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Crep Nudo

03-01-2016 19.43
askatasuna askatasuna
Crep Nudo, Col Nudo, Col e Crep... per parecchio non son riuscito a farmi entrare in testa chi fosse uno e chi l'altro, soffrendo d'una dislessia topografico-visiva acuta. Profili che annusi spesso ma che son invisi alle ascese dalla nostra terra. Così vicini ma allo stesso tempo lontani. Viste le giornate, mi decido a far la prima presentazione con 'sti gemelli separati alla nascita dal Teverone, condividendo un anello che include una piccola parte di traversata di una delle Alte Vie più affascinanti e selvagge. Quella della sete (la numar siet). Da sottolineare come quest'ultimo dettaglio risulti incisivo nel dislivello ma in particolar modo nella valutazione finale sulla difficoltà. Per i dettagli rimando alle note tecniche. (10.12.2015)
Allegato: Crep Nudo.JPG
Crep Nudo
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03-01-2016 19.44
askatasuna askatasuna
Dislivello: 1300 mt (arrotondati per eccesso)
Difficoltà: EE
Cartografia: Mappa 12 Alpago, Tabacco, 1:25.000
Durata: 7 ore circa
Allegato: Tris dassi.JPG
Dislivello:  1300 mt (arrotondati per eccesso)<br />Difficoltà: EE<br />Cartografia: Mappa 12 Alpago, Tabacco, 1:25.000<br />Durata: 7 ore circa<br />
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03-01-2016 19.44
askatasuna askatasuna
Note Tecniche:
La normale per il Crep Nudo segue il troi 933 e si rivela il cammino più facile, oltre che il più breve, per giunger alla vetta. Da considerare come un'andata/ritorno per questo sentiero, contenga il dislivello poco sotto i 1100 metri e la difficoltà si riduca ad una E soltanto. Unica "insidia" è il brecciolino che caratterizza la discesa dalla cima (non esposta). Esso potrebbe dar fastidio a passi allergici alle briciole di pietra ma, a parer mio, non giustifica un raddoppio della vocale. Volendo effettuare l'anello invece, si devon metter in conto altre variabili. Pur trattandosi di un tratto relativamente facile e breve dell'Alta Via (due ore abbondanti di marcia) si calcan pendii molto esposti. Il terreno alterna momenti di rilassamento ad altri, ove richiede passo sicuro.
Allegato: Paretina.JPG
Note Tecniche:<br />La normale per il Crep Nudo segue il troi 933 e si rivela il cammino più facile, oltre che il più breve, per giunger alla vetta. Da considerare come un'andata/ritorno per questo sentiero, contenga il dislivello poco sotto i 1100 metri
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03-01-2016 19.45
askatasuna askatasuna
In due brevissimi passaggi le mani risultano indispensabili. Il primo nella risalita al Crepon, ove è presente un cavo di cui non se ne capisce l'utilità, giacché il resto della via è libera e soprattutto perchè in seguito si andrà ad incontrare un passaggio più delicato. Una breve calata, scomoda ed esposta, prima di risalire il monte Fagoreit. Tempi e dislivello dell'anello sono puramente indicativi. I primi son viziati da ritmi e soste, dalla soggettività che riguarda certi terreni e dalle risalite a cimotte come il Crepon, che il troi bypassa poco sotto. Mentre il secondo è un’approssimazione, visti i continui, piccoli saliscendi e la mia allergia per il gps che avrebbe risposto alla domanda in maniera precisa.
Allegato: Teverone e Col Nudo.JPG
In due brevissimi passaggi le mani risultano indispensabili. Il primo nella risalita al Crepon, ove è presente un cavo di cui non se ne capisce l'utilità, giacché il resto della via è libera e soprattutto perchè in seguito si andrà ad incontrare un passag
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03-01-2016 19.45
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)
L'avvicinamento avviene attraverso il recente tratto d'autostrada che porta verso Belluno. Presa l'uscita per il lago di Santa Croce ci si districa tra una miriade di toponimi sconosciuti, seguendo le indicazioni prima, per Chies d'Alpago, poi per Lamosano e quindi Funes. Qui appariranno i primi cartelli che guidano verso il casone Crosetta (1156m) attraverso una stretta rotabile, quasi tutta asfaltata. Dal parcheggio si segue la mulattiera che porta al ripiano di casera Venal (1260m). Poco oltre troviamo le indicazioni per la salita al Crep. Tre ore e mezza, dice il cartello. Ma i ben allenati lo raggiungeranno solo in un paio d'ore. Il troi sale ripido per il bosco per poi affidarsi a sua pietrosità, varcando infine l'uscio delle Buse, caratteristici ripiani glaciali intarsiati. Si continua a salire fin sotto la tavola imbandita del Crep. Quasi longitudinale, irriconoscibile.
Allegato: Taule tindude.JPG
LATO A (pragmatic side)<br />L'avvicinamento avviene attraverso il recente tratto d'autostrada che porta verso Belluno. Presa l'uscita per il lago di Santa Croce ci si districa tra una miriade di toponimi sconosciuti, seguendo le indicazioni prima, per Ch
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03-01-2016 19.46
askatasuna askatasuna
Alla base fa sfoggio la nuova e curatissima cartellonistica che però presenta dei vizi di forma. Sia in questo punto che alla forcelletta Costacurta, che divide il Fagoreit dal Teverone, al posto d'indicare l'altitudine di dove ci si trova, pone in risalto quella della cima ancora da scalare o appena discesa. Ci aspettano quindi gli ultimi cento metri scarsi di dislivello per il pendio sommitale. Non esposti ma fastidiosi da ripercorrersi in discesa a causa del terreno frantumato. Per concludere l'anello s'ha da ritornar proprio a quelle tabelle, prendendo la via per la cresta. In realtà, per la maggior parte della sua sviluppo, il troi si muove poco più in basso, sulle ripidissime praterie meridionali.
Allegato: Crep from Crepon.JPG
Alla base fa sfoggio la nuova e curatissima cartellonistica che però presenta dei vizi di forma. Sia in questo punto che alla forcelletta Costacurta, che divide il Fagoreit dal Teverone, al posto d'indicare l'altitudine di dove ci si trova, pone in risalt
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03-01-2016 19.47
askatasuna askatasuna
Il continuar ostinatamente sull'orlo, come ho fatto io, implica saliscendi poco raccomandabili. Tant'è che mi sono adeguato, addomesticandomi al biancorosso. I segnavia sono numerosi ma non sempre facili da individuare (indispensabile scovarli e seguirli pedissequamente). Il cammino presenta piccoli saliscendi su terreno talvolta molto esposto, altre volte più rassicurante.
Allegato: Lets go to the high way.JPG
Il continuar ostinatamente sull'orlo, come ho fatto io, implica saliscendi poco raccomandabili. Tant'è che mi sono adeguato, addomesticandomi al biancorosso. I segnavia sono numerosi ma non sempre facili da individuare (indispensabile scovarli e seguirli
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03-01-2016 19.47
askatasuna askatasuna
Un cavo accompagna il primo tratto di risalita verso il Crepon. Bypassato dal troi, merita d'esser raggiunto con una breve deviazione, per ammirare il tratto appena percorso, come quello che ci aspetta. Si continua calcando più erbe che rocce, fino ad arrivare ad un saltino. Foriero d'appigli, brevissimo, ma un pò scomodo e da affrontare con cautela vista la verticalità delle pareti. Un ultimo sforzo e s'è sulla cima del Fagoreit (2094m). Lo si discende fino alla forcelletta Costacurta per individuare il troi 932 che ci riporterà a casera Venal. Molto ripido e piuttosto malagevole (in salita dev'esser terribile). Alterna tratti di ciuffoni erbosi a scomode pietraie, a ghiaie grossolane. Nel mio caso ha avuto pure la compiacenza d'aggiungere più in basso uno strato di neve battuta e scivolosa. I pochi segnavia si perdon tra la erbe ma il canalone procede univoco. Unica variante consta nello seguire (nella parte alta) le bollinature sulla destra o scender per i ghiaiosi tornantelli sulla sinistra. Spesso si riesce ad affondare il piede e a lasciarsi andare ma son momenti brevi su cui non si può far affidamento. Raggiunta casera Venal si scende per la mulattiera della salita.
Allegato: Crep Venal.JPG
Un cavo accompagna il primo tratto di risalita verso il Crepon. Bypassato dal troi, merita d'esser raggiunto con una breve deviazione, per ammirare il tratto appena percorso, come quello che ci aspetta. Si continua calcando più erbe che rocce, fino ad arr
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03-01-2016 19.48
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)
Inizio a muover le zampe quando la sommità della sentinella posta a meridione del lago di Santa Croce si fa lucignolo, consumando il biancastro dell'alba per far arder gli azzurri. Compagno di viaggio è il Teverone e quelle dita ombrose delle picche dirimpettaie che piano piano scivolano verso valle, abbandonandolo alle carezze della luce. Fino alle Buse è tutto un scricchiolio di neve. Pestata a dovere, sottolinea l'assidua frequentazione della cima. Salgo lesto, ma non riesco a scaldarmi. Se attorno a me tutto prende vita, io vago ancora nel regno delle ombre. Lontani, dei camosci fuggono precipitosi dalle creste di levante. Un silenzio denso, che ammanta ogni cosa come brina invisibile, acuisce gli echi del pietrame smosso da un frettoloso timore.
Allegato: El Alpago.JPG
LATO B (emotional side)<br />Inizio a muover le zampe quando la sommità della sentinella posta a meridione del lago di Santa Croce si fa lucignolo, consumando il biancastro dell'alba per far arder gli azzurri. Compagno di viaggio è il Teverone e quelle di
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03-01-2016 19.48
askatasuna askatasuna
Finalmente il Crep nudo appare. Come non te lo aspetti! Una tavola di lastre che per tovaglia ha il cielo tutto. Sono ansioso di partecipar al banchetto, di salutare uno per uno quei convitati di pietra che m'attendono tutti a settentrione. M'affretto, affamato di panorami. Ma non c'è appetito così avido che possa deglutire ciò che mi viene servito su di un vassoio spolverato di neve! Il Col Nudo, col naso all'insù, cerca di attirare tutta l'attenzione sul suo profilo. Poco a lato ecco il Pelmo e davanti a lui la splendida muraglia erbosa che contraddistingue a levante la val Zemola, con il suo tris di picche sovrastato dall'Antelao e dalla coppia d'assi Duranno-Preti.
Allegato: Pramaiôr.JPG
Finalmente il Crep nudo appare. Come non te lo aspetti! Una tavola di lastre che per tovaglia ha il cielo tutto. Sono ansioso di partecipar al banchetto, di salutare uno per uno quei convitati di pietra che m'attendono tutti a settentrione. M'affretto, af
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03-01-2016 19.49
askatasuna askatasuna
Continuando a rigirarsi, il mazzo esplode e le carte si mescolano, uscendo tutte di colpo! Il profilo del Pramaggiore è mimato perfettamente dal massiccio del Coglians, più lontano. Lo sguardo arriva fino alle Giulie che da qui paion spostate molto più in basso. La dorsale del Resettum invece è a due passi e fa ammirare la sua perfetta criniera di pietra.
Allegato: La lungje schene dal Resettum.JPG
Continuando a rigirarsi, il mazzo esplode e le carte si mescolano, uscendo tutte di colpo! Il profilo del Pramaggiore è mimato perfettamente dal massiccio del Coglians, più lontano. Lo sguardo arriva fino alle Giulie che da qui paion spostate molto più in
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03-01-2016 19.49
askatasuna askatasuna
Poi le valli sottostanti, severi pertugi che si susseguon l'un l'altro. La giornata è splendida e non ci penso neanche a ritornar a valle. Il lato d'alta via che prosegue verso il Venal è ombroso e dalle dentellature innevate. Scelgo quindi di proseguire in direzione del Teverone. Alla prima risalita mi stupisce la presenza di un cavo. Solitario. Quasi spiazzato dal trovarsi proprio lì. Su quel tratto. Su quel Alta via. Io l'avrei installato fisso con la silhouette da punto interrogativo.
Allegato: Ce utu di plui.JPG
Poi le valli sottostanti, severi pertugi che si susseguon l'un l'altro. La giornata è splendida e non ci penso neanche a ritornar a valle. Il lato d'alta via che prosegue verso il Venal è ombroso e dalle dentellature innevate. Scelgo quindi di proseguire
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03-01-2016 19.50
askatasuna askatasuna
I segnavia sono radi e sbiaditi ma li lascio quasi subito quando puntano cautamente verso il basso. Con questo sole e questi azzurri una zampa deve galleggiare costantemente nell'aria! Ma il mal di cresta passa dopo un paio di complicanze. E tocca addomesticarlo, promettendogli le deviazioni sulle cime che s'incontreranno per strada. Continuo a calcare prati vertiginosi fino ad un salto. Molto esposto e scomodo con il mio zainone d'ordinanza. Qui il cavo sarebbe stato molto più utile ma, per fortuna, la parete è libera da appigli metallici e tocca far da sé.
Allegato: Merletti ed ombre.JPG
I segnavia sono radi e sbiaditi ma li lascio quasi subito quando puntano cautamente verso il basso. Con questo sole e questi azzurri una zampa deve galleggiare costantemente nell'aria! Ma il mal di cresta passa dopo un paio di complicanze. E tocca addomes
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03-01-2016 19.51
askatasuna askatasuna
La cresta che diparte dal monte Cavallo e con cui sto facendo conoscenza pian piano, mi affascina proprio per la sua integrità. Per il continuo digrignar dei suoi dentelli di pietra, per l'alternanza di prati e roccia, per quella sinuosità da muraglia cinese. Non vedo l'ora di percorrerla questa via! Dall'inizio alla fine! Sognando già dal primo giorno, l'ultimo, obbligatorio, bivacco all'aperto.
Allegato: Crepon e Teverone.JPG
La cresta che diparte dal monte Cavallo e con cui sto facendo conoscenza pian piano, mi affascina proprio per la sua integrità. Per il continuo digrignar dei suoi dentelli di pietra, per l'alternanza di prati e roccia, per quella sinuosità da muraglia cin
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03-01-2016 19.51
askatasuna askatasuna
Prima di salire il Fagoreit, in un punto particolarmente esile, punto con sicurezza la zampa su di un grande masso. E' li da sempre. Ad ammirare la piana. Quasi piatto, mi ci butto con nonchalance e lui, finalmente, si libera dalle catene della gravità. Lo vedo precipitare, deflagrare sulle pareti, schizzando parti di se, che, come faville, riprendono il volo in direzioni casuali. Il primo pensiero è un urlo.
Allegato: Omenuts.JPG
Prima di salire il Fagoreit, in un punto particolarmente esile, punto con sicurezza la zampa su di un grande masso. E' li da sempre. Ad ammirare la piana. Quasi piatto, mi ci butto con nonchalance e lui, finalmente, si libera dalle catene della gravità. L
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03-01-2016 19.52
askatasuna askatasuna
Ma oggi quel catino è deserto e chi lo abita si è già ritirato la mattina presto. Sempre a causa mia. Ma prima ancora del grido, è il mio piede a muoversi. Mancatogli l'appoggio, artiglia istintivamente la terra. E la caviglia urla con me. Sento che qualcosa è successo. L'Achille che è in noi (in questo caso quello celato nella zampa destra) già si lamentava delle troppe battaglie montane e dopo l'ennesima stilettata inizia a rugnare. Riparto non sapendo se il fastidio giunga dalla caviglia o dal tendine. Pare un borbottio d'entrambi, intenti ad esecrare la parte superiore del corpo, quella che dovrebbe contener il senno. Pian piano tacciono e giungo quasi sollevato alla minuscola forcelletta che segna una via di rientro che si fa contrappasso.
Allegato: Titans daûr.JPG
Ma oggi quel catino è deserto e chi lo abita si è già ritirato la mattina presto. Sempre a causa mia. Ma prima ancora del grido, è il mio piede a muoversi. Mancatogli l'appoggio, artiglia istintivamente la terra. E la caviglia urla con me. Sento che qualc
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03-01-2016 19.52
askatasuna askatasuna
Il sentiero infatti si rivelerà un paradigma di tutti i terreni che non vorresti mai scendere. Un catalogo quasi completo: tratti erbosi con grandi ciuffoni irregolari che oltre a non consentire appoggi fan scivolare che è un piacere, altri ove le erbe si mischian ai massi Poi, le ghiaie. In alternanza complice ed infingarda fan il loro ingresso. Ci son quelle che fan quasi affondare il piede, rendendo morbido il digradare, quelle con sotto il terriccio che fan danzare, quelle che diventan sassi: troppo piccoli per esser stabili, troppo grandi per scender quieti. Ecco qui ci son tutti. Peccato che sono presenti alla rinfusa e che quindi per le zampe la discesa si faccia sempre più schizofrenica. Fino al tratto innevato. Ma finemente, tanto da unir la sdrucciolevolezza della pietra allo scivolio del biancore.
Allegato: La strana coppia.JPG
Il sentiero infatti si rivelerà un paradigma di tutti i terreni che non vorresti mai scendere. Un catalogo quasi completo: tratti erbosi con grandi ciuffoni irregolari che oltre a non consentire appoggi fan scivolare che è un piacere, altri ove le erbe si
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03-01-2016 19.53
askatasuna askatasuna
Insome, a la in iù a semeave che cualchidun al ves viart il ciôt, cun ducj i "porcos" ca a scjampavin di une bande a che altre! Giungo a casera Venal zoppicante, con ormai perse le risicate speranze di trovarmi a tu per tu con San Pieri (mior par lui, ven a sta). Ma sono stranamente felice. Come non esserlo? Tutte le immagini del giorno si rimescolano durante il ritorno, anestetizzando, almeno in parte, le stilettate che giungono ad ogni frenata o accelerata. La serata termina con lacrime non previste, non dovute alla sommaria abluzione nello Stige dell'eroe greco (tendinea maledizione perpetua!) ma all'irrompere dell'ultimo documentario di Ivo e Sandra sulla val Resia.
Allegato: Une maravee e vonde.JPG
Insome, a la in iù a semeave che cualchidun al ves viart il ciôt, cun ducj i "porcos" ca a scjampavin di une bande a che altre! Giungo a casera Venal zoppicante, con ormai perse le risicate speranze di trovarmi a tu per tu con San Pieri (mior par lui, ven
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