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Monte Curié

05-03-2016 09.13
askatasuna askatasuna
L'avevo notato a novembre, quest'anonimo colle. Prima dallo Schiaron e poi continuandolo a guardare dalle Crode dei Longerin. Non per la sua bellezza o per qualche segno particolare, ma in quanto la sua posizione centrale ed isolata, il suo mantello boschivo e le sue forme morbide, ben potevano prestarsi ad un'escursione invernale con innevamento d'ogni tipo. La maestosità di ciò che ci ha circondato dalla cima ci ha ripagati del lungo viaggio e d'ogni goccia di sudore. Lait a viodi, mò!
Allegato: Schiaron e Crode dei Longerin.JPG
Monte Curié
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05-03-2016 09.14
askatasuna askatasuna
Difficoltà: E

Dislivello: 900 metri

Tempo di percorrenza: 6 ore abbondanti

Cartografia: 01 Sappada, Tabacco 1:25.000
Allegato: A ven gnot.JPG
Difficoltà: E<br /><br />Dislivello: 900 metri<br /><br />Tempo di percorrenza: 6 ore abbondanti<br /><br />Cartografia: 01 Sappada, Tabacco 1:25.000
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05-03-2016 09.15
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Da San Pietro di Cadore si seguano le indicazioni per la borgata di Valle (1168m). Appena entrati nel paesino si può approfittare dell'ampio parcheggio sulla destra situato oltre l'edificio della Regola. E' necessario ritornar poi sui propri passi. Poco prima del cartello che indica la fine del borgo, si nota una strada forestale che si alza sulla destra. La si può seguire pedissequamente o, quando la salita si fa marcata, tagliare per i prati seguendo un evidente solcatura sulla sinistra, probabile conseguenza delle discese di mountainbikers. In entrambi i casi si giunge ad un ripiano panoramico con un caratteristico stavolo in legno sulla sinistra ed una presa d'acquedotto sulla destra.
Allegato: The Mushroom and Madame Curie.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Da San Pietro di Cadore si seguano le indicazioni per la borgata di Valle (1168m). Appena entrati nel paesino si può approfittare dell'ampio parcheggio sulla destra situato oltre l'edificio della Regola. E' necessario ri
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05-03-2016 09.16
askatasuna askatasuna
Di fronte si staglia, ancora lontano, il cupolone del Col Curié. Si prosegue inoltrandosi nel bosco del Col di Tamber. Se orme di cacciatori dovessero deviarvi dall'evidente traccia, basta riconquistare la dorsale del colle stesso per ritrovar la carrareccia. Questa sbuca su di una curva a gomito di un'ampia strada forestale non segnata sulla carta in mio possesso. Si prenda a destra in leggera discesa per giungere in breve al bivio con la strada asfaltata che sale da Valle. Non resta ora che seguire le indicazioni per raggiungere La Forceta (1573m), prendendo la carrareccia con il relativo cartello di divieto di circolazione. Da qui i segnavia accompagnano fino alla cima. Porre attenzione a seguirli senza farsi ingannare dal proseguimento della forestale sulla sinistra, poco dopo La Forceta.
Allegato: Le Terze.JPG
Di fronte si staglia, ancora lontano, il cupolone del Col Curié. Si prosegue inoltrandosi nel bosco del Col di Tamber. Se orme di cacciatori dovessero deviarvi dall'evidente traccia, basta riconquistare la dorsale del colle stesso per ritrovar la carrarec
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05-03-2016 09.17
askatasuna askatasuna
Il troi si snoda paziente e zigzagante in un bosco protettivo e compatto fino allo sbucar tra i mughi. Da qui, visti gli accumuli nevosi e l'assottigliamento del troi, il procedere si fa più faticoso. L'ultimo, brevissimo strappo per giunger alla cima è leggermente ripido. Risalirlo e discenderlo richiedono un minimo di esperienza con le ciaspole.
Allegato: Cjale mò.JPG
Il troi si snoda paziente e zigzagante in un bosco protettivo e compatto fino allo sbucar tra i mughi. Da qui, visti gli accumuli nevosi e l'assottigliamento del troi, il procedere si fa più faticoso. L'ultimo, brevissimo strappo per giunger alla cima è l
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05-03-2016 09.17
askatasuna askatasuna
Per il ritorno si può optare per la strada asfaltata o per un anello seguendo la prosecuzione del troi 158 sul versante meridionale del monte. Opzione da noi scartata sia per ritrovar un guanto perso all'andata che per il manto nevoso divenuto cedevole ed insicuro. Visto il carattere invernale dell'escursione proposta, quest'ultima opzione è riservata a camminatori esperti in ambiente innevato e poco si confà a periodi pre-primaverili.
Allegato: Golgota.JPG
Per il ritorno si può optare per la strada asfaltata o per un anello seguendo la prosecuzione del troi 158 sul versante meridionale del monte. Opzione da noi scartata sia per ritrovar un guanto perso all'andata che per il manto nevoso divenuto cedevole ed
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05-03-2016 09.18
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Le vie che portano verso il Rifugio Zovo, o meglio alla carrareccia con il segnavia 158 che accompagna alla vetta del Curiè nel suo versante nord-ovest, non sono infinite ma multiple. Ovviamente, durante la stagione invernale, le strade che parton da Valle e Costalta risultano impraticabili senza incatenar i pneumatici, nonostante siano quasi sempre strabattute da camion che denotano un'attività boschiva senza sosta. In alternativa si posson quindi ricalcare le strade asfaltate che diparton dai due borghi ma senza dubbio il percorso che si snoda attraverso il Col di Tamber è il cammino più consigliato per chi voglia immergersi nel silenzio di questi boschi. Purtroppo le ciaspole faran fuggire qualsivoglia fauna a quattro zampe, ma i calchi presenti sul manto nevoso fanno intendere il continuo via vai di ungulati e piccoli carnivori.
Allegato: Regole.JPG
Note a margine:<br /><br />Le vie che portano verso il Rifugio Zovo, o meglio alla carrareccia con il segnavia 158 che accompagna alla vetta del Curiè nel suo versante nord-ovest, non sono infinite ma multiple. Ovviamente, durante la stagione invernale, l
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05-03-2016 09.18
askatasuna askatasuna
Un'ultima nota la merita la Regola di Valle. Un affascinante residuato d'un passato comunitario un tempo diffuso a tutte le genti alpine del nordest e che resiste ancora in queste lande (ben 16 sono quelle del solo Comelico). Le Regole di comunione familiare rappresentano da oltre un millennio la forma codificata del possesso e della gestione collettiva del territorio da parte delle genti che lo abitano. Una forma di organizzazione pre-capitalistica che pone al suo centro il territorio stesso e non la proprietà in sé. Il patrimonio agro-silvo-pastorale risulta indivisibile, inalienabile ed invendibile e la sua amministrazione ricalca ancora l'orizzontalità d'un tempo. Un "fuoco" è il membro preposto da ogni famiglia a rappresentarla nelle assemblee di tali Regole ove si prendono decisioni riguardanti il "patrimonio antico", ossia i beni di proprietà collettiva.
Allegato: Brentoni e Antelao.JPG
Un'ultima nota la merita la Regola di Valle. Un affascinante residuato d'un passato comunitario un tempo diffuso a tutte le genti alpine del nordest e che resiste ancora in queste lande (ben 16 sono quelle del solo Comelico).  Le Regole di comunione famil
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05-03-2016 09.19
askatasuna askatasuna
Il rispetto dell'ambiente attraverso scelte sostenibili e non dettate da logiche di profitto o sfruttamento irrazionale; la condivisione delle fatiche, la gestione diretta, autonoma e collettiva; il metodo assembleare come forma decisionale; la centralità di ciò che ci circonda e che ci da nutrimento, calore, riparo; il valore empirico ed umano del mutuo appoggio e della solidarietà. Ingredienti perfetti per concretizzare una società di liberi ed eguali. Chissà se la montagna con la sua memoria collettiva, con la semplicità dell'esistenza, con una felicità che nasce dall'essenziale e dalla consapevolezza potrà un giorno aiutare a ricostruire un'umanità persa nella fumate dell'alienazione dei bisogni indotti?
Allegato: Panorama.JPG
Il rispetto dell'ambiente attraverso scelte sostenibili e non dettate da logiche di profitto o sfruttamento irrazionale; la condivisione delle fatiche, la gestione diretta, autonoma e collettiva; il metodo assembleare come forma decisionale; la centralità
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05-03-2016 09.19
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Il guardarsi attorno spesso non è solo un lasciarsi portar dal vento di cima in cima, un abbandonarsi alla potenza della Pacha Mama, il respirar il cielo da vicino. E' anche un felino curiosare. Che sian creste o cenge o esili linee erbose, tenti di scovare tracce, nuovi spunti. Lasci che quelle rocce parlino e spesso guardi verso l'alto, ma in quella giornata novembrina l'occhio m'è caduto in basso. Era lì. Resa invisibile da un plotone di titani. Ma pensala bianca quella cimotta! Con tutto quello che ha intorno! Allora la cerchi sulla mappa, ne apprendi il nome, scopri come arrivarci e gli dai appuntamento. Dopo soli tre mesi, al rivedermi per trois con Marco, m'esce naturale proporglielo. Eravamo insieme a goder quella giornata splendida, sulle Crode dei Longerin. E' deciso vada per Madame Curie! Come approccio scegliamo la via del Col di Tamber, diretta e silente.
Allegato: Il Curié incastonato tra Schiaron e San Daniele.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Il guardarsi attorno spesso non è solo un lasciarsi portar dal vento di cima in cima, un abbandonarsi alla potenza della Pacha Mama, il respirar il cielo da vicino. E' anche un felino curiosare. Che sian creste o cenge o
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05-03-2016 09.20
askatasuna askatasuna
La neve ci accompagna timida mentre saliamo al timoroso cospetto delle Terze. Tagliamo per i prati fino a quello stavolo curioso, edificato da un architetto con l'hobby della micologia. Con quel generoso sottotetto che sembra appollaiato su di un'altra costruzione. Dietro appare lei. La Madame. Quieta e lontana. Poi è tutto bosco. E' un bosco che scalpita, che ritrova orme sonnecchianti, che si popola di passi!
Allegato: Zatis.JPG
La neve ci accompagna timida mentre saliamo al timoroso cospetto delle Terze. Tagliamo per i prati fino a quello stavolo curioso, edificato da un architetto con l'hobby della micologia. Con quel generoso sottotetto che sembra appollaiato su di un'altra co
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05-03-2016 09.21
askatasuna askatasuna
Tra uno sbuffo e l'altro di messer inverno occhi curiosi han illuminato le ultime notti, famelici. Ma il bosco non tradisce alcun rumore. La neve cattura il passato. Un via vai impressionato su di una pellicola in attesa di bruciarsi. Un fermo immagine scandito dalla primavera che inizia a radunar le forze sotto forma di cinguettii. Sarà così per tutto il giorno. Dopo la strada asfaltata, segnata dalle catene dei camion, calziamo le ciaspole. Le pedule che han percorso prima di noi il col di Tamber svaniscono e il manto croccante ingoia le zampe.
Allegato: Schiaron Longerin from Forcetta.JPG
Tra uno sbuffo e l'altro di messer inverno occhi curiosi han illuminato le ultime notti, famelici. Ma il bosco non tradisce alcun rumore. La neve cattura il passato. Un via vai impressionato su di una pellicola in attesa di bruciarsi. Un fermo immagine sc
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05-03-2016 09.21
askatasuna askatasuna
Dalla Forceta, lo Schiaron s'allarga beato mentre dei curiosi pali, su cui mi siedo per un spuntino al volo, paiono un area di sosta dedicata a Vlad Tepes. Poi ecco il catino dei Longerin! Morbido contraltare di quei monoliti che il sole tinge di rosa! Fa strano galleggiare sopra un manto profondo che non lascia traccia di bianco alcuna sui rami. La neve è suscettibile. Prima, croccante, accentua il vociar delle ciaspole, poi, alla presenza dei mughi si fa polvere. Inizia a levarsi il sipario e l'orizzonte s'apre, ma i primi sguardi sono rivolti ad un'altra schiena, a cui do appuntamento con un sospiro. Una cavalcata che dev'esser splendida, la lunga traversata del Col Quaternà per la Costa della Spina.
Allegato: Col quaternà.JPG
Dalla Forceta, lo Schiaron s'allarga beato mentre dei curiosi pali, su cui mi siedo per un spuntino al volo, paiono un area di sosta dedicata a Vlad Tepes. Poi ecco il catino dei Longerin! Morbido contraltare di quei monoliti che il sole tinge di rosa! Fa
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05-03-2016 09.22
askatasuna askatasuna
Giungo stanco all'ultimo strappo e lo affronto come se non pesasse, scodinzolante di curiosità. Su diretto, aumentando il passo a spina di pesce con quelle ingombranti ciabattone di plastica. Senza voltarmi. Fino a lasciar che l'incedere si trasformi in strascinamento. Senza riuscire a dire una parola avanzo lento e dondolante come uno zombie. Ipnotizzato dalla mole del gruppo del Rinaldo, punto al dosso più orientale.
Allegato: Rinaldinho.JPG
Giungo stanco all'ultimo strappo e lo affronto come se non pesasse, scodinzolante di curiosità. Su diretto, aumentando il passo a spina di pesce con quelle ingombranti ciabattone di plastica. Senza voltarmi. Fino a lasciar che l'incedere si trasformi in s
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05-03-2016 09.23
askatasuna askatasuna
Non sento più il fastidioso clak clak che mi porto dietro, le orecchie si metton a guardare pure loro. Mi libero i piedi ed inizio ad abbracciare ogni cosa. Ovunque mi giri rimango sbalordito da un panorama che non immaginavo così vasto. Tra la Creta Forata e il Creton di Culzei una nuvola pacioccosa prende la forma di Moby Dick. Inizio a voltarmi lento, come un girasole. Saluto il monte del Ferro, poi cerco lo spuntone del Pic Chiadenis ed ecco il Peralba, così impettito e serioso! Si scontra inevitabilmente con una cresta di confine che pare guarnita e rifinita con la spatola. Un dolce susseguirsi di forme senza eccesso alcuno.
Allegato: Dolcezze di confine.JPG
Non sento più il fastidioso clak clak che mi porto dietro, le orecchie si metton a guardare pure loro. Mi libero i piedi ed inizio ad abbracciare ogni cosa. Ovunque mi giri rimango sbalordito da un panorama che non immaginavo così vasto. Tra la Creta Fora
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05-03-2016 09.23
askatasuna askatasuna
Solo il Vancomun s'alza sulle punte a mimar il bigio e serioso vicino. Mi tuffo nei ricordi con le Terze e i Brentoni. Poi l'Antelao che da qui pare un vulcano! I Tre Scarperi e compagnia chiudono l'abbraccio di cime attorno al gruppo dei Longerin. Con le sue monumentali Crode che richiamano la dolomitica sfilata appena lasciata sulla sinistra ed uno Schiaron, candido, che s'allinea alla cresta glassata che inizia a stiracchiarsi sulla destra. Tra i due spuntano Cavallino e Pitturina. Solo nomi, troppi, a tentare di codificare la magnificenza che ci circonda.
Allegato: Tre Scarperi.JPG
Solo il Vancomun s'alza sulle punte a mimar il bigio e serioso vicino. Mi tuffo nei ricordi con le Terze e i Brentoni. Poi l'Antelao che da qui pare un vulcano! I Tre Scarperi e compagnia chiudono l'abbraccio di cime attorno al gruppo dei Longerin. Con le
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05-03-2016 09.24
askatasuna askatasuna
L'aria sussurra ma ci congela inesorabilmente. Nonostante il sole ce la metta tutta. Quando ripartiamo la neve ha oramai perso ogni consistenza. Ogni passo sul pendio scatena una folle corse di biglie bianche che rotolano verso valle scontrandosi l'un l'altra e disegnando strani percorsi su di una tela che brilla. Ultimi sorrisi per poi far fronte alla maledizione d'Achille e alle relative stilettate. Usciti dal Col di Tamber non posso fare a meno di guardare Costalta, con tutte le sue lucette accese, mentre le nubi, tinte di violetti e rosè, si congedano dal sole.(25.02.2016)
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