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Bohinj II : Planina Na Uskovnici e Val Voje (12.02.2015)

16-02-2015 18.33
askatasuna askatasuna
Secondo giorno. Scelgo un anello che unisce la facile salita al rifugio posto sotto l’Uskovnica all’immersione finale nella val Voje. Percorso lungo e fisicamente impegnativo ma privo di difficoltà tecniche. Segnalo inoltre la possibilità di spezzare l’itinerario godendo di due escursioni facili e brevi, senza il “problematico” traslarsi dall’Uskovinca a val Voje. Il prezzo da accettare è il perdersi un tratto di foresta incantato e solitario. In tal caso i tempi per il primo s’aggirano sulle tre ore e mezza, per il secondo attorno alle tre ore. Faccio ammenda sin d’ora per la qualità delle foto di questa e delle altre relazioni ma la luce è stata l’unica grande assente.
Allegato: Start.JPG
Bohinj II : Planina Na Uskovnici e Val Voje (12.02.2015)
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16-02-2015 18.35
askatasuna askatasuna
Difficoltà: T fino al rifugio poi E fino a val Voje
Dislivello in salita: 650 metri
Durata: 6 ore
Cartografia: Mappa Bohinj, Sidarta, 1:25.000
Allegato: Occupata.JPG
Difficoltà: T fino al rifugio poi E fino a val Voje<br />Dislivello in salita:  650 metri<br />Durata: 6 ore <br />Cartografia: Mappa Bohinj, Sidarta, 1:25.000<br />
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16-02-2015 18.36
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Raggiunta Sdrenja Vas da Bohinjska Bistrica o dall’accesso secondario alla valle venendo da Bled, si mira in alto, alla chiesa. Un risicato parcheggio è a disposizione, antistante il cimitero. Ritornati sui propri passi si nota subito la carrareccia innevata con le indicazioni per l’Uskovnica. Da qui tutto si fa spensierato e facile. Le ciaspe probabilmente riposeranno anche sulle vostre spalle. Il terreno è battuto dagli scarponi e, a tratti, ancor più dai mezzi che raggiungono la planina, sempre aperta, anche d’inverno. Cattedrale delle scorpacciate domacje e unica fonte di suono in un angolo silente in letargo stagionale. La salita è piacevole e graduale, pure cortese, infatti offre uno scorcio del vicino monte Studor. Più volte s’incrocia la strada ma ciò non necessita di avviso alcuno viste le puntuali frecce poste nei punti chiave. Poco oltre quota 800, ci sarebbe pure la possibilità -segnalata- di proseguire per una variante in corrispondenza d’una curva della carrareccia, ma vista la lunga giornata io ho preferito lasciar le ciaspe in spalla continuando a salire seguendo le tracce battute verso il rifugio.
Allegato: La mont Studor.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Raggiunta Sdrenja Vas da Bohinjska Bistrica o dall’accesso secondario alla valle venendo da Bled, si mira in alto, alla chiesa. Un risicato parcheggio è a disposizione, antistante il cimitero. Ritornati sui propri passi
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16-02-2015 18.36
askatasuna askatasuna
Poco oltre i mille metri si rientra nella scia forzata della strada, da seguire in falsopiano prima, fino alle casupole di Lom, poi verso la prima tappa: il Planinska Koča na Uskovnici (1154m). Da qui parte un reticolo di sentieri in ogni dove come segnalato dalle tabelle verdi. Però l’abbondanza, in monte, spesso è sinonimo di cercamenti acuti. Dalla planina infatti la musica cambia. Bye bye orme e segnavia puntuali! Io, seguendo con fiducia la strada, l’indicazione per il Koča na Vojah nonchè una freccia che segnava Voje mi son ritrovato dopo mezz’ora davanti a un cartello che indicava Vodnikov Dom-Triglav. Da qui, dopo un grottesco pensierino sul proseguire per la vetta sacra degli sloveni, son partito per un su e giù sbuffoso e sbuffante. Certo, la giornata non aiutava con una fumate che pareva generata dalla neve in ebollizione, ma in ogni caso l’orientamento invernale senza bollo alcuno diventa sorte quando ogni traccia è divorata. Ho perso almeno un’ora e mezza in andirivieni, ritrovandomi alla fine presso il bivio seguito dell’andata tra le splendide case della piana. Dietro di me il ritorno al Koča, a sinistra per Srednja Vas a destra, da dove giungevo sconsolato: Voje. Eh no! Un Kobla bis no mò! Torno sui miei passi e sulla sinistra, una pietra scoloratissima indica Voje.
Allegato: La Piedra.JPG
Poco oltre i mille metri si rientra nella scia forzata della strada, da seguire in falsopiano prima, fino alle casupole di Lom, poi verso la prima tappa: il Planinska Koča na Uskovnici (1154m). Da qui parte un reticolo di sentieri in ogni dove come segnal
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16-02-2015 18.38
askatasuna askatasuna
Oltrepasso la staccionato percorrendo i candidi prati e seguendo la recinzione. E’ necessario proseguire fino al fondo, quando l’orizzonte diventa bosco e una carrareccia si manifesta prima con timidezza, poi larga e tranquillizzante fino a restringersi improvvisamente meno di mezz’ora dopo quando improvvisamente si trasforma in troi in corrispondenza di un magazzino di carriole e prekolice scavato nel monte. La traccia è sicura e univoca fino a giungere ad un enorme casolare dotato di pannelli solari. Qui ritorna a farsi vivo il demone mateante. La via giusta e poco evidente si trova oltre la casa, aggirandola da vicino si noterà infatti un corridoio che scende nel bosco. Io ci ho messo un po’ visto che altre alternative di discesa mi parevano maggiormente evidenti quanto sprovviste di segnalazioni. Da qui il troi ritorna ad essere manifesto. La discesa è ripida ma divertente fino a che i bolli sono puntuali. In qualche punto diventanofantasmatici ma occorre cercarli o intuirne il divenire. Una volta giunti alla valle che ci aspetta quieta come si nota già dagli spiragli della foresta spoglia, ogni pensiero svanisce. Dopo una puntata sulla destra per visitare in pochi minuti la cascata Mostniški Slap, si scende in direzione obbligata sulla carrareccia che porta alla Planinska Koča na Vojah. Oggi chiusa. Pochi passi e sulla sinistra è segnalato il troi delle cascate che ci riporta a stara Fužina. Imperdibile! Rientrati alla civiltà o per troi (scorciatoia innevata) o per la strada, si raggiunge Srednja Vas (a sei chilometri dal Mostniški Slap). Due ore a buon passo dalla cascata, un’oretta scarsa dal Hudičev Most.
Allegato: El Puente del Diablo.JPG
Oltrepasso la staccionato percorrendo i candidi prati e seguendo la recinzione. E’ necessario proseguire fino al fondo, quando l’orizzonte diventa bosco e una carrareccia si manifesta prima con timidezza, poi larga e tranquillizzante fino a restringersi i
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16-02-2015 18.38
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Conoscendo meglio la Slovenia iniziamo ad annusarci da vicino. A volte ci ritroviamo a ringhiarci (per motivi che non la riguardano), altre a sospirare. Bohinj è un crogiuolo di trois, un calderone di emozioni che va assaporato a cucchiaiate colme. Selvatico, ma percorso da abbondanti zampe, lascia trasparire sempre il filo d’Arianna tra pascoli e boschi. Ma d’inverno le cose cambiano. Icona sciistica, dorme il sonno parallelo della sciolina. Il reticolo di sentieri si vendica dell’affollamento estivo celandosi ai foresti. La mappa della Sidarta risulta una precisa alleata quando tutto è fiorito ma spesso soffre d’amnesia quando cerchi dettagli e particolari ove sta il nulla. Il testo, citato nella precedente relazione, che ho usato come spunto per le mie escursioni, è senza dubbio solamente una traccia esile, spesso superficiale, che non contribuisce a sbrogliare i punti chiave. Non fateci troppo affidamento soprattutto se siete abituati alle indicazioni puntuali di Ivo e Sandra, qui gli occhi son tutto con l’intuito e la fortuna. Dalla piana di Uskovnica la segnaletica è, per usare un eufemismo, alquanto scostante e risicata. Testimonia che in quest’angolo di paradiso poco si è scommesso sul escursionismo invernale, privilegiando frotte di sciatori. Un peccato, perché una marea di animi cortesi potrebbero affollarne le foreste, disperdendosi in una silenziosa contemplazione. Certo con un gps tutto sarebbe più facile o almeno “più sicuro”, ma personalmente preferisco perdermi, cercare con attenzione, fidarmi di mappa e instinto, tagliar per boschi o rinunciare e tornar sui miei passi che affidarmi anche per monti a dei chip o dei satelliti, a delegare scelte e sicurezza, a far svanire quel senso di libertà con tutte le sue conseguenze, portandomi dietro l’ennesimo (seppur utile) strumento che facilita la vita al prezzo di scippare, pure lui, una parte di libero arbitrio, d’intelletto, di responsabilità. Questione di scelte (entrambe comprensibili e da rispettarsi), non di manicheismi o integralismi primitivisti.
Allegato: Dissolvenze.JPG
Note a margine:<br /><br />Conoscendo meglio la Slovenia iniziamo ad annusarci da vicino. A volte ci ritroviamo a ringhiarci (per motivi che non la riguardano), altre a sospirare. Bohinj è un crogiuolo di trois, un calderone di emozioni che va assaporato
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16-02-2015 18.40
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Mi alzo con difficoltà. Sarà quel cielo che mi schiaccia. Fuori dalla finestra la valle è in parte scomparsa. Una linea netta divide il panorama. Sotto un presepe grigio e spento, sopra…cenere. Denso, il cielo pare voler scender a mangiar i tetti. Io non me ne curo, queste giornate le ho dedicate ai boschi, al bianco, all’etereo. Parto sorridente calpestando un troi già bell’e pressato. Orme profonde accompagneranno tutta l’ascesa fino al rifugio. Durante la prima salita lo sguardo si svolge a Studor. Al paese di cui sono innamorato, che è terra, che è odori, che è vita antica ma è anche monte. L’omonima cimotta oggi si prende il primo piano, oltre, il nulla. Pare un benevolo mostro che sonnecchia. Il troi taglia la strada un paio di volte, le frecce son puntuali ma la scia di piedoni sprofondati guida ancora i passi. Il bosco misto è splendido, tutto agghindato di candore. Qualche albero stanco, s’è appoggiato al sentiero pregando di passargli sotto, di altri più ingombranti resta solo la base. Diversi son tetti per stalattiti confezionate a Murano. Attorno ai mille metri di quota la salita si trasforma in falsopiano, si passa sulla strada, avvicinandosi alla minuscola borgata di Lom. Prima di giungerci mi conquista un abbeveratoio divenuto fonte. Sommerso dalla neve è parzialmente ghiacciato. Il suo flusso è un fermo immagine scattato dal gelo. Più lo osservo, più mi sembra incredibile il suo essere immoto. Sotto il tubo di ferro l’acqua viva è solo un velo a ricoprire i suoi disegni, cerchi perfetti all’interno di cerchi, immobili anch’essi. L’arrivo nella piana di Uskovnica è un brivido. Un mondo fatto d’ombre, una fumate particolare, che t’aspetti nelle Highlands. Gli alberi più vicini sono neri come la notte, han perso ogni colore, le è stata scippata ogni luce, ma s’impongono. Dietro, quelli più lontani, dissolvono i loro contorni, perdendo la forma. Tutto intorno i prati paiono di fuliggine.
Allegato: Echi e ombre.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Mi alzo con difficoltà. Sarà quel cielo che mi schiaccia. Fuori dalla finestra la valle è in parte scomparsa. Una linea netta divide il panorama. Sotto un presepe grigio e spento, sopra…cenere. Denso, il cielo pare voler
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16-02-2015 18.41
askatasuna askatasuna
Le ciaspe sono in spalla, mi muovo silenzioso nell’assenza di suoni. Per poco. Tra le nebbie si fan largo gli echi delle risate. La planina, da cui dipartono sentieri come fossero le dita di una mano poggiata sulla cartina, è aperta. Come ogni giorno. Come fosse normale. All’interno qualche coppia e poi una tavolata di omoni rasati. L’espressione da serial killer e la fila di Lasko vuote a fargli compagnia. Mi gioco tutte le mie carte linguistiche per chiedere numi sul percorso da affrontare. Mancano lucidità e conoscenza ma apprezzano l’idiomatico sforzo e i visi si fan buoni e sorridenti. Ffffiuuu! Dopo uno dei migliori brulé della storia dell’enologia montana, riprendo il cammino. Tutto torna silente poi un graffiare, sempre più vicino, un rumore che non riconosco, o almeno che non situo qui. Una signora di una certa età appare come evocazione, scendendo lenta a spazzaneve mostrandosi solo a pochi metri da me. Nel frattempo ho trovato la mia freccia per il Koča na Vojah e la seguo. Più avanti un’altra punta verso destra, per Voje, dei bolli, salgo. Poco conta che lei in realtà mi volesse indicare di andar dritto, forse lo ha pure gridato, ma io proseguo su di un manto senza macchia alcuna. Spensierato, abbraccio ogni cosa che non vedo, seguendo le linee che emergono dalla bruma, tutte quelle macchie che si stagliano in un panorama appannato. Fino a quelle frecce: Vodnikov Dom-Triglav. Ma…? E Voje? Seguo la traccia a sinistra dopo aver scartato “solo per mancanza di tempo” una salitella lesta sul Tricorno. Continuo sperando che appaia qualcosa. Eppur ho seguito la freccia! E su, e giù, e di qua, e di là. Non ancora! Non il giorno dopo il Kobla! Inizio a stancarmi, la fumate aumenta e prima di vedermi sparire le mani ritorno alle bellissime casette di Uskovnica, godendomi tutti i dettagli. Ormai rassegnato mi ritrovo davanti alla prima freccia. Inmò tu? I cromosomi friulani e sloveni si uniscono alla connotazione zodiacale, mi giro e ritorno a pattugliar la zona, sgarfando con gli zoccoli e sbuffando fumo col naso. Poi appare lei. Non mi trattengo e le rido in faccia. Lei rimane pietrificata. Scolorita, la povera roccia posta fra le case sul lato sinistro della strada, uscendo dalla borgata, ha scritto Voje e punta verso il prato oltre la staccionata. Seguo diritto ma diritto rispetto a cosa se non si vede nulla?
Allegato: Presenze dal passato.JPG
Le ciaspe sono in spalla, mi muovo silenzioso nell’assenza di suoni. Per poco. Tra le nebbie si fan largo gli echi delle risate. La planina, da cui dipartono sentieri come fossero le dita di una mano poggiata sulla cartina, è aperta. Come ogni giorno. Com
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16-02-2015 18.41
askatasuna askatasuna
Individuo un’apertura tra le ombre, sul fondo. E’ la carrareccia da seguire che bella gonfia di neve, ma’aspettava intonsa da mò. Qualche freccia e bollo mi rincuorano e li seguo sollevato. Impossibile perdersi e allora mi godo ancor più le casette, il non-panorama e altro. Più avanti la strada si restringe rimanendo chiara. Il suo strozzamento avviene in corrispondenza di uno strano magazzino, o meglio una piccola caverna scavata nella roccia ove riposano diversi attrezzi. Pare l’ingresso di una miniera. Continuo per il sentierino ammaliato da un bosco bellissimo. A tratti è ben assortito di specie, altre ne predomina una. I fusti son grandi, tanti scheletri sono rimasti in piedi senza rami, come monumenti. Mentre son perso ad osservare giungo in una minuscola radura in mezzo al nulla ove son squadrato da un casolare enorme. Non fuma. Tutto tranquillo. A parte il proseguir del troi! Un paio di bolli sommersi dal muschio se la ridono giusto prima della casa. Atri mateament! Le discese che penso d’intuire tra gli alberi son pure illusioni, evidenti ma sprovviste di rassicurazioni. Non mollo, di tornar indietro non ci penso nemmeno ma buttarsi a caso in questi boschi verticali inondati dalla neve sarebbe poco saggio. Alla fine la soluzione è quella meno ovvia, un pertugio fra gli aghi a lato della casa. Basta aggirarla da sotto.
Allegato: Val Voje.JPG
Individuo un’apertura tra le ombre, sul fondo. E’ la carrareccia da seguire che bella gonfia di neve, ma’aspettava intonsa da mò. Qualche freccia e bollo mi rincuorano e li seguo sollevato. Impossibile perdersi e allora mi godo ancor più le casette, il no
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16-02-2015 18.42
askatasuna askatasuna
Che ci voleva? Un cristo di bollo ci voleva! Ecco che mi sentono e d’improvviso appaiono uno dopo l’altro e i tornanti si fan ovvi. Poi ancora uno scherzetto. Solo corteccie, senza colori addosso. Ormai vedo la valle sottostante, vicina e solitaria. Mi butto giù per il bosco togliendo le ciaspe per passar un salto di roccia, riciaspolato continuo tranquillo fino ad individuare una scia ungulata. Come sempre la san lunga… Le orme infatti coincidono con il troi ritrovato! Finalmente la val Volje! Prima di percorrere i sei chilometri che mi separano da Stara Fužina devio per pochi passi a godermi lo scrosciare della piccola cascata della Mostnica. Voje in sloveno potrebbe significare Bartolo visto la quiete e la pace in cui son disposte discretamente tutte le casette, strette dall’abbraccio della neve e di una massa di lanugine che cala sempre più. Il brulè al Koča sfuma per chiusura dello stabile, mi consolo con una faggeta esile e fitta, stuzzicadenti piantati lì, per riempire un prato. Poco dopo il rifugio, è segnalato il percorso Korite Mostnice, la gola della Mostnica, che ospita un paio di splendide cascate. Uno dei momenti più belli della giornata. Imperdibile! La forra è impressionante. Le pareti si sfiorano, sfregando la neve l’un l’altra, mentre sotto l’acqua scorre come impazzita nel terrore che le decine di spine ghiacciate si stacchino dalle pareti, trafiggendola prima di ritornar ad esserne parte.
Allegato: Amenaza de Hielo.JPG
Che ci voleva? Un cristo di bollo ci voleva! Ecco che mi sentono e d’improvviso appaiono uno dopo l’altro e i tornanti si fan ovvi. Poi ancora uno scherzetto. Solo corteccie, senza colori addosso. Ormai vedo la valle sottostante, vicina e solitaria. Mi bu
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16-02-2015 18.44
askatasuna askatasuna
Vorrei rallentar il passo, lasciar andare le redini emozionali ma è tardi. So che arriverò col buio ma ciò che mi circonda è indescrivibile. Più avanti la Mostnica scava tunnel, allarga pozze, si diverte a saltare facendosi strada, mangiando la roccia e fuggendo in ogni dove. Gaudì deve aver percorso questa gola per plasmar le curve infinite delle sue creazioni. Il rio è talmente limpido da sembrare un cristallo e quelle rocce ricoperte di neve! L’anima diventa soffice quanto incredula. Poi la magia finisce, sono all’ingresso del percorso che si rivela a pagamento. Deserta la casetta del clemente e dovuto pedaggio, forse ridotto solo al periodo estivo. L’ennesimo ponte del diavolo mi riporta a Stara Fužina da dove con un’altra manciata di chilometri ritorno all’auto. Non prima di percorrere le stradine di Studor di cui ricordo ogni particolare. Sulle antiche arfe (Kozolci in sloveno), strette casette multipiano, senza pareti, per far essiccare il fieno, lascio appesi i miei ricordi del passato e tutte le emozioni di questa lunga giornata.
Allegato: Zûcs di aghe.JPG
Vorrei rallentar il passo, lasciar andare le redini emozionali ma è tardi. So che arriverò col buio ma ciò che mi circonda è indescrivibile. Più avanti la Mostnica scava tunnel, allarga pozze, si diverte a saltare facendosi strada, mangiando la roccia e f
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