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Bohinj I : Planina Na Črno Goro (11.02.2015)

16-02-2015 18.19
askatasuna askatasuna
Questa è la prima di quattro escursioni ciaspolanti in quel di Bohinj. Nemesi della borghese e snob Bled, angolo di paradisiaca quiete in estate, d’inverno si volge al silenzio. Alla solitudine. Alla poetica della malinconia. I turisti, concentrati nel polo sciistico del Vogel o a valle, sulle piste da fondo, non dan noia al polmone verde che respira all’unisono col lago. Data l’abbondanza di malghe nella zona, in questo periodo il territorio si trasforma in un’oasi di pace per chi usa addobbar gli scarponi con attrezzatura ingombrante e plasticosa. Gli itinerari non mancano e, se la maggioranza di questi è parco dei paesaggi che si godrebbero dalle muraglie che circondano la valle, dall’altro lato son pura manna per gli amanti dei silenzi e dei boschi. Amore a prima vista per chi sfiora con gli occhi ogni forma, ogni travestimento che mettono in atto quei magici cristalli che qui si fan tempere monocromatiche e dipingono ogni cosa con la grazia delle carezze.
Allegato: Planina na Crno goro.JPG
Bohinj I : Planina Na Črno Goro (11.02.2015)
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16-02-2015 18.20
askatasuna askatasuna
Difficoltà: E
Dislivello in salita: 600 mt
Durata: 4 ore (ma varia a seconda della condizione nevosa)
Cartografia: Mappa Bohinj, Sidarta, 1:25.000
Allegato: Partizanski.JPG
Difficoltà: E <br />Dislivello in salita:  600 mt <br />Durata: 4 ore (ma varia a seconda della condizione nevosa)<br />Cartografia: Mappa Bohinj, Sidarta, 1:25.000<br />
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16-02-2015 18.23
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)


Una volta giunti a Bohinjska Bistrica, al bivio presso il Mercator, lasciare a destra la via per il lago e prendere a sinistra per Tolmin e l’ormai polo sciistico fantasma di Kobla. Seguire poco dopo le indicazioni per Ravne. Questo paesino va percorso fino alle ultime case. Di fronte alla Gostišče Janez vi è un comodo spiazzo per parcheggiare. Incamminarsi curiosando sulle pareti delle case sulla sinistra. Vi si troverà una targa commemorativa di un partigiano e poco più avanti l’indicazione per l’Orožnova Koča, segno che siamo sulla strada giusta. Poco più avanti ce lo confermano due frecce, una delle quali è la nostra. Indica il troi per il ČrnaPrst che utilizzeremo fino alla planina. Salendo s’incontra prima un casolare sulla sinistra e poco oltre quota 850 uno più piccolo e curato con accanto un crocefisso. Il sentiero è parco di segnali ma intuitivo. Appena superata quota 1000 s’incrocia una strada forestale, al di là ecco il successivo bivio. Si tralascia l’indicazione di destra che porta al ČrnaPrst passando per planina Liscem e quella per l’Orožnova Koča salendo per il sentiero che finalmente si fa più pendente. Purtroppo da qui i segnali spesso latitano e trovarsi in mezzo ad un bosco intonso con oltre un metro di neve non aiuta. Uniche orme, quelle degli scialpinisti che però non son affidabili essendo solo a tratti coincidenti col troi. Prendete come riferimento un piccolo canalone che appare proprio quando la ricerca al tesoro si fa difficile. Mantenete la sua sinistra salendo fino a quota 1160. Qui si svolta per pochi metri a destra fino a trovarsi di fronte ad una specie di trincea naturale che segna l’ingresso nella conca di Zgornia Jate.
Allegato: Tal miec.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br /><br />Una volta giunti a Bohinjska Bistrica, al bivio presso il Mercator, lasciare a destra la via per il lago e prendere a sinistra per Tolmin e l’ormai polo sciistico fantasma di Kobla. Seguire poco dopo le indicazioni
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16-02-2015 18.24
askatasuna askatasuna
Mettetevi al centro del cammino e proseguite quasi fino al suo termine addocchiando gli alti fusti sulla destra, cercando l’agognato cerchietto biancorosso. Si torna a salir su dritti fino a raggiungere un’altra zona aperta e pianeggiante. Ormai si è vicini alla planina e se si mancassero i segnali non c'è da disperare, son solo pochi passi e il sole, che pian piano divora il bosco, indica la via. Una volta raggiunti i prati sommersi da neve e neve, si può approfittare delle scale asciutte delle casupole per godere del silenzio che le contorna, prima di esplorarle con cura, apprezzandone dettagli e bizzarrie. Il ritorno coincide con la via dell’andata, la differenza è che questa volta i segni ci sono, al suolo, ed han forma di ciaspola. Raggiunto il casolare successivo a quello con crocefisso incluso, suggerisco di tagliare per la panoramicissima pista da sci. Ormai innocua e taciturna, è segnata da poche scie tra la neve fresca. Per i più ravanatori segnalo inoltre la possibilità di raggiungere la panoramica vetta del monte Kobla di cui accenno nelle note.
Allegato: Bicorno.JPG
Mettetevi al centro del cammino e proseguite quasi fino al suo termine addocchiando gli alti fusti sulla destra, cercando l’agognato cerchietto biancorosso. Si torna a salir su dritti fino a raggiungere un’altra zona aperta e pianeggiante. Ormai si è vici
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16-02-2015 18.25
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Itinerario breve ma non banale. Per i risicati bolli innanzi tutto. A volte ben presenti, altre latitanti. In parte double-faces sui fusti, altre dipinti solo in un senso. Se il troi, com’è successo a me dopo aver incrociato la strada, non presentasse orma alcuna, è necessario prendere in considerazione una buona dose di mateamento. Molto dipende anche dalla quantità e dalle condizioni del manto nevoso. Nel mio caso nel bosco esso superava abbondantemente il metro. Faticosa e sprofondante l’andata, scomodo il ritorno. La seconda parte della salita presenta alcuni tratti ripidi che, a seconda del manto, posson rivelarsi più faticosi del previsto. La mia meta non erano le splendide e piccole casere bensì la cima del monte Kobla (1493m) da raggiungere con ulteriori 200 metri di dislivello. La mappa sul testo in mio possesso (Escursioni con le ciaspole nella Slovenia occidentale, ed. Sportler) non coincideva con quella della Sidarta. Ho provato a seguirla prima in direzione ČrnaPrst, come sembrava suggerire il libro, poi, tagliando per boschi sommersi, sono ritornato a fidarmi della mappa. Ho individuato il troi che aggira i pascoli, segnalato da bollo e freccia, quasi di fronte le casere. Poi il nulla. Ho ravanato ancora parecchio alla ricerca di quei bersagli sugli alberi ma senza scoccare freccia alcuna. Stanco, son ritornato a valle, non senza rugnare guardando le nevi della radura del Kobla farsi d’oro. Una visuale che promette meraviglie ma necessita di fortuna, pazienza e vista alata.
Allegato: Equilibrismi alpini.JPG
Note a margine:<br /><br />Itinerario breve ma non banale. Per i risicati bolli innanzi tutto. A volte ben presenti, altre latitanti. In parte double-faces sui fusti, altre dipinti solo in un senso. Se il troi, com’è successo a me dopo aver incrociato la
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16-02-2015 18.27
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Arrivando da Bled ieri sorridevo al tramonto. Ai bordi della strada finiva il mondo del conosciuto, s’entrava nel celato, nell’indefinito, nel regno della fantasia. Le forme smussate e accennate, gli alberi gonfi, un contorno di foreste intinte nel latte. Vado a dormire con il Kobla a far da cuscino. S’inizia finalmente a consumar ste ciaspe… Il mattino arde, parto convinto fermandomi poco dopo ad osservare una targa dedicata ad un partigiano locale. Il troi si presenta bene e mi rilasso. Ben indicato, e “battuto” da qualche scarpone e qualche sci. Mi sposto ai lati ma si precipita in due tempi ben sotto. La luce deve ancora arrivare, ma ci si scalda presto. Saluto gli stavoli e continuo mentre tutto s’anima. A differenza di molti dei nostri boschi, in queste giornate, qui è tutto un cantar la vita, la neve che cade dagli alberi fa da sottofondo ritmico agli ipnotici cinguettii che ti raggiungono, uno alla volta, da ogni direzione. L’atmosfera ti mangia, s’impossessa di te pian piano, condiziona il corpo. Tanto che mi stranisco ad attraversar una strada.
Allegato: Il bivio oltre la strada.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Arrivando da Bled ieri sorridevo al tramonto. Ai bordi della strada finiva il mondo del conosciuto, s’entrava nel celato, nell’indefinito, nel regno della fantasia. Le forme smussate e accennate, gli alberi gonfi, un con
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16-02-2015 18.28
askatasuna askatasuna
Al di là ecco pronte le indicazioni e vai di bolli e sospiri. Poi solo sospiri, ansimanti giacchè, dal bivio, le tracce sono bell’e andate e tocca ravanare in profondità. Lo sprofondar è strano, sembra di poggiare i piedi su di una spugna rigonfia. Scende lenta e compatta. Scende. Senza sbavature. Le ricerche del bollo successivo son fatica gratuita ma necessaria. Non individuo la continuazione della traccia a sinistra del canaletto che sembra scavato ad arte. Passo oltre salendo graduale e ritrovandomi di fronte i cerchietti d’ordinanza una volta tornato a virare a sinistra. Nei punti più pendenti c’è da ridere… Punto la ciaspa, mi alzo e lei cede bella composta quasi fino al punto di partenza. Sputando una buona dose di pallini arrivo all’ingresso della prima conca. Un valico dimensionale, sottolineato dal passaggio attraverso la roccia. Una breve trincea che garantisce la via stringendoti tra le sue pareti fatte di muschio e di pietre punteggiate dai licheni. Poi il respiro s’allarga. Gli occhi s’alzan da terra e si dan da fare a prender tutto. Un grande pino gemello si slancia incoraggiato dallo spazio che si trova intorno e nasconde il sole fra le sue fronde. Un altro strappo e l’emozione si ripete. Adesso è l’ora della conca di Spodnja Jate. Però aumenta la necessità di una sosta. Poco dopo ecco un tetto, prima base raggiunta!
Allegato: Cjasute.JPG
Al di là ecco pronte le indicazioni e vai di bolli e sospiri. Poi solo sospiri, ansimanti giacchè, dal bivio, le tracce sono bell’e andate e tocca ravanare in profondità. Lo sprofondar è strano, sembra di poggiare i piedi su di una spugna rigonfia. Scende
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16-02-2015 18.29
askatasuna askatasuna
Il bosco si fa culla. Il prato si fa lago. Neanche una foglia a disturbar la sua calma. Altra meraviglia sono le casere stesse. O meglio le antiche casette dei pastori. Delicate e ataviche, han dentro di sé tutta la maestria e l’equilibrismo che si poggia sui secoli. Son da curiosare, da meravigliarsi per come riescano a star ritte poggiando su qualche legno o su pietre ammassate una sopra l’altra. Chicche di memoria. Mi trovo un angolino asciutto ove sostare mentre salgon i dubbi sulle contraddizioni delle cartine, provo a seguir sopra le casere senza individuar alcun segno, allora cambio fronte attraversando boschi voraci che inghiottono le gambe fin quasi alle ginocchia. Ogni risalita, dopo la discesa, sfianca. Nelle condizioni ambientali che m’attorniano tutto s’ingigantisce, anche le salitelle che paiono allegre. Mi ritrovo in una conca, al di là del prato. Poco scostata dalle casupole. Verso il pascolo individuo una freccia ed un segnavia. E’ fatta! Come no… Giro per mezz’ora scrutando i tronchi, salgo di qua, scendo di la, torno a salire più a destra, mi ributto a sinistra… Nulla. Forse la stanchezza, forse le diottrie, ma proprio non mi s’apre la via. Tutto intorno è perfettamente immobile. L’ombra si fa guardinga. Io mi spazientisco. Gola di proseguir a istinto puntando alla sella, ma sono solo, in un mondo che non conosco e che d’inverno va rispettato più che mai.
Allegato: Ognidun pa so bande.JPG
Il bosco si fa culla. Il prato si fa lago. Neanche una foglia a disturbar la sua calma. Altra meraviglia sono le casere stesse. O meglio le antiche casette dei pastori. Delicate e ataviche, han dentro di sé tutta la maestria e l’equilibrismo che si poggia
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16-02-2015 18.31
askatasuna askatasuna
Ingoio il rospo bello grande ma non il sapore della sconfitta. Ogni passo in questi boschi è gioia. O quasi.. Scendendo infatti la neve cambia faccia. Bagnata e strafonda si fa possessiva. Ogni cinque passi mi si forma un effimero alzatacco di neve pressata che altera equilibrio e passo. Interminabile la pulizia ciaspolosa e i sacraments tiras iù.. Ma passa presto, poi ritorna l’armonia. All’ultimo grande stavolo punto verso le piste soleggiate. Fa strano gettarsi nell’oblio. I passi si fan lunghi, attorno, solo le tracce degli scialpinisti. L’abbandono del polo di Kobla, ormai in disuso da anni per beghe fra i proprietari delle terre e la mancata concretizzazione di investimenti tesi a rilanciare in grande il polo sciistico, donano alle piste il non-sense che appartiene alla polvere. Si cammina su delle conseguenze, su rapine di territorio andate a male, sulle cicatrici del rispetto violato. L’unica consolazione è il panorama. Sogni d’inverno a forma di tre corni, o meglio due. Visto da qui, il Triglav diventa bifronte, s’abbronza e scandisce la passeggiata quotidiana del sole.
Allegato: Nata simplemente nata.JPG
Ingoio il rospo bello grande ma non il sapore della sconfitta. Ogni passo in questi boschi è gioia. O quasi.. Scendendo infatti la neve cambia faccia. Bagnata e strafonda si fa possessiva. Ogni cinque passi mi si forma un effimero alzatacco di neve pressa
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