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Anello del Krasji Vrh da Drežnica - 28.01.2015

01-02-2015 18.03
askatasuna askatasuna
La catena del Veliki Vrh è stata oggetto, come ho avuto modo di scoprire, di numerose puntate da parte dei frequentatori del forum di Sentierinatura. Nella sezione GPS vi si trovano pure delle tracce utili per chi sia in possesso di tali mezzi tecnologici (con cui personalmente non riesco a relazionarmi). Una di esse parte da Magozd e segnala un’alternativa di salita molto interessante sulle vecchie mulattiere risalenti al primo conflitto. Ancora una volta ci tengo a ringraziare gli escursionisti che postano continuamente le loro esperienze in terra slovena, riempiendo di spunti e progetti il futuro di altri. Approfitto allora per condividere, oltre alla soggettività emotiva di quei luoghi, delle indicazioni di massima ed alcune foto, anche per dare il mio contributo nell’invogliare ad oltrepassare un confine immaginario alla scoperta di luoghi ricchi di memoria storica, seppur tragica, ma ancor più dispensatori di paesaggi di un’imponenza che ammutolisce.
Allegato: Krasji Vrh from Dreznica.JPG
Anello del Krasji Vrh da Drežnica - 28.01.2015
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01-02-2015 18.04
askatasuna askatasuna
Difficoltà: E (se effettuata in assenza di neve o ghiaccio)
Dislivello in salita: 1100 mt (compresa la salita al Debeljak)
Durata: 5 ore e mezza a buon passo.
Cartografia: Mappa Krn-Kobarid-Tolmin, Planinske Zveze Slovenije, 1:25.000
Allegato: tinta de sombras.JPG
Difficoltà: E (se effettuata in assenza di neve o ghiaccio)<br />Dislivello in salita:  1100 mt (compresa la salita al Debeljak)<br />Durata: 5 ore e mezza a buon passo.<br />Cartografia: Mappa Krn-Kobarid-Tolmin, Planinske Zveze Slovenije, 1:25.000
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01-02-2015 18.05
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Il Krasji Vrh, con i suoi 1768 metri, è la cima più alta della catena del Veliki Vrh o Polovnik che misura una decina di chilometri. Si badi bene come s’intenda in linea d’aria, l’incedere integrale per la sua cresta è di ben altra lunghezza. Giunti a Drežniške Ravne si prosegue fino al parcheggio con fontana ed abbeveratoio posto un chilometro oltre il paesino. Qui si lascia l’automezzo a quota 750 sebbene ci sia la possibilità di inerpicarsi con la quattroruote fino al parcheggio della planina risparmiando 500 metri di dislivello. Il tempo di salita suggerito dalle indicazioni sulla curata cartellonistica in legno è di tre ore ma l’inverno è buon alleato dei passi e l’ascesa si fa più breve. Dopo un primo tratto che coincide con la carrareccia, il troi se ne sbarazza facendoci tagliare i tornanti attraverso l’esile boscaglia. Segnalato ottimamente da innumerevoli frecce sui massi, non dovrebbe presentare problemi anche in caso di nascondini nevosi. L’ingresso nella faggeta è un tuffo di luce e di foglie. I bolli sugli alberi iniziano ad affiancare i segni al suolo. Attorno a quota 1200 si nota il primo bivio per la planina che si scarta continuando sulla traccia di sinistra. Superato un secondo invito a svoltare verso la malga si giunge a poco oltre quota 1450. Punto chiave per l’anello proposto.
Allegato: Koluji cui.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Il Krasji Vrh, con i suoi 1768 metri, è la cima più alta della catena del Veliki Vrh o Polovnik che misura una decina di chilometri. Si badi bene come s’intenda in linea d’aria, l’incedere integrale per la sua cresta è d
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01-02-2015 18.06
askatasuna askatasuna
Entrambe le tracce portano alla cima. In caso di innevamento abbondante le scritte lasciano il posto solamente ad indicazioni lignee che potrebbero spiazzare. A destra si scarta la via per la Snežna Jama (grotta della neve) che porta alla vetta per il versante nord, mentre si prosegue per Koluji. Dopo poco la vista s’apre come una finestra con la buriana e finalmente s’adocchia la meta. Un ultimo bivio ci vorrebbe spedire subito a goder del panorama, il mio consiglio è di seguire per il Koluji sopra menzionato che altro non sono che due postazioni belliche a strapiombo sul letto del Soča. Da qui, il colpo d’occhio sul Gran Monte, sulla piana e sulla stessa catena del Veliki Vrh è impressionante. Ripreso il cammino, non è necessario ripercorrere a ritroso il sentiero fino al bivio. Se il terreno lo consente, risalire in diagonale il ripido versante per aggirare un salto e quindi proseguire tenendosi vicini alla linea che separa la terra dal vuoto. Senza problema alcuno e con la cima bene in vista, la si raggiunge a suon di garrettate. Una volta saziati del grandioso panorama che elargisce, puntare l’occhio in basso, verso il versante opposto. L’insignificante cimotta boscata ma dal capo sgombro e che mostra le cicatrici delle mulattiere è il Debeljak.
Allegato: Krn Debeljak.JPG
Entrambe le tracce portano alla cima. In caso di innevamento abbondante le scritte lasciano il posto solamente ad indicazioni lignee che potrebbero spiazzare. A destra si scarta la via per la Snežna Jama (grotta della neve) che porta alla vetta per il ver
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01-02-2015 18.07
askatasuna askatasuna
Non resta che scendere per il versante opposto, seguendo la segnaletica, per un troi che è tutto un curvar su se stesso. Numerosissime testimonianze della presenza militare ne caratterizzano l’incedere. Ci troviamo nei pressi di una dolina conosciuta come depressione K che fu un centro di fuoco con campo di tiro diretto sia verso la piana di Bovec che sulle alture dello Javoršček e del Kal. Ancora intatta si erge la colonna degli artiglieri a memoria del sergente maggiore Vincenzo Menna. Poco sopra quota 1500, mentre la traccia prosegue dritta in discesa, si nota sulla sinistra un’evidente mulattiera in leggera salita il cui curvar è rafforzato con dei muri di pietre. Quella è la via per il Debeljak (1627m). Il seguirla pedissequamente (a meno di non voler tagliarla in salita o quantomeno in discesa passando di masso in masso) fa facilmente guadagnare i cento metri di dislivello che ci separano dalla cima. Il perché di questa deviazione, oltre alla possibilità di trovare ulteriori testimonianze di postazioni, sta di fronte ai nostri occhi. Da un lato la vista verso Bovec, dall’altro la meravigliosa dorsale del Krn, che s’apre tutta come un ventaglio senza alcun ostacolo.
Allegato: Stoi.JPG
Non resta che scendere per il versante opposto, seguendo la segnaletica, per un troi che è tutto un curvar su se stesso. Numerosissime testimonianze della presenza militare ne caratterizzano l’incedere. Ci troviamo nei pressi di una dolina conosciuta come
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01-02-2015 18.08
askatasuna askatasuna
Ripreso il troi lo si segue fino ad incontrare il primo bivio per la planina a cui questa volta accordiamo il passo. Da qui i segni iniziano a intimidirsi e latitare. Spesso è necessario guardarsi attorno ma, in meno di venti minuti, si giunge alla malga costruita a quota 1208. Da qui è necessario seguir la carrareccia (anche parallelamente, poggiando le zampe sul “morbido”) fino ad intersecare il troi utilizzato per l’andata. Segnalo infine, per chi si trova ad unire la passione per la montagna con la due ruote, la possibilità di effettuare il periplo della catena passando per planina Zaprikraj e scendendo verso Čezsoča (maggiori info su: http://www.slovenia-trips.com/eng/mountain-biking/trip/1086/Around-polovnik-zaprikraj-and-golobar-alpine-meadows).

Note a margine:

Quest’itinerario è senza dubbio bifronte. Io l’ho cercato d’inverno. Per annusar la neve portata dal vento delle Giulie, per gustarmi la dorsale del Krn, per perdermi in quel succedersi di scogli. Le condizioni di innevamento che ho trovato sono state modeste nei boschi, quasi assenti nelle pareti meridionali e discrete nella discesa fino al Debeljak. Pur essendo un’escursione facile non è da sottovalutarne l’implicito pericolo se affrontata con un manto spesso ed instabile, soprattutto salendo la costa erbosa che precipita verso la conca di Drežnica. Se si affronta in tale stagione è necessaria una valutazione quanto mai esperta sulla tenuta del terreno. Per il primo tratto di discesa, ombroso per larga parte del giorno, sono comunque, a parer mio, necessari i ramponi anche con una quantità di neve non troppo generosa. In una stagione scarsamente fredda l’ho trovato ben ghiacciato e poco propenso al dialogo con gli scarponi. Non volendo trasformar le zampe in zanne si può comunque ritornare al bivio per planina Zaprikraj per lo stesso itinerario di salita.
Allegato: Las tenazas de la memoria.JPG
Ripreso il troi lo si segue fino ad incontrare il primo bivio per la planina a cui questa volta accordiamo il passo. Da qui i segni iniziano a intimidirsi e latitare. Spesso è necessario guardarsi attorno ma, in meno di venti minuti, si giunge alla malga
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01-02-2015 18.09
askatasuna askatasuna
Dall’altro lato, in stagioni miti, tale anello, oltre a veder scemare ogni difficoltà. assume tutt’altra valenza, ossia quella storica. L’oasi bucolica di Drežnica infatti si trovava in una posizione logistica strategica essendo posta ai piedi delle linee del Krn e del Krasji Vrh. Non a caso quel reticolo di villaggi fu la sede di comando della 43° divisione e dei battaglioni alpini. Da Zaprikraj è d’obbligo proseguire fino a planina Predolina ove è stata ripristinata la linea difensiva conosciuta come “trincerone”, più articolata e meno minimalista dell’omonimo del Pal Piccolo. Trincee, ricoveri e postazioni son tutti visitabili come museo all’aperto (mappa dello stesso: http://www.potmiru.si/slo/images/stories/zemljevidi_muzejev/muzej-zaprikraj.pdf). Nelle vicinanze emergono anche i resti del cimitero di guerra dei bersaglieri. Le informazioni di natura storico-bellica qui riportate sono state ricavate dal già segnalato testo: “Da Tolmino a Caporetto lungo i percorsi della Grande Guerra” di Marco Mantini, Guide Gaspari editore, che propone 18 itinerari a tema avvalorati da ampie contestualizzazioni storiche e stralci di testimonianze dirette, in questo caso quella dello scrittore Carlo Emilio Gadda. Sulla rete è possibile approfondire la conoscenza curiosando su diversi siti.
Allegato: Il Neri e la lune.JPG
Dall’altro lato, in stagioni miti, tale anello, oltre a veder scemare ogni difficoltà. assume tutt’altra valenza, ossia quella storica. L’oasi bucolica di Drežnica infatti si trovava in una posizione logistica strategica essendo posta ai piedi delle linee
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01-02-2015 18.10
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

A Drežnica m’accorgo come, quest’anno, il mio sesto senso sia proprio fuori rodaggio. M’aspettavo il bianco sulle fiancate della catena del Veliki Vrh che invece m’accolgono con le spente sfumature d’autunno, mentre, almeno cromaticamente, i prati della conca iniziano a vivacizzarsi. I paesini che la compongono son calmi, il pellegrinaggio verso valle è già finito. Al parcheggio della fontana poco sopra Drežniške Ravne un auto s’è già raffreddata. L’acqua scorre allegra e io con lei. Il troi inizia a salir sassoso in un bosco fitto ma minuto. A far da guida, un sentiero ben battuto e le puntualissime frecce disegnate sulle pietre. Una caratteristica di tutto l’itinerario che, se da un lato lo rende evidente, dall’altra presenta il suo tallone d’Achille in caso di forte innevamento vista la sproporzione dei segni tra rocce ed alberi. Oggi il problema non si pone. Dopo poco mi trovo immerso in una faggeta curata che accoglie festante la luce, condividendola con chi calpesta il suo tappeto di foglie. Ai lati del sentiero a volte s’ergon carcasse di tronchi, scolpite da migliaia d’artisti che poi l’han abbandonato, lasciato lì, come monumento d’arte organica. La caratteristica principale di questo bosco è il silenzio. Sfiora l’intimidazione. Non un suono dalla valle, non un fruscio o un cinguettio dei suoi abitanti.
Allegato: Frrscch Frrsschh.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />A Drežnica m’accorgo come, quest’anno, il mio sesto senso sia proprio fuori rodaggio. M’aspettavo il bianco sulle fiancate della catena del Veliki Vrh che invece m’accolgono con le spente sfumature d’autunno, mentre, alm
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01-02-2015 18.12
askatasuna askatasuna
Una strana sensazione che s’acuisce al comparir della neve. Qualche centimetro compatto e croccante sommerge ogni cosa donandosi come foglio intonso per lasciar scorrere l’inchiostro d’ombra degli esili faggi. Un sasso recita “Usedi Se!”, un invito a prenderne il possesso sedendosi sopra, non lo colgo e continuo fino al bivio chiave ove prendo per il versante meridionale, soleggiato ed erboso. Mentre son ancora fermo sulle frecce pensando ma Koluji…chi? cala il sipario. Booom! La vista s’apre di colpo. Riuscirò ad abbassar lo sguardo sulla verdeggiante oasi di Drežnica solo in seguito, il Matajur chiama. Con il suo versante ribelle assume tutt’altra personalità. Ma ad ogni passo continuo a ripercorrere lentamente il Gran Monte. Pare non finire mai, mette bene in mostra la coda, mentre la testa è là a mordere la catena del Chiampon. Giungo alle postazioni già mezzo stordito, stregato dai paesaggi e dai ricordi, quando il fiato s’inabissa, precipitando dalle pareti della cresta che si bagna i piedi nello smeraldo. Riconosco il rotondeggiar del Guarda che fa prender lo slancio verso il Kanin, a sinistra lo Zaiavor che chiude biancheggiante los Musones e poi oltre e quanto oltre! Ho quasi timore a scoprir il resto del pasto emozionale che m’aspetta sul tavolo imbandito del Krasji Vrh.
Allegato: A bombardar lo smeraldo.jpg
Una strana sensazione che s’acuisce al comparir della neve. Qualche centimetro compatto e croccante sommerge ogni cosa donandosi come foglio intonso per lasciar scorrere l’inchiostro d’ombra degli esili faggi. Un sasso recita “Usedi Se!”, un invito a pren
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01-02-2015 18.13
askatasuna askatasuna
Non ci penso proprio a proseguir orizzontale, mi sposto in diagonale per poi andar su dritto, scodinzolando d’impazienza. Ritrovo il troi a pochi metri dalla cima, due giovani coppie slovene stanno scendendo con i rispettivi amici a quattro zampe. Han parcheggiato alla planina e evitando l’anello. Si scambia qualche parola in entrambe le lingue, ci si sorride, poi quei pochi passi che mancano. La miccia si fa sempre più corta. La detonazione è inevitabile. Dopo un’ora sono ancora lì, incredulo. Mi guardo attorno senza riuscire ad abituarmi, a quietar i sensi. Le Giulie da qui sono come non t’aspetti. Di punto in bianco dicono Stoi! Di qui non si passa! Le catene parallele si uniscono in un susseguirsi di spigoli, curve e slanci che paion l’orlo bianco di un’unica cucitura. Malfatta e ambiziosa a unir il cielo e la pietra. Una potenza che toglie il fiato. Senza contare la scenografia.. Lo stesso Peralba sembra così vicino… In giornate così terse, non c’è spazio per la razionalità, per riconoscerle…si è semplicemente tramortiti dall’immenso. La dorsale del Krn pare possa risvegliarsi da un momento all’altro mettendosi in piedi. Lui è ancora in ombra. Nasconde le sue pareti di gemme. Si traveste da signor dell’olfatto… Monte Nasone! Con quel profilo tagliato con l’accetta! Il Triglav ci tiene a sottolineare la sua presenza. Ma dove girarsi? L’istria si fa notare con il suo mare infuocato e le sue ligue d’ombra, dall’altro s’arriva fino ai giganti austriaci d’un bianco profondo. Il Rombon si divide la scena con la Jerebica in un sussultar di cime. Quello che fa strano e non trovarsi il panettone del Mangart bello tondo davanti, se ne sta in disparte. Gli ultimi sospiri me li ruba quell’affilata crestina che parte da sotto i piedi e chiama a traversata primaverile fino a Log.
Allegato: Crestis e Cretis.JPG
Non ci penso proprio a proseguir orizzontale, mi sposto in diagonale per poi andar su dritto, scodinzolando d’impazienza. Ritrovo il troi a pochi metri dalla cima, due giovani coppie slovene stanno scendendo con i rispettivi amici a quattro zampe. Han par
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01-02-2015 18.14
askatasuna askatasuna
Scendo dall’altro versante stordito, tentando di arrivare ad un compromesso con quel manto duro e liscio. Il troi non pare così benevolo, si snoda tra roccette, spesso sui cigli. Sale un solitario, si lamenta dei ramponi lasciati in auto…mi ricorda qualcuno…ma questa volta ho con me i dentoni! Ah no mò! Non vedevo l’ora di risentirli far zaf! zaf! sulla neve. Così scendere è puro divertimento,il ritrovar il corpo in strane angolazioni, il convincer le caviglie che è il loro turno… Fa strano, dopo tanto…che bella sensazione! Come se le piante dei piedi volessero esser un tutt’uno con il suolo, abbracciarlo senza lasciarlo andare. Zaf, zaf zaf! Poi la ripidezza diminuisce e guai ad aver il mal di mare! Il troi diventa un ondeggiante incedere, sfido un cartografo a riprodurlo! La neve copre pietosa le postazioni di artiglieria, rende tane le caverne e si riappropria dell’umano sfascio che ha caratterizzato questi luoghi. Dal bianco, accanto a delle scalinate, emerge una splendida colonna commemorativa. Individuo la virata per il Debeljak e la prendo al volo. Curioso la piccola cresta: da un lato la classica cartolina di Bovec ridotto a presepe tra titani, dall’altra lui. Decisamente non è più il monte Nasone! Il sole cambia le carte in tavola e ne illumina i fianchi. Un cristallo di pietra e ghiaccio, scheggiato dal bianco, mostra il carattere che cela a chi lo sale da sud. Impressiona questo alfiere sulla piana, anche le nuvole gli stanno lontane!
Allegato: Sclesie di clap e nêf.JPG
Scendo dall’altro versante stordito, tentando di arrivare ad un compromesso con quel manto duro e liscio. Il troi non pare così benevolo, si snoda tra roccette, spesso sui cigli. Sale un solitario, si lamenta dei ramponi lasciati in auto…mi ricorda qualcu
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01-02-2015 18.17
askatasuna askatasuna
Ritorno presto al bivio tagliando la docile mulattiera del Debeljak, prendo per Zaprikraj. Il breve tratto di troi è parco di segnali, in certi punti ringrazio zampe e scarponi che m’han preceduto per avermi evitato cacce al tesoro. Raggiungo la malga in ombra. Tutto tace. Tutto è serrato. Il sole mi aspetta alla fine del ungo rettilineo, perché farlo aspettare? Scendo ammiccando alla luna verso una Drežnica che avevo lasciato silente. Ai bordi del tramonto è tutto un brulicar di vite. Masticatrici ovine mi appaiono per la prima volta in piccoli branchi. Una nonna ritorna a piedi a Ravne con la spesa, un manipolo di bimbi prende invece la direzione opposta individuando nella mia auto, che procede a passo d’uomo, la scusa perfetta per avvilupparsi alle gambe delle maestre. Un carro, guidato da due baffoni bianchi che mi salutano sorridenti, sale colmo di lamiere ondulate di ferro arrugginito. In paese incrocio un trattorino in miniatura che sfreccia per le strade come un go-kart. Dalle ultime case esce una donna su di un motocoltivatore con un bel carico di legna. L’ultima aia è la rampa di una portaerei. Un gallo e il suo harem corrono verso il loro bunker accorgendosi che l’ora è tarda. Una corsa goffa e buffa. Mentre le zampe s’agitano per la via del ritorno, la gallinacea cresta punta a destra e sinistra cercando l’ultimo bersaglio d’un becco vorace. Senza però averlo comunicato agli arti inferiori! Il sorriso si spegne d’un lampo, freno di colpo senza guardar nello specchietto. Ecco l’origine di tanta fretta! L’orizzonte arde! La dorsale del Krn è trasfigurata dal colore, bronza senza fumo alcuno in pochi secondi si spegne con il giorno tutto.
Allegato: A bruse dut.jpg
Ritorno presto al bivio tagliando la docile mulattiera del Debeljak, prendo per Zaprikraj. Il breve tratto di troi è parco di segnali, in certi punti ringrazio zampe e scarponi che m’han preceduto per avermi evitato cacce al tesoro. Raggiungo la malga in
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