pini. Dopo qualche passo diventa netta ed ampia passando accanto a quella che doveva essere la toilette del pastore. Non resta che seguirla fin quando erbe e smottamenti ne rendono l'individuazione difficile. Non avendola percorsa in toto fino in cima e scovandola quasi a fine discesa posso solo consigliare di alzarsi gradualmente ma decisi fin oltre quota 1750.
Allegato: Tovanellas wall.JPG
Io posso solo accennare la mia di salita, sicuramente meno comoda e battuta di quella che da a ponente. Il giorno prima avevo individuato delle tracce nette poco sopra la casera. Solo al ritorno mi sono accorto quanto fossero inglobate e deformate dalle c
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23-04-2016 19.59
askatasuna askatasuna
Nel caso si perdesse la traccia prendere come limite la mugheta, interpretando i punti più vantaggiosi per passar le pieghe del monte. Questo permette d'individuare il costone che incita all'ultimo strappo fino alla cresta. Come detto la cima presenta un cartello che ne rende facile l'individuazione e aiuta considerare l'entrata sulla dorsale che dev'esser effettuata un centinaio di metri prima (di distanza) ma non troppo per evitare, come mi è successo tra la fumate, dei salti poco piacevoli.
Allegato: Dal belvedere verso il Toc.JPG
Nel caso si perdesse la traccia prendere come limite la mugheta, interpretando i punti più vantaggiosi per passar le pieghe del monte. Questo permette d'individuare il costone che incita all'ultimo strappo fino alla cresta. Come detto la cima presenta un
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23-04-2016 20.00
askatasuna askatasuna
Mi rendo perfettamente conto di quanto queste righe siano pressoché confusionali se non inutili. Anche senza fumate non sarebbe stato facile descriverlo. Ma il bello di calcare questo lato della cima è proprio il fai da te. L'aguzzar vista e l'istinto. La libertà. Con un pizzico di esperienza ed autonomia la facile cimotta è accessibilissima, basta poggiar con sicurezza i piedi su quegli scivoli erbosi.
Allegato: Blackwood.JPG
Mi rendo perfettamente conto di quanto queste righe siano pressoché confusionali se non inutili. Anche senza fumate non sarebbe stato facile descriverlo. Ma il bello di calcare questo lato della cima è proprio il fai da te. L'aguzzar vista e l'istinto. La
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23-04-2016 20.02
askatasuna askatasuna
Note a margine:

I due dislivelli e tempi indicati all'inizio si rifanno all'anello limitato alle sole casere e/o alla Cima dell'Albero. Nel primo caso una "E" basta e avanza, mentre per la picca ce ne vuole una di rinforzo. La traccia, evidente al principio, poi si perde tra gli smottamenti dei prati lavinali e le erbe. Ritrovando diverse tracce e chiari traversi più avanti. Richiede autonomia e benevolenza verso dei prati ripidi ma spesso ben terrazzati. In periodo invernale la sola salita a casera Busnich da Olantreghe, con andata e ritorno sullo stesso 495, è una meta panoramica e molto appagante, priva di pericoli. Raggiungere invece la Cima dell'Albero sarebbe più complesso. Da un lato, vista la pendenza, si necessita di un manto sicuro e ramponabile, dall'altro il sentiero che da forcella Busnich porta a forcella Sesarola è in alcuni punti (ne ho curiosato l'incipit) esile e, se sommerso da grandi quantità di neve, risulterebbe sconsigliabile per l'esposizione del bosco che si attraversa.
Allegato: Where is casera Busnich.JPG
Note a margine:<br /><br />I due dislivelli e tempi indicati all'inizio si rifanno all'anello limitato alle sole casere e/o alla Cima dell'Albero. Nel primo caso una "E" basta e avanza, mentre per la picca ce ne vuole una di rinforzo. La traccia, evidente
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23-04-2016 20.02
askatasuna askatasuna
Punti d'appoggio:

Due i punti d'appoggio dell'anello. La meta, ossia casera Busnich (1563m), in estate è ancora monticata dai greggi. Il locale ha una sua parte chiusa, le cui chiavi sono disponibili in comune di Castellavazzo (in teoria per i soli residenti nel mandamento) e un'altra, sempre aperta a tutti/e. Una piccola stanzetta con spolert, tavolo, panca ed un letto a castello senza materassi. Sopra ciò, è stato recentemente realizzato un minuscolo soppalco inviso ai claustrofobici. Angusto, può ospitare quattro persone, sempre che non si superi il metro e ottanta, in quel caso tocca dormire in diagonale. All'esterno è presente una fonte (abbeveratoio per gli armenti) che ho trovato fresca e ben sgorgante.
Allegato: Casera Busnich.JPG
Punti d'appoggio:<br /><br />Due i punti d'appoggio dell'anello. La meta, ossia casera Busnich (1563m), in estate è ancora monticata dai greggi. Il locale ha una sua parte chiusa, le cui chiavi sono disponibili in comune di Castellavazzo (in teoria per i
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23-04-2016 20.03
askatasuna askatasuna
A Pescol (1186m) sono presenti due grandi casere. Una è chiusa e riservata alla forestale che cura la riserva, l'altra invece è sempre aperta. Costituita da un "open space" di grandi dimensioni, è dotata di una grande tavolata con panche, come di un camino generoso. Una scala porta al soppalco che dimostra d'esser gradito ai ghiri (eventualmente dotarsi di telo di plastica). Presenti tre letti con reti ma senza materassi. La fontana all'esterno al mio arrivo risultava asciutta.
Allegato: Casera Pecol.JPG
A Pescol (1186m) sono presenti due grandi casere. Una è chiusa e riservata alla forestale che cura la riserva, l'altra invece è sempre aperta. Costituita da un "open space" di grandi dimensioni, è dotata di una grande tavolata con panche, come di un camin
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23-04-2016 20.04
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Il marciume d'un estate che s'infiltra nella primavera mi fa puntar basso. Nonostante i calori anomali, già a Longarone mi stupisco della mia incapacità a valutar l'oggettivo. Per la sua posizione ero convinto di trovare ancora bianca la radura di Busnich e ben tinte le pareti a sud-est della Cima dell'Albero. Invece..niet! Cuasi dome arbe! La mulattiera parte ripida, lastricata e curata. La luce filtra tra le giovani foglie. Qualcuna di quelle in terra mi tiene compagnia, lasciandosi portare dal vento. Incrocio una lapide di fine ottocento, in ottime condizioni, con scolpito, uno splendido cuore stilizzato. Poi rasento una parete che unisce lo scuro grigiore esterno con un cuore rosato che è tutto una sfumatura.
Allegato: Parete salmonata.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Il marciume d'un estate che s'infiltra nella primavera mi fa puntar basso. Nonostante i calori anomali, già a Longarone mi stupisco della mia incapacità a valutar l'oggettivo. Per la sua posizione ero convinto di trovare
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23-04-2016 20.04
askatasuna askatasuna
Al Pian de Venturin finalmente ricevo l'abbraccio del panorama. Il Col Nudo, il massiccio del Toc in primo piano e l'inconfondibile cornetto del Dolada. Sullo sfondo c'è pure spazio per la dorsale innevata del Col Visentin. Inevitabilmente penso sorridendo: "Cjale mò, lajù a saran cui sci e jo ca, cui pîs ta arbe!". A sinistra il cielo è oscurato dalla cresta sommitale del Borgà. Da qui pare lui stesso un libro visto di profilo, con gli orli smangiucchiati. Poi ancora bosco, con quella mulattiera strappata a forza, come dimostra un ciglio che emerge come una costola, di lato, facendo intuire quante picconate ci siano volute per render comoda ed ampia la via ai pascoli.
Allegato: E ju a dagj di piconadis.JPG
Al Pian de Venturin finalmente ricevo l'abbraccio del panorama. Il Col Nudo, il massiccio del Toc in primo piano e l'inconfondibile cornetto del Dolada. Sullo sfondo c'è pure spazio per la dorsale innevata del Col Visentin. Inevitabilmente penso sorridend
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23-04-2016 20.05
askatasuna askatasuna
Giungendo in casera spunta anche il monte Serva. La giornata è splendida, calda e ventosa. L'aiaron gonfia le nubi e le porta a spasso per gli azzurri. Preferisco questi cieli a quelli monocromatici, luci ed ombre crean ricami e figure sulle fiancate dei monti, forme strane si susseguono, cambiando continuamente. Inizio a curiosar la mappa, il giorno è ancora lungo e sono indeciso se puntare già alla Cima dell'Albero. Poi noto il Col Siron e vado a curiosare sia lui che il troi per forcella Sesarola che ho intenzione di calcare l'indomani all'alba. Dal belvedere prima della forca, il Col Siron pare una testolina che spunta da dietro. A far la guardia, un dromedario di pietra poi una torre minerale ed infine quel bignè roccioso dalle cui pareti cola un nerastro ripieno.
Allegato: Col Siron.JPG
Giungendo in casera spunta anche il monte Serva. La giornata è splendida, calda e ventosa. L'aiaron gonfia le nubi e le porta a spasso per gli azzurri. Preferisco questi cieli a quelli monocromatici, luci ed ombre crean ricami e figure sulle fiancate dei
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23-04-2016 20.06
askatasuna askatasuna
Inizio ad aggirare gli ostacoli stando attento alle ripidezze. Sorpassato l'ultimo dolciume la prospettiva mi frega. Tra me ed il Col uno spuntone, anche lui da bypassare ad est. Ma il terreno mi piace meno e la mente pretende di godersi il sole mantenendo bassa l'asticella adrenalinica. Aggrappandomi a ciò che capita salgo su quel blocco di pietra e lì m'attende la sorpresa. L'erba ocra e una corolla di mughi celavano il pianoro sommitale che si presenta come un violaceo giardino incantato, straboccante di eriche in fiore. Sospiro e lancio lo zaino a terra, ridendo. Di fronte a me un cartello della forestale indica come l'anonima quota 1631 si trovi già nella riserva e quindi sancisce il divieto di caccia (e ci sta) ma quello di pascolo mi fa sbudellare, m'immagino il pastore a tirar su armenti col paranco! Poi si cade nel surreale aggiungendo il divieto di pesca.
Allegato: Divieto di cooosa.JPG
Inizio ad aggirare gli ostacoli stando attento alle ripidezze. Sorpassato l'ultimo dolciume la prospettiva mi frega. Tra me ed il Col uno spuntone, anche lui da bypassare ad est. Ma il terreno mi piace meno e la mente pretende di godersi il sole mantenend
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23-04-2016 20.06
askatasuna askatasuna
La prospettiva inganna ancora lo sguardo. Tanto noto la traccia che sale il Siron tra i mughi, tanto mi sembra azzardato il passaggio dell'ultimo sperone. Ma è il camminar su di una tela impressionista ed il paesaggio che affievoliscono ogni gola di cime. Pian piano hanno il sopravvento e cedo. V'è il tempo per le "avventure" e quello per allargar le braccia inspirando il cielo tutto. Da qui la Rocchetta Alta ed il Sasso di Toanella paiono una cosa sola: una tipica torre medievale a merlo ghibellino, ossia terminante a coda di rondine, ma invece sono una coppia di cime, amalgamate dalla prospettiva (simpri jè, che lazarone!). A lato ecco l'innevata piramide del Bosconero, stratificata di candore.
Allegato: Rocchetta Alta e i sassi di Toanella Bosconero e Lungo.JPG
La prospettiva inganna ancora lo sguardo. Tanto noto la traccia che sale il Siron tra i mughi, tanto mi sembra azzardato il passaggio dell'ultimo sperone. Ma è il camminar su di una tela impressionista ed il paesaggio che affievoliscono ogni gola di cime.
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23-04-2016 20.07
askatasuna askatasuna
Il Duranno fa capolino dietro lo Zita, poi la Cima dei Preti e la Laste! Passo un paio d'ore a chiudere gli occhi, a riaprirli per seguir il navigar delle nuvole, per rigirarmi mangiando con gli occhi quelle picche, compreso il ditone del Sassolungo, con il polpastrello innevato! Poco a sinistra di Cima Alta della Nisia, tra le mille guglie, noto quella che chiamano la Madonna, con la testa velata e le mani giunte. Pian piano ritorno in casera per allestir la tana e dedicarmi tutto al muraglione che chiude la val Zemola.
Allegato: Da cima Laste al Duranno.JPG
Il Duranno fa capolino dietro lo Zita, poi la Cima dei Preti e la Laste! Passo un paio d'ore a chiudere gli occhi, a riaprirli per seguir il navigar delle nuvole, per rigirarmi mangiando con gli occhi quelle picche, compreso il ditone del Sassolungo, con
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23-04-2016 20.07
askatasuna askatasuna
A lato dei blocchi della Palaza riesco a vedere anche il Landre! Finché il vecchio cartello Cai, che ho sfiorato diverse volte con lo sguardo distratto, cambia le carte in tavola. Scopro come raggiungesse da sud la Cima dell'Albero. E' deciso, domani si va per tracce erbose, tuffandomi solo in seguito nel Campedel! Ritorno al belvedere dopo cena, per veder alzarsi la luna. Una nuvola una pare un fantasma che curiosa sulla cima della Palazza. Seguo le ombre che smangian a vista d'occhio le pareti, man mano che le tenebre guadagnan terreno, la luce infligge il suo ultimo colpo di coda, avvolgendo il Col Nudo con le sue fiammate.
Allegato: Col Nudo on fire.JPG
A lato dei blocchi della Palaza riesco a vedere anche il Landre! Finché il vecchio cartello Cai, che ho sfiorato diverse volte con lo sguardo distratto, cambia le carte in tavola. Scopro come raggiungesse da sud la Cima dell'Albero. E' deciso, domani si v
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23-04-2016 20.08
askatasuna askatasuna
Poi scendo, bloccandomi presto. Conto i puntini animati nei prati sottostanti la casera. Un branco di venti caprioli ha risalito i boschi della val Tovanella per banchettare con l'erba fresca. Io sono vestito di nero, la penombra aiuta, ma non troppo. Scatta l'un-due-tre stella! Faccio un passo uno e una testa s'alza nella mia direzione. Rimango immobile e quel visino torna a puntare sulla cena. Poi altri due passi. Un paio di teste tornano ad alzarsi. Mi fissano. Io sempre immobile. E loro giù di nuovo tranquille a banchettare. Guadagno lentamente i metri che mi separano dalla tana. Gli ultimi saran fatali. Cena al chiaro di luna rovinata. Una testa non s'abbassa più, uno scatto, seguito da altri diciannove. Poi tutto si fa notte e la fumate inghiotte le stelle.
Allegato: Comida de sombras.JPG
Poi scendo, bloccandomi presto. Conto i puntini animati nei prati sottostanti la casera. Un branco di venti caprioli ha risalito i boschi della val Tovanella per banchettare con l'erba fresca. Io sono vestito di nero, la penombra aiuta, ma non troppo. Sca
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23-04-2016 20.08
askatasuna askatasuna
Alle quattro son già che traffico, il grosso del lavoro è uscire dal sacco a pelo e vestirsi in quel soppalco modello "scjatulute dal ton nostromo". Poi vado a curiosare fuori per trovare la stessa fumate, ben adagiata e rinforzata. Ma sono ottimista! Oggi tutti i siti Arpa del nordest danno un giornatone! Evidentemente la credulonità è una dote personale pari ai meteo alla "Superciuc" che paion affidarsi ad aruspici in stato confusionale. Parto alle sei, immerso nel vapore acqueo. La prima foto ritrae solo gocce. Seguo una traccia che fin da subito mi fa capire come sia meglio mettersi l'anima in pace. Le solite zampe ovine a crear parallelismi, moltiplicando i troi per celare quello giusto. Dei fischi mi seguono.
Allegato: Giardino sospeso a due passi dal Siron.JPG
Alle quattro son già che traffico, il grosso del lavoro è uscire dal sacco a pelo e vestirsi in quel soppalco modello "scjatulute dal ton nostromo". Poi vado a curiosare fuori per trovare la stessa fumate, ben adagiata e rinforzata. Ma sono ottimista! Ogg
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23-04-2016 20.09
askatasuna askatasuna
Un camoscio mi fissa, reso evanescente dalla penombra vaporosa. Procedo ad istinto e appena trovo un ampio canalone innevato mi ci fiondo. Masse adore! La cresta presenta dei salti e non è praticabile. Toooorne ju! Tooooorne su! Alla fine salgo per il costone giusto. In discesa queste pendici sarebbero una trappola mortale se non fosse per la terra marcia scoperta dai lavinali che fa puntar le pedule e per i terrazzamenti ungulati. Incredibilmente la terra inizia a farsi ghiacciata e così la neve che ricopre l'esile cresta, tanto che l'ultimo pezzo lo bypasso scommettendo su quei ciuffoni d'erba. Poi la vetta.
Allegato: La cresta di Cima dellAlbero.JPG
Un camoscio mi fissa, reso evanescente dalla penombra vaporosa. Procedo ad istinto e appena trovo un ampio canalone innevato mi ci fiondo. Masse adore! La cresta presenta dei salti e non è praticabile. Toooorne ju! Tooooorne su! Alla fine salgo per il cos
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23-04-2016 20.10
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Uno spicchio d'azzurro. Dai che si apre tutto! Passo due ore e mezza in una risicata cima di quattro metri per tre. Un vento gelato chiama a sé i vapori, l'umidità fa il resto. Come un criceto continuo a compiere gli stessi passi per vincere il gelo. Mi manca una carota e la classica ruota. Continuo a disegnare lo stesso, interminabile, minuscolo perimetro. Devo aver abbassato la quota segnata sulla Tabacco di almeno quindici centimetri! Poi abdico. Ritornando a valle con una visibilità di venti metri scarsi. Almeno a metà discesa, in corrispondenza d'un lavinale che s'è mangiato ogni cosa, individuo la traccia del troi più basso. Poi via verso la Tovanella! Animata solo dalle acque. Minuscole cascatelle che sembran scalette Escheriane. Un esilissimo capriolìo spumoso che si getta a valle. Alle casere Pecol mi godo il felice abbraccio tra le guglie del Bosconero e la nuvolaglia.
Allegato: Buine gnot.JPG
Uno spicchio d'azzurro. Dai che si apre tutto! Passo due ore e mezza in una risicata cima di quattro metri per tre. Un vento gelato chiama a sé i vapori, l'umidità fa il resto. Come un criceto continuo a compiere gli stessi passi per vincere il gelo. Mi m
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23-04-2016 20.10
askatasuna askatasuna
Il disordine dei segnali è evidente. Bolloni bianchi, frecce e doppie strisce rosse, bollini dello stesso colore. Tanto che mi faccio fregare ed in corrispondenza d'un cartello seguo le ampie tracce che popolavano le praterie d'un tempo. Spreco quasi un'oretta, scoprendo però una cascata che si tuffa da una parete nera e stratificata. Poi via di nuovo sulla mulattiera, godendomi gli scorci rubati al bosco, incrociando un segnale di "Pericolo! Caduta pietre!" rubato ad una strada statale e messo lì. Tal troi! Mah! Scendendo, le impressionanti pareti della val Zemola cambiano di metro in metro. Se sopra intimidivano per la loro possente rocciosità, ora mettono in mostra quei pancioni di pietra completamente ricoperti da villosità boscose. Quando giungo a Olantreghe, la Cima dell'Albero è lì pronta a spernacchiarmi! Anello saltato, come il panorama. Ma la felicità di sospirar la tramonto, da solo, in mezzo al tutto, non me l'ha portata via nessuno!
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