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Mrzli Vrh da Zatolmin

09-03-2015 15.18
askatasuna askatasuna
Lascio qualche appunto scritto e qualche foto a compendio delle segnalazioni di Luca che già ha proposto l’itinerario sul forum gps. La salita al Mrzli Vrh da Zatolmin, percorrendone tutta la docile dorsale, ripaga in orizzonti il maggior dislivello rispetto all’ascesa da Krn. Silente il troi dell’andata, riposante il ritorno. L’inverno è la stagione che richiama questa proposta, per assecondar la toponomastica della cimotta da un lato e dall’altro per lenir col bianco l’infinito ritorno su pista, altrimenti poco appetibile. Ben inteso che il manto nevoso debba esser ben fermo o non troppo profondo soprattutto per l’ultimo, ripido strappo verso il Mrzli. Necessarie, a parer mio, delle anche spigliate per superar, senza cicatrice alcuna, le muraglie spinate che s’inframmezzano in ogni dove.
Allegato: A si scomence.JPG
Mrzli Vrh da Zatolmin
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09-03-2015 15.20
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EE
Dislivello in salita: 1200 mt circa
Durata: Circa 6 ore scarse.
Cartografia: Krn, Kobarid, Tolmin, Planinske zveze Slovenije 1:25.000
Allegato: Sol en la selva.JPG
Difficoltà: EE<br />Dislivello in salita: 1200 mt circa<br />Durata: Circa 6 ore scarse.<br />Cartografia: Krn, Kobarid, Tolmin, Planinske zveze Slovenije 1:25.000<br />
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09-03-2015 15.21
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Lasciata l’auto nei comodi parcheggi all’inizio del paese si prosegue fino ad incontrar tra le viuzze prima, un’indicazione verso sinistra per il Mrzli Vrh, poi quella per Planina Sleme sulla destra e che van seguite entrambe. Poco dopo appare un altro cartello che segnala il troi per il Vodil (come lo chiamano gli autoctoni). L’ampia mulattiera ben presto si trasforma in sentiero che porta su di sé il peso dell’ultimo gelicidio. Si prosegue oltrepassando tronchi su tronchi senza che mai l’incedere divenga troppo malagevole. In presenza di uno schianto di dimensioni maggiori il troi svirgola di colpo a destra, inerpicandosi nel bosco. Tutto il cammino è privo di segnaletica alcuna ma assolutamente evidente. Un corridoio in un bosco disordinato e ancora frastornato. Giunti ai pascoli sommitali, passando per la cima o tenendosi bassi, si continua il cammino fedeli alla dorsale. Con la stessa logica si procede verso il Grmuč.
Allegato: Grmuč e Vodel dalle pendici del Mrzli.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Lasciata l’auto nei comodi parcheggi all’inizio del paese si prosegue fino ad incontrar tra le viuzze prima, un’indicazione verso sinistra per il Mrzli Vrh, poi quella per Planina Sleme sulla destra e che van seguite ent
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09-03-2015 15.23
askatasuna askatasuna
La cima, che pare completamente protetta dal bosco, regala una bella visuale verso il Bogatin. Sempre seguendone la schiena si cala a piacere verso la sella ove s’incontra una mulattiera che sale alla vicina planina Školi. Curiosata la malga si esce dal cancello posteriore ove in pochi passi, oltrepassando una piccola staccionata, ci si riallaccia al troi. Questo pare voler piegare decisamente verso occidente per poi inerpicarsi a tornantelli o più diretto proprio sulla linea che divide le due facce della cima fredda. In breve, a suon di garrettate, si è in cima. Il libro d’ordinanza riporta pure la firma di Paolo Rumiz. Avendolo trovato tutto sepolto dal biancore ho rimandato la visita alle testimonianze della Grande guerra puntando verso planina Petrovč. Prima, per il troi ben segnalato da alti paletti rossoneri, poi tagliando il pendio. Non resta che prendere verso destra la carrareccia, in parte cementata, che digrada molto lentamente (e lungamente) verso Zatolmin. Giunti all’ancona dirimpettaia del cartello informativo di Selce, si può abbandonar la strada tagliando per il bosco per poi ricongiungersi inevitabilmente alla strada asfaltata.
Allegato: Javorcas Abyss.JPG
La cima, che pare completamente protetta dal bosco, regala una bella visuale verso il Bogatin. Sempre seguendone la schiena si cala a piacere verso la sella ove s’incontra una mulattiera che sale alla vicina planina Školi. Curiosata la malga si esce dal c
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09-03-2015 15.24
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)


Una stella rossa che s’accende sopra i nomi dei partigiani, un murales con la scritta Tito sulle colonne di un casolare. Potrei trovarmi in un qualsiasi paese della vicina Slovenia, ma sono arrivato a Zatolmin. Salgo gustando uno ad uno i segnali che, più accuratamente di qualche rondine, sussurrano la primavera: primule, bucanevi, polmonarie, ellebori, crochi, petasiti bianche, pervinche. Tutte lì a farsi mangiare dagli occhi. Non sono ancora pronto. Mi sento emotivamente una coperta strattonata dalle due stagioni. Quest’anno, ancora una volta, l’inverno ha latitato e mi aggrappo al bianco d’una neve spesso scomoda e “cattiva” che non permette di alzarsi troppo. Per non lasciarla andar via, per farmela entrare ancora dentro. Ma a suon di sburtate cromatiche ed olfattive, l’incanto che giunge con la fretta degli innamorati mi trascina verso altri lidi. A farmi calar le ali dei sentimenti e dei sospiri ci pensa un bosco flagellato. Prima solo qualche schianto, poi, prima di svoltar a destra verso uno stavolo, l’impietoso spettacolo che appare di colpo. I tronchi spogli lascian passar lo sguardo sul bosco che continua, come atelier di matite spezzate, come sfogatoio di fapunte che ne han tranciato le chiome. Un ginepro folto e riccioluto m’annuncia l’arrivo ai pascoli sommitali. Torna l’allegria. Scavalco il primo dei tantissimi recinti arrugginiti che richiedono un ampia falcata d’anche per evitar masticazioni inguinali. Non seguendo fedelmente la traccia ne troverò molti altri da superare. Denotano uno spirito di riciclo al limite dell’incredibile. In una montagna così martoriata e segnata da mesi e mesi di battaglie non rimane un solo gomitolo ferroso, che sia nel bosco o nei pascoli. Tutto è stato utilizzato per serrare, delimitare, contornare i prati e strappar l’incauta lana da tener come vessillo tra un palo di legno e l’altro. Un covone di fieno con una piccola bandiera slovena si presta ad un ritratto con il Matajur sullo sfondo.
Allegato: Medis di fen e medis di nef.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br /><br />Una stella rossa che s’accende sopra i nomi dei partigiani, un murales con la scritta Tito sulle colonne di un casolare. Potrei trovarmi in un qualsiasi paese della vicina Slovenia, ma sono arrivato a Zatolmin. Sal
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09-03-2015 15.25
askatasuna askatasuna
Il panorama s’apre di colpo. Vedo le due cimotte che m’attendono, mi perdo nell’anfiteatro che protegge l’oasi di Bohinj e poi piombo giù, con la gravità decisa e incredula dello sguardo verso la chiesetta di Javorca. Sopra riposa beato uno spicchio di paradiso celato. Čadrg. Anni fa ho vissuto delle belle serate ad un festival musicale ed artistico fuori dal mondo. A Čadrg i fratelli Kutin s’eran dati da fare. Sotto il cascinale un laboratorio caseario ristrutturato a puntino. Sopra, un mini centro sociale pieno di pitture, strumenti, cimeli e altro che non posso nominare. Avevano fondato un’etichetta musicale DIY e sobillavano l’espressione artistica in tutte le sue forme. A mezz’ora dalle casupole sui prati a strapiombo che crollavano su Javorca, si tenne il festival. Ora Samo ha diversi gruppi di musica sperimentale e vive a Lubiana. Il fratello Jani è rimasto a Čadrg, a trasformare il latte delle sue mucche riempiendosi i polmoni con il respiro del Krn. La salita sul Grmuč, il timido fratello minore boscato e lasciato in disparte, è breve ma bianca. Nei pressi della cima l’unico frammento di filo spinato del territorio, celato dal fogliame, mi s’aggrappa alla pelle, quasi a dimi e jo? Ce mi veisu lasat achi a fa?
Allegato: Hacia el Mrzli.JPG
Il panorama s’apre di colpo. Vedo le due cimotte che m’attendono, mi perdo nell’anfiteatro che protegge l’oasi di Bohinj e poi piombo giù, con la gravità decisa e incredula dello sguardo verso la chiesetta di Javorca. Sopra riposa beato uno spicchio di pa
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09-03-2015 15.26
askatasuna askatasuna
Non senza sbuffate giungo alla croce di legno. Solo il vento a farmi compagnia. La curioso passando troppo vicino a tutti quegli arbusti che paiono innocenti ed in stasi dormiente. Errore che commetterò più volte oggi. Son ramaglie con memoria, nutrite dal ferro che ha violentato la montagna e mi si arpionano addosso, anche quando penso d’essere a distanza di sicurezza. Reclamano il diritto alla denuncia, al rimembrar il macello che ha sconvolto queste pietraie e questi prati. Una testimonianza della corrispondente di guerra viennese Alice Schalek, riportata nel libro di Marco Mantini sui sentieri di guerra da Tolmino a Caporetto, recita: “è addirittura peggio che sul monte San Michele, perché la linea del fuoco non lo sovrasta. Ed è peggio che sul Podgora, perché questo monte così tormentato da quattordici mesi è alto solo duecento metri. E’ peggio che nella zona di Plava-Zagora perché la linea non è così terribilmente lunga. Di questi spaventosi punti del fronte isontino, il Mrzli Vrh, è probabilmente, il più orrendo.
Allegato: Bohinjs Wall.JPG
Non senza sbuffate giungo alla croce di legno. Solo il vento a farmi compagnia. La curioso passando troppo vicino a tutti quegli arbusti che paiono innocenti ed in stasi dormiente. Errore che commetterò più volte oggi. Son ramaglie con memoria, nutrite da
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09-03-2015 15.27
askatasuna askatasuna
La grottesca e triste retorica dell’eroismo bellico costruito sul macello altrui si disintegra nelle righe di chi l’ha vissuta, come un capitano della brigata Salerno che perdendo il controllo davanti ai suoi uomini prima di far ritorno alla linea “[…] urla ad un tratto, rosso e congestionato come un forsennato: non ho voglia di morire senza scopo senza ottener nulla, perché lo Smerli non si prende: sono sei mesi che siamo a battere e battere su questo chiodo di ferro e di morte. Più in là non si va: la vetta non si piglia”. Oltre diecimila le perdite del regio esercito su queste posizioni, “un carnaio orribile e pietoso”. Una montagna scavata per esser minata, per farsi tomba, da ambo le parti, per strategie spesso folli e inette che nulla avevan di umano. Mi basta leggere queste poche pagine per lasciar assolver la neve al suo compito, silenziar orrore e miserie e far tornare quei luoghi, une mont. Per oggi vonde vuere. Scendo verso la planina evitando deviazioni belliche, assecondando che il cielo faccia la sua parte, aprendomi la visuale al Krn. La strada innevata mi tranquillizza, poi esce il cemento e più in basso mi raggiunge il cantar delle motoseghe dei boscaioli, con trattore d’ordinanza e una splendida 4x4 Lada d’altri tempi. Il sapore delle foglie delle polmonarie toglie l’agro dal palato e, ritornando a casa, annuso il sole che pian piano scende.(28.02.2015)

Allegato: Il Neri.JPG
La grottesca e triste retorica dell’eroismo bellico costruito sul macello altrui si disintegra nelle righe di chi l’ha vissuta, come un capitano della brigata Salerno che perdendo il controllo davanti ai suoi uomini prima di far ritorno alla linea “[…] ur
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