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Pizzo Lovet (1269m) da Inglagna

21-04-2016 18.26
askatasuna askatasuna
Il Pizzo Lovet è una cimotta piramidale di rocce ed erbe che si staglia all'entrata della val Tramontina, a sinistra del Col della Luna, anche lui riconoscibilissimo per le sue bianche e striate pareti, sormontate da un'erbosa criniera. Pare inviso agli escursionisti alloctoni ed invece si rivela una meta accessibile, percorsa da antiche tracce ben mantenute che consentono di inoltrarsi in ambienti particolarmente selvaggi e solitari, oltre a regalare un vasto panorama sulle picche che lo attorniano.(12.04.2016)
Allegato: Pizzo Lovet e Cuel da la Luna dal monte Crepa.JPG
Pizzo Lovet (1269m) da Inglagna
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21-04-2016 18.27
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EE

Dislivello: 950 metri

Tempo di percorrenza: 5/6 ore

Cartografia: 028 Val Tramontina , Tabacco 1:25.000
Allegato: Le Daphne.JPG
Difficoltà: EE <br /><br />Dislivello: 950 metri<br /><br />Tempo di percorrenza: 5/6 ore <br /><br />Cartografia: 028 Val Tramontina , Tabacco 1:25.000
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21-04-2016 18.27
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Allo sbarramento del lago di Tramonti si prenda a sinistra per Faidona, seguendo quindi le indicazioni per Inglagna. Raggiunto il piccolo e curatissimo borgo si può parcheggiare di fronte alla candida chiesetta dietro cui parte la traccia da seguire. Essa in realtà è ancora un prato. Lo si calpesta restando vicini al Rug (ossia il rio per i tramontini) de Romarui tenendo per poco la destra orografica. Una freccia sbiadita su di una roccia indica il punto del guado, facilitato da grossi e squadrati massi ben scanalati. La traccia tratteggiata sulla Tabacco è in realtà evidente e molto curata dai valligiani tanto da superare molti dei troi Cai che mi son trovato a calcare.
Allegato: Guado.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Allo sbarramento del lago di Tramonti si prenda a sinistra per Faidona, seguendo quindi le indicazioni per Inglagna. Raggiunto il piccolo e curatissimo borgo si può parcheggiare di fronte alla candida chiesetta dietro cu
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21-04-2016 18.28
askatasuna askatasuna
Si continua seguendo i muretti a secco per ritornare presto a costeggiare il rio da vicino. Questa primo tratto è una sorpresa, una serie di pozze cristalline e cascatelle si susseguono una dopo l'altra. Un paio di guadi fan rimbalzare da un lato all'altro dell'alveo, tutti facilmente superabili. Porre attenzione solo sul primo di essi, ove le rocce sulla sponda di ponente si presentan scivolose. Si continua a corteggiare il rio fino all'ultima cascata, dal salto piccolo ma esuberante, che si tuffa in un'ampia pozza. Poco dopo s'abbandona l'acqua per donarsi all'oceano d'erbe. Il troi inizia a salire più ripidamente ma con diversi tornantini. Salendo, s'incrociano due balconi rocciosi da dove si possono ammirare sia la striminzita vallata percorsa che le pareti che ci sovrastano. Il troi vira sempre più marcatamente verso destra, aggirando uno spuntone roccioso.
Allegato: Pozza del Romarui.JPG
Si continua seguendo i muretti a secco per ritornare presto a costeggiare il rio da vicino. Questa primo tratto è una sorpresa, una serie di pozze cristalline e cascatelle si susseguono una dopo l'altra. Un paio di guadi fan rimbalzare da un lato all'altr
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21-04-2016 18.29
askatasuna askatasuna
La traccia si mantiene evidente e nei punti più erbosi o frequentati da ungulati ci si può affidare ai radi bolli rossi (in vero innecessari). Poco prima di quota 900 si confluisce nel sentiero del ritorno che sale da Val. Presenti dei piccoli cartelli sugli alberi. Qui il troi rimonta verso sinistra ed in breve si raggiunge forcella Cervelleces (1040m). Il panorama finalmente si apre a grandi boccate. Da qui si necessita ancora di un'oretta scarsa. Si prende verso destra, traversando la cresta sul versante meridionale. Aggirato un gendarme di pietra si continua per la dorsale comoda ed erbosa fino a rasentare una splendida parete calcarea, curva e dipinta dalle sfumature del tempo, con la base che lambisce le erbe.
Allegato: Romaruis wall.JPG
La traccia si mantiene evidente e nei punti più erbosi o frequentati da ungulati ci si può affidare ai radi bolli rossi (in vero innecessari). Poco prima di quota 900 si confluisce nel sentiero del ritorno che sale da Val. Presenti dei piccoli cartelli su
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21-04-2016 18.30
askatasuna askatasuna
Da qui il troi richiede passo sicuro, non tanto per l'esposizione, visto che la traccia si mantiene relativamente ampia e gli strapiombi lontani, ma la natura del terreno con quei ciuffoni d'erba alta e scivolosa richiedono un minimo cautela, soprattutto in discesa. Oltrepassata l'antecima con l'ultimo saliscendi, s'ha da affrontare la ripida salita finale. Ci si può mantenere più all'esterno sui prati o nel bosco nel caso si soffrisse l'esposizione. Per la discesa consiglio caldamente l'anello che, sempre seguendo antiche tracce (non presenti sulla Tabacco), porta verso il borgo di Val. Qui non v'è bollo alcuno ad accompagnarvi e si noterà la frequentazione assai limitata del luogo. Fino alla pineta (impossibile da ripulire) mi sono dedicato a liberare il troi da numerosissimi schianti di ramaglie di dimensioni variabili. Sottolineo come la traccia si mantenga evidente e come eventuali dubbi svaniscano dopo un avanti-indrè di qualche passo. Per imboccarla basta ricongiungersi al bivio poco sotto forcella Cervelleces e seguire la traccia, attraversando in breve il ramo più orientale del Rug de Romarui. Più in basso apparirà un altro mini cartello indicante Val, poco dopo un pino pare sbarrare la strada, ma la direzione è quella giusta. L'ultimo tratto nel bosco di conifere mostra un letto più sporco di ramaglie, ma la traccia rimane netta. Dal borgo abbiamo tentato di scovare il troi che si ricollega a Inglagna ma dopo qualche dubbio abbiam preferito la variante stradale.
Allegato: Il borc di Val cul Lovet daûr.JPG
Da qui il troi richiede passo sicuro, non tanto per l'esposizione, visto che la traccia si mantiene relativamente ampia e gli strapiombi lontani, ma la natura del terreno con quei ciuffoni d'erba alta e scivolosa richiedono un minimo cautela, soprattutto
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21-04-2016 18.30
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Itinerario a parer mio splendido. Nonostante la selvatichezza è ben addomesticato da tracce evidenti che richiedono solo un minimo di intuito, ma proprio poco. Visto il terreno in cui ci si muove, soprattutto da forcella Cervelleces alla cima, è comunque necessario avere dimestichezza con questi ambienti, ma le difficoltà rimangono molto contenute. Non per tutti/e ma per molti/e, un'escursione d'inizio, o forse meglio, di fine stagione, relativamente breve ma molto appagante. Dolcissima nel suo tratto iniziale e più aspra nel proseguio. Questi son troi che necessitano di pedule volenterose, per esser calpestati, curati, ma al tempo stesso celati gelosamente. Offrono silenzio e senso d'isolamento, ma anche meravigliosi scorci panoramici.
Allegato: Il Dosaip sullo sfondo.JPG
Note a margine:<br /><br />Itinerario a parer mio splendido. Nonostante la selvatichezza è ben addomesticato da tracce evidenti che richiedono solo un minimo di intuito, ma proprio poco. Visto il terreno in cui ci si muove, soprattutto da forcella Cervell
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21-04-2016 18.31
askatasuna askatasuna
Luoghi ermi ma che pullulavano di fatiche e di via vai, addomesticati a forza, per necessità. Come testimoniano alcuni gradinamenti sulle rocce, esili schegge di memoria che accompagnan su di una cima la cui modesta quota ne fa sottovalutare bellezza e soddisfazione. L'oceano burbero e verde che si estende dalla val d'Arzino alla val Tramontina (o meglio alle sue numerose vallecole) con le sue strette navate dominate da eremitici spuntoni di roccia che s'affollano verso il cielo, non può non affascinare e segnare nel profondo. Questo è uno degli itinerari più semplici per iniziare una navigazione che necessita di bussola interiore e non di fari bicolore. Salpando, più che alla ricerca di se stessi, per lasciarsi cullar dalle silenti onde dell'oblio, tra i riverberi d'un passato che esala gli ultimi respiri.
Allegato: Rododendri Blanc.JPG
Luoghi ermi ma che pullulavano di fatiche e di via vai, addomesticati a forza, per necessità. Come testimoniano alcuni gradinamenti sulle rocce, esili schegge di memoria che accompagnan su di una cima la cui modesta quota ne fa sottovalutare bellezza e so
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21-04-2016 18.32
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Marco accondiscende alla proposta last-minute e per festeggiar in ritardo il suo genetliaco si sceglie una puntata tal salvadi. Il Pizzo Lovet ti accoglie all'ingresso della valle con la sua forma inconfondibile ma in realtà non è l'unica piramide presente sul territorio. Appena parcheggiato ad Inglagna perdo la testa per un altro manufatto egizio che spunta alla sinistra della chiesetta, il Buttignan. Rispetto al Lovet, edificato su di una cresta orizzontale, lui parte da sotto con la sua corpulenta triangolarità.
Allegato: Buttignan-kamon.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Marco accondiscende alla proposta last-minute e per festeggiar in ritardo il suo genetliaco si sceglie una puntata tal salvadi. Il Pizzo Lovet ti accoglie all'ingresso della valle con la sua forma inconfondibile ma in re
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21-04-2016 18.32
askatasuna askatasuna
Appena passato ad accarezzare i primi muretti a secco, nel bel mezzo della tracce, giace un capriolo. La lingua di fuori, con i corvi che han già banchettato, sfigurandolo. Un pugno allo stomaco neanche partiti. Questa volta è l'ambiente stesso a venirmi d'aiuto, sotto forma d'acqua. Il rio contrasta l'asprezza dei luoghi col suo giocar con le pietre. Si susseguono cascatelle e pozze che mutan repentinamente di sfumature a seconda della profondità. Incolore per definizione, certo, ma pure l'acqua muta d'abito a seconda del carattere. La sua rabbia fugge l'antropico rossore per donarsi a bianchi ruggiti, o trionfa in smeraldini abbracci quando ha lo spazio per inabissarsi. Così continuiamo a seguirne la fuga a ritroso, fino ad immergerci in altri mari.
Allegato: Rug de Romarui.JPG
Appena passato ad accarezzare i primi muretti a secco, nel bel mezzo della tracce, giace un capriolo. La lingua di fuori, con i corvi che han già banchettato, sfigurandolo. Un pugno allo stomaco neanche partiti. Questa volta è l'ambiente stesso a venirmi
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21-04-2016 18.33
askatasuna askatasuna
Prima d'erbe fluttuanti, poi d'invisibili ondate olfattive che annunciano le prime Daphne Cneorum della stagione. La muraglia che protegge il canale di Meduna si fa sempre più assoggettante ed ipnotizza lo sguardo. Prima del bivio con il troi che sale da Val, saluto qualche Globularia. Anche le Borrane sono già fiorite e si mostrano con generosità. Il panorama invece inizia a salutarci. La foschia prende forza ed i nuvoloni incominciano a prender posto, occupando tutte le azzurre poltrone disponibili sopra di noi. Nonostante ciò, una volta giunti presso la forcella riusciamo a scippare sparuti dettagli all'orizzonte: il monte Corda, altro nome in lista, il maestoso Dosaip, l'aquila del Frascola (ma solo quella), la pozza nerastra del Ciul, il Chiarandeit e parte della dorsale del Raut. E poi ancora il Buttignan.
Allegato: Le pareti a ponente salendo alla forcella.JPG
Prima d'erbe fluttuanti, poi d'invisibili ondate olfattive che annunciano le prime Daphne Cneorum della stagione. La muraglia che protegge il canale di Meduna si fa sempre più assoggettante ed ipnotizza lo sguardo. Prima del bivio con il troi che sale da
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21-04-2016 18.34
askatasuna askatasuna
Più mi giro intorno, più scorgo cimotte senza nome con fogge dalla spiccata triangolarità. Poi passiamo accanto a quella tela minerale. Concava e piena d'esuberanza, sia nei colori che nelle forme che la rendon imperfetta. Il tratto finale della cresta si popola di Ellebori Neri, ormai arrossiti. Giunti in vetta, lo sguardo si concentra sulle pareti del Col della Luna e sulla dorsale del Crepa ma nulla può contro l'evanescenza che fa percepire le altre forme vicine come fantasmatiche presenze. Mi rifarò solo al ritorno, recuperando le picche perdute con la bella panoramica del sior Morelli postata sul forum fotografico.
Allegato: Cuel da la Luna e monte Crepa.JPG
Più mi giro intorno, più scorgo cimotte senza nome con fogge dalla spiccata triangolarità. Poi passiamo accanto a quella tela minerale. Concava e piena d'esuberanza, sia nei colori che nelle forme che la rendon imperfetta. Il tratto finale della cresta si
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21-04-2016 18.35
askatasuna askatasuna
In discesa riecco l'aiaron che ci aveva soffiato contro una volta raggiunta la forcella. Questa volta concentra i suoi sbuffi a valle, increspando il lago del Ciul. Scendiamo puntando alla vallecola parallela, raggiungendo Val. In quel manipolo di case incontriamo Gianni. Alla domanda se risieda in quella casetta ristrutturata risponde: "Gli eroi son tutti morti ormai!". Ci fermiamo a lungo, scopriamo la sua amicizia con un altro Marco, il Favalli che ha piantato radici in val Resia. Poi ci chiede se abbiam visto qualcosa... Io penso si riferisca alle grotte o ad ungulati oggi rimasti ben nascosti, poi al ripetersi della domanda capisco come intenda proprio ciò che mi ha fatto scordare d'ogni vaporosità. Il Rododendri Blanc!
Allegato: Blaga.JPG
In discesa riecco l'aiaron che ci aveva soffiato contro una volta raggiunta la forcella. Questa volta concentra i suoi sbuffi a valle, increspando il lago del Ciul. Scendiamo puntando alla vallecola parallela, raggiungendo Val. In quel manipolo di case in
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21-04-2016 18.35
askatasuna askatasuna
Mai avevo potuto coccolare con gli occhi una fioritura di Daphne Blagayana tanto ampia, quanto risicatissima nel suo areale! Uno striminzito costone eletto come giaciglio. Pochi centimetri alla sua destra o alla sua sinistra e non vi si trovava presenza alcuna. Ho violentato con l'olfatto più cespi possibile, immergendomi in quel profumo che si fa emozione, che prende forma e si sviluppa mano a mano che s'avvicina ai polmoni. Il cervello tarda ad elaborarne l'intensità. Così si fa sfumatura, prima dolciastra ed inebriante, ma leggera e distante dalla melliflua prepotenza della Cneorum, poi ti lascia lentamente, sottile, con un retrogusto quasi aspro a mitigar il primo impatto. Trasposti in favella, quegli effluvi non si fan parole ma frasi. Espressioni complesse. Tutte racchiuse in minuscole parentesi del color del latte. Gli occhi si chiudono e lascian ascoltar le narici e solo all'espirare s'aprono, stupefatti dal cangiar della fragranza.
Allegato: La nera pozzanghera del Ciul.JPG
Mai avevo potuto coccolare con gli occhi una fioritura di Daphne Blagayana tanto ampia, quanto risicatissima nel suo areale! Uno striminzito costone eletto come giaciglio. Pochi centimetri alla sua destra o alla sua sinistra e non vi si trovava presenza a
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21-04-2016 18.36
askatasuna askatasuna
Non rivelo la posizione dell'estatica oasi, parlando con Gianni è emerso come nei luoghi più frequentati si stia compiendo un blagayanico ratto. Pochi gli esemplari alla vista, che invece si moltiplicano nei punti in cui fuggon allo sguardo. Mi chiedo chi possa esser così stolto da illudersi di addomesticare un endemismo così delicato, chi possa ritornare sereno con il suo prezioso souvenir ben custodito nello zaino. Ci si saluta e dopo un tentativo di ritrovar la traccia che collega Val a Inglagna, scendiamo per la strada. I sorrisi esplodono alla vista dell'ultima casa.
Allegato: Parete.JPG
Non rivelo la posizione dell'estatica oasi, parlando con Gianni è emerso come nei luoghi più frequentati si stia compiendo un blagayanico ratto. Pochi gli esemplari alla vista, che invece si moltiplicano nei punti in cui fuggon allo sguardo. Mi chiedo chi
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21-04-2016 18.36
askatasuna askatasuna
La tettoia di legno, appoggiata su di un'antica pietra a mò di capitello, presenta una colonna artigianale. Con quei blocconi di cemento grigio, pazientemente accatastati uno sopra l'altro, in orizzontale, a formare un esile e bislungo pilastro. Ma fino ad un certo punto. Giunto ai tre quarti, il muratore montanaro s'accorse della penuria della materia prima. M'immagino i porchi tirati qua e là, fino a quella soluzione suggerita dal senso pratico, quel "o cumbinin" che fece mutar senso ai blocchi, disponendoli in verticale.
Allegato: O cumbinin.JPG
La tettoia di legno, appoggiata su di un'antica pietra a mò di capitello, presenta una colonna artigianale. Con quei blocconi di cemento grigio, pazientemente  accatastati uno sopra l'altro, in orizzontale, a formare un esile e bislungo pilastro. Ma fino
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21-04-2016 18.37
askatasuna askatasuna
Prima di riprender la strada verso casa ci fermiamo a Chievolis. Vi ero passato più volte senza mai rendermi conto di come quei sedici abitanti potessero disporre di un luogo di ritrovo. Un piccolo bar, con due murales all'esterno. Uno dei quali raffigura due autoctoni intenti a falciare un prato. Un valligiano sconsolato ha poggiato lo strumento di lavoro, ed impotente, rimane pietrificato ad osservare i tetti delle case che annegano quasi boccheggiando, per "regalargli" un'enorme pozza stantia che nessuno aveva richiesto. Al suo interno il gestore pare sopportare sulle sue spalle tutto il peso della rassegnazione.
Allegato: Verso il Pizzo Lovet.JPG
Prima di riprender la strada verso casa ci fermiamo a Chievolis. Vi ero passato più volte senza mai rendermi conto di come quei sedici abitanti potessero disporre di un luogo di ritrovo. Un piccolo bar, con due murales all'esterno. Uno dei quali raffigura
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21-04-2016 18.38
askatasuna askatasuna
La voce gli esce appena, sussurrata. Un'età che pare travalicare la realtà. Ma una rassegnazione ostinata che lo vede ancora in piedi, nonostante si arrocchi nella sua piccola tana resistente, in attesa dei tartari. Una tana che però è tutto tranne che disperata. Ricolma di dettagli e di colori, di cuori, decorazioni, pizzi e nastri. "...mia moglie", mormora. Gli faccio i complimenti per quel rifugio inaspettato e per la bellezza dei luoghi. L'unico avventore appena giunto, con un sorriso amaro ed ineluttabile come la piattezza dello specchio d'acqua che ha inondato i prati della sua gioventù, commenta: "Si, biei puesç, ma di ca a scjampin duç...". Nelle vostre escursioni in valle, in qualunque parte di essa andiate, ricordatevi di far visita a questo focolare caparbio che s'intestardisce a piantar fiori nel bel mezzo del deserto.
Allegato: Chievolis Heart.JPG
La voce gli esce appena, sussurrata. Un'età che pare travalicare la realtà. Ma una rassegnazione ostinata che lo vede ancora in piedi, nonostante si arrocchi nella sua piccola tana resistente, in attesa dei tartari. Una tana che però è tutto tranne che di
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