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Due notti sotto gli stridii della Civetta

27-04-2015 17.40
askatasuna askatasuna
Splendida escursione di inizio primavera in ambienti innevati e solitari, rifuggendo la folla estiva che popola questi luoghi per concedersi totalmente ad un ambiente che fomenta lo sbigottirsi di fronte alla solenne imponenza d’un titano, come lo sciogliersi davanti alle mille silhouettes di dolomia che popolano l’orizzonte.
Allegato: La Çuvite.JPG
Due notti sotto gli stridii della Civetta
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27-04-2015 17.41
askatasuna askatasuna
Difficoltà: E

Dislivello in salita: 1800 mt circa

Durata: 12 ore in tre giornate

Cartografia: Carta 15, Marmolada, Pelmo, Civetta, Tabacco, 1:25.000
Allegato: El norte desde el Col Rean.JPG
Difficoltà: E<br /><br />Dislivello in salita:  1800 mt circa <br /><br />Durata: 12 ore in tre giornate <br /><br />Cartografia: Carta 15, Marmolada, Pelmo, Civetta, Tabacco, 1:25.000<br />
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27-04-2015 17.42
askatasuna askatasuna
Difficoltà e tempistica sono alquanto soggettive. La prima è una E maiuscola. Non vi sono difficoltà tecniche di sorta ma è da tenere conto di come il tutto si svolga con uno zaino bello carico, con tratti lasciati all’immaginazione piuttosto che a seguir tracce certe e con il bianco a ricoprire il tutto. A seconda poi dell’umore nevoso e della sua combutta con il fattore comburente del sole primaverile, la fatica aumenta. I tempi son poi viziati non solo dalle foto (mi scuso per la pessima qualità ma l’altra macchina è in officina) e dagli sguardi inebetiti nel cammino ma anche da innumerevoli streap-tease e continue regolazioni dello zaino.
Allegato: Pelmo with the little brother and other towers.JPG
Difficoltà e tempistica sono alquanto soggettive. La prima è una E maiuscola. Non vi sono difficoltà tecniche di sorta ma è da tenere conto di come il tutto si svolga con uno zaino bello carico, con tratti lasciati all’immaginazione piuttosto che a seguir
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27-04-2015 17.42
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Scendendo il Picco di Grubia il sior Mario mi ha lasciato in eredità una pulce. Uno di quei consigli che s’han da prendere al volo sentendoli ronzare e ronzare negli infiniti spazi dell’immaginazione. Prenditi tre giorni -mi disse- sei ancora in tempo se le temperature s’abbassano, vai a dormire al Tissi! Se un’enciclopedia vivente delle terre alte ti suggerisce un itinerario con gli occhi che brillano vuol dire che esso s’ha da fare. Mi ritrovo così, senza dubbio alcuno ad affrontare la mia prima dolomitosa trasferta.
Allegato: Pan de Azucar.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Scendendo il Picco di Grubia il sior Mario mi ha lasciato in eredità una pulce. Uno di quei consigli che s’han da prendere al volo sentendoli ronzare e ronzare negli infiniti spazi dell’immaginazione. Prenditi tre giorni
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27-04-2015 17.43
askatasuna askatasuna
Primo giorno: dalla Capanna Trieste al rifugio Vazzoler

Dal parcheggio della Capanna Trieste una carrareccia pietrosa porta in un’oretta e mezza alla prima meta, ossia il ricovero invernale del Vazzoler. Il luogo in cui è situato si rivela avido di panorami se non fosse per la vista sulle muraglie adiacenti. Il sole ritira presto i suoi raggi dai tetti del rifugio e istiga al pernottamento anticipato. Nel caso l’arrivo avvenga a metà giornata è consigliabile una puntata fino al Col del Camp per un trailer mozzafiato del panorama che ci attende il giorno dopo. Seicento metri il dislivello richiesto.
Allegato: Il ricovero invernale del Vazzoler.JPG
Primo giorno: dalla Capanna Trieste al rifugio Vazzoler <br /><br />Dal parcheggio della Capanna Trieste una carrareccia pietrosa porta in un’oretta e mezza alla prima meta, ossia il ricovero invernale del Vazzoler. Il luogo in cui è situato si rivela avi
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27-04-2015 17.43
askatasuna askatasuna
Secondo giorno: dal Vazzoler alla Palaza Alta ed infine al rifugio Tissi

Si continua a risalire la carrareccia fino al bivio per la casera di Pelsa. Se le precipitazioni nevose si distinguessero per generosità è preferibile proseguire per le case Favretti in quanto è probabile che la carrareccia si trovi sommersa dai lavinali. Non essendo questo il caso proseguo per la casera. Da qui si punta verso l’alto per ricongiungersi con il troi 562. E’ inutile dannarsi ad individuare segnavia o seguire pedissequamente il cammino. Spesso scomparirà e l’intuito farà la sua parte. Una costante di queste due giornate. Le bandierine, for summer only, son tutte sommerse, quelle che fuoriescono sbiadite vorrebbero tornar sotto le coperte. Decisamente questi luoghi così oggetto di processioni estive, in altre stagioni fan finta di niente.
Allegato: Good Morning Lastia.JPG
Secondo giorno: dal Vazzoler alla Palaza Alta ed infine al rifugio Tissi <br /><br />Si continua a risalire la carrareccia fino al bivio per la casera di Pelsa. Se le precipitazioni nevose si distinguessero per generosità è preferibile proseguire per le c
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27-04-2015 17.44
askatasuna askatasuna
Ma il cammino si fa talmente spazioso tra i corridoi di mughi da risultare evidente. In altri casi è tutto lasciato al piacere individuale, senza comunque frapporre ad esso insidia alcuna. Dalla forcelletta tra mughi e roccette si giunge in pochi minuti alla cima, un balcone spettacolare sulle Dolomiti e sul Civetta, ostacolato solo dal Mont Alt di Pelsa. Per il 562 si raggiungono in breve le case Favretti o direttamente (se avrete la fortuna che non ho avuto io con le tracce) l’attacco più alto con il 560. Si sale fino a sella di Pelsa per poi ridiscendere nel pianoro del cason Col di Rean. Da qui si rimonta per un corridoio di mughi proseguendo fino al successivo bivio. Qui la triplice scelta. Variante alta (563), variante bassa (560) o libertà (drets pal bosc). Anche qui le tracce vanno dall’intuitivo al…dov’è Wally? Quindi la terza opzione taglia la testa all’indecisione e rallegra l’ultimo strappo che porta al Tissi. Dal rifugio in due minuti due si raggiunge l’orlo del colle dotato d’asta per bandiera e croce d’ordinanza. Un luogo che vi incatenerà per ore. Poco meno di 1110 metri il dislivello in salita e 450 quelli da affrontare in discesa.
Allegato: De Gasperi.JPG
Ma il cammino si fa talmente spazioso tra i corridoi di mughi da risultare evidente. In altri casi è tutto lasciato al piacere individuale, senza comunque frapporre ad esso insidia alcuna. Dalla forcelletta tra mughi e roccette si giunge in pochi minuti a
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27-04-2015 17.45
askatasuna askatasuna
Terzo giorno: dal Tissi a Capanna Trieste passando per il Crep di Casamatta

Volendo aggiungere la breve risalita al Crep è preferibile imbroccare la variante alta (563) che diparte poco sopra il rifugio Tissi. Meno agevole delle altre, regala scorci a strapiombo sulle terre alleghesi. Una volta alla forcella di Casamatta raggiunger la cimotta è questione di minuti (un centinaio di metri il dislivello). Tracce non ve ne sono. All’inizio si sale zigzagando agevolmente, poi un ultimo brusco strappo in cui è d’uopo contar sull’aiuto dei mughi. Per la discesa, o si ritorna sui propri passi, o si digrada in direzione opposta. Io ho trovato un bosco a tratti più ingolfato di pini e radici, con tratti piuttosto ripidi se affrontati con le ciaspe, soprattutto su di una neve che pian piano si faceva burro. Una volta ripreso il troi che porta ai ruderi del cason di Col Rean si segue la via dell’andata. Meno di duecento metri il dislivello in salita ma quasi 1300 quelli da affrontare in discesa.
Allegato: Marmolada.JPG
Terzo giorno: dal Tissi a Capanna Trieste passando per il Crep di Casamatta <br /><br />Volendo aggiungere la breve risalita al Crep è preferibile imbroccare la variante alta (563) che diparte poco sopra il rifugio Tissi. Meno agevole delle altre, regala
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27-04-2015 17.45
askatasuna askatasuna
Note a margine:

L’itinerario che condivido è spalmato sui tre giorni. Due le notti da passare ascoltando il Civetta. Una per rifugio. Chi me l’ha proposto ha con me in comune la necessità di immersione non solo spaziale ma anche temporale nelle montagne. Non c’è alibi per fretta alcuna. Nonostante ciò chi fosse ben allenato e/o non volesse portarsi via un fardello ben nutrito, potrebbe pensarla come una due giorni con il solo pernottamento (fulcro dell'escursione tutta) al ricovero invernale del Tissi, lasciando la deviazione per La Palaza Alta lungo la via del ritorno, bilanciando così il dislivello. La stagione ideale è senza dubbio la primavera che qui è un lento tirar di cuoia dell’inverno. Io ho trovato la neve meno compatta di quella dell’altopiano del Canin. Scivolosa nelle ore centrali, poco compatta e spesso cedevole all’alba. A seconda delle annate sarebbe più opportuno programmarla ad inizio aprile.
Allegato: Il cricâ dal dì.JPG
Note a margine:<br /><br />L’itinerario che condivido è spalmato sui tre giorni. Due le notti da passare ascoltando il Civetta. Una per rifugio. Chi me l’ha proposto ha con me in comune la necessità di immersione non solo spaziale ma anche temporale nelle
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27-04-2015 17.46
askatasuna askatasuna
Punti d’appoggio:

Due sono i rifugi che vengono toccati da quest’itinerario, entrambi dotati di ricovero invernale. Il primo è il Vazzoler (1714m) corredato da una dependance. All’interno trovan posto dodici brande con cuscini, materassi e coperte. Il rifugio Tissi (2250m) è situato poco sotto la sommità del Col Rean di una trentina di metri più alto. Un balcone incredibile sia verso il massiccio del Civetta che sulle Dolomiti tutte. Anche qui è aperto un ricovero invernale. Pulito, imbiancato recentemente, dispone di otto posti letto, materassi, coperte, cuscini e di altri posti su semplice tavolato. L’acqua si chiama neve ma sui piani di Pelsa, seguendo in discesa per pochi metri il troi 562 quand’esso diparte dal 560, si può trovare un rivolo di liquido cristallino. Capanna Trieste (1135m), punto di partenza della camminata, è gestito, a portata d’auto e situato a pochi chilometri da Listolade, raggiungibile attraverso una comoda stradina asfaltata.
Allegato: Il rifugio Tissi.JPG
Punti d’appoggio:<br /><br />Due sono i rifugi che vengono toccati da quest’itinerario, entrambi dotati di ricovero invernale. Il primo è il Vazzoler (1714m) corredato da una dependance. All’interno trovan posto dodici brande con cuscini, materassi e cope
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27-04-2015 17.46
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Parto ad un’ora insolita, dopo una mattina al lavoro in cui spalle e compagnia avevano già avuto il tempo di baruffare con la postura, aggrovigliandosi come chioma riccioluta in un giorno di pioggia. La strada poi ci mette del suo. Dopo Conegliano tutto si fa ignoto. A livello montano potrei essere ovunque. Mi rendo conto di quanto a fondo ho piantato radici nel mio territorio, quanta compagnia mi fanno i profili conosciuti, i ricordi che si sfiorano quando percorro le strade. Mi sento stranito. Non ho alcun punto di riferimento se non dei cartelli stradali che mi vorrebbero convincere d’esser dove sono. A due passi da casa son bell’è perso. Ogni cima mi attira, vorrei già fermarmi alle porte di Belluno ma entro in val Agordina e scopro la Stanga. Uno dei mille toponimi che m’han sorpreso o fatto sorridere. Questo in realtà meno. La strada è chiusa ancora per un’ora e mezza affinché degli scalatori proletari possano continuare l’opera di messa in sicurezza di una parete, assicurandola con una griglia metallica. Unica alternativa la val del Mis. Una rotabile lunga e stretta che profuma d’isolamento e selvaggio. La deviazione è arzigogolata ma alle quattro e mezza sono alla Capanna Trieste, let’s go!
Allegato: Simpri je.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Parto ad un’ora insolita, dopo una mattina al lavoro in cui spalle e compagnia avevano già avuto il tempo di baruffare con la postura, aggrovigliandosi come chioma riccioluta in un giorno di pioggia. La strada poi ci met
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27-04-2015 17.47
askatasuna askatasuna
Prime Zornade

La spalla destra, ben infiammata, si lamenta del lungo viaggio e rugna allo zainone che non indosso da anni. Un 50 litri old school, pieno all’inverosimile. Non oso pensare al peso ma i goffi tentativi di alzarlo mi dan idea che sarà un problema. Penso a Mario, per le sue spalle esso risulterebbe solo un Invicta di quelli dai colori improbabili che han riempito le scuole negli anni Ottanta. Ma di quei telai d’uomini, s’è perso lo stampino, rotto dalle comodità e dagli agi, dalle fatiche emigrate in altre lande grazie ad un progresso che ha reso tutto troppo facile e comodo. Il materiale invernale e altre accozzaglie rendono il fardello più gravoso di quello piccolo che m’era bastato per la traversata del Gran Monte e con cui la mia schiena è ormai ben settata ed affiatata. Inizio a camminare sbilenco cercando equilibri e posture. Nuje ce fa. Stiletta tutto, cervicale, spalla, tendini e la potenza della torre tergestina non riesce ad attenuare un disfacimento strutturale che s’acuisce ad ogni passo. Inizio seriamente a temere di non farcela a proseguire nei giorni successivi. Mi fermo per ristorarmi di rocce. Mi cattura la schiena della Lastia di Framont, piallata e regolare, pare una rampa di lancio per le nuvole.
Allegato: Lastia di Framont.JPG
Prime Zornade <br /><br />La spalla destra, ben infiammata, si lamenta del lungo viaggio e rugna allo zainone che non indosso da anni. Un 50 litri old school, pieno all’inverosimile. Non oso pensare al peso ma i goffi tentativi di alzarlo mi dan idea che
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27-04-2015 17.48
askatasuna askatasuna
Ma è la mole di Cima Busazza e delle Moiazze che mi spingono a volger lo sguardo in ciò che m’attornia da così vicino. La cinta a protezione del Civetta si chiude a riccio ma prima di raggiungere il rifugio è possibile sbirciare anche verso la torre Venezia, un ditone seguito da una sinfonia di guglie. La neve appare solo all’ultimo tornante e circonda il Vazzoler. Sopra lo stipite un cartello, addobbato da un pregiato disegno, spiega come i via vai notturni siano ghireschi e non di topastri di montagna! Sorrido, non immaginavo che razzismo e pregiudizi riuscissero a infilarsi pure nel mondo dei roditori. Sempre pallottole pelose con la coda sono, o no?. Nel tempo in cui la neve si decide a tornar acqua, curioso in giro. M’infilo nel bosco cercando invano panorami sull’altro versante, poi scendo e ispeziono la piccola chiesetta.
Allegato: Le ali della civetta.JPG
Ma è la mole di Cima Busazza e delle Moiazze che mi spingono a volger lo sguardo in ciò che m’attornia da così vicino. La cinta a protezione del Civetta si chiude a riccio ma prima di raggiungere il rifugio è possibile sbirciare anche verso la torre Venez
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27-04-2015 17.48
askatasuna askatasuna
Quattro le grandi lapidi. Penso subito a quei cappelli con la piuma, morti chissà dove e per chissà chi. Poi, con la coda dell’occhio, noto qualcosa di strano. Le date! Si parte dal 1907 giungendo al 2003. Quella lista che pare non finire mai è la triste conta dell’ottantina di alpinisti che su questo massiccio ha calcato per l’ultima volta l’amata dolomia. Dopo cena mi godo il tramonto, o almeno una delle sue vermiglie sferzate, che raggiunge le cime della Busazza. Prima di sommergere il sacco a pelo con una marea di coperte è d’obbligo una veloce cernita del materiale inserito troppo ottimisticamente nell’armadio che mi trascino dietro. Grammo dopo grammo, ne esce un fagotto che m’aspetterà per due giorni, quieto. Purtroppo la notte si rivelerà silente e di quelle folte meraviglie di peluche che mangian le nocciole con le loro manine, neanche l’ombra.
Allegato: Tramonto tergestino.JPG
Quattro le grandi lapidi. Penso subito a quei cappelli con la piuma, morti chissà dove e per chissà chi. Poi, con la coda dell’occhio, noto qualcosa di strano. Le date! Si parte dal 1907 giungendo al 2003. Quella lista che pare non finire mai è la triste
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27-04-2015 17.49
askatasuna askatasuna
Seconde Zornade.

Alle cinque meno dieci Toni Bruna fa scorrere le dita sulla sua evocativa chitarra e con la consueta e delicata raffinatezza mi fa uscire dal sarcofago. Caffé caffé caffé. Di quello bollente! Mentre l’acqua per due belle tazzone si scalda, riordino il bivacco e tiro a lucido il guscio. Chiuso da un abbraccio di bosco e pareti, riparto affamato di panorami. Non vedo l’ora di trovar spazi in cui perdermi. Prima di giungere al ripiano successivo noto i tanti bouquet di petasiti ed un Cristo, inchiodato sulla pietra, che prende forma dai profili di ferro. Oggi la prima meta consigliata da sior Mario è La Palaza Alta, cimotta che in questo assembramento di titani, in altre stagioni dev’essere snobbata da tutti tranne che dagli ungulati. Senza raggiungere le case Favretti decido di proseguire per la carrareccia che conduce a casera di Pelsa. Qualche nevaio la sommerge ma è poca cosa. Prima delle sette il sole si fa fiore. Dalle rocce circondate dal bianco fuoriescon pattuglie di Draba Aizoide, tinteggiandole del loro giallo vivo. Un palo d’un vecchio recinto ormai s’è trasformato in oggetto di sollazzo bovino come dimostran le pelurie incastrate tra i ferri. Poi d’un tratto appare la dorsale che parte dalla torre Venezia, tutto un inerpicarsi al cielo.
Allegato: Llegando a las casas Favretti.JPG
Seconde Zornade.<br /><br />Alle cinque meno dieci Toni Bruna fa scorrere le dita sulla sua evocativa chitarra e con la consueta e delicata raffinatezza mi fa uscire dal sarcofago. Caffé caffé caffé. Di quello bollente! Mentre l’acqua per due belle tazzon
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27-04-2015 17.49
askatasuna askatasuna
Come spesso accade poi, la mia attenzione viene catturata dal minuscolo, dai dettagli. Ai piedi d’un pino s’adagia il lavoro d’un boscaiolo. Una marea di schegge ricopre l’erba che spunta a fatica. Il tronco ha dimensioni notevoli e lo ammiro con lentezza scoprendone un lato alla volta, perdendomi in quel fusto traforato. Le ferite sanguinano ancor di resina. I fori, notevoli, passano dall’ellissoidale al rettangolare fino a dei cerchi perfetti degni d’un Giotto ispirato. La corteccia, integra e scura, lascia il posto ad un contorno rossastro. Seconda linea di difesa sottopelle. Poi ancora la stessa cornice che, rimpicciolendosi via via, avanza in profondità, lasciando spazio ad una tinta chiara, quasi color crema, poi di nuovo scura, segno che s’è giunti alla carne viva. Non riesco a chiuder le mascelle quando portandomi sull’altro fianco lo trovo ancor più crivellato di beccate. Pare un flauto. L’esemplare dei picidi autore del puntellamento, probabilmente noto ai simili come Long John, deve aver avuto un’ossessione speciale per quel fusto. Il suo tesssoro.
Allegato: Dettaglio di flauto.JPG
Come spesso accade poi, la mia attenzione viene catturata dal minuscolo, dai dettagli. Ai piedi d’un pino s’adagia il lavoro d’un boscaiolo. Una marea di schegge ricopre l’erba che spunta a fatica. Il tronco ha dimensioni notevoli e lo ammiro con lentezza
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27-04-2015 17.50
askatasuna askatasuna
Giungo alla casera mentre il sole si sta decidendo a far capolino dalla Busazza. Da qui è tutto un mare di neve e mughi, di bianchi e di verdi, fino al grigior lontano. Il troi scompare ben presto e mi riallaccio al 562 a stima. Poco prima della forcelletta il manto nevoso gioca al carsismo, lasciandosi zigrinar dal vento. La val Civetta riposa ancora nella sua ombrosa tana ma la punta del Col Rean è già un luccichio e mi cade subito l’occhio sul quel puntino che inequivocabilmente sa di rifugio. Poco prima delle nove mi tolgo il fardello dalla schiena e con lui se ne vanno le parole. Tutte. Il primo sguardo s'infrange su di un massiccio lontano. Non conosco nessuno di quei profili, ma sussurro Marmolada… o forse è il contrario.
Allegato: La Reina.JPG
Giungo alla casera mentre il sole si sta decidendo a far capolino dalla Busazza. Da qui è tutto un mare di neve e mughi, di bianchi e di verdi, fino al grigior lontano. Il troi scompare ben presto e mi riallaccio al 562 a stima. Poco prima della forcellet
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27-04-2015 17.51
askatasuna askatasuna
Come se quel nome si potesse sposare solo con quella muraglia che frena il cielo. Sovrasta ogni cosa, dominando le cime intorno a sé, proclamandosi regina dell’orizzonte. Da qui non lascia sospettare la detronizzazione e la violenza antropica che ha subito, emana solo la sua centralità solenne, come se tutto nascesse da lei, come se ogni fianco boscoso e poi grigiastro fungesse solo da corona, per esaltarne le sue, di forme! Mi riprendo pian piano dalla conoscenza e continuo a rigirarmi notando l’arrugginito arrivo della ferrata Fiamme Gialle che sale da Cencenighe. Individuo solo il primo tratto, da brividi! Poi mi cattura quel garbuglio di cimotte a sud, da cui spicca l’Agner. Anche se per me fino a scoprirne il nome, restava il panettone! Un Mangart della Serenissima! Spunta anche la Pala di San Martino, che però riconoscerò solo una volta a casa con gli altri giganti lontani.
Allegato: Cjalant lAgner.JPG
Come se quel nome si potesse sposare solo con quella muraglia che frena il cielo. Sovrasta ogni cosa, dominando le cime intorno a sé, proclamandosi regina dell’orizzonte. Da qui non lascia sospettare la detronizzazione e la violenza antropica che ha subit
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27-04-2015 17.51
askatasuna askatasuna
Il mont Alt di Pelsa mi viene in soccorso, celandomi parte del panorama che mi aspetta alla prossima tappa, lasciandomi quel poco fiato che mi resta da spendere osservando l’unicorno della De Gasperi che par sporgersi verso un Col Rean sempre più lucente, tant a dimi, ouh! Cjale ca ti spieti! Riparto con l’amaro in bocca. Troppo corta la sosta, un lampo, ma il cammino è ancora lungo. Solo successivamente mi rendo conto d’essermi fermato due ore, senza saziarmi, senza capacitarmi di quel mondo sconosciuto e così grande. Scendendo, i rivali si animano. Sarà così tutto il giorno, a sorpresa.. Zaf! Ecco un altro ramo di mugo che s’è liberato dalle candide catene imposte da messer inverno. Zaf! Altro sussulto, altra ramaglia burlona!
Allegato: Crep di Casamatta e dietro il Col Rean.JPG
Il mont Alt di Pelsa mi viene in soccorso, celandomi parte del panorama che mi aspetta alla prossima tappa, lasciandomi quel poco fiato che mi resta da spendere osservando l’unicorno della De Gasperi che par sporgersi verso un Col Rean sempre più lucente,
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27-04-2015 17.52
askatasuna askatasuna
I passi son lenti e il capo rivolto verso l’alto, le ali del(la) Civetta da qui mostrano tutta la foggia invernale, poco prima di scrollarsela di dosso. Stringon la val dei Cantoni col loro piumaggio brunastro. Presso le case Favretti ancora Drabe e qualche Croco. Dopo la sella di Pelsa appare il cimitero di giuoco dell’azzardo tra gravità ed elementi. Il piano è disseminato di macigni, qualcuno triangolare mima con la sua punta quelle all’orizzonte dietro di lui, ma la maggioranza, son dadi. Tirati dall’eternità che vince le montagne e se ne nutre. A volte più ammaccati, altre cubi perfetti, rotolati fin lì. Al rudere di cason di Col Rean ammiro il fianco scosceso del Crep di Casamatta e lo inserisco nei programmi del ritorno.
Allegato: Clap di aghe.JPG
 I passi son lenti e il capo rivolto verso l’alto, le ali del(la) Civetta da qui mostrano tutta la foggia invernale, poco prima di scrollarsela di dosso. Stringon la val dei Cantoni col loro piumaggio brunastro. Presso le case Favretti ancora Drabe e qual
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27-04-2015 17.52
askatasuna askatasuna
Il troi che risale s’è liberato dell’inverno e le ciaspe indossate alla sella arano per un breve tratto il terreno. Mi esce un Quaaaak! In quegli istanti ho l’eleganza di una papera, ma per poco. Poi torna il biancore a inghiottire tutto. Compreso il troi. Non vedendo segnali convincenti tra la variante alta verso Alleghe e quella che rasenta il massiccio sulla destra, scelgo la via di mezzo. Ven a stâi, dret pal bosc! Che poi bosco non è. Qualche larice e coniferaglia varia guarniscono una miriade di micro collinette e mini doline. Il terreno è indicato per un’alternativa fai da te ove la testa è libera di vagare senza seguire traccia alcuna.
Allegato: Spatolato.JPG
 Il troi che risale s’è liberato dell’inverno e le ciaspe indossate alla sella arano per un breve tratto il terreno. Mi esce un Quaaaak! In quegli istanti ho l’eleganza di una papera, ma per poco. Poi torna il biancore a inghiottire tutto. Compreso il tro
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27-04-2015 17.53
askatasuna askatasuna
Giungo al Tissi stravolto dal caldo e dall’affondar delle ciaspe, a tradimento, quando meno te lo aspetti. L’ultimo passaggio pone la data del sei aprile. Il tetto del rifugio è tutto un lacrimare. Per me il riposo coincide con l’ennesima produzione d’acqua demineralizzata doc. Poi mi decido a salire quei trenta metri che mi separano dal tutto. Il lago di Alleghe sembra una pozzanghera, ogni elevazione media pare un sassolino muschiato. Guardando le foto a casa mi appariranno pura spazzatura. Uno sfregio della realtà.
Allegato: Cime punte guglie spilli.JPG
Giungo al Tissi stravolto dal caldo e dall’affondar delle ciaspe, a tradimento, quando meno te lo aspetti. L’ultimo passaggio pone la data del sei aprile. Il tetto del rifugio è tutto un lacrimare. Per me il riposo coincide con l’ennesima produzione d’acq
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27-04-2015 17.54
askatasuna askatasuna
Dall’orlo bianco a strapiombo ogni forma è nitida e vicina. Tutto diventa troppo. Una sensazione che non riesco a codificare, meraviglia mischiata ad incredulità, con un sottofondo di incomprensione. Emerge solo la pietra. Tutto il resto è puro zerbino dell’eterno, ombre. A tratti mi pare di sbirciare in un giardino zen di rocce. Ogni scultura esce dalla sua aiuola, ravvicinata all’altra, con forme diverse e scolpita da un’altra mano. Le Dolomiti son lì e fanno il loro ingresso in me, stranendomi come mai m’era successo prima. Generando un tumulto che non trova il suo canale emozionale. Non sa che corde solleticare. Gli occhi non riescono a comunicare con il cuore, né con la testa. Son lì. Beoti. Senza capire. Senza riuscire a metabolizzare quella tavola imbandita di tutto punto. Senza divenir mantice per sospiri o sorrisi. Senza sapere cosa guardare.
Allegato: Too Much.JPG
Dall’orlo bianco a strapiombo ogni forma è nitida e vicina. Tutto diventa troppo. Una sensazione che non riesco a codificare, meraviglia mischiata ad incredulità, con un sottofondo di incomprensione. Emerge solo la pietra. Tutto il resto è puro zerbino de
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27-04-2015 17.55
askatasuna askatasuna
Dopo un po’ mi rifugio ad ammirare il Civetta che invece mi parla eccome! Aspetto a lungo che il sole decida di scivolare sotto le coperte. Resto immobile davanti a quelle pareti affrescate solo a tratti dalle pennellate del tempo. Gli artigli del rapace son ben piantati in ghiaioni di zucchero a velo, mentre qualche spolverata ne definisce i contorni. Dal Pelmo è tutto un susseguirsi di torri, cime, guglie, pinnacoli, spine minerali, castelli e punte sbilenche. Dettagli in cui perdersi per ore. Poi arriva il momento… Ingenuo, salgo di nuovo sull’orlo ad osservarlo, quel sole, che divenuto oramai una palla infuocata, si fa divorare dalla Marmolada. M’accorgo subito degli strattoni che mi fan girare. Lo spettacolo è alle mie spalle!
Allegato: A rive il fûc.JPG
Dopo un po’ mi rifugio ad ammirare il Civetta che invece mi parla eccome! Aspetto a lungo che il sole decida di scivolare sotto le coperte. Resto immobile davanti a quelle pareti affrescate solo a tratti dalle pennellate del tempo. Gli artigli del rapace
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27-04-2015 17.56
askatasuna askatasuna
Il Civetta è un predone d’anime e strega gli sguardi. Per la prima volta il tramonto mi viene scippato. Violentemente. Pochi ma eterni minuti in cui tento di soffermarmi su ogni cangianza. Quella parete è viva! Solo ora rivela dettagli e segreti, il rosato assume toni salmonati e poi arancio prima di divenir brace anch’esso. Una scenografia che muta ogni secondo accompagnata da diverse scariche di pietre che come comete precipitano lasciandosi alle spalle una vaporosa coda di neve. Poi appaiono le venature di pece, un mascara di Pierrot, a dar il benvenuto alla notte. Infine il cielo si chiude e le nubi ammantano ogni cosa.
Allegato: Good Night Pelmos.JPG
Il Civetta è un predone d’anime e strega gli sguardi. Per la prima volta il tramonto mi viene scippato. Violentemente. Pochi ma eterni minuti in cui tento di soffermarmi su ogni cangianza. Quella parete è viva! Solo ora rivela dettagli e segreti, il rosat
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27-04-2015 17.56
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Tierçe Zornade.

Nella notte, le nubi della sera hanno ampliato i loro poderi. La luce del tramonto, artigliata dal rapace, non da accenni di vita. Riparto tentando di seguire la variante alta del troi, puntando a forcella di Casamatta. Segnali sommersi e precari, ma anche qui tutto è facile, nulla è piano, tutto è un abbraccio di curve. Il manto cede a lastre. Salgo goloso il Crep, superando un ultimo strappo ripido con mughesco ausilio. In mezzo a quegli spiritelli, un larice spoglio. Svetta. Gemello di uno trovato il giorno prima alle pendici della Palaza Alta. Senza capo, è cresciuto con diverse braccia che sgomitano rabbiose verso il cielo. Scapigliato, pare la strega cattiva padrona del bosco. Il Mont Alt di Pelsa si gode il giorno mentre tutto è ancora opaco e sonnolente. L’orizzonte cela le forme mentre il Civetta trasfigura al mattino. Le picche son trapassate di luce e rendon accecanti le nubi. Dopo un’oretta di attesa capisco che ce ne vorrà di tempo affinché quegli strali inondino l’oriente dando inizio allo spettacolo.
Allegato: Mirando a la cama.JPG
Tierçe Zornade.<br /><br />Nella notte, le nubi della sera hanno ampliato i loro poderi. La luce del tramonto, artigliata dal rapace, non da accenni di vita. Riparto tentando di seguire la variante alta del troi, puntando a forcella di Casamatta. Segnali
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27-04-2015 17.57
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Allora scendo tagliando per le pendici meridionali. Il bosco si fa ripido, tanto che a tratti, in quel labirinto verde, mi trovo a scendere a tergo, utilizzando i mughi come attrezzatura. Ripercorro il pianoro del cason di Col Rean con andamento gasteropode. Ogni manciata di minuti quel ammasso di pietra regala un nuovo profilo, emergon così nuovi protagonisti, talvolta aguzzi altre più sagomati. Poco oltre la sella incrocio un corridore e quindi Paola. L’avevo sentita qualche giorno prima. E’ uno dei gestori del Tissi. Sale correndo anche lei, con la sua bestiola scodinzolante. Scambiamo sorrisi e parole, la tranquillizzo sullo stato della sua magione estiva e continuo a scendere. Oggi la luce latita. Al Vazzoler recupero il peso in eccesso e scendo tra compromessi articolari. Arriverò puntuale alla Stanga per la riapertura temporanea della strada. Soddisfatto per la scelta da “volpe del deserto” non so ancora che, causa incidente, da Portogruaro a Latisana ci metterò un’ora e mezza per la strada normale, rischiando di trasformarmi in Michael Douglas in quel dì d’ordinaria follia.
Allegato: Un puntino tra lAlt di Pelsa e la de Gasperi.JPG
Allora scendo tagliando per le pendici meridionali. Il bosco si fa ripido, tanto che a tratti, in quel labirinto verde, mi trovo a scendere a tergo, utilizzando i mughi come attrezzatura. Ripercorro il pianoro del cason di Col Rean con andamento gasteropo
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27-04-2015 17.57
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Sono oramai passati diversi giorni ma dentro mi risuona ancora l’eco di quella solennità striata che avevo a due passi, così come l’incredula contemplazione di quel microcosmo di forme che svettavano in ogni dove. Mi sono affacciato su di un mondo che ignoravo e che già ha assunto sembianze da sirena. Poc ce fa…o soi dal gjat! Anzi.. da la Çuvite! (21/22/23.04.2015)
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