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Serva

03-02-2016 08.16
askatasuna askatasuna
Condivido una vicina uscita nel Bellunese, adatta alle stagioni intermedie e priva di difficoltà. Una facile passeggiata che non necessita d'indicazioni puntigliose e che sorprende per il suo panorama inusuale, in bilico tra l'antropizzazione della piana ed il salvadi del nord, il tutto al cospetto di Pelmo ed Antelao, a due passi dall'imponente gruppo Pelf-Schiara.
Allegato: Sinusoidi.JPG
Serva
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03-02-2016 08.18
askatasuna askatasuna
Difficoltà: E
Dislivello: 1100 metri
Tempi di percorrenze: 5 ore
Cartografia: 024 Prealpi e Dolomiti Bellunesi, Tabacco 1:25.00
Allegato: La Lastra.JPG
Difficoltà: E<br />Dislivello: 1100 metri<br />Tempi di percorrenze: 5 ore<br />Cartografia: 024 Prealpi e Dolomiti Bellunesi, Tabacco 1:25.00
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03-02-2016 08.18
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)


Per raggiungere il punto di partenza è necessario districarsi per le strade di Belluno, aggirandone il centro per dirigersi a nord, scovando le indicazioni per il Col di Roanza. Si segue la rotabile asfaltata fino alla località Cargador (1035m) ove si parcheggia. I segnavia sono sbiaditi e radi ma non se ne sentirà il bisogno. Il troi (517) è pestato a dovere. Poco dopo averlo imboccato, un segno rosso ci invita a prender la destra. L'attacco non è fedelissimo alla mappa che indica il bivio per la variante di ritorno ad anello, più in alto. Si inizia a camminare in uno splendido noccioleto, per poi continuare, protetti dalla luce, in un bosco di conifere. Poi s'esce finalmente allo scoperto e la visuale s'apre di colpo verso la piana e le prime picche a ponente.
Allegato: Casera Pian dei Fioc.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br /><br />Per raggiungere il punto di partenza è necessario districarsi per le strade di Belluno, aggirandone il centro per dirigersi a nord, scovando le indicazioni per il Col di Roanza. Si segue la rotabile asfaltata fino
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03-02-2016 08.19
askatasuna askatasuna
Si continua a salire con pendenza regolare fino a dei ruderi con una riserva d'acqua, situati poco sotto al Pian dei Fioc (1739m). L'omonima casera dispone di un locale aperto ed utilizzabile come bivacco. Privo di tavolati o materassi, offre in cambio diverse panche, un grande tavolo (con altri più minuti), una stufa ed addirittura un lavello. Una targa di legno, apposta sulla porta, segnala come il ricovero sia chiuso nel periodo di monticazione estiva (da maggio a fine settembre).
Allegato: Schiara y los hermanos majores.JPG
Si continua a salire con pendenza regolare fino a dei ruderi con una riserva d'acqua, situati poco sotto al Pian dei Fioc (1739m). L'omonima casera dispone di un locale aperto ed utilizzabile come bivacco. Privo di tavolati o materassi, offre in cambio di
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03-02-2016 08.19
askatasuna askatasuna
Il troi riparte dietro la casera, puntando alla cima con tornantini regolari. Dopo pochi metri, voltandosi verso valle, si nota la traccia da prendere al ritorno che taglia i prati, parallela alle stalle, puntando verso la Boca de Rosp. In breve si giunge sull'erbosa vetta. Priva di libro e con la croce di legno di cui rimane solo la base. Ritornati alla casera si prenda la traccia di cui sopra, traversando in lieve discesa le praterie del Lavèl. Trascurando i calpestii che porterebbero ad abbassarsi, si punta sempre verso ponente, fino a raggiungere la forcellina a pochi passi dalla cima Boca di Rosp. Qui il troi vira verso levante e, portatosi sulla sinistra orografica di un rio inghiottito dalle erbe, continua a digradare nel vallone sottostante. Una volta raggiuntane la base, quando il terreno si fa sassoso, è sufficiente tirar diritti ad ogni possibile deviazione, per ricollegarsi al bivio situato a pochi metri dal parcheggio.
Allegato: El Rosp.JPG
Il troi riparte dietro la casera, puntando alla cima con tornantini regolari. Dopo pochi metri, voltandosi verso valle, si nota la traccia da prendere al ritorno che taglia i prati, parallela alle stalle, puntando verso la Boca de Rosp. In breve si giunge
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03-02-2016 08.20
askatasuna askatasuna
Per chi temesse discese ripide e scivolose tra erbe e tracce a volte incerte per il via vai monticante, è consigliabile percorrere l'anello in senso contrario. Sulla via del ritorno, una volta raggiunto il Col Cavalin, quando il sentiero vira a destra per andarsi ad infilare nel bosco sottostante, è possibile continuare a digradare per il panoramico crinale (tracce evidenti) per poi rientrare nel bosco stesso e raggiungere la strada sterrata che, presa in discesa, accompagna in breve al parcheggio.
Allegato: Pale.JPG
Per chi temesse discese ripide e scivolose tra erbe e tracce a volte incerte per il via vai monticante, è consigliabile percorrere l'anello in senso contrario. Sulla via del ritorno, una volta raggiunto il Col Cavalin, quando il sentiero vira a destra per
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03-02-2016 08.21
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)


Acido lattico. Mah! A me paion solo stilettate che accompagnano ogni movimento. I muscoli sono ancora tirati dall'odissea dal mont Le Piche. Per fortuna che dal principio ci accompagnano quei noccioli. Alcuni di dimensioni impressionanti, altri con escrescenze talmente regolari dal segnarne ogni tappa della crescita. Mi perdo ad immaginarli gioiosi, con le fronde piumate di verde. Si sale protetti dal bosco, che si fa via via più oscuro. Poi le ramaglie si fan clementi e s'esce allo scoperto. Le attenzioni sono tutte per la Boca de Rosp. Un nome che fino a quando non ripercorreremo i nostri passi, a me e a Michele, risulterà solo una toponimia quantomeno curiosa ad indicar quella ripidissima lastra erbosa. Dalla forma quasi perfetta, come fosse stata piallata. Ma si sa, basta poco affinché un profilo muti ed assuma ben altre fattezze. Soprattutto in un monticello come questo, disegnato da Pininfarina. Salendo è schiacciato dalla prospettiva e mostra ben poche di quelle eleganti curve che lo caratterizzano. Chicca di design sono quei pini isolati. Piantati sicuramente ad hoc durante la sua rifinitura estetica.
Allegato: Pininfarina.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br /><br />Acido lattico. Mah! A me paion solo stilettate che accompagnano ogni movimento. I muscoli sono ancora tirati dall'odissea dal mont Le Piche. Per fortuna che dal principio ci accompagnano quei noccioli. Alcuni di di
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03-02-2016 08.21
askatasuna askatasuna
Giunti alla casera la ispezioniamo come d'obbligo. Il locale aperto abbonda in comodità tranne che in giacigli, assenti. Mi sforzo di comprendere il motivo che ha spinto qualcuno a portarvi diversi sdraio da mare. Proprio quelli tipici della battigia veneta! Oltre la costruzione partono i tornantini, ben presto imbiancati dalla pochissima neve battuta e scivolosa che invita a tagliare più di quanto le zampe richiedano. Il panorama intanto comincia a popolarsi dei primi protagonisti. Tra questi spicca l'emblema dello Schiara. La Gusela. Proprio un ago. Piantato proprio lì. in mezzo al vuoto. Dimenticato dalla tessitrice che ha confezionato questi prati. L'ovvia domanda che ti fai, quando scema il fascino e la sorpresa per quel esile ditino di pietra che indica il cielo, è: ma come diavolo ha fatto a rimanere in piedi? Pare un fusto rinsecchito! Basterebbe un alito di vento e..zac! La fortae a sares fate. Chissà in quanti hanno invece affrontato quella brevissima e surreale scalata!
Allegato: Gusela.JPG
Giunti alla casera la ispezioniamo come d'obbligo. Il locale aperto abbonda in comodità tranne che in giacigli, assenti. Mi sforzo di comprendere il motivo che ha spinto qualcuno a portarvi diversi sdraio da mare. Proprio quelli tipici della battigia vene
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03-02-2016 08.22
askatasuna askatasuna
Poi qualcosa si muove, no, non è quel fuscello di pietra ad oscillare, ma lo sguardo che segue una fuga. Sono lontanissimi. In cinque. Qualcosa non mi quadra. Prima ancora di ingrandire la foto e tentare d'interpretare quei profili pixellosi, è la postura dei fuggitivi a spiazzarmi. A gran distanza potrebbero sembrare dei camosci. Ma il portamento non è il loro. Manca d'eleganza, di scatto, di potenza. Poi osservo il fotogramma. Non si capisce quasi nulla, ma piccoli dettagli confermano i miei dubbi. Le gambe bianche . Uno in particolare mostra la sua timida sella, una macchia chiara del pelo in corrispondenza dei fianchi. Ancora accennata. Si tratta di giovani mufloni, presenti nel parco delle Dolomiti bellunesi grazie all'introduzione per scopi venatori alla fine degli anni settanta. Nonostante qualche centinaio di capi scorrazzino pure nelle montagne del Friuli, è la prima volta che ho l'occasione d'osservare questo caprinide. Nell'ultimo tratto di pendio il protagonismo è di nuovo delle crode: il gruppo del Agner e le Pale.
Allegato: Pelmo.JPG
Poi qualcosa si muove, no, non è quel fuscello di pietra ad oscillare, ma lo sguardo che segue una fuga. Sono lontanissimi. In cinque. Qualcosa non mi quadra. Prima ancora di ingrandire la foto e tentare d'interpretare quei profili pixellosi, è la postura
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03-02-2016 08.22
askatasuna askatasuna
Ancor più affascinante è il digradar ondeggiante del crinale del Serva, che termina in quelle quattro cimotte. Quattro spicchi, quasi regolari. Nonostante la mia colossale ignoranza in materia geologica non faccio fatica ad immaginare come quella scogliera sia stata fatta a fette belle e precise dalla lama dei sommovimenti terrestri. Paiono ognuna l'ombra del triangolo che le precede. In breve siamo da soli sulla vetta e c'è ben altro da cui farsi soggiogare. Se il Pelmo è riconoscibile a prima vista, da qui l'Antelao cambia profilo.
Allegato: Hacia el este.JPG
Ancor più affascinante è il digradar ondeggiante del crinale del Serva, che termina in quelle quattro cimotte. Quattro spicchi, quasi regolari. Nonostante la mia colossale ignoranza in materia geologica non faccio fatica ad immaginare come quella scoglier
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03-02-2016 08.24
askatasuna askatasuna
Poi passo alle nostre di Dolomiti. Dal Duranno al Pramaggiore, con l'evidente cresta delle Postegae, l'occhio però segue subito il Toc alla ricerca del Col de Mariano da cui solo pochi giorni fa ammiravo la montagna sconosciuta su cui poggio le zampe. Andar per monti è meraviglioso anche per questo rimpallarsi d'orizzonti. Per poter muoversi in zone distanti tra loro o al contrario così vicine come oggi. Lasciandosi sopraffare da un panorama ridisegnato completamente per l'occasione ma che si fa ancora. Che pianta radici. Che lega un'anima alla propria terra. Scavando sempre più a fondo.
Allegato: LAnte.JPG
Poi passo alle nostre di Dolomiti. Dal Duranno al Pramaggiore, con l'evidente cresta delle Postegae, l'occhio però segue subito il Toc alla ricerca del Col de Mariano da cui solo pochi giorni fa ammiravo la montagna sconosciuta su cui poggio le zampe. And
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03-02-2016 08.22
askatasuna askatasuna
Il povero Crep è celato dalle possenti spalle del Teverone, in compenso la vista sulla dorsale dell'alta via sette è notevole, da cima Manera al Col Nudo. Con il rifocillarsi lo sguardo s'addomestica. La stanchezza l'abbassa e l'avvicina. La deglutizione spesso richiede spazi finiti, ove non far perder la mente, concentrandosi sull'approvvigionamento. Allora siam tutti dello Schiara e del Pelf.
Allegato: La cresta.JPG
Il povero Crep è celato dalle possenti spalle del Teverone, in compenso la vista sulla dorsale dell'alta via sette è notevole, da cima Manera al Col Nudo. Con il rifocillarsi lo sguardo s'addomestica. La stanchezza l'abbassa e l'avvicina. La deglutizione
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03-02-2016 08.24
askatasuna askatasuna
Sotto di loro, l'invitante cresta erbosa di cima Tanzon con quel taglio netto che mette in luce la pasta dolomitica di cui è fatto, a dispetto dell'abito ocra che lo ricopre. Pian piano si scende e ci si lascia incantare dai colli bellunesi celati dalle vaporosità, una lunga serie di curve che si susseguono in controluce nella medesima direttrice, addolcendo l'orizzonte di soffice simmetria.
Allegato: Bielviodi.JPG
Sotto di loro, l'invitante cresta erbosa di cima Tanzon con quel taglio netto che mette in luce la pasta dolomitica di cui è fatto, a dispetto dell'abito ocra che lo ricopre. Pian piano si scende e ci si lascia incantare dai colli bellunesi celati dalle v
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03-02-2016 08.24
askatasuna askatasuna
Dalla casera viriamo puntando alla fauce anfibia, interrogandoci ancora sul suo nomignolo. Poi ci pensa lei a rispondere. Giunti in forcella, il profilo di quella lastra perfetta si è deformato completamente. Quanto m'affascinano questi spuntoni, veri e propri changeling che mettono a soqquadro la vista. Da qui non v'è nessun dubbio! E' proprio un rospo! E anche bello grande! Lo aggiriamo seguendo le tracce che digradano a est per scoprire che anche da qui è proprio lui! Mette in mostra la sua bella gola rocciosa, prima di riprendere il suo aspetto da rampa di lancio, molto più in basso. Prima infatti, partecipa a pieno titolo nel continuum sinusoidale delle forme. Le curve, qui, si fan melodie. Accondiscenderle fan danzare i sorrisi. (29.01.2016)
Allegato: La Boca.JPG
Dalla casera viriamo puntando alla fauce anfibia, interrogandoci ancora sul suo nomignolo. Poi ci pensa lei a rispondere. Giunti in forcella, il profilo di quella lastra perfetta si è deformato completamente. Quanto m'affascinano questi spuntoni, veri e p
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