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Traversata in cresta dal monte Fleons al Letterspitze

03-01-2016 18.58
askatasuna askatasuna
La traversata del Fleons ripaga ampiamente d’ogni sforzo profuso, promette una giornata intera ove i tentativi di spiccar il volo e il toccar le nuvole non si conteranno. Percorsa in solitaria, come in questo caso, non può far altro che accentuare ogni suo pregio, esaltando i sensi, i silenzi ed i battiti che a fatica si riusciranno ad ammansire nel petto.
Allegato: El sueño.JPG
Traversata in cresta  dal monte Fleons al Letterspitze
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03-01-2016 18.59
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EEA
Dislivello in salita: 2700 mt circa
Dislivello in discesa: 2600 mt circa
Durata: Circa 15 ore di marcia in due giorni.
Cartografia: Mappa 01 Sappada, Tabacco, 1:25.000
Allegato: Il massiccio del Chiadenis da casera Fleons.JPG
Difficoltà: EEA<br />Dislivello in salita:  2700 mt circa<br />Dislivello in discesa: 2600 mt circa<br />Durata: Circa 15 ore di marcia in due giorni.<br />Cartografia: Mappa 01 Sappada, Tabacco, 1:25.000<br />
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03-01-2016 19.00
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Primo giorno: da Pierabech alla Hochweißsteinhaus
passando per il Pic Chiadenis (19.09.2015)

Dovendo dividere la traversata in due giornate per non trasformarla in un’insensata maratona ed essendo costretto a pernottare nel rifugio situato in territorio austriaco, ho deciso di raggiungerlo con una piccola deviazione verso il passo Sesis. Qui la scelta sulla meta del primo giorno è quanto mai soggettiva. Avendo già salito sia l’Avanza che il Peralba e trovando un passo decisamente affollato, ho optato per la cenerentola del luogo: il Pic Chiadenis. Una volta raggiunta la forcella che mette in comunicazione la val di Fleons con la val di Sesis, si nota una semplice scritta rossa con freccia: Pic! Da qui degli sparuti bolli rossi guideran fino alla solitaria cima, ben poco frequentata nonostante l’accesso, relativamente semplice. Si passa una roccia traforata ed il successivo dentello. Esile cordone ombelicale che unisce la placca rocciosa con la verde selletta.
Allegato: Attacco al Pic.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Primo giorno: da Pierabech alla Hochweißsteinhaus <br />passando per il Pic Chiadenis (19.09.2015)<br /><br />Dovendo dividere la traversata in due giornate per non trasformarla in un’insensata maratona ed essendo costre
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03-01-2016 19.01
askatasuna askatasuna
Il dislivello, inferiore ai 150 metri dal passo stesso, si sviluppa su esili tornantini. Solo in pochissimi punti ci si trova ad usar le mani. A dire il vero, una volta in cima risulta evidente di come sarebbe stato possibile e ben più divertente risalirne la schiena rocciosa a piacere, in leggera diagonale. Per raggiungere il rifugio consiglio di passare per il monte Oregone. Una scusa per curiosar nella casermetta e poi digradare lungo la facile cresta erbosa che punta a ponente. Così composta la prima giornata consta in sei orette di marcia, circa 1500 metri il dislivello positivo, 700 quelli da effettuare in discesa.
Allegato: Oregone Military Headquarter.JPG
Il dislivello, inferiore ai 150 metri dal passo stesso, si sviluppa su esili tornantini. Solo in pochissimi punti ci si trova ad usar le mani. A dire il vero, una volta in cima risulta evidente di come sarebbe stato possibile e ben più divertente risalirn
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03-01-2016 19.01
askatasuna askatasuna
Secondo giorno: Fleons, Edigon, Creta Verde e Letterspitze (20.09.2015)


Fino alla cima del Fleons ci si affida pedissequamente all’itinerario proposto da Sentieri Natura, iniziando ad addomesticare l’esposizione dei ripidi verdi. La discesa verso l’Edigon, che bypassa a nord un tratto di cresta inespugnabile, non presenta grosse difficoltà. Ancor meno la sua risalita che va effettuata lasciando per un momento la traccia segnalata che prosegue verso la Steinwand (Creta Verde). Il superamento di un’ultima placca obliqua è stato facilitato da due mini-staffe. Poi s’è in vetta.
Allegato: Desde la cumbre del Fleons.JPG
Secondo giorno: Fleons, Edigon, Creta Verde e Letterspitze (20.09.2015)<br /><br /><br />Fino alla cima del Fleons ci si affida pedissequamente all’itinerario proposto da Sentieri Natura, iniziando ad addomesticare l’esposizione dei ripidi verdi. La disce
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03-01-2016 19.02
askatasuna askatasuna
Ridiscesi, si intraprende la parte più impegnativa della traversata. L’esposizione aumenta, così come i passaggi in cui far attenzione. I cavi spesso sono laschi, garantiscono la sicurezza per chi si volesse autoassicurare, senza però poterli sostituire con le rocce se si ricercano solidi appigli. La Setinwand Klettersteig alterna passaggi rocciosi a traversi sui ripidissimi ed erbosi pendii meridionali della dorsale. Un tratto richiede un equilibrio sicuro senza dover abbassarsi a stringere il cavo (sempre arrugginito) disteso sulla roccia. La risalita, repentina e verticale alla Creta verde presenta il passaggio più impegnativo nei pressi di un intaglio. Si tratta infatti di scavalcar un dentello per poggiar i piedi su di un aculeo minerale che da il via alla paretina d’attacco (in origine IV grado-set di auto-assicurazione caldamente consigliato). Oltre al cavo dovrebbero facilitare l’arrembaggio una grande staffa di ferro, delle mini staffette e uno spuntone di barra filettata. Proprio ove se necessita l’integrità, le attrezzature covano l’insidia.
Allegato: Brividi.JPG
Ridiscesi, si intraprende la parte più impegnativa della traversata. L’esposizione aumenta, così come i passaggi in cui far attenzione. I cavi spesso sono laschi, garantiscono la sicurezza per chi si volesse autoassicurare, senza però poterli sostituire c
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03-01-2016 19.02
askatasuna askatasuna
La staffa grande, da me trovata in posizione orizzontale ed integra allo sguardo, ha ceduto di colpo al salto convinto. Lascio immaginare il resto. Mi sono riportato quindi sullo spuntone provvedendo a girarla in direzione verticale per segnalarne la precarietà. Le mini staffette presenti poi, si rivelano lasche e girano su se stesse. Considerando che da un lato presentano una superficie di un paio di centimetri quadrati e dall’altro il nulla, fate vobis. In ogni caso ci si tira su a forza di braccia, puntando le pedule sugli striminziti punti d’appoggio. Il resto della salita non crea patemi ulteriori. Rimanendo comunque ben più impegnativa della prima ascesa della giornata.
Allegato: Steinwand o rivi.JPG
La staffa grande, da me trovata in posizione orizzontale ed integra allo sguardo, ha ceduto di colpo al salto convinto. Lascio immaginare il resto. Mi sono riportato quindi sullo spuntone provvedendo a girarla in direzione verticale per segnalarne la prec
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03-01-2016 19.03
askatasuna askatasuna
Si scende guardando la val Fleons. Un digradar facile ma dove la concentrazione deve restare alta a causa dei ripidi versanti meridionali. Una volta al passo del Agnello consiglio la brevissima risalita del campanile Letter (Letterspitze) le cui difficoltà rimangono sul I grado, ma che scemano grazie a delle attrezzature ben poste ed in ordine. Per ritornare all’auto si dipana una triplice scelta:

-Circumnavigazione verso Passo Giramondo: un aggiramento infinito, follia pura tenendo conto dei saliscendi anche se, dopo la calata settentrionale dal canalone della Creta Verde si riprenderebbe il rassicurante troi 403.
Allegato: Coglians co.JPG
Si scende guardando la val Fleons. Un digradar facile ma dove la concentrazione deve restare alta a causa dei ripidi versanti meridionali. Una volta al passo del Agnello consiglio la brevissima risalita del campanile Letter (Letterspitze) le cui difficolt
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03-01-2016 19.04
askatasuna askatasuna
-La via diretta al Chiastronat: Per i maratoneti è possibile scendere il Letterspitze dal lato orientale (fare riferimento al testo di Rino Gaberscik anche da me utilizzato “Guida escursionistica alle Alpi Carniche). S’ha da tagliare la cresta con un abbassamento di quota per poi risalirla alla forcella Niederl. Rimontare quindi il Chiastronat fino in vetta, continuando a digradare fino ad osservare la possibilità di calarsi verso sella Sissanis per i pendii erbosi, qui sì, relativamente docili.
Allegato: Creta Verde-Steinwand.JPG
-La via diretta al Chiastronat: Per i maratoneti è possibile scendere il Letterspitze dal lato orientale (fare riferimento al testo di Rino Gaberscik anche da me utilizzato “Guida escursionistica alle Alpi Carniche). S’ha da tagliare la cresta con un abba
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03-01-2016 19.04
askatasuna askatasuna
-Tuffo dal Passo del Agnello: senza dubbio la via più logica e consigliata per tornare verso Pierabech. La discesa è resa malagevole dal pietrisco ricoperto da rade erbe o da generosi ciuffoni irregolari. Ma alla fine è ben poca cosa. Consiglio di puntare gradualmente sulla sinistra. Alla fine del canalone si nota una strettoia con un grosso masso. Ho provveduto a costruirvici sopra un ometto per segnalarlo. Da qui ancora pochi metri e s’approda ad una vecchia mulattiera che implica un’ulteriore scelta. A sinistra essa porta a sella Sissanis allungando decisamente il percorso ma rendendolo più addomesticato. A destra si raggiunge in breve la casera Creta Verde, o meglio le si passa giusto sotto. Da qui si dovrebbe notare una traccia che scende ancora in diagonale, verso levante. Essa conduce a casera Sissanis di sopra. Comoda scorciatoia a volte segnalata da radissimi bolli rossi o da qualche fettuccia. For salvadi lovers! Necessita a volte di un buon fiuto e/o di capacità di lettura della cartina. In ogni caso è sconsigliata l’opzione “fai da te” a causa del ripido digradare dei costoni tra gli impluvi. Meglio perder del tempo e ricercar l’esile traccia. Una volta giunti alla casera ci si può rilassare e scender spensierati verso il parcheggio. La traversata dal rifugio è difficilmente quantificabile a livello temporale, visto il terreno si va dalle otto alle nove ore per ritornare fino a Pierabech. Considerando i vari saliscendi i metri da calcare verso l’alto non giungono a 1200, ben 1900 quelli per la discesa.
Allegato: Il pas dal agnel.JPG
-Tuffo dal Passo del Agnello: senza dubbio la via più logica e consigliata per tornare verso Pierabech. La discesa è resa malagevole dal pietrisco ricoperto da rade erbe o da generosi ciuffoni irregolari. Ma alla fine è ben poca cosa. Consiglio di puntare
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03-01-2016 19.05
askatasuna askatasuna
Punti d’appoggio:

L’idea iniziale era quella della traversata “integrale” da effettuare in senso inverso, partendo dal monte Chiastronat ed usufruendo del Letterspitzl-hütte. Quest’ultimo però ha cessato da anni d’esser un bivacco ed anche al rifugio mi hanno confermato la sua vendita a privati e quindi l’indisponibilità stessa di utilizzarlo come punto d’appoggio. Ipotesi che avrebbe reso più lunga ma anche più bilanciata la traversata stessa. Unica soluzione alternativa, scartata una corsa estenuante, è stata quella di passare la notte al rifugio Hochweißsteinhaus. Gestito ed aperto da metà giugno a settembre. Curatissimo nelle sue camerate, straborda d’accoglienza e sorrisi. Punto d’appoggio essenziale per la Karnischer Höhenweg in terra austriaca. Unica nota è l’orario della cena, rigorosissimo, poco dopo le sei, appuntamento che contrasta con la tarda colazione, effettuabile solo verso le sette. Sarebbe più comodo quindi ripartir all’alba per affrontar con calma la cresta tutta.
Allegato: Il rifugio Altabiancapietra.JPG
Punti d’appoggio:<br /><br />L’idea iniziale era quella della traversata “integrale” da effettuare in senso inverso, partendo dal monte Chiastronat ed usufruendo del Letterspitzl-hütte. Quest’ultimo però ha cessato da anni d’esser un bivacco ed anche al r
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03-01-2016 19.05
askatasuna askatasuna
Note a margine:


La cavalcata qui proposta (o meglio la seconda giornata) va affrontata con una buona preparazione, sia fisica che mentale. Richiede un’attenzione costante ed un bagaglio d’esperienza che non può essere sostituito dall’entusiasmo. Ho segnalato la precarietà delle attrezzature dell’intaglio al rifugio e quindi consiglio di mettersi in contatto con lo stesso per intraprenderla negli anni a venire. Se il caschetto può rimanere tranquillamente a casa, l’imbrago, anche fosse solo per il tratto più delicato, si rivela indispensabile.
Allegato: Entre tierra y cielo.JPG
Note a margine:<br /><br /><br />La cavalcata qui proposta (o meglio la seconda giornata) va affrontata con una buona preparazione, sia fisica che mentale. Richiede un’attenzione costante ed un bagaglio d’esperienza che non può essere sostituito dall’entu
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03-01-2016 19.06
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Non v’è altra via per dar vita alle fantasie che liberarle al vento ed aleggiar con loro… I desideri cessan così d’esser sogni ed i sorrisi posson finalmente piantare le loro radici nell’anima…
Allegato: Eriofori.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Non v’è altra via per dar vita alle fantasie che liberarle al vento ed aleggiar con loro… I desideri cessan così d’esser sogni ed i sorrisi posson finalmente piantare le loro radici nell’anima… <br />
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03-01-2016 19.06
askatasuna askatasuna
Prime Zornade

Giornata strana.. al posto del sole, sopra la testa trovo una marea di Eriofori. Un prato di nuvole tanto regolarmente batuffolose da sembrare finte! Cielo a pecorelle? No, quelle stan tutte scendendo ormai… Poco oltre il parcheggio della cava, infatti, trovo tre grandi bilici e due camion che stanno ultimando di caricare una marea ovina. I due Border Collie sembravano attendere questo momento da tutta la stagione! E via a mordicchiar zampe! Via a correr e urlare! Toccano terra ogni due passi, paion volare per i rivali per radunarle tutte.. e sorridono. I cani, ovvio. Il cielo s’annuvola quasi subito, blocca la luce, rendendo opaca quella fantastica cresta seghettata che m’aspetta domani. Il lungo avvicinamento sarebbe noioso se non si rivelasse propedeutico allo scorgerne i dettagli, a metter in conto possibili vie di fuga alternative, ad indicarla col dito che s’alza e s’abbassa, ad alimentar le voglie. Punto verso passo Sesis, avendo tutto il tempo di salutare Navastolt, Peralba e compagnia rocciante.
Allegato: Fleons assalto di vaporosità.JPG
Prime Zornade <br /><br />Giornata strana.. al posto del sole, sopra la testa trovo una marea di Eriofori. Un prato di nuvole tanto regolarmente batuffolose da sembrare finte! Cielo a pecorelle? No, quelle stan tutte scendendo ormai… Poco oltre il parcheg
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03-01-2016 19.07
askatasuna askatasuna
Pure per ringhiare ad uno Sbilf cha sale in enduro e che vedrò prendere a piedi il troi diretto al giogo di Veranis con i bastoncini a ritmare il passo. Penso: too easy brother! Ma non so ancora fino a che punto sprofonderò nella gaffe. A casera Fleons di sopra qualcosa si muove, un fuoristrada, echi di operosità, speriamo proprio che la malga possa riprender vita! Mi fermo qualche istante a far compagnia al laghetto sovrastante la casera. La cresta del Fleons si fa sempre più lunga. Chissà se riuscirò nel mio intento..mah! Viodarin. Ripartendo, più d’esser attratto dalla papale piramide del Peralba mi fisso sul Pic Chiadenis, spuntoso e compatto. Fa il duro, ma il suo profilo severo si sgretola davanti ad una minuscola Primula che, solitaria e d’un viola acceso, ancora si sporge da quella terra nera, tenuta insieme da una ragnatela di radici. Al passo mi fermo per il panino d’ordinanza. Divoro il mattone cruelty-free con la stessa voracità d’uno sguardo puntato finalmente verso occidente.
Allegato: Irons Mountains.JPG
 Pure per ringhiare ad uno Sbilf cha sale in enduro e che vedrò prendere a piedi il troi diretto al giogo di Veranis con i bastoncini a ritmare il passo. Penso: too easy brother! Ma non so ancora fino a che punto sprofonderò nella gaffe. A casera Fleons d
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03-01-2016 19.07
askatasuna askatasuna
Nel frattempo il passo si popola d’ogni tipo di fauna: dai mocassinati agli imbragati. Partono i canti, le chiacchiere ad alta voce o i continui test di prestanza in gare di eco e yodel. Trovandomi accerchiato e pensando ad una tappa prima di raggiungere il rifugio, non ho dubbio alcuno. Una scritta ed una freccia rosse che indicano la via per il Pic, mi fan rintanare il panino nella stagnola. Dopo pochi metri oltrepasso un foro nella roccia che si fa cornice, smangiando cielo e monti con le ombre delle sue pareti. Supero un breve dentello, poi è tutta roccia, cosparsa delle solite briciole di monte. La traccia, segnalata da radi e sbiaditi bolli rossi, si sviluppa su camminamenti appianati a pala e picco. Presto s’arriva nel punto migliore per ammirare il gruppo dell’Avanza, un emmenthal abbandonato. Una roccia si fa ponte, a suo malgrado, tra presente e passato ospitando un vecchio passacavo arrugginito infilato a mò di Excalibur ed uno spit nuovo di zecca. Probabilmente una via aggredisce il Pic dal profilo più intimidatorio.
Allegato: Avanza in grey.JPG
Nel frattempo il passo si popola d’ogni tipo di fauna: dai mocassinati agli imbragati. Partono i canti, le chiacchiere ad alta voce o i continui test di prestanza in gare di eco e yodel. Trovandomi accerchiato e pensando ad una tappa prima di raggiungere
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03-01-2016 19.08
askatasuna askatasuna
La risicata cresta dà il suo benvenuto con una mesh! Un’incomprensibile striatura aranciata che percorre, senza sbavature, la roccia ed i suoi frammenti. La vetta è caratterizzata dal classico ometto e da un cilindro per un libro di vetta che non c’è. L’altra metà del panino dura un’infinità. Nonostante la ressa della nuvolaglia, parte dell’orizzonte è libero. Dalle picche intorno, più famose e gettonate, scendono a frotte. Dal Peralba è una processione continua, pochi i caschetti che spuntano dal dirimpettaio Chiadenis. Mi ritrovo finalmente solo. Tra tante mete affollate ed attrezzate di tutto punto. Chissà perché il Pic è sfuggito allo srotolio dei cavi. Forse per tutelarne il carattere ameno e silenzioso, o forse perché a spaventare è il suo volto, già visibile dal passo Sesis ma che assume l’espressione più caratteristica dal troi che porta all’Oregone. Qualche caverna è presente anche sulla vetta ma quelle tre che lo han trasformato per sempre, si trovano poco sotto. Non so se chi ha dovuto perforare quella pietra abbia deciso di vendicarsi di quel inerme ed inospitale picco, o se tutto sia nato dal caso. Ma quei fori han scolpito un volto degno d’un Munch votato al maligno.
Allegato: El grito de la memoria.JPG
La risicata cresta dà il suo benvenuto con una mesh! Un’incomprensibile striatura aranciata che percorre, senza sbavature, la roccia ed i suoi frammenti. La vetta è caratterizzata dal classico ometto e da un cilindro per un libro di vetta che non c’è. L’a
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03-01-2016 19.08
askatasuna askatasuna
In discesa saluto le ultime Potentille Nitide rimaste. Spesso in discesa mi faccio prudente, usando le mani. E’ il friabile a dar la scusa d’attivar i polpastrelli, non la verticalità. Meglio un appiglio in più che presentare messer Coccige a sorella Pietra. Ritornato alla cavernosa porta dell’inizio scorgo un sasso vampiresco. Pare aggrapparsi al soffitto con le zampe. A testa in giù. Incastrata al contrario. Riparto verso l’Oregone sfiorando una grande aiuola, ove la terra ha incontrato il raso, dando vita ad un esuberante fazzoletto di Genziane Sfrangiate. Ispeziono con cura la casermetta sotto la vetta, calpestando i numerosi rotoloni di filo spinato che giocano con ombre e muffe, mentre l’intonaco pare presentare il catalogo completo delle macchie di Rorschach. Qualche zampata e son sulla cimotta dell’erboso Oregone (ma chi gli avrà dato sto nome?). Ancora panorami splendidi, ancora avvolti dalle fumosità. Scendo per la cresta. La traccia è talmente evidente che i bolloni gialli ogni dieci metri dieci risultan superflui e quasi fastidiosi, usando un eufemismo.
Allegato: Peralba e Oregone.JPG
In discesa saluto le ultime Potentille Nitide rimaste. Spesso in discesa mi faccio prudente, usando le mani. E’ il friabile a dar la scusa d’attivar i polpastrelli, non la verticalità. Meglio un appiglio in più che presentare messer Coccige a sorella Piet
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03-01-2016 19.09
askatasuna askatasuna
Al rifugio mi accoglie il sorriso di Jasmine. Non m’aspettavo una risposta in marilenghe. Avevo sfoderato tutto il mio tedesco scolastico per scoprire che anche il cuoco è dei nostri. Di Forni Avoltri. Il cuoco. Lo guardo meglio. Poi, un’oretta dopo, mi viene un dubbio. Chiedo a Jasmine come lo chef raggiunga il rifugio. Mi risponde: in moto. Inizio a sprofondare nelle sabbie mobili della vergogna. Lo fermo per scusarmi dell’equivoco più tardi, quando come ogni sera s’appresta a valicare il giogo di Veranis fendendo il buio con la sua frontale, per poi recuperare a casera Fleons la moto e ritornare, con una spina dorsale ben ammortizzata, dalla sua famiglia. Ormai a notte fonda. Questa mattina ho mostrato i denti a chi meritava una stretta di mano e degli occhi lucidi, a sottolineare il profondo rispetto per i sacrifici quotidiani di gente orgogliosa come il profilo del Tuglia, attaccata alla propria terra e disposta a qualsiasi fatica per non scender più a valle, per continuare a chiamare “cjaso” la propria dimora, per non girar le spalle alla caparbietà dei loro padri e delle loro madri, per respirare ogni giorno l’abbraccio dei propri monti.
Allegato: Ledigon dalle pendici della Creta Verde.JPG
Al rifugio mi accoglie il sorriso di Jasmine. Non m’aspettavo una risposta in marilenghe. Avevo sfoderato tutto il mio tedesco scolastico per scoprire che anche il cuoco è dei nostri. Di Forni Avoltri. Il cuoco. Lo guardo meglio. Poi, un’oretta dopo, mi v
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03-01-2016 19.09
askatasuna askatasuna
Seconde Zornade.

La mia partenza coincide con l’assalto della luce allo Zwölferspitz che pian piano emerge dalle ombre. Giunto al giogo Veranis, il sole si sta già sfogando a dipinger i prati. La cresta si presenta come un emerger di scaglie. Un cimitero abbandonato di tele, ove i licheni si posson sbizzarrire nelle loro creazioni. Ogni singola lastra chiamerebbe alla sosta. Purtroppo noto come la prima parte eviti accuratamente quei dentelli, tagliando per i pendii settentrionali del monte. Ogni cambio di versante implica uno spogliarello o una repentina vestizione. L’aria oggi non perdona.
Allegato: A si tache - giogo Veranis.JPG
Seconde Zornade.<br /><br />La mia partenza coincide con l’assalto della luce allo Zwölferspitz che pian piano emerge dalle ombre. Giunto al giogo Veranis, il sole si sta già sfogando a dipinger i prati. La cresta si presenta come un emerger di scaglie. U
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03-01-2016 19.10
askatasuna askatasuna
Poi, la prima risalita degna di nome che s’accompagna alla fuga di camosci verso valle. Verso l’Austria abbondan le stiracchiose dolcezze dei profili, mentre verso ponente, si staglian muraglie grigiastre. Il periodo non è l’ideale per le fioriture ormai svanite, ma la tarda estate accentua il protagonismo cromatico della scenografia. In una tenue successione di sfumature, quelle rocce d’un verde marino si sposan perfettamente ai prati che inizian a bruciacchiarsi. Raggiunta la prima delle quattro croci del giorno provo a dar un segno di vita a chi si chiede che fine io abbia fatto. Il cellulare però ha deciso di rimanere a sonnecchiare sotto le coperte del rifugio. Scarto ogni ipotesi di abbandonare il mio appuntamento con quelle picche per raggiungerlo. Qualche giornata di isolamento dal mondo da una perenne reperibilità, ormai tramutatasi in norma sinistra, non è un sacrificio ma un’occasione da prender al volo. La giornata è limpida. Il cielo terso. Neanche volendo le mie zampe avrebbero potuto fare dietro-front!
Allegato: Zwölferspitz am morgen.JPG
Poi, la prima risalita degna di nome che s’accompagna alla fuga di camosci verso valle. Verso l’Austria abbondan le stiracchiose dolcezze dei profili, mentre verso ponente, si staglian muraglie grigiastre. Il periodo non è l’ideale per le fioriture ormai
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03-01-2016 19.11
askatasuna askatasuna
Non riesco proprio a descrivere quel abbraccio di cime ancora prede dei giochi di luce ed ombre. Mi brillano gli occhi! Il sorriso si fa così grande da non contenerlo! Non è solo la visuale stessa a bruciarmi di vita, ma tutto quello che m’aspetta! E allora, una brevissima pausa e poi giù, a rituffarsi nell’avventura! Risalire l’Edigon è come poggiar i piedi sugli scarti di una cava. La terra qui non ha trovato riparo ed ha lasciato solo la nuda roccia. Ma non si calca un testone dolomitico e compatto. La cima assomiglia ad un gigantesco ometto, costruito con frammenti raccolti qua e là. Per quanto, in vero, ne sia normalmente allergico, la seconda croce in legno, la più bella, riesce a posarsi con estrema delicatezza alla vetta a lei assegnata. La Creta Verde da qui pare un gigantesco, splendido ed inespugnabile dente di squalo. Il profilo del Fleons invece s’ingentilisce diventando stranamente arrotondato. La crestina ombelicale che unisce la cima da cui scendo alla Steinwand pare formatasi per il continuo ed incessante sfrangiamento delle onde. Ti sembra di sentirne l’eco. La delusione di quella schiuma che si leva rabbiosa, aggredendo l’aria per poi esser inevitabilmente condannata a tornar nel suo mare, quietandosi d’azzurro.
Allegato: Hacia el Norte.JPG
 Non riesco proprio a descrivere quel abbraccio di cime ancora prede dei giochi di luce ed ombre. Mi brillano gli occhi! Il sorriso si fa così grande da non contenerlo! Non è solo la visuale stessa a bruciarmi di vita, ma tutto quello che m’aspetta! E all
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03-01-2016 19.11
askatasuna askatasuna
Una solitaria Pulsatilla prende il sole beata. Ancora. Sono innamorato di queste ultime fioriture. Per il loro carattere solingo, per il desiderio d’appartarsi, per il loro protagonismo testardo. Sono gli ultimi, dolci, sospiri d’un sole innamorato della terra che scalda. Il tentennamento degli addii. Prima del pezzo chiave si presenta una comica cornice di roccia. Gli hanno appoggiato un cavo arrugginito. Quasi a schernirla. O forse è lì per irridere il camminante. Trovo più semplice superarla in un paio di passi che abbassarmi a far scattare quei moschettoni che poco dopo, faran clack per la prima ed unica volta. Eccola la paretina!
Allegato: Salendo al Fleons.JPG
Una solitaria Pulsatilla prende il sole beata. Ancora. Sono innamorato di queste ultime fioriture. Per il loro carattere solingo, per il desiderio d’appartarsi, per il loro protagonismo testardo. Sono gli ultimi, dolci, sospiri d’un sole innamorato della
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03-01-2016 19.12
askatasuna askatasuna
Scavalco la lastra guardiana per poi trovarsi al suo cospetto, in equilibrio nel vuoto che mi circonda. Il cavo dimostra i suoi anni e così le attrezzature. Ma son momenti in cui l’indecisione è un prezzo muscolare che è meglio evitare. La tensione corporea dev’esser decisa. Senza tentennare. Calcolo i movimenti e via! A puntare tutto il peso sulla staffa. Non emetto suoni. La blasfemia giunge col ritardo della sorpresa. Infingarda, la staffa cede su se stessa. Il cavo mi salva come treccia d’innamorata. La zampa ha memoria ed atterra sullo spigolo di partenza. Il vuoto per un attimo m’ha riempito le viscere. Ce raze di spac! Poi noto le altre precarietà delle staffette. But no choice! A tocje là! Supplisco alla debolezza di braccia con le leve e mi tiro su. Il rimpinamento restante è sicuro. Le staffe reggono, il cavo è nuovo. La tensione scema e posso ritornare a perdermi nei dettagli.
Allegato: Ultimo sforzo.JPG
Scavalco la lastra guardiana per poi trovarsi al suo cospetto, in equilibrio nel vuoto che mi circonda. Il cavo dimostra i suoi anni e così le attrezzature. Ma son momenti in cui l’indecisione è un prezzo muscolare che è meglio evitare. La tensione corpor
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03-01-2016 19.12
askatasuna askatasuna
A salir gioendo. In vetta un bancale spaesato vuol rotolare a valle e la terza croce qui, si fa gigantesca picozza. La cresta del Fleons si mostra in tutta la sua beltà. Dall’altra parte il circo del Coglians irrompe coi suoi grigiori. Il Rauchkofel pare a due passi. Mansueto spettatore di quei monumenti calcarei. L’elenco delle vette che s’ergon come scogli o la semplice descrizione di ciò che tenta di abbracciar lo sguardo sarebbe un vano sfregio d’immensità. Mi rigiro sullo spuntone d’un acquario svuotato dalla pazienza dell’eternità. Tentando di galleggiare, boccheggiando, sopra quel oceano di forme. Dalle tenui sfumature dell’orizzonte si può notare il momento in cui la terra sprofonda nel mare ma m’impressionan di più le prime muraglie, ben visibili. Il Chiampon e tutta la lunga dorsale Piciat-Piombada che forma un tutt’uno col Verzegnis.
Allegato: From Letterspitzes Peak.JPG
A salir gioendo. In vetta un bancale spaesato vuol rotolare a valle e la terza croce qui, si fa gigantesca picozza. La cresta del Fleons si mostra in tutta la sua beltà. Dall’altra parte il circo del Coglians irrompe coi suoi grigiori. Il Rauchkofel pare
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03-01-2016 19.14
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Purtroppo la sosta, come le altre, non può durare molto. La lunghezza del percorso, il suo carattere a me sconosciuto e la concentrazione che ho dovuto portar con me, rappresentano un prezzo molto più alto da pagare della fatica stessa. La discesa è relativamente semplice, basta accordar le zampe coi verdi strapiombi. Al passo del Agnello mi regalo l’ultima -affannata- corsa sul Letterspitze. La nuova croce è stata reinstallata da un anno soltanto. Di dubbio gusto. Se non fosse per quella (vera) bomba incastonata con appostavi una targa che recita Nie Wieder! (Mai più!). Dal campanile butto un occhio verso i catini finali della Niedergailer Tal. Constato che la discesa verso est, con relativo taglio sottocresta, alquanto disagevole, e la risalita dalla forcella Niederl del Chiastronat ,non ce li ho nelle gambe. Scendo felice e senza rimpianti. Il canalone dell’agnello è tutto un nascondino. I sassi si celan spesso tra le erbe come fossero malli maturi che abbandonano i loro cocolârs, per poi rifugiarsi e scomparire tra gli alti steli. L’avanzar di passo in passo mi fa ricordar con calma di una giornata che deve ancora finire e che scende a valle. Il tempo necessario affinchè ogni immagine trovi la propria nicchia dove posarsi per rimanere a farmi compagnia.
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