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Col del Fer e monte Pena (invernale)

08-04-2016 09.28
askatasuna askatasuna
Condivido la salita, più che invernale, tardissimo primaverile, a due cimotte zoldane. Dislivello e difficoltà, in questo caso, non sono per nulla proporzionali alla magnitudo dei panorami che vi troverete di fronte. Il rapporto fatica-premio è totalmente sbilanciato a favore del secondo. Il monte Pena è una di quelle mete che si segneranno più volte sul taccuino.
Allegato: Il monte Pena.JPG
Col del Fer e monte Pena (invernale)
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08-04-2016 09.29
askatasuna askatasuna
Girandovi e rigirandovi nel bel mezzo della "sacra triade" che tante volte avete ammirato dalle picche del nostra terra. Oltre ad una visione privilegiata del Pelmo, unica, si diventa convitati di pietra in un banchetto che vede chiacchierare beati a destra l'Antelao e la Civetta, a sinistra. Ospiti di riguardo altri personaggi (leggasi gruppi) celebri: Sorapiss, Cristallo, Croda Rossa d'Ampezzo, Sasso di Bosconero, Pramper-Talvena, Tamer, il corno della Marmolada, quel parapiglia di guglie delle dolomti friulane e persino le Tofane imbucate all'ultimo! Elenco incompleto ma che penso basti a solleticare una puntata su di una cimotta all'apparenza anonima ma che, vestita di bianco, in tinta con tutte le picche che la snobbano dai loro tre chilometri e passa d'altezza, vi farà tremar le palpebre. (2 e 3 aprile 2016)
Allegato: Dietro il Col Croda Rossa e gruppo del Cristallo.jpg
Girandovi e rigirandovi nel bel mezzo della "sacra triade" che tante volte avete ammirato dalle picche del nostra terra. Oltre ad una visione privilegiata del Pelmo, unica, si diventa convitati di pietra in un banchetto che vede chiacchierare beati a dest
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08-04-2016 09.30
askatasuna askatasuna
Difficoltà: E/EE - AI

Dislivello: 500/650 metri

Tempo di percorrenza: 5/6 ore

Cartografia: 025 Dolomiti di Zoldo, Tabacco 1:25.000
Allegato: Dalla Croda Rossa allAntelao.JPG
Difficoltà: E/EE - AI<br /><br />Dislivello: 500/650 metri<br /><br />Tempo di percorrenza: 5/6 ore <br /><br />Cartografia: 025 Dolomiti di Zoldo, Tabacco 1:25.000
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08-04-2016 09.30
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Ho scelto di raggiungere il rifugio Venezia attraverso la strada forestale che aggira le verticali pendici meridionali del monte Pena. Da Zoppè si prosegue sulla sinistra ancora in salita per la stradina asfaltata, liberata dalla neve fino alle ultime case (1550 metri circa) ove si trovano ampie possibilità di parcheggio. Si seguono quindi, per poco, le indicazioni che portano al rifugio Talamini (troi 456 - anello zoldano) per poi piegare a sinistra in località Le Fraine (1600 metri), alla presenza dei cartelli per il Venezia (trois 493-471).
Allegato: Penas south wall.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Ho scelto di raggiungere il rifugio Venezia attraverso la strada forestale che aggira le verticali pendici meridionali del monte Pena. Da Zoppè si prosegue sulla sinistra ancora in salita per la stradina asfaltata, liber
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08-04-2016 09.31
askatasuna askatasuna
La carrareccia sale pigra e costante. I novanta minuti indicati lievitano parecchio in caso di neve bagnata o fresca, nonostante la pista sia sempre battutissima da pedule, sci e ciaspe. Sorpassati i vari stavoli, una nota della polizia locale segnala come il traffico pedonale e veicolare sia interdetto a causa della manutenzione del periglioso ponticello tra Prà Rossitto e Rutorto. Trovato sepolto ma percorribile e percorso da orme su orme. Poco prima di giungere al passo s'ha da oltrepassare un innocuo lavinale.
Allegato: Accumuli prima del passo di Rutorto.JPG
La carrareccia sale pigra e costante. I novanta minuti indicati lievitano parecchio in caso di neve bagnata o fresca, nonostante la pista sia sempre battutissima da pedule, sci e ciaspe. Sorpassati i vari stavoli, una nota della polizia locale segnala com
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08-04-2016 09.32
askatasuna askatasuna
Una volta arrivati al rifugio ed iniziato a deglutire lo splendido panorama, si può scegliere la meta con tutta calma. Il Col del Fer (2019 mt) è quel dosso boscato con la cima cornuta e glabra, giusto sulla destra del Antelao, posto in secondo piano. Meta adatta a tutti/e. Per raggiungerlo è necessario ritornar sui propri passi fino al passo di Rutorto ed accondiscendere alle sue morbide pendenze. Non necessita di spiegazione alcuna. La via, dal rifugio è ovvia. Di tutt'altra caratura è il panorama che s'apre dal monte Pena (2196 mt) che richiede un pizzico di sforzo e d'esperienza maggiori, pur rimanendo una meta semplice. L'avvicinamento ricalca all'inizio la linea azzurra degli sci-alpinisti impressa sulla Tabacco. Quand'essa si discosta dalla cresta, puntando al centro del catino, s'ha da abbandonare. Non ha alcun senso. Nessun binario sciatorio la segue. Quel catino è un fazzoletto donato a mastodontiche talpe che ne han devastato le linee. Un saliscendi che si fa trappola.
Allegato: Vuelta atras.JPG
Una volta arrivati al rifugio ed iniziato a deglutire lo splendido panorama, si può scegliere la meta con tutta calma. Il Col del Fer (2019 mt) è quel dosso boscato con la cima cornuta e glabra, giusto sulla destra del Antelao, posto in secondo piano. Met
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08-04-2016 09.33
askatasuna askatasuna
Uscito dallo sparuto lariceto, ho proseguito in diagonale seguendo i fossili congelati delle ciaspe e le lievi rimembranze delle lamine, stando poco sotto il limite della Viza Vecia (ma lo sottolineo, sempre sotto, non dimenticando come la neve s'aggrappi anche al vuoto e di come le pareti meridionali del monte Pena sian tuffi di roccia belli verticali). Solo quando la linea di cresta tende a frastagliarsi, oramai prossimi alla meta, è necessario discostarsene di poco, aggirando le pieghe. Si giunge così facilmente all'antecima. Per la vetta vera e propria, con croce di legno annessa, fare attenzione al sottile cordone ombelicale che unisce le due alture. Per il ritorno si può seguire la stessa via (a questa ipotesi sono riferiti i tempi stimati) od effettuare un mini-anello seguendo i trois 475 e 493 (vedasi le note a margine).
Allegato: La vetta infuocata del Pena.JPG
Uscito dallo sparuto lariceto, ho proseguito in diagonale seguendo i fossili congelati delle ciaspe e le lievi rimembranze delle lamine, stando poco sotto il limite della Viza Vecia (ma lo sottolineo, sempre sotto, non dimenticando come la neve s'aggrappi
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08-04-2016 09.34
askatasuna askatasuna
Punti d'appoggio:

Anche se l'escursione proposta non necessiterebbe di un bivacco, si può contare sul ricovero invernale del rifugio Venezia (1946m) tappa obbligata, anche di striscio, per le innumerevoli schiere di escursionisti e/o alpinisti che puntano al monte Pelmo in stagioni più consone. Il ricovero potrebbe essere dedicato a Giano bifronte. L'interno è arredato con dieci posti su bei letti a castello, con materassi, cuscini e coperte. Un must. Il tavolino presente è di pochi centimetri quadrati (tipico banchetto da scuole anni settanta) e sorprende l'assenza di qualsivoglia supporto per sedersi. Per la cena ho utilizzato un ciocco di legno presente all'esterno del rifugio. L'unica vera pecca del ricovero è la sua vocazione a seguire la toponomastica del rifugio. Venezia. Acqua alta e umidità. La vista gradevole si scontra con il tatto. Materassi e coperte sono perennemente zuppi. A suo tempo il più grande bivaccatore che io conosca aveva scelto di dormire all'esterno, nella veranda del rifugio. Io non sono arrivato a tanto. Da sottolineare come il ricovero, essendo ricavato sotto un terrazzamento esterno del rifugio, oltre all'effetto cantina, possa comportare lunghi e faticosi scavi (per sicurezza è consigliabile dotarsi di pala o ciaspar a più non posso).
Allegato: Rifugio Venezia.JPG
Punti d'appoggio:<br /><br />Anche se l'escursione proposta non necessiterebbe di un bivacco, si può contare sul ricovero invernale del rifugio Venezia (1946m) tappa obbligata, anche di striscio, per le innumerevoli schiere di escursionisti e/o alpinisti
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08-04-2016 09.34
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Le due mete proposte, con la neve adeguata, sono fattibili in giornata. Il Col del Fer è accessibile a tutti/e con qualsiasi condizione del manto. Facile cocuzzolo, in verità snobbato da tutti gli escursionisti visti passare nella giornata del sabato. Inspiegabilmente. Con una blanda deviazione di un'oretta scarsa tra andata e ritorno si gode di una vista verso Antelao e Sorapiss che guadagna in profondità, oltre a poter ammirare il Pelmo con un minimo di distanza, nella sua maestosa interezza. Per quanto riguarda il monte Pena le cose cambiano. Dovendo traversare le sue pendici inclinate, necessita di un pizzico d'esperienza in più e soprattutto della stabilità del manto nevoso. Rimane comunque una cimotta di facile accesso. Per raggiungere il rifugio s'hanno due opzioni: la partenza da Zoppè, seguendo il troi 471, che ho scartato per effettuare un mini anello, oppure scegliere la via proposta per la carrareccia segnalata come 493. Per un ritorno più easy si consiglia di ripercorrere la via dell'andata. Io ho preferito calarmi sul versante opposto, ritornando dal Pena sui miei passi.
Allegato: Monte Pena e gruppo del Tamer.JPG
Note a margine:<br /><br />Le due mete proposte, con la neve adeguata, sono fattibili in giornata. Il Col del Fer è accessibile a tutti/e con qualsiasi condizione del manto. Facile cocuzzolo, in verità snobbato da tutti gli escursionisti visti passare nel
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08-04-2016 09.35
askatasuna askatasuna
Dalla cresta della Viza Vecia avevo due opzioni: o percorrere il canalone-pista da sci che porta ineluttabilmente al Cianpe de Najaron ricollegandosi al 475 proveniente da Villanova di Cadore per poi girare a destra verso forcella Colonèl de la Stanga (sulla Tabacco, ma segnalata in loco come Cjanpestrin) o lasciarmi andare in quel bosco ove, di retto, vi si trovano solo larici e conifere. Mi sono quindi tuffato in diagonale, ad istinto, in un lariceto morbido, pacioccoso, rigonfio e privo di insidie, fino ad incrociare il letto del Ru de Assola. Ne ho ricalcato le curve fino a quando pozze e schianti mi han fatto riguadagnare la sinistra orografica per qualche minuto, sempre restando a pochi passi dal rio. Poco dopo ho incrociato il troi 493. All'inizio poco segnalato, poi si trasforma in battuta pista per motoslitte che in certi punti invitano a prendere direzioni più comode ma che non puntano alla forcella (non fidatevi della loro comodità). Con un pizzico di attenzione si cercano i segnavia, mettendo in conto 150 metri di dislivello persi e da recuperare, per raggiungere l'agognata forcella. Da qui il troi è quantomai chiaro ed in breve riporta sulla strada forestale dell'andata. A causa di tutte queste deviazioni, della suddivisione della salita in due giornate, della fatica di calcare una neve burrosa e del guscio voluminoso che mi trascinavo dietro, i tempi sono da ritenersi puramente indicativi e ipotizzati per un'andata/ritorno sullo stesso percorso (senza contare quindi il dislivello aggiuntivo dell'anello).
Allegato: Spalla sud del Pelmo.JPG
Dalla cresta della Viza Vecia avevo due opzioni: o percorrere il canalone-pista da sci che porta ineluttabilmente al Cianpe de Najaron ricollegandosi al 475 proveniente da Villanova di Cadore per poi girare a destra verso forcella Colonèl de la Stanga (su
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08-04-2016 09.36
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Normalmente un'escursione la scegli per la meta in sé e su questa t'informi. Ma mi capita, a dire il vero sempre più spesso, di ricercare prima un punto d'appoggio, per attender l'alba, e quindi curiosare sulla mappa che cimotte si prestano alla due giorni. E' così che faccio la conoscenza del monte Pena. Una comparsa a cui non rivelo che l'obbiettivo reale è andare a scambiare quattro parole col sior Pelmo, o come lo chiamano i valligiani, con il Sass de Pelf. Parto conscio di ritrovarmi immerso in una neve burrosa e quindi opto per raggiungere il rifugio Venezia attraverso la carrareccia forestale, il che mi consentirà a seconda delle condizioni, di far ritorno per la val de la Fontaneles.
Allegato: Tofane che spuntano.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Normalmente un'escursione la scegli per la meta in sé e su questa t'informi. Ma mi capita, a dire il vero sempre più spesso, di ricercare prima un punto d'appoggio, per attender l'alba, e quindi curiosare sulla mappa che
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08-04-2016 09.36
askatasuna askatasuna
L'avvicinamento in auto è tutto un rimuginare sul carattere dei siti di previsione meteorologica. Il voyeurismo digitale trascina inevitabilmente in perversioni mascherate da informazioni. Con gli anni noto come i bollettini dell'Arpav siano sempre più clementi della realtà con le Dolomiti, mentre per esempio, il sito meteorologico ufficiale sloveno sia più orientato sul pessimismo cosmico. Come se quella nuvola avessero da metterla a priori. Non voglio crearmi alcun tipo di viaggio mentale a proposito, ma sta di fatto che quei due giorni di sole (soprattutto la domenica radiosa) in val zoldana non sono mai giunti. La strada forestale è battutissima ma il caldo anomalo fa sprofondar le ciaspe che è un piacere. Sale pigra, tra grandi larici che paiono villeggianti nordici sulle spiagge dell'Adriatico. Un lato, quello esposto al sole, rossastro come non t'aspetti, il retro scuro, addobbato da quei smeraldini bargigli lichenosi con cui amano convivere (o di cui non posson liberarsi).
Allegato: Il Pelmo dalla confluenza 471-493.JPG
L'avvicinamento in auto è tutto un rimuginare sul carattere dei siti di previsione meteorologica. Il voyeurismo digitale trascina inevitabilmente in perversioni mascherate da informazioni. Con gli anni noto come i bollettini dell'Arpav siano sempre più cl
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08-04-2016 09.37
askatasuna askatasuna
Finalmente, all'incrocio con il troi 471 proveniente da Zoppè, appare. Quella mastodontica poltrona striata, col suo bel cuscino bianco. Da qui si notano solo i poggioli, lo schienale è ancora ben nascosto. Ma l'impatto emozionale è forte, lo sguardo ci va a sbattere di colpo e la mascella s'apre. Il distacco prende forma di vociare, di clacchete clacchete che salgon dal paese. Oggi cammino solo e geloso della mia solitudine, aumento il passo. Il Pelmo in una giornata grigia, ove l'azzurro è pura utopia, incute timore. O meglio, è il modo di appropinquarsi che lo genera. Ti avvicini da sotto, sbucando solo all'ultimo, come fossi Arriety o un folletto qualsiasi. Minuscolo. Di quella sedia titanica noti più che altro la base. Il punto in cui è colata la vernice più scura, che quasi intimidisce. La deformazione spaziale si fa emozionale. E ti viene da abbassare il capo. Per la soggezione. Poi, giunto al passo, è la sola Spalla Est a dominare l'orizzonte.
Allegato: Il rifugio e il Col del Fer.JPG
Finalmente, all'incrocio con il troi 471 proveniente da Zoppè, appare. Quella mastodontica poltrona striata, col suo bel cuscino bianco. Da qui si notano solo i poggioli, lo schienale è ancora ben nascosto. Ma l'impatto emozionale è forte, lo sguardo ci v
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08-04-2016 09.38
askatasuna askatasuna
Allora ti giri ed ecco che inizi a respirare ad ampie boccate, verso l'Antelao ed il Sorapiss e poi alla meta del giorno dopo. Il Pena. Un monte Serva in miniatura, accorciato e striminzito. Cerco subito il ricovero invernale. Per mia fortuna non lo trovo sepolto ma già accessibile. Più che un ricovero, una cantina. Sorridevo quando il sior Mario mi confidava d'esser entrato e poco dopo uscito, scegliendo di pernottare all'addiaccio, nella veranda dell'ingresso. Una mano sfiora materassi e cuscini e mi riportano alla mia prima bivacchevole notte al ricovero di Montemaggiore. Più che escursionismo, esplorazione subacquea. Tutto è zuppo, imbombato d'acqua. Comprese le coperte. Dopo anni però giungo preparato con un sacco a pelo di quelli seri. Intanto il vociare s'avvicina. Ritorno all'esterno e tra un avventore e l'altro, continuo a guardare quel vicino cornetto innevato. Il Col del Fer.
Allegato: Col del Fer e Antelao.JPG
Allora ti giri ed ecco che inizi a respirare ad ampie boccate, verso l'Antelao ed il Sorapiss e poi alla meta del giorno dopo. Il Pena. Un monte Serva in miniatura, accorciato e striminzito. Cerco subito il ricovero invernale. Per mia fortuna non lo trovo
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08-04-2016 09.39
askatasuna askatasuna
Poco dopo giunge un altro escursionista. Le ghette stringono i polpacci nudi. Striminziti pantaloni di cotone e una maglia a maniche corte son le sue uniche vesta. Siamo una decina. Ed io son di troppo. Parto a razzo verso quel anonimo colle su cui nessuno si avventura. Mi chiederò come mai. Tanto vicino, con le forme ingentilite, due passi appena! E se lo lascian scappare! Da li la visuale sula navata che punta verso Cortina è tutt'altra cosa. La vista verso il Pelmo s'ampia e soprattutto mi è utile per individuare la via di calata dal Pena il giorno seguente. Evidente un grande canalone senza fusto alcuno, pare una pista da sci artificiale, quasi in falsopiano. Perfetta! Talmente perfetta che il dì seguente la snobberò alla grande!
Allegato: Panorama dal Col del Fer.JPG
Poco dopo giunge un altro escursionista. Le ghette stringono i polpacci nudi. Striminziti pantaloni di cotone  e una maglia a maniche corte son le sue uniche vesta. Siamo una decina. Ed io son di troppo. Parto a razzo verso quel anonimo colle su cui nessu
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08-04-2016 09.39
askatasuna askatasuna
Mi fermo a lungo, cerco la cengia di Ball, chissà se quest'estate ne calcherò gli orli striminziti! Interminabili minuti li dedico a quelle striature candide, ai colori che si sormontano e si mescolano. Un volta che il silenzio si riappropria del pavimento del "cadregon" ritorno alla tana. Il mio vagabondar attorno ad essa è segnato da un nascondino alato. Sono fonte di disturbo primaria per un uccellino che pattuglia il rifugio in cerca di rimasugli. Poi c'è l'altro. Quello che fino al tramonto intona versi d'una complessità e foggia sbalorditiva. La colonna sonora che tra un sorriso e l'altro m'accompagna fino a coricarmi. Il cielo resta una coperta bigia. Le stelle, un miraggio.
Allegato: El amanecer.JPG
Mi fermo a lungo, cerco la cengia di Ball, chissà se quest'estate ne calcherò gli orli striminziti! Interminabili minuti li dedico a quelle striature candide, ai colori che si sormontano e si mescolano. Un  volta che il silenzio si riappropria del pavimen
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08-04-2016 09.40
askatasuna askatasuna
Alle quattro e mezza mi sveglia Interlude II (My Sleeping Karma - album Satya), il petto vibra, rimontando le note e via a rubar neve, preparando calde scorte per la giornata. Colazione, rassetto e pulizia. Poi la scelta. Con quei ramponi sconfortati da un ottimismo che sfiora il ridicolo! Basteranno una decina di minuti di sprofondio alternato per passare alle ciaspe. Sorrido al cantore della valle che dopo una manciata di ore è sulla punta del suo larice ad effettuare il suo saluto al sole! Un sole che fatica a farsi largo tra la nuvolaglia e lascia il protagonismo alla bizzarria delle nubi. La prima cimotta del Pena è pattugliata da vedetta Apache, che invia indecifrabili segnali di fumo alle valli sottostanti.
Allegato: Segnali di fumo.JPG
Alle quattro e mezza mi sveglia Interlude II (My Sleeping Karma - album Satya), il petto vibra, rimontando le note e via a rubar neve, preparando calde scorte per la giornata. Colazione, rassetto e pulizia. Poi la scelta. Con quei ramponi sconfortati da u
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08-04-2016 09.40
askatasuna askatasuna
Ma son quelle del Antelao che spiccano per eleganza e raffinatezza. Sinuose e ben delineate, paion le scie delle carezze lasciate dalla notte! I primi azzurri salgono dietro il gruppo del Tamer mentre l'alba, povera di colori, si presenta come una tenue striscia di luce. Alle sette e mezza salgo l'ultima rampetta che collega l'antecima alla vetta vera e propria, con la croce semi-sepolta dalla neve. Il sole adesso ha fretta, si nasconde veloce dietro alle nubi e la luce dell'alba si trasforma in tramonto, facendo tremar di riverberi le cime.
Allegato: Caricias de la noche.JPG
Ma son quelle del Antelao che spiccano per eleganza e raffinatezza. Sinuose e ben delineate, paion le scie delle carezze lasciate dalla notte! I primi azzurri salgono dietro il gruppo del Tamer mentre l'alba, povera di colori, si presenta come una tenue s
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08-04-2016 09.41
askatasuna askatasuna
Epicentro, la Cima Monfalcon di Montanaia. Alla sinistra, dall'Antelao, svettano il gruppo dei Brentoni e quello del Cridola. A destra la bagarre delle Dolomiti friulane che s'impenna da Cima Laste a quella dei Preti, per poi avere l'ultimo sussulto con la piramide del Duranno. Poi si passa ai castellieri del Bosconero.
Allegato: From Brentoni to Duranno.JPG
Epicentro, la Cima Monfalcon di Montanaia. Alla sinistra, dall'Antelao, svettano il gruppo dei Brentoni e quello del Cridola. A destra la bagarre delle Dolomiti friulane che s'impenna da Cima Laste a quella dei Preti, per poi avere l'ultimo sussulto con l
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08-04-2016 09.41
askatasuna askatasuna
I gruppi del Pramper e del Tamer paion fusi in un unico abbraccio di monti. Su quest'ultimo in particolare, il sole decide di accanirsi, inondando di luce gli enormi catini. La Civetta e le Moiazze da qui non sembrano loro, come se si guardasse il loro guscio esterno e non l'amalgama di sfumature pulsanti e vive, quelle verticalità che l'han innalzata alla parete delle pareti e che, vista dal versante occidentale sul Col di Rean, scippa ogni falisca di tramonto.
Allegato: Dietro il monte Ponta Pramper e Tamer.JPG
I gruppi del Pramper e del Tamer paion fusi in un unico abbraccio di monti. Su quest'ultimo in particolare, il sole decide di accanirsi, inondando di luce gli enormi catini. La Civetta e le Moiazze da qui non sembrano loro, come se si guardasse il loro gu
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08-04-2016 09.42
askatasuna askatasuna
Prima del Sass de Pelf spicca ancora la Marmolada, travestita da unicorno. Poi c'è spazio solo per quel seggiolone enorme che in verità da qui pare gnaulare e trasformarsi in felino pietrificato. Con le spalle a far da orecchie! Aguzzando gli occhi, alla fine dei suoi baffi di neve spuntan le Tofane e poi tutto riparte dalla Croda Rossa d'Ampezzo... Righe che posson sembrare un inutile elenco telefonico, ma che allo sguardo si fan sfumature d'infinito. Ho roteato per ore come un derviscio, su e giù per la cresta, voltandomi e rivoltandomi ad ammirare tutte quelle picche! Senza mai pace, senza riuscire ad assimilarle. Senza stancarmi. Una meta così facile che regala così tanto!
Allegato: Çuvite Gjat e cuar da Marmolada.JPG
Prima del Sass de Pelf spicca ancora la Marmolada, travestita da unicorno. Poi c'è spazio solo per quel seggiolone enorme che in verità da qui pare gnaulare e trasformarsi in felino pietrificato. Con le spalle a far da orecchie! Aguzzando gli occhi, alla
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08-04-2016 09.43
askatasuna askatasuna
In Dolomiti sono ancora un foresto ignorante, ma non credo che ci siano tante elevazioni da cui poter rubare i silenti bisbigli tra Civetta, Antelao e Pelmo. Dopo tre ore di avanti e in drè, le pedule iniziano ad affondare. Al'è ore di là! Scendendo scoppio a ridere guardando i primi, isolati e giovani larici. Non ce n'è uno che sia diritto! Ognuno pende con maggior o minor gradazione in qualsivoglia direzione! Sono pionieri, prede facili di vento e neve. Giovani martiri della verticalità che resisterà solo quando quelle pendici quasi spoglie si rimpolperanno. Ritorno sui miei passi pensando a quel canalone dalla pendenza ingentilita, ma appena il bosco si fa meno talposo e votato alle curve, non resisto e mi tuffo! Prima tra le fronde, poi sul letto del rio Assola.
Allegato: Dolomiti friulane e gruppo del Bosconero.JPG
In Dolomiti sono ancora un foresto ignorante, ma non credo che ci siano tante elevazioni da cui poter rubare i silenti bisbigli tra Civetta, Antelao e Pelmo. Dopo tre ore di avanti e in drè, le pedule iniziano ad affondare. Al'è ore di là! Scendendo scopp
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08-04-2016 09.43
askatasuna askatasuna
Quello che in estate sarebbe un proibitivo passar di pietra in pietra tra schizzi e saltelli diventa un calpestio continuo di meringhe. Ogni tanto sotto di me si sente il vociar dell'acqua che inizia a spingere verso valle. Quando prende il sopravvento con delle pozze, conquisto la sinistra orografica. Poco dopo acciuffo il troi del ritorno. La risalita alla forcella Colonèl de la Stanga, 150 metri soli, si trasforma in uno sbuffo continuo. La neve è burrosa, pesante, s'aggrappa. Il sole scalda ed io mi butto sull'antimilitarismo spinto, invocando ogni improperio e malaugurio possibile al povero colonnello di cui ignoro l'identità.
Allegato: Civetta e Moiazze.JPG
Quello che in estate sarebbe un proibitivo passar di pietra in pietra tra schizzi e saltelli diventa un calpestio continuo di meringhe. Ogni tanto sotto di me si sente il vociar dell'acqua che inizia a spingere verso valle. Quando prende il sopravvento co
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08-04-2016 09.44
askatasuna askatasuna
Attorno a me, ovunque, piste di motoslitte. In alcuni tratti suppliscono ad una segnaletica rada con una traccia a volte poco logica, ma guai a delegarle il ruolo di guida! Ad un certo punto sfrecciano in direzioni opposte. Giungo alla forcella e sulla cartellonistica noto il nome di Cjanpestrin! Un sobbalzo! Sono sicuro di dove mi trovo, ma la diversa toponomastica mi regala un brivido uno. Migo o varai di torna in daûr? No, solo confusione tra Tabaccai e autoctoni. Poi si scende che è un piacere, pensando a quei passi come ad un arrivederci! Mandi Sass de Pelf!
Allegato: Vista verso levante dal monte Pena.JPG
Attorno a me, ovunque, piste di motoslitte. In alcuni tratti suppliscono ad una segnaletica rada con una traccia a volte poco logica, ma guai a delegarle il ruolo di guida! Ad un certo punto sfrecciano in direzioni opposte. Giungo alla forcella e sulla ca
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