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Picco di Grubia (2240 mertri) da Sella Nevea

09-10-2014 21.57
heidi.bruna heidi.bruna
Prendendo spunto dall'ottima relazione “Anello di sella Grubia da Sella Nevea” saliamo sulla panoramica cima a cavallo fra la Val Raccolana e la Val Resia.
Allegato: 1 Picco di Grubia.JPG
Picco di Grubia (2240 mertri) da Sella Nevea
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09-10-2014 22.02
heidi.bruna heidi.bruna
Avvicinamento: Vedi relazione citata.

Descrizione: Dal parcheggio seguendo la carrareccia e le indicazioni per il rifugio Gilberti, nell'area occupata un tempo dal campetto di calcio, trova oggi collocazione la stazione di partenza della nuova funivia del Canin.
A differenza della descrizione di Ivo e Sandra, noi per arrivare a casera Goriuda optiamo per il CAI 659, denominato “Troi dai Sachs”,soprannome della famiglia Marcon malgari della casera fino al 1954, che aggirando le pendici del Pic da lis Ladris, comporta però una perdita di quota di circa 250 metri.
Allegato: 2 Casera Goriuda.jpg
Avvicinamento: Vedi relazione citata.<br /><br />Descrizione: Dal parcheggio seguendo la carrareccia e le indicazioni per il rifugio Gilberti, nell'area occupata un tempo dal campetto di calcio, trova oggi collocazione la stazione di partenza della nuova
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09-10-2014 22.05
heidi.bruna heidi.bruna
Lasciato lo spartano ricovero aperto nella parte orientale con una zona notte nel sottotetto, seguiamo fedelmente la descrizione di Sentieri Natura fino alle grandi distese rocciose del Foran dal Muss ed al Bivacco Marussich.
Allegato: 3 Bivacco Marussich.JPG
Lasciato lo spartano ricovero aperto nella parte orientale con una zona notte nel sottotetto, seguiamo fedelmente la descrizione di Sentieri Natura fino alle grandi distese rocciose del Foran dal Muss ed al Bivacco Marussich.<br />
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09-10-2014 22.06
heidi.bruna heidi.bruna
Dall'accogliente ricovero attrezzato per il pernottamento di 9 persone, raggiungiamo la sella Grubia con il bivio CAI 632/634.
Allegato: 4 Bivio.JPG
Dall'accogliente ricovero attrezzato per il pernottamento di 9 persone, raggiungiamo la sella Grubia con il bivio CAI 632/634.<br />
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09-10-2014 22.09
heidi.bruna heidi.bruna
Tralasciando l'impegnativa discesa verso Stolvizza e l'Alta Via Resiana al Picco di Carnizza proseguiamo verso occidente rimontando con alcuni tornanti lo spallone orientale del Picco di Grubia.
Allegato: 5 Sella Grubia.JPG
Tralasciando l'impegnativa discesa verso Stolvizza e l'Alta Via Resiana al Picco di Carnizza proseguiamo verso occidente rimontando con alcuni tornanti lo spallone orientale del Picco di Grubia. <br />
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09-10-2014 22.09
heidi.bruna heidi.bruna
Seguendo l'ottimo CAI 632 ne contorniamo le pendici settentrionali, notando in lontananza la cima orientale del M.Sart.
Allegato: 6 Sentiero.JPG
Seguendo l'ottimo CAI 632 ne contorniamo le pendici settentrionali, notando in lontananza la cima orientale del M.Sart.
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09-10-2014 22.10
heidi.bruna heidi.bruna
Arriviamo quindi al punto dove il sentiero, a causa di un franamento, lascia la sua sede originaria per scendere sulla destra aggirando l'ostacolo.
Allegato: 7 Franamento.JPG
Arriviamo quindi al punto dove il sentiero, a causa di un franamento, lascia la sua sede originaria per scendere sulla destra aggirando l'ostacolo.
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09-10-2014 22.11
heidi.bruna heidi.bruna
Noi invece nel punto della deviazione svoltiamo a sinistra su tracce di passaggio.
Allegato: 8 Pendio.JPG
Noi invece nel punto della deviazione svoltiamo a sinistra su tracce di passaggio.
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09-10-2014 22.13
heidi.bruna heidi.bruna
Rimontiamo in diagonale l'erto pendio erboso con alcuni affioramenti rocciosi puntando ad alcuni visibili ometti.
Allegato: 9 Ometti.JPG
Rimontiamo in diagonale l'erto pendio erboso con alcuni affioramenti rocciosi puntando ad  alcuni visibili ometti.
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09-10-2014 22.14
heidi.bruna heidi.bruna
Raggiungiamo così l'ampia dorsale erbosa del Picco di Grubia e,seguendo tracce di passaggio ed ulteriori ometti, la percorriamo lungamente verso oriente puntando alla cresta rocciosa del monte.
Allegato: 10 Pendio.JPG
Raggiungiamo così l'ampia dorsale erbosa del Picco di Grubia e,seguendo tracce di passaggio ed ulteriori ometti, la percorriamo lungamente verso oriente puntando alla cresta rocciosa del monte.<br />
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09-10-2014 22.16
heidi.bruna heidi.bruna
Alla termine della dorsale prativa troviamo un piccolo canalino, facilmente scalabile con l'aiuto delle mani, seguendo alcune tracce di passaggio.
Allegato: 11 Canalino.JPG
Alla termine della dorsale prativa troviamo un piccolo canalino, facilmente scalabile con l'aiuto delle mani, seguendo alcune tracce di passaggio.<br />
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09-10-2014 22.17
heidi.bruna heidi.bruna
Sbuchiamo così in una zona di grossi massi instabili, dove dobbiamo prestare un po' d'attenzione.
Allegato: 12 Cresta rocciosa.JPG
Sbuchiamo così in una zona di grossi massi instabili, dove dobbiamo prestare un po' d'attenzione.
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09-10-2014 22.17
heidi.bruna heidi.bruna
Superata l'ultima difficoltà ci dirigiamo lungo il crinale alla vetta.
Allegato: 13 Verso la vetta.JPG
Superata l'ultima difficoltà ci dirigiamo lungo il crinale alla vetta. <br />
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09-10-2014 22.18
heidi.bruna heidi.bruna
Sulla cima del Picco di Grubia troviamo soltanto un misero ometto di sassi, mentre dovrebbe essere maggiormente valorizzata vista la relativa semplicità d'accesso in confronto all'impegnativa ascesa al vicino M.Sart o della ferrata del Picco di Carnizza.
Allegato: 14 Vetta.JPG
Sulla cima del Picco di Grubia troviamo soltanto un misero ometto di sassi, mentre dovrebbe essere maggiormente valorizzata vista la relativa semplicità d'accesso in confronto all'impegnativa ascesa al vicino M.Sart o della ferrata del Picco di Carnizza.
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09-10-2014 22.19
heidi.bruna heidi.bruna
Lasciata la panoramica vetta ritorniamo al CAI 632 seguendo la via di salita.
Allegato: 15 Discesa.JPG
Lasciata la panoramica vetta ritorniamo al CAI 632 seguendo la via di salita.
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09-10-2014 22.20
heidi.bruna heidi.bruna
Ripercorrendo il sentiero verso oriente ritorniamo così alla sella di Grubia, da dove seguiremo l'itinerario proposto da Sentieri Natura fino alla sella Bila Pec.
Allegato: 16 Sella Grubia.JPG
Ripercorrendo il sentiero verso oriente ritorniamo così alla sella di Grubia, da dove seguiremo l'itinerario proposto da Sentieri Natura fino alla sella Bila Pec.
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09-10-2014 22.23
heidi.bruna heidi.bruna
Durante il percorso quest'anno si trovano, nonostante la stagione inoltrata, i residui di alcuni nevai, il primo dei quali sotto le pendci del Picco di Carnizza.
Allegato: 17 Nevaio.jpg
Durante il percorso quest'anno si trovano, nonostante la stagione inoltrata, i residui di alcuni nevai, il primo dei quali sotto le pendci del Picco di Carnizza.
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09-10-2014 22.25
heidi.bruna heidi.bruna
Il secondo un pò più ostico, poco dopo il bivio per la ferrata del M.Canin.
Allegato: 18 Nevaio.JPG
Il secondo un pò più ostico, poco dopo il bivio per la ferrata del M.Canin.
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09-10-2014 22.26
heidi.bruna heidi.bruna
Mentre il terzo facilmente attraversabile a breve distanza.
Allegato: 19 Nevaio.JPG
Mentre il terzo facilmente attraversabile a breve distanza.
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09-10-2014 22.27
heidi.bruna heidi.bruna
Inoltre alla marcata curva prima dell'ultimo traverso verso la sella Bila Pec, un grosso masso facilmente aggirabile ostruisce parzialmenrìte il sentiero.
Allegato: 20 Masso franato.JPG
Inoltre alla marcata curva prima dell'ultimo traverso verso la sella Bila Pec, un grosso masso facilmente aggirabile ostruisce parzialmenrìte il sentiero.
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09-10-2014 22.29
heidi.bruna heidi.bruna
Dalla Sella Bila Pec abbiamo evitato di proposito la discesa al rifugio Gilberti, assediato dai nuovi impianti di risalita e dalle piste, proseguendo sul Sentiero Botanico fino al bivio seguente con il CAI 635.
Allegato: 21 Rifugio Gilberti.JPG
Dalla Sella Bila Pec abbiamo evitato di proposito la discesa al rifugio Gilberti, assediato dai nuovi impianti di risalita e dalle piste, proseguendo sul Sentiero Botanico fino al bivio seguente con il CAI 635.
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09-10-2014 22.30
heidi.bruna heidi.bruna
Sotto le pareti verticali del Bila Pec, a differenza di quanto indicato nella descrizione di Sentieri Natura, il sentiero segnalato dopo essere transitato al “soffio gelido” proveniente dall'Abisso Novelli, lascia alla sua destra le piste e rasentando la Grotta o Rifugio Brazzà scende nel bosco fino al punto di partenza.
Allegato: 22 Sentiero.jpg
Sotto le pareti verticali del Bila Pec, a differenza di quanto indicato nella descrizione di Sentieri Natura, il sentiero segnalato dopo essere transitato al “soffio gelido” proveniente dall'Abisso Novelli, lascia alla sua destra le piste e rasentando la
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09-10-2014 22.35
heidi.bruna heidi.bruna
NOTA TECNICA :
Quota di partenza : Sella Nevea 1110 metri
Quota di arrivo : Picco di Grubia 2240 metri
Dislivello : 1130 metri
Dislivello reale : 1420 metri
Tempo andata : 4 ore
Tempo ritorno : 3 ore
Tempo totale : 7 ore
Data escursione : 5 ottobre 2014
Cartografia in scala 1:25.000 : Tabacco 019, edizione 2011
Allegato: 23 Targa.JPG
NOTA TECNICA :<br />Quota di partenza : Sella Nevea 1110 metri<br />Quota di arrivo : Picco di Grubia 2240 metri<br />Dislivello : 1130 metri<br />Dislivello reale : 1420 metri<br />Tempo andata : 4 ore <br />Tempo ritorno : 3 ore<br />Tempo totale : 7 or
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09-10-2014 22.40
luigino luigino
Bravissima Heidi, come sempre ci hai fornito un'altra ottima relazione, che prenderò come spunto per la salita a questa splendida vetta di cui ho cercato più volte informazioni sul web, non trovando nulla al riguardo!
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18-04-2015 19.32
askatasuna askatasuna

Accolgo Mario alla stazione. Il suo zainone intimidisce anche la mia coccinella a quattro ruote che prova a disinserire il freno a mano e sgattaiolare via. Al suo interno potrebbe contenere il necessaire per costruire un ricovero di fortuna, un escursionista clandestino o quant’altro, da far impallidire Mary Poppins! Ci attende una due giorni immersi nelle cucchiate zuccherine con cui messer inverno immerge puntualmente l’altopiano del Canin. Al Gilberti la neve è una crema di burro priva dei tuorli necessari per omogeinizzarne la massa. La classica granatina agostana. Ma è solo il sapore ad essere intaccato. La vista è già un riverberar di sorrisi. La casermetta, oltre ad incorniciar il Cimone tra le sue pietre, fa da spartiacque tra l’oceano di meringhe che ci aspetta. Il tuffo necessario per l’immersione ricalca il sentiero geologico. Per la prima volta mi vengon impartite le direttive su come utilizzare quel medieval arnese con cui pensavo potessi solo ferirmi accidentalmente. Sebbene inutili, o addirittura controindicati, gli amati ramponi suppliscono alla picozzevole sicurezza che ancora non m’appartiene. Il compagno di viaggio è già un punto nero quando scendo a bocca aperta con un occhio sulle tracce scalinate e l’altro sulla panna montata.

Per mia fortuna a guidarmi c’è un pasticciere d’eccezione che conosce ogni pertugio di quel pan di spagna carsico. Pochi i macigni striati che vi emergono. L’organo minerale che inneggia davanti all’abisso Boegan è celato da un sipario candido in attesa di riempire il cielo con le sue melodie silenti. In lontananza spiccano le pinne del Sart, affiancate dal Cuel Sclâf e dal corno di Grubia, meta della prossima alba. La dorsale del Canin è una millefoglie che acceca per maestosità. La luce, alta dietro di noi, trasforma il paesaggio controluce in un’istantanea diafana, inframmezzata da un foglio argenteo. Proseguiamo in quel vergine deserto di cristalli che ingoia le zampe. Il vento ha trapuntato il Foran dal Muss, ricamandone le pendici. Lo spettacolo che si gode da qui mescola la potenza del massiccio alla dolcezza del suo morbido giaciglio, in un gioco di profondità amplificato da luci ed ombre. Tagliamo quindi verso sinistra in prossimità del Cuel Sclâf e poco dopo appare papà Montasio. L’emozione si nutre di sillabe. Ognuno cede al proprio cuore, io verso nord, Mario invece, contempla il Canin.

Il bivacco Procopio è un gioiello poco appariscente. Se ne sta in disparte. Forma e colore ne attenuan le dimensioni ma, una volta varcata la porta, la sorpresa: accogliente e ben curato, dotato addirittura di speleotendine addobbate con rossi pipistrelli. Una spedizione lo ha rifornito di una trentina di bottiglie d’acqua. Incautamente sigillate. Nonostante l’inverno mite, diverse di esse, gelandosi, han ceduto alla pressione allagando la pavimentazione. Cernita e asciugatura ci occupano per un po’, ma non abbiam fretta alcuna. Per oggi ci si ferma qui.

La contemplazione, l’attesa del tramonto, il continuo vagar degli occhi sono momenti sospesi che rendon un’escursione un lungo sospiro. Il tempo diventa un forziere. Carbone per una ciminiera che non smette di battere. Basta rientrare qualche minuto all’interno della grigia casetta per poi uscire e stupirsi di nuovo per tutto quello che ci circonda. Per passeggiar inebetiti ognun per suo conto. Rincontrarsi nuovamente, rientrare ed uscire ancora, richiamati dal fuori, posseduti da cotali meraviglie come fosse la prima volta. C’è spazio per gli aneddoti, angoli in cui lo scippar memorie è un privilegio.

Pian piano scopro altri spicchi di vissuto, esplorazioni incredibili nei dintorni, le prime perlustrazioni che han portato all’individuazione dei tre sentieri attrezzati che van di Jôf in Jôf. Tutto mi viene rivelato come se niente fosse, da una dolina di umiltà che ha inghiottito ogni orgoglio e che tramuta in ordinario calpestio incursioni che profuman di saga. La cena è dosata per non perdersi il tramonto e da quello zainone esce un banchetto nuziale. La sveglia si punta alle cinque. L’alba sarà lì. Tutta per noi.

Alzarsi con il buio in bivacco s’avvicina all’incanto che nelle mattine del 25 dicembre fa trepidar i bimbi. Eccitazione. Non si sente il freddo o la stanchezza, il sonno svanisce in un lampo. S’è pervasi dalla frenesia d’aprirli, quei regali. Il primo è una luna sottile, una virgola incandescente d’arancio che ammicca al giorno che giunge, puntuale, innaffiando di fuoco l’orizzonte. Una magia che ritarda la partenza, tanto che i ramponi li calzo dopo le sei. La torta su cui camminiamo, posta a riposar nel freezer, si fa comoda al passo. Sono pochi i metri che mettiam giù di seguito. La prima ora è un alternarsi di paesaggi che, seppur immobili, mutano all’avanzar della luce. Dettagli che l’animo non può lasciar scivolare via senza farli propri.

Salendo verso la sella osservo gli scarponi di Mario. Son privi di dentaglia metallica. I ramponi li ha nella testa. Ogni passo addomestica la neve dura. Poi, al Marussich, li vedo. Regalo di nozze, mi ricordan quelli del museo del Sabotino, non fosse per le rivettature. Han salito una quarantina di quattromila e ancora mastican ghiaccio. La punta del cartello del troi 634 spunta dalla neve per qualche centimetro appena. Rimontiam con calma la schiena di quella cima che normalmente è solo un ostacolo di passaggio. Verso sud, le navate della val Resia appaiono a poco a poco, diventando docili pieghe che paiono plasmate dalle dita di giganti. Nei rari varchi erbosi delle minuscole foglioline verdi, dentate, iniziano a ravvivare l’ascesa. Mi paion cucciole di Orecchie d’orso.

Le nuvole giocan con le forme e il cuore danza. In cima l’ometto di pietre è completamente sepolto. Ma chi ha tempo di guardar per terra! Attorno si spalanca l’infinito. Solo dopo una lunga e silente sosta le cime lontane, grazie a quel enciclopedia dalla faccia ramata dai riverberi, sveleranno il loro nome. Consumiano l’ennesimo desco sulla porta del Marussich.

E tra i silenzi s’insinuano ancora storie, con protagoniste quelle Alpi occidentali che l’han accolto decine di volte. Gli occhi di chi parla ne son stregati. Non solo per la fisicità dei luoghi ma per le dimensioni sensoriali a sé stanti in cui essi ti obbligano a entrare per poterne divenire parte. L’inevitabile partenza notturna con la frontale, quelle corde che non vorresti mai vedere tese, quel vento che si fa scheggia di vetro. il richiamo delle nevi che animavano d’entusiasmo blitzkrieg improvvisate, scoppiate con una telefonata un venerdì pomeriggio, iniziate a guerreggiare il sabato mattina in Svizzera per ritornare su rotaia a Trieste nella nottata di domenica dopo una battuta lampo sul Cervino. Tra i paragrafi d’una lunga esistenza s’infiltrano risate, discorsi che esulano da quel tutto che ci circonda e che poi, inevitabilmente, riprende il sopravvento. Parliamo dei pochi monticelli che ho da spartire con lui, scorrono uno dopo l’altro come fossero buoni amici incontrati lungo la strada, ne si elogiano i pregi, abbuonandone i difetti, condividendone la bellezza.

Sulla via del ritorno, attraversando le conche e volgendo lo sguardo mi accorgo di come l’altopiano abbia diviso equamente i suoi gusti preferiti. Il primo pezzo, quello verso il Sart spatolato al gusto stracciatella, con praline rocciose affioranti in ogni dove, lascia poi spazio al puro fiordilatte. Poco prima di giunger alla sella rieccoci nell’anfiteatro mughesco. Son tutti appollaiati sulle terrazze, a squadrarci. Paion prender vita arzilli, agitando le teste scapigliate. L’ultima, cocente rampa e raggiungiam la casermetta. La neve, ormai fiacchita dal sole, trasforma le ciaspe in tavole da surf.

La due giorni finisce com’era iniziata, davanti a dei binari, cavalcati dai sorrisi. Ritorno a casa rintronato dalle emozioni e dalle immagini ancora vive, sperando di poter seguire ancora quelle orme che si fan storie, quelle conoscenze che si fan privilegio, quei silenzi che riempiono il respiro.

La montagne no a regale dome fruçons di infinît, di râr, a dispense ancje sclesis di umanitât ca si fasin lavine di contis, gravârs di emozions e strentis di monts.

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