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Anello del Monte Ciucis(1315 slm) Da Tugliezzo (Per il costone O-N-O e la via normale da O)

17-09-2014 23.02
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Dislivello complessivo : circa 800 m
Tempi indicativi : circa 6 h
Periodo consigliato : autunno / inverno con poca neve.
Difficoltà :EE, con tratti esposti
Avvicinamento :
Giunti al paese Carnia, appena passata la caserma dismessa, si svolta a destra per Tugliezzo. Arrivati alla piccola frazione, si parcheggia alla fine del grande spiazzo erboso sulla sinistra in prossimità della piccola cappella voitiva.
Descrizione percorso :
Si prende la prima strada a destra, SV CAI701, fino alla c.ra Plan dei Portolans, dove si prosegue dritti seguendo la carrareccia.Passato il Rio des Muelis, si risale dal lato opposto e dopo un tornante si arriva ad un cambio di pendenza della strada, che prosegue inerbita verso E. Qui si prende il costone a faggio sulla dx(curiosi grossi cumuli di pietre), dove è presente inizialmente una buona traccia per diventare solo presente a tratti. Lo si segue fino a q820 circa dove termina, sul ciglio di un canalone roccioso. Si risale il bosco (tratti molto ripidi e canali secondari da oltrepassare) paralleli al canalone fino a q 1100 circa, dove si riesce ad entrare nel canalone. Per ghiaie e facili roccette lo si risale per una decina (cinquantina, se di sviluppo) di metri. In corrispondenza di un promontorio roccioso posto al centro del canalone, si svolta a dx e si imbocca un canalino con rocce a mughi che consente il passaggio ad un costone parallelo al canalone. Si risale il facile costone per tracce di animali fino a giungere poco sotto la cresta N. Per evitare un risalto della stessa si prosegue in traverso ascendente fino a q 1280 circa, radi tagli e fettucce. Qui si sale più decisamente a sx dove il bosco incomincia a lasciare il posto al prato sommitale che ci porta in breve alla cima del M.te Ciucis (grande ometto di Pietra,q1315 slm). Ampio panorama solo in parte ridotto dalla presenza del Plauris. Bella visuale verso la Val Aupa e la Val Alba.
Per la discesa, si utilizza la via normale proveniente dal rif. Franz qui di seguito descritta in discesa.
Dalla cima ci si cala verso O per facili prati fino sopra un evidente salto roccioso. Qui, si prosegue a sx cercando i passaggi migliori puntando al bosco appena sotto alla forcella Ciucis (q 1220 ca.). Poco prima della forcella,un 30 mt. prima circa, costeggiando una parete rocciosa, si giunge ad un faggio con freccia. Qui ci si cala lungo il largo canale boscoso che scende dalla forcella, costeggiando un rio, ometti e tracce di sentiero. A q 1100 circa, si attraversa il rio, ometti e sentiero evidente, e si prosegue in traverso ascendente prima e poi in quota nel bosco. Dopo pochi minuti si giunge ad un rio secondario. Qui il sentiero è stato dilavato e per proseguire bisogna scendere per una ventina di metri e in prossimità di un ometto passare il rio e risalire dalla parte opposta fino alla traccia, ometto e fettuccia in prossimità del rio.
Superata questa difficoltà si prosegue in traverso fino ad incontrare altri due rii ravvicinati tra loro, il cui attraversamento oppone qualche passaggio un po’ esposto su terreno scosceso. Al secondo rio si rimonta su bosco di faggio e si prosegue in traverso ignorando due tracce che si staccano sulla dx. Al terzo bivio, bolli dei forestali sui massi a terra e a sx, si ha la seguente scelta :
Proseguendo in traverso si giunge in pochi minuti al r.gio Franz e da li per il Cai 701 si ritorna alla c.ra Plan dei Portolans. Da qui si ripercorre il percorso fatto all’andata fino al punto di partenza.
Altrimenti si scende a dx per l’evidente costone e lo si segue fino a sbucare in prossimità di uno slargo di una carrareccia di servizio. La si segue a sx fino ad incrociare il segnavia Cai 701e si scende a sx alla c.ra Plan dei Portolans. Da qui si ripercorre il percorso fatto all’andata fino al punto di partenza.

Note sul percorso : Lo consiglio in autunno per i colori del bosco. Per la durata si può anche fare in Inverno, ma nei due rii ravvicinati della normale ed anche nel canalone roccioso che porta alla cresta, essendo la valle molto incassata, è possibile trovare accumuli di neve che possono rendere difficoltoso il passaggio.. In primavera/estate possibili zecche lungo il percorso
Allegato: P9141790_1.JPG
Anello del Monte Ciucis(1315 slm) Da Tugliezzo (Per il costone O-N-O e la via normale da O)
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17-09-2014 23.04
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Il percorso fatto
Allegato: P9151798_1.JPG
Il percorso fatto
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17-09-2014 23.07
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Inizia ad aprirsi il panorama dal canalone, poco sotto la cresta,verso Tolmezzo
Allegato: P9141776_1.JPG
Inizia ad aprirsi il panorama dal canalone, poco sotto la cresta,verso Tolmezzo
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17-09-2014 23.08
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Facili roccette dentro il canalone
Allegato: P9141772_1.JPG
Facili roccette dentro il canalone
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17-09-2014 23.09
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
La prima nuova neve sul Montasio
Allegato: P9141788_1.JPG
La prima nuova neve sul Montasio
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17-09-2014 23.11
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Panorama parziale dalla cima
Allegato: panorama_parziale.jpg
Panorama parziale dalla cima
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17-09-2014 23.12
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Percorso fatto il 14-09-14 nelle ore di tregua dalla pioggia itinerante
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17-09-2014 23.37
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Nella cartina del percorso : in giallo il percorso dell'anello e in verde la variante per il costone dalla normale
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21-09-2014 12.43
marco.raibl marco.raibl
Sempre interessanti questi itinerari.Grazie per le informazioni così dettagliate.Ciao
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21-09-2014 17.11
giuseppe.tolazzi giuseppe.tolazzi
Caro Pietro, sono contento che qualcuno si sia preso la briga di relazionare questo percorso: sul Ciuicis c'ero stato nell'ormai lontano 2003 ma seguendo "a naso" sia all'andata che al ritorno quella che tu indichi la via normale dal Rif. Franz. La ricordo come una cima molto panoramica, come si vede dalle tue foto. Complimenti!
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26-04-2016 20.20
askatasuna askatasuna
Stagione di ringraziamenti, inevitabili. Questo forum è ricco di piccoli tesori, trascurati e rari, la loro riscoperta e condivisione è un regalo. Prezioso. Mi sento debitore di Pietro che ha postato questa grezza gemma e chiedo venia se inondo di parole il suo post. Ma la relazione fu galeotta e io, inerme complice. Il Ciucis sarebbe raggiungibile più facilmente dalla normale che diparte dal ricovero Franz. Ma non avrebbe, a parer mio, alcun senso. L'anello proposto da Pietro, per quanto breve e relativamente semplice, non può prescindere dalla prima parte. Qui non si tratta di raggiungere una cima per forza, ma del lasciarsene compenetrare.

Si parte ondeggiando tra maree d'Epimedi, tra le foglie spuntano le prime Neottia Nidus Avis che attendono la giornata buona per aprirsi al sole, con la solita timidezza e discrezione. Il bosco è in fermento e tesse gli azzurri di quel verde acceso, tipico della rinascita dei faiârs, come se ogni foglia fosse una nota, parte di una melodia sincopata, pronta a farsi percuotere da messer sole. Organic jazz, baby! Il Plan dei Portolans lo ricordo bene. T'accoglie con un abbraccio di monti che basterebbe per tutta la giornata. Il ciliegio guardiano ricama di candore il cielo, o almeno così sentenzia la mia compagna di viaggio di fronte al patriarca (ed alla mia vergognosa ignoranza in quel ramo botanico). Dal bosco un uccello è in vena d'imitazioni. Emette un suono stranissimo. Pare un primate intento a dialogar con se stesso. Parton le risate. Scoviamo la traccia, destreggiandoci tra le tante Euforbie delle faggete. Inizia timida. Con quei cumuli di pietre, forse ad indicare la fugace conquista di prati e pascoli ormai svaniti. Nonostante la descrizione millimetrica di Pietro (kapa dol! po slovensko), questo, fin da subito, si rivela un itinerario interiore. Non importa trasformar l'incedere in certezza, non ci si può aspettare autostrade spianate, tracce continue ed inequivoche. Come le antiche mappe della caccia al tesoro. Dei grossi puntini che finiscono con una ics. Tra i due punti scorron decine di linee immaginarie, l'importante è aver cognizione di dove si debba andare. In tutta la giornata incontreremo solo una manciata fettucce. Ma viene quasi la tentazione di portarsele a casa! Indicato il costone ed il canalone giusto, il resto è pura libertà. Un camoscio ha sentito uno dei tanti rami spezzati in un bosco caotico. La salita si fa ripida, le mani si aprono sorridendo e s'inizia ad afferrar ogni cosa, come se si strattonasse un crine, per riuscire ad accarezzarne il capo. Poi quel canalone, che pare un letto di un rio ove l'aere si tuffa a valle. Non c'è vento, ancora, ma usciti dal bosco si respira più a fondo. Una sensazione forte, strana, la coscienza d'esser in mezzo al niente o meglio al centro del tutto, privato del superfluo, dell'antropico. Raggiungiamo un belvedere. Appare di colpo la catena che va dal Picjat al Piombada, con il Verzegnis tutto ad abbronzare il suo pallore invernale. Saliamo l'ultima rampa. Mi fermo spesso, aspettando l'amica di monte, spiluccando cima dopo cima, dalla Mariane fino al Coglians. Mai avrei mai immaginato d'assaporare un panorama così vasto. Ma siamo appena all'inizio. La cima del Ciucis è il paradigma di tutte le vette che vorrei calcare. Spoglie. Quattro sassi ad indicare che si è proprio sulla quella schiena. Nient'altro. Nessuna ostentazione, nessun monumento, nessun cenno di conquista. Non v'è sfregio. Tristemente non è il rispetto alla montagna che ha determinato l'assenza di orpelli, alieni ed ingombranti, ma la relativa assenza di bipedi, trascinati dal bisogno di lasciare il proprio segno od omaggio. Qui, ove nessuno ha pensato di piantare la propria bandierina, mi sento a casa. La mont nus fevele, nus acete, parcè che e sa che come ogni fuee, ogni animâl, ogni rose, larìn vie cence lassâ une olme. Cence puartâi vie nuie. E caso vuole che un monte dal nome buffo, ignorato da tutti/e inondi lo sguardo con ciò che non puoi contenere. Non ho mai fissato uno dei miei grandi amori, la val Alba, da questa prospettiva. Star bassi a volte aiuta e ridimensiona. Poi la dorsale del Sernio, con la scena rubata dalla Grauzaria, le cime del monte Cavallo ricolme di neve e di luce, la dorsale del Plauris che incute reverenza e poi quelle navate parallele: Canin, Montâs, val Dogne! Tutto a portata di sorriso. Dut alì, robât cuntune strente dai voi. Ogni istantanea scattata non vale un attimo del mio girovagar inquieto. Non conta solo il panorama, come ogni passione travolgente, l'importante è ciò che la precede. Il corteggiamento. Nonostante il consiglio di Pietro di scendere comodamente verso ovest, abbiamo puntato diritti verso la forcella. Basta solo calarsi per un salto. In discesa tutto si fa rilassante. Al bivio non ho dubbi, per quanto mi spiaccia non presentare il Franz (ghiri inclusi) alla vittima predestinata dell'escursione, rifuggo ogni gabbia bicolore. Anche se sul costone i segni della forestale siano ben presenti e la traccia sia netta, digradiam nella morbidezza, accompagnati dalla solitudine, da quel silenzio che si fa prezioso alleato. Che fomenta la danza di quella faggeta. Il suo tender le dita alla primavera. L'esser parte di un inno silente, alla vita tutta! Pare strano con una cima così anonima, un dislivello (seppur intenso) molto contenuto, un panorama che dovrei conoscere a menadito, ma oggi non sono andato a camminare, oggi mi sono innamorato, ancora una volta, son ebbro di vita! Al ritorno il pensiero va alla Mogenza Grande. Al vagare fine a se stesso. Una sensazione complementare, totalmente diversa, ma con un comune denominatore, la potenza d'esser soverchiato. Senza chiederti il perché. Senza domande o risposte. Lasciando esondare ciò che tracolma. Prendendo ciò che si può. E custodendolo. Come un bacio rubato. Come una carezza affidata al pensiero, che si fa sospiro, senza sfiorar la dimensione tattile. Come un verso che non puoi comprendere ma che ti rovista l'anima in cassetti di cui ignori il contenuto, che s'apron di rado che rifuggon ordine e razionalità.(24.04.2016)
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