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Traversata in cresta dalla Cuesta Spioleit al Valcalda e poi al Burlat

09-07-2014 14.38
askatasuna askatasuna
Questa due giorni la stavo covando da più di un anno. Essendo, a parte l’inizio fai da te, l’unione di diversi itinerari di SN, e non riuscendo a decidere ove infilarne il diario emozionale, ho pensato di proporla per intero, così come l’ho vissuta, in una relazione ad hoc. Come per il Gran Monte divido “vinilicamente” il racconto in due lati, uno emotivo, l’altro “pragmatico” affinché chi sia puramente alla ricerca di tempistiche o informazioni sullo stato della sentieristica non sia costretto a sviscerarle dal mio vissuto personale.
Allegato: Orchidea mirando hacia Tramonti.JPG
Traversata in cresta dalla Cuesta Spioleit al Valcalda e poi al Burlat
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09-07-2014 14.39
askatasuna askatasuna
Ci tengo a ringraziare due frequentatori virtuali, ossia Mattew e Michela, che con i loro preziosi contributi arricchiscono il sito con diverse proposte salvadies che custodisco nel baule delle future uscite. L’idea di questa scorrazzata è stata alimentata anche dalla loro “chiacchierata a distanza” su queste cimotte (Teglara e Valcalda), che ha fatto prendere il volo al mio fantasticare sulla carta, disegnando nella mente e nel cuore una passeggiata che m’ha sorpreso in ogni profilo. Dislivelli e tempi sono meramente indicativi, a causa delle numerose pause, dell’incedere a volte tranquillo altre più diretto e deciso, alle difficoltà nelle individuazioni dei troi e a diversi tratti che ho scelto di percorrere in verticale e che quindi risultano, tempisticamente, alquanto soggettivi. In tale computo è contenuta anche la seconda salitella al Teglara.
Allegato: Il Valcalda e la sua cresta visto dal Teglara.JPG
Ci tengo a ringraziare due frequentatori virtuali, ossia Mattew e Michela, che con i loro preziosi contributi arricchiscono il sito con diverse proposte salvadies che custodisco nel baule delle future uscite. L’idea di questa scorrazzata è stata alimentat
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09-07-2014 14.40
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EE
Dislivello in salita: 1900 mt circa
Dislivello in discesa: 1850 mt circa
Durata: Circa quindici ore di marcia in due giorni.
Cartografia: Tabacco 013 (1:25.000)


LATO A (pragmatic side)

Primo giorno: dalla cresta Spioleit a quella del Valcalda (04.07.2014)

L’inizio di questa due giorni coincide, come buona parte del secondo giorno, con l’itinerario di SN con protagonista il monte Teglara (Fiori 13). E’ necessario quindi spingersi fino alla fine della val Preone, per ora raggiungibile solamente dal versante di Enemonzo. Dagli Stavoli Piè della Valle (troi 826) diparte la carrareccia indicata da SN che si abbandona prima di sfiorare quota mille, indirizzandoci sulla strada forestale che vira verso sinistra. L’obbiettivo è casera Cueston. Una traccia poco evidente indica l’inizio del troi che, dalla carrareccia, punta verso gli stavoli, divincolandosi in direzione opposta in un bosco inizialmente arioso. Fino alla casera (ruderi con bollo rosso in un mare di ortiche) il percorso è poco evidente ma è caldamente consigliata la caccia al tesoro, lenta e paziente, dei pochi, ma generosi, bolli rossi presenti.
Allegato: I ruderi di casera Cueston.JPG
Difficoltà: EE<br />Dislivello in salita: 1900 mt circa<br />Dislivello in discesa: 1850 mt circa<br />Durata: Circa quindici ore di marcia in due giorni.<br />Cartografia: Tabacco 013 (1:25.000)<br /><br /><br />LATO A (pragmatic side)<br /><br />Primo g
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09-07-2014 14.41
askatasuna askatasuna
Da qui i segnali diventano multicolori. Il sentiero cambia nuovamente direzione dietro ai ruderi, svirgolando a sinistra. L’intenzione era di giungere a forchia bassa per poi percorrere la dorsale. Trovando, presso una successiva oasi di lamiacee, delle rassicuranti bandierine simil-CAI, ho preso, credo, la traccia precedente. Forse una fortuna. Quand’essa dopo un ripido inerpicarsi ed un tratto quasi orizzontale, s’appresta a scendere, mirare al costone boscoso che punta dritto al cielo. Quella schiena s’ha da risalire. Pazientemente. Tira, ma porta senza ulteriori difficoltà sulla cima. Da qui solo cresta, prima facile, poi lievemente articolata dopo la Spioleit, poi nuovamente facile dallo Sciara in avanti. Personalmente ho abdicato l’invitante e spumosa cresta erbosa successiva per verificare l’ipotetico pernottamento in casera. Ma il percorso sulla dorsale, dall’alto, non denota difficoltà alcuna a parte la mancanza di un cammino orizzontale.
Allegato: La spumeggiante cresta dallo Sciara al Valcalda.JPG
Da qui i segnali diventano multicolori. Il sentiero cambia nuovamente direzione dietro ai ruderi, svirgolando a sinistra. L’intenzione era di giungere a forchia bassa per poi percorrere la dorsale. Trovando, presso una successiva oasi di lamiacee, delle r
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09-07-2014 14.41
askatasuna askatasuna
Il tratto successivo fino al Valcalda (troi 826) è delimitato, più che da evanescenti bandierine, dal canalone da percorrere fino a un macigno che indica la virata a sinistra. Da qui tutto è ben indicato e tecnicamente non impegnativo, sempre considerando la valutazione EE dell’itinerario. Il passaggio dal Valcalda al Teglara è una passeggiata erbosa e coccolante. La discesa, ripida ma morbida. Di difficile individuazione il troi per ritornare in casera. Senza altimetro sarei sceso ancora, ho costruito un ometto ad indicare l’intersezione con il sentiero 803. Da qui alla malga preparate le piante dei piedi al regno dell’obliquo. La ricerca delle tracce è stancante. Il troi spesso rovinato. Qui, sì, risulterebbe più comodo per chi ne avesse dimestichezza, una discesa verso la strada o un’interpretazione personale delle linee da tenere. Almeno 1300 mt il dislivello in salita e poco meno di 500 in discesa.


Secondo giorno: dal Teglara al Burlat (05.07.2014)

Risalendo ancora il Teglara e scendendo fino all’ometto di cui sopra ho deciso di proseguire accondiscendendo i desideri dello sguardo, evitando così di perdermi in argonautiche ricerche del troi. Poi, quando sembrerebbe tutto sicuro inizia “the Mateament Kingdom”. Le bandierine superano a fatica l’erba in cui si frappongono rododendri, arbusti, tutti in un incidere decisamente obliquo che i miei piedi han sopportato a stento. I saliscendi son continui e spesso le tracce di ungulati invogliano all’errore. Guai però a tentare di assecondare ipotetici troi personali. Fino all’intaglio roccioso è obbligatorio ricercare pedissequamente i segni che fan capolino dalle pietre. Le pendici del Teglara son meno docili di quel che sembrano e il passaggio verso i Chiadins, univoco.
Allegato: Dal canalone ai Chiadins.JPG
Il tratto successivo fino al Valcalda (troi 826) è delimitato, più che da evanescenti bandierine, dal canalone da percorrere fino a un macigno che indica la virata a sinistra. Da qui tutto è ben indicato e tecnicamente non impegnativo, sempre considerando
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09-07-2014 14.42
askatasuna askatasuna
La discesa è caratterizzata da un canalone friabile che ormai ha mangiato il troi. La neve presente obbliga poi a disegnarsi la traccia che deve comunque rimanere alta. Sotto il costone roccioso che sovrasta la conca detritica i segnavia ritornano chiari. Una volta approssimati al bosco la sorpresa: falcidiato dall’inverno è diventato una giungla di schianti. Dubitando sulla sua percorrenza ho preferito tagliare in verticale raccordandomi alla cresta in una salita che risulta quantomeno erta, anche se effettuata in leggera diagonale. Sulla dorsale l’erba alta disturba ma il cammino è chiaro. La discesa è l’unico momento di riposo che concede il secondo giorno (anche se ho mancato il bivio scovando in cambio due galli forcelli). Da qui, passare le due Pezzeit e seguir la strada forestale è puro rilassamento muscolare. Sotto i 600 mt il dislivello della salita e vicino ai 1400 quello della discesa (incluso il bis teglaresco).


Punti d’appoggio:

Unico punto d’appoggio possibile per questa due giorni (o, volendo, per compiere solo la prima parte con pernottamento in quota) risulta casera Teglara (1573m). Appisolata tra le verdi braccia dello Sciara e stretta al petto del Teglara. Essa risulta più spartana della confortevole malga Pezzeit di Sotto. Quest’ultima però è poco fruibile nell’ottica dell’anello ivi proposto.
Allegato: Casere Teglara e la so scune di arbe.JPG
La discesa è caratterizzata da un canalone friabile che ormai ha mangiato il troi. La neve presente obbliga poi a disegnarsi la traccia che deve comunque rimanere alta. Sotto il costone roccioso che sovrasta la conca detritica i segnavia ritornano chiari.
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09-07-2014 14.43
askatasuna askatasuna
Casera Teglara è divisa internamente in due settori. Il primo, di sinistra, dedicato alla monticatura, ospita una piccola stanza-cucina per i pastori e al piano superiore lo spazio per i materassi. L’altra ala, una grande stanza con caminetto e, al piano superiore, due brande e tre materassi poco invitanti ma comodi. Da segnalare l’assoluta mancanza di rifornimenti d’acqua lungo tutto il percorso, fatta eccezione per quella piovana di raccolta, presente in entrambe le malghe menzionate. Quindi, ancora una volta, è necessario pianificare l’indipendenza totale per ciò che concerne attrezzature, cibarie e liquidi.


Note a margine:


Non avrei mai pensato di emozionarmi a tal punto. Quest’itinerario ha soggiogato il mio sentire, facendo passare in secondo piano ogni difficoltà o scomodità incontrata. Il periodo giusto per percorrerlo è per me un’incognita visto che le fioriture inenarrabili che ho incontrato, annichiliscono ogni ipotesi che si discosti da questa particolare stagione. La prima giornata, dura, premia ogni singola goccia di sudore. Si rimbalza di dorsale in dorsale, potendo ammirare da ognuna l’incredibile meraviglia che ci aspetta o che s’è già percorsa. Il panorama, in giornate terse, è troppo ampio da immaginare per delle cime così modeste. Se si volesse evitare la seconda, scomoda tranche (mutevole secondo me di anno in anno), ci si può focalizzare sulla prima. Percorrendola integralmente in una lunga ed impegnativa camminata o pernottando in casera. Tenendo però in conto che questa può ospitare un numero limitato di persone e che, in caso di monticatura, vige l’obbligo di rispetto verso chi, quei luoghi sognanti, li vive come fatica e non come appagamento sensoriale.



LATO B (emotional side)


L’amore per mappe e cartine varie è un’inconsapevole eredità rubata a mio padre. O forse, entrambi, l’abbiam coltivata con il bimbo che vive, con intensità e modalità diverse, in ognuno di noi. Viaggiar con le dita e con la mente, immaginando percorsi e fantasticando su ipotetici tragitti del cuore. Come se si potesse saltellar di cresta in cresta, di valle in valle. Come se tutto quel verde fosse morbido e invitante. Come se l’immaginario potesse essere reale. Questa due giorni entra in questo gioco. Anche se quasi tutta nota e descritta, appartiene a questo mondo. Alla fantasia. Pronta ad infrangersi contro la dura realtà che natura impone.
Allegato: La cresta verso la Spioleit e lo Sciara.JPG
Casera Teglara è divisa internamente in due settori. Il primo, di sinistra, dedicato alla monticatura, ospita una piccola stanza-cucina per i pastori e al piano superiore lo spazio per i materassi. L’altra ala, una grande stanza con caminetto e, al piano
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09-07-2014 14.44
askatasuna askatasuna
E invece no! Sul rocchetto della vita, tutto è filato liscio, senza garbugli o strappi inattesi. Qualche volta la tessitura è stata più grossolana del previsto, ma l’arazzo finale mi rimarrà impresso trama per trama, ordito per ordito. Una delle coperte emozionali con cui mi scalderò negli inverni, attendendo il risvegliarsi dei prati per ripercorrerla, punto dopo punto, respirando il lavoro d’uncinetto che solo la primavera può tessere, con la sapienza e l’amore d’una madre che continua, anno dopo anno, ad accudire tutti i suoi colori.


PRIME ZORNADE (dalla Spioleit al Teglara) - 04.07.2014


Con l'animo scodinzolante cerco la mia forestale mentre mille domande passano come i mosconi che sfrecciano da un prato all'altro: chissà se poi troverò le tracce di cui ho bisogno, se casera Teglara mi offrirà ospitalità e se quel tendine che arriva al tallone si sta per infiammare dopo tre giorni che è tirato come corda d'arco. Fra un Verbasco nero e una Campanula i pensieri svolazzano via, cammino piano, senza sforzare, imponendo il sorriso alle articolazioni stesse. Se non trovassi la traccia tirerei su dritto a naso, una parte di me quasi quasi lo desidererebbe. Individuo a fatica l’incipit per casera Cueston e, con gran sorpresa, appaiono dei bolli rossi qua e là. Li seguo, in un bosco che respira, lo si sente, qui, il silenzio. O meglio la miriadi di suoni sussurrati che si sostituiscono a quelli che ti aspetti. Tra questi faggi, presenza e odore umano scemano, lasciando sfogo ai veri abitanti, come una capriola (quant’è bello chiamarla così!) con i suoi due piccoli che dopo aver percepito la minaccia odorosa, rifugge per istinto ancor prima di individuarmi. La ricerca dei bolli continua come caccia al tesoro fino a casera Cueston. O meglio, ai suoi muretti, ultimi inni alla sua memoria popolati da una selva di ortiche. Seguire fino a qui l'esile filo d'Arianna tra le foglie e le scie che esse disegnano per depistarmi (con ungulatesco aiuto) non è impresa improba, ma richiede attenzione e pazienza. Dai ruderi tutto è più facile. Appaiono segnavia multicolore che ricordano quelli della vicina Costa Paladin. Un arlecchinaggio che rende tutto più leggero fino ad un altro groviglio di lamiacee. Qui trovo delle bandierine simil CAI che tirano su dritte per il bosco. Le seguo convinto d'esser già a forchia Bassa. In realtà disegnano una salita ripida senza alcuna facilitazione reale nell'incedere. Sbuffo, mentre un camoscio fugge istintivamente verso l'alto per poi ripiegare in discesa vedendomi sopra di lui. Capisco d'aver imboccato il bivio precedente quando il troi inizia a scendere. Mi fermo, è ora di puntare alla cresta. Proprio ove il troi accenna a digradare, un costone punta dritto al cielo. Lo seguo.
Allegato: Il costone boscoso prima ed erboso poi che porta in cresta.JPG
E invece no! Sul rocchetto della vita, tutto è filato liscio, senza garbugli o strappi inattesi. Qualche volta la tessitura è stata più grossolana del previsto, ma l’arazzo finale mi rimarrà impresso trama per trama, ordito per ordito. Una delle coperte e
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09-07-2014 14.45
askatasuna askatasuna
Tira bene il boschetto, come il tendine, ma con calma mi rilasso e continuo imperterrito sfiorando la “starloccaggine” acuta. Poi gli alberi si fan da parte e in pochi metri esplode un giardino botanico dalla varietà inusitata. In un’area ridottissima si lascian spazio colori e colori, sormontandosi, intersecando le fragranze, rendendo aereo il passo. Disciplinato, non alzo lo sguardo da terra, voglio godermi fino in fondo l’infinito che spalancherà le porte una volta in cima. Sono in cresta. Il costone, visto dal Teglara mi farà sorridere… A tire! Anche se non sarà nulla in confronto a ciò che m’aspetterà il giorno dopo. Ma intanto inizio a girarmi ed esplodo, a ridere, a piangere, a prendere tutto ciò che il cuore permette di incamerare. Impossibile descrivere ciò che mi si para davanti. Tutto lì. Tutto ora. Cammino intontito tra le ravanate degli ungulati che scorazzano con uno zoccolo su di un versante e uno nell’altro.
Allegato: La cresta della Spioleit vista dal Valcalda.JPG
Tira bene il boschetto, come il tendine, ma con calma mi rilasso e continuo imperterrito sfiorando la “starloccaggine” acuta. Poi gli alberi si fan da parte e in pochi metri esplode un giardino botanico dalla varietà inusitata. In un’area ridottissima si
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09-07-2014 14.45
askatasuna askatasuna
Mangio con gli occhi la val di Cuna, nascosta tra le dorsali che la proteggono. Un Verzegnis statuario fa la guardia ad una val Preone in fiore e lo sguardo scivola veloce penetrando il canale di Gorto come uno Sputnik, scontrandosi contro il muraglione del Coglians. Casera Teglara è accoccolata sotto il Valcalda. Una macchia bianca. Zummo… Un pick-up. Monticata? Riuscirò a trovare un posto per il sacco a pelo? Pensieri veloci come rondoni, troppo mi si para davanti per soffermarmi su questioni pratiche. La cresta è gentile fino alla Cuesta Spioleit, poi si fa più articolata. Passo sicuro, lentezza e un minimo d’esperienza fan godere appieno di tale meraviglia senza impensierire per l’esposizione dei dirupi meridionali. Ho la mia due giorni di fronte, le curve delle cime accarezzano la vista, le orchidee l’olfatto. Le fioriture sono infinite scintille che si susseguono senza pausa. Mi rendo conto di calpestare una tela che sorprenderebbe qualsiasi impressionista. Il lago di Tramonti pare allungarsi fino alle pendici che cavalco. Nel mentre m’accorgo che il tendine s’è sbloccato, perdendosi anche lui nell’estasi profonda.
Allegato: La cresta della Spioleit vista dallo Sciara.JPG
Mangio con gli occhi la val di Cuna, nascosta tra le dorsali che la proteggono. Un Verzegnis statuario fa la guardia ad una val Preone in fiore e lo sguardo scivola veloce penetrando il canale di Gorto come uno Sputnik, scontrandosi contro il muraglione d
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09-07-2014 14.47
askatasuna askatasuna
Dallo Sciara diventa tutto elementare, scendo fino al Cristo per poi puntare alla casera. Abbandono il progetto di continuare sulla facile e ondosa dorsale erbosa, per verificare ipotesi nannose. L’inaspettato nasconde i suoi tesori. Una coppia di Lino delle Alpi, albina! Che gioia! Giunto alla malga la trovo divisa in due parti. Una, vuota, l’altra piena zeppa di provviste, taniche, salsa, pane vecchio, borsoni, generatore e quant’altro. Mi sento come un estraneo invadente. Non so che fare. Pensavo di abbandonare il grosso del peso dello zaino per proseguire verso il Valcalda ma non trovo nessuno a cui chiedere permesso. Per rispetto decido di puntare alla prossima vetta pensando eventualmente di dormire a malga Pezzeit. La mia fortuna è stata di scorgere Cristian quando ormai puntavo alla selletta successiva. Ridiscendo velocemente e lo chiamo, è con Gaia, un Border Collie che respira felicità governando assieme a due umani un gregge di 350 pecore, per ora stanziate alle stalle Gardelin, sull’altro versante. Cristian, romeno montebellunese, mi taglia in due pezzi. Parlando della sua realtà. Di come il lavoro di pastore (che eufemisticamente potremmo definire duro) gli serva per poter sopravvivere il resto dell’anno come operaio a 300 euro nella sua terra. Parlo con gli occhi mentre mi rincuora sulla possibilità di dormire in un ricovero che ospita due volte la settimana anche i cacciatori. Lui è “passato” solo per far mangiare Gaia e bere un caffè, poi torna alle stalle, dove, con voce incredula, mi sussurra, c’è addirittura la corrente! Ci si abbraccia con lo sguardo per poi dividerci sul troi.
Allegato: Camino hacia el Valcalda.JPG
Dallo Sciara diventa tutto elementare, scendo fino al Cristo per poi puntare alla casera. Abbandono il progetto di continuare sulla facile e ondosa dorsale erbosa, per verificare ipotesi nannose. L’inaspettato nasconde i suoi tesori. Una coppia di Lino de
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09-07-2014 14.47
askatasuna askatasuna
Troi? Self service. Puntate a piacimento il canalone fino all’enorme macigno, segno che è ora di svoltare a sinistra per riaccrestarsi nuovamente. Tecnicamente, da qui, il Valcalda si raggiunge senza alcun problema e in piena sicurezza (tenendo ben in conto come tutto l’itinerario sia rigorosamente EE). In cima si srotola un mondo. Un balcone sull’ovunque, enormi scogli verdastri da un lato, dall’altro ampie vallate che, lasciando libero il serpeggiare degli occhi, s’insinuano fra altrettante elevazioni ed infine la parte orientale. Che taglia corto. Segando il fiato e lo sguardo su di un inerpicarsi roccioso di muraglie dietro muraglie dietro muraglie, fino ai giganti dolomitici. Quando l’emozione si calma, facendo rientrare i battiti del cuore alla normalità, l’occhio si riesce a posare, finalmente, sulle vicinanze. Sulle verdi morbidezze paffute che scendono alla casera, sul corno del Burlat che m’aspetta, sulla cresta che s’è incredibilmente percorsa la mattina. Infine, sulla croce. Rossa. Deformata. Inevitabilmente il suo nuovo profilo mi richiama alla mente la stella delle Brigate Internazionali antifranchiste che accorsero in Spagna nel 1936. Strani giochi questi, tra fulminei fabbri e immaginifici personali. Quando mi riprendo emozionalmente inizio a puntare al Teglara. Rocce vivaci crescono dentro altre rocce grigiastre, striature pietrose s’appoggiano l’un l’altra lasciandosi ammirare e poi fiori, fiori, fiori! Genziane maggiori spuntano come fari ad illuminar la via. Fino alla cima del Teglara. Altro spuntino dell’anima. La discesa da qui è ripida ma soprattutto morbida e ciuffosa. Unico inconveniente è capire quando essa interseca un troi divorato dal verde, inesistente. Farò un ometto per evitare ad altri la mia tentazione di continuare a scendere fino a Preone. Fortunatamente, l’altimetro mi blocca in tempo, facilitandomi l’individuazione del sentiero.
Allegato: Troi 803 di ritorno a casera Teglara.JPG
Troi? Self service. Puntate a piacimento il canalone fino all’enorme macigno, segno che è ora di svoltare a sinistra per riaccrestarsi nuovamente. Tecnicamente, da qui, il Valcalda si raggiunge senza alcun problema e in piena sicurezza (tenendo ben in con
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09-07-2014 14.48
askatasuna askatasuna
Sentiero? Ah ah ah! Sentiero… Un obliquo susseguirsi di rari segni che sottolineano solo la mancanza di un cammino e/o la sua scomodità. Riottoso di suo e rovinato dall’inverno. Lo perdo, lo ritrovo, lo invento, fino a decidermi a trovar le mie linee. Solo la stanchezza mi blocca da una discesa diretta sulla strada della casera. Una volta lì abdico letture o scritture varie, sono le cinque passate, sto scorazzando dalle otto. Ora d’organizzar la notte e gli anfratti interiori ove riporre tutte le meraviglie annusate, guardate, sentite. In una delle mie più belle giornate passate tra i monti.


SECONDE ZORNADE (da casera Teglara al Burlat)- 05.07.2014


Mi sveglio innamorato della vita. Riprendo a camminare ostinato nel seguire il troi. Pochi minuti per capire che ha poco senso. Parto dritto a cercar le balconate rocciose curiosando le fioriture per raccordarmi direttamente alla cresta che sale al Teglara. Devo ritornare tra i sassi della cima! Di mattina, presto, questa scioglie ogni resistenza assonnata facendo esondare l’emotività ad ogni rimirar degli occhi.
Allegato: Burlat by morning.JPG
Sentiero? Ah ah ah! Sentiero… Un obliquo susseguirsi di rari segni che sottolineano solo la mancanza di un cammino e/o la sua scomodità. Riottoso di suo e rovinato dall’inverno. Lo perdo, lo ritrovo, lo invento, fino a decidermi a trovar le mie linee. Sol
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09-07-2014 14.49
askatasuna askatasuna
Terminata la scorta di sorrisi ridiscendo fermandomi all’ometto costruito il giorno prima, per seguire un troi che immagino sicuro. Che ilarità! La traccia tratteggiata nera, in confronto, era un’autostrada! Da qui è mateamento puro. Saliscendi improvvisati, fraintendimenti di traccia, svirgolamenti obliqui, calpestii erbosi e arbustevoli rendono l’incedere a dir poco scomodo. Sulla Tabacco questo sentiero andrebbe segnato a puntini o addirittura presa in considerazione la sua dismissione. Quel tratteggio che da sicurezza e conforto da qui in poi è un bluff. Itinerario da articolazioni in titanio, vista d’aquila e piante dei piedi in ghisa. Ma guai a pensare a tagli fai da te! Le dirupate pendici del Teglara non perdonano, quindi pazienza e pazienza. Obbligatoria, ancora una volta, la caccia al tesoro. Fino all’intaglio che presenta una conca detritica segnata dai lavinali. La discesa è friabile, del troi non c’è quasi traccia. Scendendo con attenzione e zaino carico, lambisco la neve e mi tengo alto. Mantengo la solidità psichica sognando la recensione di SN che promette un terreno orizzontale più avanti. Poi arrivo al bosco. Eh Eh.. . ovviamente è frastornato dagli schianti! Mi giro verso il canalino appena disceso, serro gli occhi e ringhio, mi giro verso il bosco che mi si para davanti e faccio lo stesso. Poi via. Su, per la direttissima.
Allegato: Vertical Cuts dal bosco alla cresta del Burlat.JPG
Terminata la scorta di sorrisi ridiscendo fermandomi all’ometto costruito il giorno prima, per seguire un troi che immagino sicuro. Che ilarità! La traccia tratteggiata nera, in confronto, era un’autostrada! Da qui è mateamento puro. Saliscendi improvvisa
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09-07-2014 14.49
askatasuna askatasuna
Una verticale erbosa che mi porta sulla cresta del Burlat (da qui riferirsi all’itinerario Vento 13). Mateare nel bosco sarebbe stato peggio. Qui curioso tra le rocce. Rapisco gli odori che il vento reffola vicino al naso. Impressiona osservare il tratto detritico appena superato e, oramai sulla dorsale, il pendio tranciato in verticale. Poi è tutto un districarsi tra le erbe che giocano a fuorviare i passi, a precipitazioni plantari improvvise, a equilibri inattesi. Fino alla scelta. Non ho dubbi sull’opzione B! La parete rocciosa è come un premio per chi è gatto in salita e foca in discesa. Quindi su! Fino ad assaporare una cima che avevo visitato in occasione di una densa fumata.
Allegato: Burlat. Opzione B.JPG
Una verticale erbosa che mi porta sulla cresta del Burlat (da qui riferirsi all’itinerario Vento 13). Mateare nel bosco sarebbe stato peggio. Qui curioso tra le rocce. Rapisco gli odori che il vento reffola vicino al naso. Impressiona osservare il tratto
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09-07-2014 14.50
askatasuna askatasuna
Ora invece appare in tutta la sua poderosa bellezza. Mi sembra di volare, cima per cima, mentre incredulo osservo da dove son venuto. Altro che barrette energetiche! Respirare il cielo reintegra i sali emozionali come null’altro! La discesa è lenta, pacata, curiosa. Spavento una coppia di galli forcelli ciccioni e poi altri innamorati caprioleschi. Fino al dissetante tuffo nelle praterie di Malga Pezzeit di sopra. Da provare. I polmoni aspirano l’indecifrabile universo delle essenze con piante alte fino al petto. Viene voglia di proseguire a stile libero, o meglio, a dorso. Un mare ondeggiante di vita! Spumoso, rumoreggiante al passo, avvolgente allo sguardo, fa galleggiare i sentimenti. Arrivo emozionalmente liquefatto al rifugio Pezzeit, riprendendo lenta una carrareccia verso gli stavoli che seppur eterna, servirà per digerire i turbinii che mi han sdrondenato oltre ogni prospettiva (troi 802/826).
Allegato: Il canalino friabile e la conca detritica.JPG
Ora invece appare in tutta la sua poderosa bellezza. Mi sembra di volare, cima per cima, mentre incredulo osservo da dove son venuto. Altro che barrette energetiche! Respirare il cielo reintegra i sali emozionali come null’altro! La discesa è lenta, pacat
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09-07-2014 14.50
askatasuna askatasuna
La prima giornata rimarrà incisa per sempre nel mio sentire, angoli che ripercorrerò spesso, spero, e che auguro di percorrere a tutte e tutti. La seconda seppur intensa ed emozionante, è stata caratterizzata da un troi 803 malagevole podologicamente e non solo. La sua manutenzione è utopica e nulla è imputabile ai generosi volontari CAI. Le pietre s’abbassano timide tra l’erba e le segnalazioni sono ingestibili. Disseminare di paletti queste pendici o raddrizzare la naturale diagonalità di questi dirupi non avrebbe alcun senso. Un troi spesso ha bisogno d’esser lasciato in pace. Accettato per com’è. Come noi. Per questo sarebbe più consono punteggiarlo sulla carta o dismettere il troi stesso. D’altronde non è per nulla obbligatorio (né auspicabile) che l’andar per monti sia sempre come camminar per giardini. Basta saperlo (e segnalarlo) sposando, se consenzienti, un amante dal carattere difficile ma dai lineamenti e dall’anima sinuosa e profonda. Quel tratteggio rosso, ora, chiede, a parer mio, d’esser restituito al Teglara stesso, con umiltà e amore incondizionato, senza pretesa alcuna che quella di percorrerlo sottovoce, accettandone i tanti pregi e i pochi difetti, rilevabili solo dai nostri, fragili, piedi umani.
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09-07-2014 16.17
marco.raibl marco.raibl
Un altro colpo da maestro.Mi sa che sei portato a questo mestiere.Bravo
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09-07-2014 17.37
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
Grande !! Un unica precisazione la cresta del Valcalda è quella che da monte Valcalda q.1908 passa per monte Valcalda da nord q 1884 per fil di cresta fino a raggiungere forca di Sopareit 1480 metri circa.
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09-07-2014 21.00
loredana.bergagna loredana.bergagna
Senza parole...!!!
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10-07-2014 16.12
michela michela
Bella relazione che rende bene la magia di questi luoghi... mi fa venire voglia di tornarci, per curiosare nel catino più in alto, quando la neve sarà tutta sparita.
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16-07-2014 22.03
lorenzo78 lorenzo78
Complimenti e grazie di renderci noti questi posti immeritatamente trascurati,W la mont
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