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Croda sora i Colesei (invernale)

31-03-2016 12.20
askatasuna askatasuna
Condivido la salita invernale della Croda sora i Colesei (2371m), un belvedere unico sul acrocoro del Popera, da cui si staccano gli occhi solo giungendo in vetta, di fronte alla Croda Rossa di Sesto la cui imponenza soggioga il pur ampio orizzonte.
Allegato: Croda Rossa.JPG
Croda sora i Colesei (invernale)
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31-03-2016 12.21
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EE-Ai

Dislivello: 1100 metri

Tempo di percorrenza: 8 ore

Cartografia: 010 Dolomiti di Sesto, Tabacco 1:25.000
Allegato: Vuelta atras.JPG
Difficoltà: EE-Ai<br /><br />Dislivello: 1100 metri<br /><br />Tempo di percorrenza: 8 ore <br /><br />Cartografia: 010  Dolomiti di Sesto, Tabacco 1:25.000
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31-03-2016 12.22
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Questa cima è stata immortalata da parole e foto di Ivo e Sandra, partiti da passo Montecroce Comelico nel periodo estivo. Per ammirarne la veste invernale la si può risalire solo dal versante meridionale, passando per il rifugio Berti. Un'escursione che diventa quasi un'impresa dissennata se fatta in giornata (almeno senza sci ai piedi), ma che si ridimensiona pernottando al ricovero del rifugio. Una relazione dettagliata d'una qualsiasi salita invernale risulta ardita se non impossibile. Anche se la neve s'adagerebbe come coperta, il vento la plasma, la sposta, l'accumula, diventa parte dei suoi sbuffi capricciosi, cambiando le dune in tavola, di anno in anno. Quindi mi limiterò solo a delle indicazioni di massima. In ambienti innevati è essenziale l'esperienza (minima nel mio caso), le occhiate attente ed il tatto delle zampe oltre a quelle linee azzurre sulle Tabacco, dedicate agli sci-alpinisti e che rispondono a parte degli interrogativi.
Allegato: Bundì.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Questa cima è stata immortalata da parole e foto di Ivo e Sandra, partiti da passo Montecroce Comelico nel periodo estivo. Per ammirarne la veste invernale la si può risalire solo dal versante meridionale, passando per i
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31-03-2016 12.23
askatasuna askatasuna
Prima di raggiungere il passo di Montecroce, una tabella a sinistra indica la via verso i rifugi Berti e Lunelli. Si segua la strada fino a parcheggiare ai Bagni di Valgrande. Proseguendo a piedi si noterà, ancora sulla sinistra, l'imbocco del troi 171, prima inglobato in una carrareccia, poi, una volta dentro il bosco, finalmente assottigliato e silente. Una volta in vista del Lunelli si nota il proseguir della carrareccia a sinistra verso il bosco (segnale di divieto) e la si percorre addentrandosi nella parte alta del vallone di Selvapiana. Qui bisogna prestare attenzione a non cedere alle lusinghe del -inizialmente- dolce impluvio che si mantiene a ridosso delle sovrastanti pareti del Creston Popera. L'entusiasmo della mia compagna d'avventura ci ha portati, al contrario, a risalire proprio per la zona impluviale che termina con pendii molto ripidi e spesso ghiacciati. Sconsigliatissimo con le ciaspe ed imprudente con neve poco assestata.
Allegato: Le pareti del Creston.JPG
Prima di raggiungere il passo di Montecroce, una tabella a sinistra indica la via verso i rifugi Berti e Lunelli. Si segua la strada fino a  parcheggiare ai Bagni di Valgrande. Proseguendo a piedi si noterà, ancora sulla sinistra, l'imbocco del troi 171,
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31-03-2016 12.23
askatasuna askatasuna
Si sale quindi tenendosi più all'esterno, guidati anche dai binari degli sciatori d'alta quota che qui s'avventurano in buon numero. Prima di virare verso il Berti è necessario salire e mantenersi alti, evitando dei traversi ripidi e delicati dei canaloni di cui sopra (che ovviamente abbiamo testato al ritorno). Giunti in vista del rifugio non si seguano più le tracce degli sci che si spingono verso il Vallon Popera, puntando alla grande costruzione che si raggiunge abbassandosi di poco in un valloncello per risalirne i pochi metri di dislivello.
Allegato: Longerin Rinaldo Ferro Forata Siera e Terza.JPG
Si sale quindi tenendosi più all'esterno, guidati anche dai binari degli sciatori d'alta quota che qui s'avventurano in buon numero. Prima di virare verso il Berti è necessario salire e mantenersi alti, evitando dei traversi ripidi e delicati dei canaloni
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31-03-2016 12.24
askatasuna askatasuna
Dal rifugio l'itinerario si discosta dal percorso estivo che si mantiene più basso. Si punti al cocuzzolino che s'erge dietro i cavi della teleferica per poi iniziare la risalita del Creston Popera. E' lui il vero segnavia che guida all'orizzonte, fino alla vetta. All'inizio si segue dolcemente la dorsale, poi, dopo aver risalito un dosso più marcato, in vista delle prime balconate di roccia, ci si sposta sulla sinistra, affiancandole e lasciandole alla propria destra. Continuando a guadagnar quota dolcemente si punti sempre verso nord, senza tentar di rimontar la cresta, procedendo quasi in falsopiano, senza strappi, mantenendosi sempre più bassi del Creston. Si renderà necessario attraversare un canalino piuttosto esposto e percorso dalla sua mini-lavina.
Allegato: Il traverso sul canalino.JPG
Dal rifugio l'itinerario si discosta dal percorso estivo che si mantiene più basso. Si punti al cocuzzolino che s'erge dietro i cavi della teleferica per poi iniziare la risalita del Creston Popera. E' lui il vero segnavia che guida all'orizzonte, fino al
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31-03-2016 12.25
askatasuna askatasuna
Dopo qualche saliscendi si rivelerà la croce di vetta, ancora minuscola. Un traverso pianeggiante aggira l'ultima balconata rocciosa, indi s'ha da risalire verso destra. Un ultimo strappo su di un pendio ripidino e si giunge al piccolo catino di forcella Popera. Si circumnaviga sulla destra la conca che mima un laghetto fantasma per risalire gli ultimi metri che portano alla cima. Al ritorno, presso il rifugio Lunelli, si può scegliere di tirare dritti seguendo la strada asfaltata e sommersa che risulta più battuta e meno sprofondante del troi dell'andata.
Allegato: Il rifugio Lunelli.JPG
Dopo qualche saliscendi si rivelerà la croce di vetta, ancora minuscola. Un traverso pianeggiante aggira l'ultima balconata rocciosa, indi s'ha da risalire verso destra. Un ultimo strappo su di un pendio ripidino e si giunge al piccolo catino di forcella
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31-03-2016 12.26
askatasuna askatasuna
Punti d'appoggio:

Il rifugio Berti al Popera (1956m) è un grande casermone a tre piani. Frequentatissimo durante il periodo estivo, prometteva un ricovero invernale accogliente. In realtà trattasi d'un bigio vano di pochi metri quadrati, ricavato nello stabile d'arrivo della teleferica. Recentemente allestito, sostituisce il precedente ricovero, di tutt'altra caratura. L'interno è di cemento grezzo. Le travi a vista tentano d'addolcirlo ma rimane uno stanzino di spartana concezione. Un vecchio tavolo, due antichi sgabelli traballanti e un tavolato a due piani. Grossolano e costituito dalle tipiche tavole da edilizia che formano un tutt'uno ove potrebbero riposare almeno otto persone. Due minuscole finestrelle tentano di far entrare la poca luce disponibile. Dettaglio simpatico, una s'apre di lato, l'altra a ribalta (tocco artistico o rimasuglio di magazzino?). Una decina di coperte, che oramai meriterebbero di riposare nel cimitero della lana che fu, completano il quadro. Detto ciò, ogni luogo in cui ci si possa rifugiar col proprio guscio in attesa di messer tramonto e di sorella alba è puro oro colato, quindi la tana, qualunque essa sia e qualsivoglia aspetto abbia, diventa un privilegio.
Allegato: Il Berti.JPG
Punti d'appoggio:<br /><br />Il rifugio Berti al Popera (1956m) è un grande casermone a tre piani. Frequentatissimo durante il periodo estivo, prometteva un ricovero invernale accogliente. In realtà trattasi d'un bigio vano di pochi metri quadrati, ricava
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31-03-2016 12.26
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Mi sono trovato in grosse difficoltà a scrivere la parte più importante di questa relazione, ossia il lato A. Mille foto ed una cronaca millimetrica non avrebbero reso comunque l'incedere privo di equivoci. La valutazione del manto è indispensabile e le condizioni necessarie ed imprescindibili per una salita sicura non sono per nulla scontate. Se il raggiungimento del rifugio Berti è alla portata di (quasi) tutti e tutte, la seconda parte necessita senza dubbio di esperienza in ambiente innevato. Con una neve non ramponabile è una cimotta da lasciar perdere. Anche per questo, in primavera inoltrata, la partenza all'alba dal ricovero è caldamente consigliata. Noi abbiamo trovato un manto perfetto. Compatto. Ghiacciato. Fuso e ben solido. Ripeto, anche se le ciaspe risultano indispensabili compagne per l'avvicinamento, sulla via per il Creston Popera servirebbero a ben poco, se non a ruzzolare nel vallone sottostante.
Allegato: Colesei.JPG
Note a margine:<br /><br />Mi sono trovato in grosse difficoltà a scrivere la parte più importante di questa relazione, ossia il lato A. Mille foto ed una cronaca millimetrica non avrebbero reso comunque l'incedere privo di equivoci. La valutazione del ma
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31-03-2016 12.27
askatasuna askatasuna
Per quanto il dislivello sia molto risicato (poco più di 400 metri dal Berti) non è da sottovalutarne il carattere. Oltre alla tenuta della neve, le insidie si celano tutte in due canalini da oltrepassare. Ma con la neve compatta ed i ramponi affilati non creano patema alcuno. Difficoltà tecniche non ve ne sono. Ovviamente l'escursione va preceduta da un'accurata lettura del bollettino valanghe (e meteo) dell'Arpav. Da tenere in considerazione come in un battibaleno le nubi possano scendere e celare un orizzonte indispensabile se non presenti le tracce degli sci-alpinisti che noi abbiamo trovato ed abbandonato solo nei punti più ripidi salendo e scendendo diritti come fusette. Ultima nota sul tempo di percorrenza. Estremamente soggettivo. Dipende, com'è ovvio in questa stagione, dalla qualità del manto e dai segni di percorrenza o meno di esso.
Allegato: Acrorobononis.JPG
Per quanto il dislivello sia molto risicato (poco più di 400 metri dal Berti) non è da sottovalutarne il carattere. Oltre alla tenuta della neve, le insidie si celano tutte in due canalini da oltrepassare. Ma con la neve compatta ed i ramponi affilati non
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31-03-2016 12.27
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Per la seconda bivaccata sulla neve cerco ancora nell'infinito mazzo di carte del sior Mario. Tra i tanti consigli prendiamo al volo un'altra trasferta nelle Dolomiti. La strada è lunga ma oggi siamo in due. Con un guscio di quelli belli ciccioni sulle spalle. All'arrivo curioso già per aria, per individuare la meta del giorno dopo. Sarà fattibile? Poco importa.
Allegato: Nata y piedra.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Per la seconda bivaccata sulla neve cerco ancora nell'infinito mazzo di carte del sior Mario. Tra i tanti consigli prendiamo al volo un'altra trasferta nelle Dolomiti. La strada è lunga ma oggi siamo in due. Con un gusci
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31-03-2016 12.28
askatasuna askatasuna
In realtà la meta è il bivacco stesso, non come luogo in sé ma come distacco dal mondo di sotto, come rifugio dell'anima in attesa del fuggir del sole, attendendo la sua rinascita passando di scintillio in scintillio, ascoltando un silenzio che vale più di mille parole. Bivaccare vuol dire anche riappropriarsi di ciò che è realmente necessario. Nulla di più e nulla di meno di ciò che le spalle posson sopportare. Spogliarsi d'ogni velleità per sentirsi ricchi, senza sentire alcun bisogno, indotto o meno che sia. Lasciando scandire alla luce i nostri tempi, affidandosi solo a se stessi. Bivaccare è annusare la libertà perduta, riprendersi l'autonomia delegata, almeno per una notte...
Allegato: Selva de nata.JPG
In realtà la meta è il bivacco stesso, non come luogo in sé  ma come distacco dal mondo di sotto, come rifugio dell'anima in attesa del fuggir del sole, attendendo la sua rinascita passando di scintillio in scintillio, ascoltando un silenzio che vale più
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31-03-2016 12.29
askatasuna askatasuna
La carrareccia soleggiata presto si fa troi ed il bosco incomincia a sussurrar le sue favole, ma l'acqua del rio non se ne cura, trasformando in caciara la sua fuga verso valle. Dall'altro lato della riva, un piccolo dosso o un masso, è completamente ricoperto dalla neve. Perfettamente tondeggiante, pare un cup-cake di compleanno con una candela una che svetta, ma gigantesca e nuda. Quel larice è tutto tranne che malinconico, si gusta il sole pure lui con la compagnia di diversi, minuscoli pini che lo circondano, a mò di guarnizione. La traccia è netta ed i segnavia appaiono raramente sotto forma di rettangolini striminziti. Ma non ce ne sarebbe bisogno alcuno. Basta continuare a seguir il cicalio dell'acqua. I ponticelli da superare fan tenerezza! Ricolmi di neve, stanno in piedi a stento. Li si percorre stando più alti delle staccionate, in bilico sul nulla.
Allegato: Tal bosc.JPG
La carrareccia soleggiata presto si fa troi ed il bosco incomincia a sussurrar le sue favole, ma l'acqua del rio non se ne cura, trasformando in caciara la sua fuga verso valle. Dall'altro lato della riva, un piccolo dosso o un masso, è completamente rico
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31-03-2016 12.29
askatasuna askatasuna
Poi s'esce dalla fiaba del bosco e la pagina s'apre tutta sul rifugio Lunelli (chiuso). Da qui punto lo sguardo sulle bastionate della Creston, intuendo perché ero stato dissuaso a percorrere il giorno dopo il troi 124, con l'intenzione di scendere per la Cima dei Colesei: d'inverno semplicemente svanisce. Come quei laghetti fantasma che salutano la tarda primavera, allo scioglimento delle nevi ed in breve ritornano a sonnecchiare per un altro anno.
Allegato: Cima Bagni.JPG
Poi s'esce dalla fiaba del bosco e la pagina s'apre tutta sul rifugio Lunelli (chiuso). Da qui punto lo sguardo sulle bastionate della Creston, intuendo perché ero stato dissuaso a percorrere il giorno dopo il troi 124, con l'intenzione di scendere per la
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31-03-2016 12.30
askatasuna askatasuna
Al cospetto del letto valanghivo di Selvapiana, dall'alto spunta pure il tetto del casermone che ci attende. Manca solo la risalita di quel vallone. Entusiasmo vuole che finiamo ad affrontarlo di petto. Pur sapendo che la via invernale passa molto più esterna. S'inizia a sprofondare in maniera più decisa, mentre il sole fugge codardo dietro il Popera. Poco dopo le due, metà vallone s'ombreggia. Per l'altra metà basteranno pochi minuti.
Allegato: Half day and half night.JPG
Al cospetto del letto valanghivo di Selvapiana, dall'alto spunta pure il tetto del casermone che ci attende. Manca solo la risalita di quel vallone. Entusiasmo vuole che finiamo ad affrontarlo di petto. Pur sapendo che la via invernale passa molto più est
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31-03-2016 12.31
askatasuna askatasuna
Quando le cose si fan ripide la neve diventa burbera. Spesso insensibile al peso ed ai graffi. Risalire l'ultimo tratto per riprender la traccia più in alto diventa un artigliar il ghiaccio. E con le ciaspe si sfiora il ridicolo! Rimesse le zampe in piano seguo con gli occhi la schiena del Quaternà. Lentamente. Una meta che m'attira per il suo incanto salmodiante. Un infinito errare fine a se stesso. Un'ascesa leeenta e costante, che rifugge ogni adrenalina, promettendo ore e ore fatte di passi. Uno dopo l'altro. Senza smanie, ne fretta. Una giornata piena, senza bisogno di fiutar segnali, cercar passaggi o appigli, più che un'escursione un mantra ove la testa può vagare e gli occhi, salutato il resto del corpo, settato su automatico, si donano all'inerzia del tutto. Mmmh, dev'esser proprio bello il Quaternà d'inverno... E come brilla!
Allegato: Pendici del Colesei e Quaternà.JPG
Quando le cose si fan ripide la neve diventa burbera. Spesso insensibile al peso ed ai graffi. Risalire l'ultimo tratto per riprender la traccia più in alto diventa un artigliar il ghiaccio. E con le ciaspe si sfiora il ridicolo! Rimesse le zampe in piano
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31-03-2016 12.31
askatasuna askatasuna
Il lungo traverso fino al Berti invece è un oceano bluastro. Le ultime luci son rubate dalle crode, quella rossa e quella che ci aspetta domani. Nonostante appaia come lo zerbino dei titani che la circondano promette una bella salita. Il gruppo dei Longerin pare uno strigide in attesa della notte per pattugliar le valli. Il vento qui si diverte e gioca con le forme e con il tempo. Per alcuni metri sottolinea i fori dei bastoncini e la loro scia. Solo sul lato a monte. Paion stelle salenti, immortalate dal gelo! L'incedere nelle ombre è irreale. A levante è giorno pieno e lo sarà per ore ancora, mentre ad ogni avanzar di ciaspa il freddo inizia a mordicchiare l'aria. Poi, finalmente, andiamo in cerca del regalo da scartare. Posto accanto allo stabile della teleferica.
Allegato: Il ricovero invernale.JPG
Il lungo traverso fino al Berti invece è un oceano bluastro. Le ultime luci son rubate dalle crode, quella rossa e quella che ci aspetta domani. Nonostante appaia come lo zerbino dei titani che la circondano promette una bella salita. Il gruppo dei Longer
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31-03-2016 12.33
askatasuna askatasuna
Da fuori è un simpatico casolare in legno ma varcata la soglia si trasforma in un antro grigio votato al minimalismo. Pare tirato su giusto per adempiere ad obsolete filosofie caiste, quelle d'un alpinismo ormai andato, ove la fruibilità della montagna non veniva fagocitata da business e turismo. Fa riflettere come in un Friuli ancora selvatico e poco frequentato, i punti d'appoggio siano tanto numerosi e curati, anche dagli stessi rifugisti, mentre avvicinandosi a zone basate sullo sfruttamento antropico e turistico della montagna, d'estate come d'inverno, scemi ogni ospitalità che sposi la libertà. O meglio la sua gratuità al di fuori dei circuiti del luna park. Per noi va benissimo lo stesso, basta un angolo per il sacco a pelo, stelle e luna sono optional che nessuno può scipparti.
Allegato: Las dos Crodas.JPG
Da fuori è un simpatico casolare in legno ma varcata la soglia si trasforma in un antro grigio votato al minimalismo. Pare tirato su giusto per adempiere ad obsolete filosofie caiste, quelle d'un alpinismo ormai andato, ove la fruibilità della montagna no
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31-03-2016 12.34
askatasuna askatasuna
Ci dividiamo i compiti, io mi dedico all'alchemica trasformazione della neve, Giorgia al suo corpo...yoga d'alta quota! Mi mancava! Quasi mi vien da rugnare a vedere un corpo assumere forme che farebbero sfregar le mani al mio ortopedico di fiducia e scervellare un manipolo di pompieri su come scioglier i nodi articolari!
Allegato: Pitturina and little horse.JPG
Ci dividiamo i compiti, io mi dedico all'alchemica trasformazione della neve, Giorgia al suo corpo...yoga d'alta quota! Mi mancava! Quasi mi vien da rugnare a vedere un corpo assumere forme che farebbero sfregar le mani al mio ortopedico di fiducia e scer
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31-03-2016 12.34
askatasuna askatasuna
L'ultima fiammata il giorno la dedica alla Pitturina che si diverte a cambiar d'abito ogni manciata di secondi. Un fulgore talmente cangiante da esser quasi impercettibile. Dopo cena esco a contar i diamanti. Tre in particolare mi conquistano subito. Paiono appollaiate sulle guglie più basse di Cima Bagni. Lampioni d'alta via. La neve riflette la luce e le picche paion dilatarsi, inspirando un aria che sbuffa sempre di più. Solo dopo qualche minuto giro attorno al rifugio e la vedo. Gli occhi si sbarrano ed i brividi iniziano a correre su è giù per la schiena. Bassa, spunta appena a lato dei Longerin. Appesantita dal suo stesso bagliore aranciato. Non è una luna, è un sole smorzato e suadente, il cuore della notte che pulsa, vivo!
Allegato: Il di a scjampe.JPG
L'ultima fiammata il giorno la dedica alla Pitturina che si diverte a cambiar d'abito ogni manciata di secondi. Un fulgore talmente cangiante da esser quasi impercettibile. Dopo cena esco a contar i diamanti. Tre in particolare mi conquistano subito. Paio
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31-03-2016 12.35
askatasuna askatasuna
La sveglia è uno spicchio di cielo pallido e salmonato. Le nubi si son svegliate affamate e divorano il giorno. Le raffiche della notte si sono placate ma procediamo come fossimo in latitudini ben più severe. Il manto scricchiola. Ghiacciato e compatto. Pochi metri e mi trovo a sorridere. Finalmente alle zampe son spuntati i denti! Basta clacchete clacchete! I ramponi amano la discrezione, si sposano al silenzio. Una sensazione stupenda. Quei traversi delicati, i pendii così ripidi da far fuggir a ciaspe levate, s'ammansiscono di colpo. Ogni dubbio, ogni insicurezza è supplita da quelle piccole zanne. Bastan solo due incisivi per risalire piccole muraglie. Tuta e cappuccio ci sono, manca solo d'iniziare a lanciare ragnatele dai polsi!
Allegato: Longerin salmonato.JPG
La sveglia è uno spicchio di cielo pallido e salmonato. Le nubi si son svegliate affamate e divorano il giorno. Le raffiche della notte si sono placate ma procediamo come fossimo in latitudini ben più severe. Il manto scricchiola. Ghiacciato e compatto. P
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31-03-2016 12.36
askatasuna askatasuna
Procediamo distanti l'uno dall'altra, accompagnati solo dall'alito del mattino. L'incombenza della muraglia che ci attornia assorbe anche il respiro. S'ha la sensazione d'esser distanti mille miglia da ogni luogo abitato, quando, all'arrivo sull'ultimo pianoro svetta un bel cartello che spiega come il troi sommerso sia parlante, se scaricata l'apposita App. Coooosaaa!!? M'allontano subito per paura che attacchi bottone anche col cellulare (ovviamente old style) bello spento. Ormai la vetta è a pochi passi.
Allegato: Bande val Pusteria.JPG
Procediamo distanti l'uno dall'altra, accompagnati solo dall'alito del mattino. L'incombenza della muraglia che ci attornia assorbe anche il respiro. S'ha la sensazione d'esser distanti mille miglia da ogni luogo abitato, quando, all'arrivo sull'ultimo pi
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31-03-2016 12.36
askatasuna askatasuna
Finalmente il panorama s'apre. E lo sguardo, compresso da ieri, si dilata talmente tanto che stranisce e quasi rifugge gli ampi spazi. Il gruppo dello Schneebiger Nock è l'unica forma che brilla in lontananza. Oasi di luce in un cielo bigio. Ma ci portiamo dietro due cose essenziali: il tempo e tanto caffè caldo. Il silenzio è nostro alleato ed ognuno sceglie il proprio angolo. Poi, con inaspettata leggiadria, i raggi danzano tra la nuvolaglia e iniziano a dipingere la Croda che lentamente arrossisce dietro al ditone della Pala di Popera.
Allegato: Dont move that dice.JPG
Finalmente il panorama s'apre. E lo sguardo, compresso da ieri, si dilata talmente tanto che stranisce e quasi rifugge gli ampi spazi. Il gruppo dello Schneebiger Nock è l'unica forma che brilla in lontananza. Oasi di luce in un cielo bigio. Ma ci portiam
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31-03-2016 12.37
askatasuna askatasuna
Alla sua base uno spuntone sorregge un dado. Appoggiato giusto sullo spigolo, in bilico, perfettamente obliquo. Chissà da quanto un giocatore dell'azzardo eterno attende di veder uscire il suo numero fortunato. Sulla via del ritorno mi soffermo sui dettagli. Sole e vento si son dati alla pasticceria. Un paio di bignè rotolati da quei pendii farinosi e fermatisi giusto sul ciglio del burrone, si son fatti ciambelle. E son riuscite pure col buco!
Allegato: Ciambella riuscita.JPG
Alla sua base uno spuntone sorregge un dado. Appoggiato  giusto sullo spigolo, in bilico, perfettamente obliquo. Chissà da quanto un giocatore dell'azzardo eterno attende di veder uscire il suo numero fortunato. Sulla via del ritorno mi soffermo sui detta
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31-03-2016 12.38
askatasuna askatasuna
Poi quel nuvolone! Un vascello fantasma che pare deciso a lanciar la sua ancora sulla Cima de Ambata. T'aspetti un vaporoso arrembaggio da un momento all'altro! E ancora sole! Con la schiena addossata al rifugio ed il thè, bollente, con i ramponi distesi verso il Popera. Tanto forte il richiamo di quelle pareti da capire il perché quel monte e solo quello sia associato al nome del rifugio. La nostra discesa è un circospetto inseguimento della nuvolaglia che lentamente perde quota.
Allegato: Allarrembaggio.JPG
Poi quel nuvolone! Un vascello fantasma che pare deciso a lanciar la sua ancora sulla Cima de Ambata. T'aspetti un vaporoso arrembaggio da un momento all'altro! E ancora sole! Con la schiena addossata al rifugio ed il thè, bollente, con i ramponi distesi
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31-03-2016 12.38
askatasuna askatasuna
Le pareti della Creston saranno l'ultimo fuoco d'artificio scenografico, una cascata di sfumature che si richiaman l'un l'altra. Teniamo una traccia troppo bassa e finiamo per impantanarci in un lungo traverso delicato, scomposto, con un manto traballante. Pazienza e calcioni ci fan guadagnare un trampolino più clemente per tuffarci a valle. Ritrovo il sorriso quando slego la gravità dal suo guinzaglio.
Allegato: Dal rifugio sempre dritti prima stella a destra.JPG
Le pareti della Creston saranno l'ultimo fuoco d'artificio scenografico, una cascata di sfumature che si richiaman l'un l'altra. Teniamo una traccia troppo bassa e finiamo per impantanarci in un lungo traverso delicato, scomposto, con un manto traballante
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31-03-2016 12.39
askatasuna askatasuna
Mi fermo solo alla vista di quella forma strana. Troppo oblunga per essere una pigna. Troppo rotonda come frammento degli esili larici. Poi parte! Muovendo le zampette forsennatamente, slittando all'impazzata! Una fuga comica, con un movimento che con poco grip in più l'avrebbe vista sfrecciare come un jet! Seguo l'arvicola fino all'imbocco del minuscolo tunnel protetto da un giovane larice che mostra solo qualche manciata di gemme nuove che tenta di tenere più alte possibili, al riparo dal famelico risveglio. Quel batuffolo scivolante ha messo la sveglia biologica troppo presto e se la vedrà dura senza metter lo zaino in spalla e partire cercando fortuna e primavera! Sul fondo del vallone di Selvapiana mi volto spesso.
Allegato: Mystic -snowing- river.JPG
Mi fermo solo alla vista di quella forma strana. Troppo oblunga per essere una pigna. Troppo rotonda come frammento degli esili larici. Poi parte! Muovendo le zampette forsennatamente, slittando all'impazzata! Una fuga comica, con un movimento che con poc
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31-03-2016 12.42
askatasuna askatasuna
Cima Bagni trasfigura nel mistico, con un sole che trapassa a stento le nubi, creando auree e forme di luce. Poi ci si abbandona alla lunga pista battuta che si fa strada e riporta dolcemente alle ultime fette di dolce, ben nascoste sotto il sedile. Ma ce vustu di pui da vite?
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