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Traversata della catena del Gran Monte. Da Micottis a Kobarid in tre giorni

14-05-2014 21.26
askatasuna askatasuna
Finalmente mi son deciso a vagabondare sull’infinita dorsale del Gran Monte, concretizzando un sogno, saziando gli occhi ed assecondando i sospiri che essa mi provocava (e che ancora mi provoca). Un commento di Marco ha riacceso le polveri del mio entusiasmo spingendomi a percorrerla non più in parte (in una due giorni) bensì in tre, nella sua interezza, da Micottis a Kobarid. 35 chilometri di cresta che, con zigzaganze e saliscendi vari, supera i 40. Scrivo questa relazione per condividerne le emozioni così come le specifiche, affinchè possano esser d’utilità a chi voglia percorrere la traversata anche solo in parte. Divido la relazione in emotiva e “pragmatica” (non oso definirla tecnica per mancanza delle conoscenze necessarie) affinché chi ne usufruisca non sia costretto a tediarsi con sensibilità soggettive.

Difficoltà: Escursionisti Esperti
Dislivello in salita: 2100 metri circa
Dislivello in discesa: 2300 metri circa
Durata: Circa una ventina d'ore di marcia in tre giorni
Cartografia: Tabacco 026 e 041 (1:25.000) e Posocje (1:40.000) ed. Kartografija
Allegato: 3.Cima ufficiosa Stol.JPG
Traversata della catena del Gran Monte. Da Micottis a Kobarid in tre giorni
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14-05-2014 21.28
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side).


Primo giorno: da Micottis al ricovero Montemaggiore (04.05.2014).

Si segua la strada senza uscita che diparte sulla sinistra, presso l’ultima curva del paese. Essa porta ad un’ancona e ad un lavatoio (ove si parcheggia). Superata l’ultima abitazione, sulla destra, di fronte ad un recente franamento, ha origine il troi. La traccia evidente, anche se non bollinata, sfiora spesso una recinzione che si oltrepassa in corrispondenza di un cancello dopo quota 800. Passato il rio Malischiac in breve si raggiunge la croce del monte Tanarobo (960mt). Quindi si continua per la traccia che segue a sinistra, poco dopo il cammino è “chiaro”. Si abbandona il troi che prosegue verso la val di Musi per affrontare il ripido costone erboso che sale a destra.
Allegato: 1.Occhi a terra please. il crinale del Mali Varh visto dalla croce.JPG
LATO A (pragmatic side).<br /><br /><br />Primo giorno: da Micottis al ricovero Montemaggiore (04.05.2014).<br /><br />Si segua la strada senza uscita che diparte sulla sinistra, presso l’ultima curva del paese. Essa porta ad un’ancona e ad un lavatoio (o
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14-05-2014 21.29
askatasuna askatasuna
Senza scampo. Guardare in alto non conviene. Divertitevi a salire come volete: dritti come fusette, zigzagando ondeggianti o a capriole. L’importante è non portarsi troppo verso alberi e roccette da lasciare sulla sinistra. Una volta raggiunto il Mali Varh (1466mt) si è a cavallo. La traccia di cresta è facile ed evidente e porta prima al Contesa (1518mt-antenna e baracca) allacciandosi poi al troi descritto dagli itinerari di SN (Vento 33 prima e Fiori 37 poi) fino al ricovero Montemaggiore. Questa prima tappa, è durata circa otto ore (tre la sola salita al Contesa). Da considerare la mancanza assoluta di fretta e soprattutto come il tutto cambi radicalmente indossando uno zaino sfiorante i 20 Kg. Il dislivello in salita è di circa 1200mt, meno di 200 quello in discesa.
Allegato: 1.La cresta verso il Contesa.JPG
Senza scampo. Guardare in alto non conviene. Divertitevi a salire come volete: dritti come fusette, zigzagando ondeggianti o a capriole. L’importante è non portarsi troppo verso alberi e roccette da lasciare sulla sinistra. Una volta raggiunto il Mali Var
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14-05-2014 21.31
askatasuna askatasuna
Secondo giorno: dal ricovero Montemaggiore al bivacco Pod Muzcem (05.05.2014).

Valgano fino alla sella di Rio Bianco le indicazioni di SN. Il tratto successivo è ben segnalato dalle bandierine slovene, anche se, sviluppandosi a tratti in cresta (erbosa o mughettata) e a tratti nella faggeta, è necessaria maggior attenzione per seguirne il percorso, soprattutto in una stagione ove foglie e neve ne celano il tracciato. Con cautela è consigliabile curiosare sui dirupi che caratterizzano il divallamento in Slovenia. Il troi stesso spesso si avvicina a “delicati” balconi che permettono d’ammirare l’erosione delle pareti. Con piacevoli saliscendi si raggiunge in breve il meraviglioso bivacco posto fra i due Muzec.
Allegato: 2.Da dove sè venuti da Punta Lausciovizza.JPG
Secondo giorno: dal ricovero Montemaggiore al bivacco Pod Muzcem (05.05.2014).<br /><br />Valgano fino alla sella di Rio Bianco le indicazioni di SN. Il tratto successivo è ben segnalato dalle bandierine slovene, anche se, sviluppandosi a tratti in cresta
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14-05-2014 21.32
askatasuna askatasuna
Senza fretta alcuna e con i segni della stanchezza del giorno precedente vi ho messo cinque ore scarse, ma ne basterebbero meno di quattro. Il dislivello in salita è intorno ai 600 mt, quello in discesa 450. Difficoltà tecniche particolari non ve ne sono, se non qualche pezzo maggiormente esposto ed un'incedere un po’ più selvatico rispetto alla cresta italiana che alterna roccette, crinali erbosi ed ampi plateau.
Allegato: 2.Way to Stol da Punta Montemaggiore.JPG
Senza fretta alcuna e con i segni della stanchezza del giorno precedente vi ho messo cinque ore scarse, ma ne basterebbero meno di quattro. Il dislivello in salita è intorno ai 600 mt, quello in discesa 450. Difficoltà tecniche particolari non ve ne sono,
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14-05-2014 21.32
askatasuna askatasuna
Terzo giorno: dal bivacco Pod Muzcem a Kobarid (06.05.2014).

Tappa dura. Dalla cartina sembra lunga, ma fidatevi, in realtà è luuuuuunga. I tratti nella mugheta del Puntarčič sorprendono. La traccia è evidente ma i mughi vi abbracceranno per un bel po’, senza graffiare, aumentando la selvatichezza del percorso. Il Kobariški Stol (da non confondere con l'omonimo delle Karavanke) si raggiunge in un paio d’ore con un dislivello di 350mt in salita e 160 in discesa.
Allegato: 3.Searching for Briniza dallo Stol.JPG
Terzo giorno: dal bivacco Pod Muzcem a Kobarid (06.05.2014).<br /><br />Tappa dura. Dalla cartina sembra lunga, ma fidatevi, in realtà è luuuuuunga. I tratti nella mugheta del Puntarčič sorprendono. La traccia è evidente ma i mughi vi abbracceranno per un
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14-05-2014 21.33
askatasuna askatasuna
Anche qui alcuni punti risultano esposti (tra gli altri la salita finale allo Stol), ma superati i tratti aerei ed affilati del Briniza, anche questi non dovrebbero causare patemi, dovendoli, tra l’altro, affrontare quasi tutti in salita. Un volta in cima, gran calma. E’ d’obbligo sciogliere l’anima godendo di ogni angolazione del panorama e caricarsi per affrontare una discesa di quasi 1500mt di dislivello. Eterna. Il primo tratto dallo Stol è scomodo per il terreno pietroso, poi la lunga mulattiera di pietrisco, alcuni saliscendi beffardi passando per stupende praterie ed un bosco fitto, a volte ripido in cui la concentrazione dev’essere massima (per la stanchezza). Dallo Stol, ci ho messo sei ore a buon passo.


Punti d’appoggio:

I due ricoveri utilizzati in questa traversata sono stati il ricovero Montemaggiore (1468mt) e il bivacco Pod Muzcem (1550mt) e risultano sempre aperti. Enorme il primo, intimo il secondo. Entrambi sono dotati di coperte, il primo è diviso su due piani, sopra, in una camerata enorme, vi si trovano otto reti con materassi e spazio in abbondanza per ulteriori escursionisti. Al piano inferiore due grandi stanze: una dotata di spolert, lavello, tavolo e sedie, mentre l’altra di stufa a legna (inutile nelle stagioni fredde vista l’ampiezza degli ambienti). Presenti anche dei bagni, chiusi con antigelo fino a primavera inoltrata.
Allegato: 1.Ricovero-Rifugio Montemaggiore.JPG
Anche qui alcuni punti risultano esposti (tra gli altri la salita finale allo Stol), ma superati i tratti aerei ed affilati del Briniza, anche questi non dovrebbero causare patemi, dovendoli, tra l’altro, affrontare quasi tutti in salita. Un volta in cima
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14-05-2014 21.34
askatasuna askatasuna
Il bivacco tra i Muzec, piccolo piccolo, lamierato esternamente e internamente interamente in legno, è dotato di quattro posti su gommapiuma e tavolaccio. Un terzo bivacco (Hlek) è adagiato tra verdi prati a quota 1225, dopo lo Stol in direzione Kobarid. Piccola baita in pietra, splendidamente arredata, consente il pernottamento nello stretto sottotetto. Ulteriori informazioni sui bivacchi sloveni possono essere reperite nei siti: http://www.hribi.net/ e http://www.pzs.si
Allegato: 2.Scune di Len Pod Muzcem.JPG
Il bivacco tra i Muzec, piccolo piccolo, lamierato esternamente e internamente interamente in legno, è dotato di quattro posti su gommapiuma e tavolaccio. Un terzo bivacco (Hlek) è adagiato tra verdi prati a quota 1225, dopo lo Stol in direzione Kobarid.
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14-05-2014 21.34
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Splendido itinerario di cui non bisogna sottovalutare lunghezza e dislivello, non tanto in termini assoluti, ma relazionati a due fattori specifici: il peso dello zaino e la mancanza assoluta di rifornimento d’acqua (anche se dalla tarda primavera il ricovero Montemaggiore è gestito nel fine settimana). Personalmente ho portato con me solo tre litri da rabboccare quotidianamente attraverso la trasformazione della neve in acqua con un fornelletto. Ma la neve, indispensabile alleata in questo caso, può anche diventar ostacolo insormontabile in certi tratti delicati ed esposti. Dovendo essere completamente indipendenti, il peso dello zaino diventa “importante” e chi, come me, è poco abituato e fisicamente non proprio robusto, inizialmente ne risentirà in equilibrio e sicurezza, vedendo aumentare lo sforzo, soprattutto su pendii abbastanza verticali come quello di Micottis. Ma dopo il cuarp a si tare ben di bessôl… La lunga traversata è in parte descritta in: http://www.summitpost.org/crossing-gran-monte-stol-range/427298. Ovviamente il senso di marcia (così come lunghezza e tappe) sono soggettive. Nel mio caso ho rinunciato all’idea originaria di partire da Kobarid giungendo in autobus da Nova Gorica per evitare la ripida discesa verso Micottis alla fine della traversata, quando mente e corpo iniziano a lasciarsi andare. In ogni caso la cresta consente numerosi ripiegamenti essendo solcata da diversi sentieri in entrambi i versanti. Scusa perfetta per perdersi a fantasticare sulla cartina, disegnando il proprio itinerario, cullandolo ed arricchendolo per un po’, prima di dargli forma e vita.
Allegato: 3.Sua maestà Kanin dallo Stol.JPG
Note a margine:<br /><br />Splendido itinerario di cui non bisogna sottovalutare lunghezza e dislivello, non tanto in termini assoluti, ma relazionati a due fattori specifici: il peso dello zaino e la mancanza assoluta di rifornimento d’acqua (anche se da
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14-05-2014 21.35
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side).

Dai miei primi passi montani, uno dei sogni che ho cullato di più era il "rotolarmi" sulla cresta del Gran Monte, sempre lì a farsi ammirare, splendido in ogni profilo. Per diverse ragioni mi è sempre sfuggito, alimentando ancor più immaginazione e sentire. Quante volte mi son perso a guardarlo da lontano! e altre ancora aprendo le cartine, seguendo piano piano, con il dito, il suo scorrere. Immaginandomi lì, a cavallo del vento, abbracciando tutti i colori dei suoi fianchi. Quella docile muraglia mi ha sempre sussurrato morbidezza. Una verde dolcezza ancor più evidente se comparata ai vicini Musoni. Quel regno di pietra dalla verticalità severa, senza compromessi o debolezze, è anticipato da una tenera sinuosità che pare senza fine. Dalla lontana pianura essa rimane quasi celata, sembrando parte dei Musi stessi. Ma quando ti avvicini si staglia con tutta la sua verde, infinita poesia. Il progetto iniziale comprendeva una due giorni dal Briniza allo Stol, poi il post di Marco. Il detonatore che mi serviva, svelandomi l’unico tratto ignoto, quello di Micottis. Una decisione presa su due piedi, senza calcoli o pensieri, con entusiasmo amoroso. Così colgo la prima occasione. Dormo sei ore. Male. Un sonno agitato, con la testa che macina e il cuore che batte. Un’inquietudine positiva, immaginifica ma timorosa allo stesso tempo. Come i sonni degli innamorati. Finalmente domani ci vedremo e potrò accarezzare quei prati che prima sfioravo solo con gli occhi, seguendone ipnoticamente i mansueti saliscendi...



Prime zornade.

Alle 8.30 parto da Micottis. I primi passi sono “traumatici”, fisicamente non sto benissimo ed inoltre non sono abituato a uno zaino di 20 kg. Quei 10 kg in più sono un’enormità per una schiena abituata al “proprio guscio” da trasportare. Stravolge l’equilibrio, muta il passo, rende precaria la sicurezza dell’incedere. Ginocchia e schiena cigolano. Ma non ho scelta, per quasi tre giorni dovrò essere indipendente e lo stretto necessario è quello che trascino in una camminata lenta a passi corti. Mi concentro e cerco un nuovo assetto. Poi un’Asfodelo e una Cephalantera mi fan cadere nella trappola. Mi abbasso per delle foto e rialzandomi sembro un’atleta in difficoltà in una gara di sollevamento pesi. Mmmh..a dovares meti su spalis! Il sottobosco è verde. Ma il colore è riduttivo. Mi soffermo più volte sulle quantità di forme e profili che compongono quel verde. In pochi centimetri nasce di tutto e nell'omogeneità cromatica si nascondono decine di essenze in divenire che si divertono a disegnare le fogge più difformi e disparate. Arrivo già spossato alla croce. Meta di valligiani fedeli ma anche di zecche che cercano un passaggio. Dirò no a tutte e cinque. Grazie a Marco arrivo senza troppi dubbi all’erbosa parete da risalire (e pensare che lui l’ha fatta in discesa!). All’inizio mi sembra di seguire una traccia, poi scopro che me la sto disegnando passo dopo passo, zolla dopo zolla. Salgo costante. Determinato. Arrivo al Mali Varh esausto, ma la visuale sul Chiampon e sul muraglione musone cancella sia il passo traballante che scricchiolii vari. I piedi scodinzolano. Gli occhi vagano da un estremo all’altro in una carrellata di guglie, i Musi paiono fermare l’avanzata del cielo stesso.
Allegato: 1.Chiampon e Cuarnan dal Mali Varh.JPG
LATO B (emotional side).<br /><br />Dai miei primi passi montani, uno dei sogni che ho cullato di più era il "rotolarmi" sulla cresta del Gran Monte, sempre lì a farsi ammirare, splendido in ogni profilo. Per diverse ragioni mi è sempre sfuggito, alimenta
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14-05-2014 21.36
askatasuna askatasuna
Il groviglio amazzonico, dal Cuarnan al Matajur, è talmente vivo da sembrare che lentamente voglia impadronirsi anche della piana. Mi siedo vicino ad una piccola oasi di aglio ursino. Ruberei qualche foglia se il panino non contenesse già del pesto ursinico selfmade. Soldanelle, bucanevi e crochi popolano una cresta ove la neve è quasi totalmente assente. Sul Contesa mi fermo ancora, abituando lo sguardo al meraviglioso serpentìo della cresta, alle sue due facce, ai cocuzzoli da risalire e ridiscendere. L’entusiasmo mi fa brillare gli occhi, poi ridere, poi sospirare, poi mi commuove… Sotto sotto però vivo anche un turbinio di pensieri sull’itinerario, sulle condizioni del troi e quelle fisiche. Ma poi respiro il cielo, guardo avanti, e mi rituffo in quella cresta che per un po’ sarà la mia casa.
Allegato: 1.Primi passi tra terra e cielo dal monte Contesa.JPG
Il groviglio amazzonico, dal Cuarnan al Matajur, è talmente vivo da sembrare che lentamente voglia impadronirsi anche della piana. Mi siedo vicino ad una piccola oasi di aglio ursino. Ruberei qualche foglia se il panino non contenesse già del pesto ursini
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14-05-2014 21.36
askatasuna askatasuna
Il cielo è terso, il vento a tratti forte, il Kanin sembra raggiungibile con un sol balzo, ma anche il Cavallo non pare lontano. Le prime visioni verso Bovec e il Triglav sono emozionanti. La prospettiva non è mai uguale ed ogni risalita, seppur piccola, merita una sosta e un rigirarsi leeento. Dal Briniza il candore del lato nord aumenta e la visuale si ampia. A fatica contengo l’emozione, finalmente appare tutta la fiera posa del Krn e soprattutto lo Stol, che aspetta. Lontano. La discesa è un bellissimo affiorar di pietre rese lucenti dalle Orecchie d’orso. Un ciuffo di Draba sembra spolverato d’oro. Un tratto carsico è talmente sagomato dall’acqua da sembrare uno scultoreo puzzle tridimensionale incastonato alla perfezione.
Allegato: 1.Cresta dal Briniza a Montemaggiore.JPG
Il cielo è terso, il vento a tratti forte, il Kanin sembra raggiungibile con un sol balzo, ma anche il Cavallo non pare lontano. Le prime visioni verso Bovec e il Triglav sono emozionanti. La prospettiva non è mai uguale ed ogni risalita, seppur piccola,
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14-05-2014 21.37
askatasuna askatasuna
A sella Kriz seguo la traccia e poi delle orme nella neve in leggera discesa. Mi fido. Sono chiare. Svolto lo sperone roccioso ed eccolo là il rifugio! Nascosto dai rami, come miraggio. Così è. Il casermone è inarrivabile. Devo risalire il crinale che furbesche orme avevan cercato di tagliare senza preveder gli invalicabili dirupi. Una volta in cima mi godo immobile la vista di quel piccolo catino di candore. Tanta ancora la neve. Un metro almeno blocca la porta del rifugio. Rafforzo i “gradini” e avanzo tranquillo verso la meta, mentre la fatica si fa sentire tutta. Dopo otto ore di lenta marcia finalmente arrivo davanti “all’uscio di casa". Non si apre. Rigiro invano il fabbricato. Lieve panico e meditabondaggio su quale finestra infrangere. Ritorno alla porta del bivacco al primo piano. La spingo forte. Era aperta, solamente leggermente incastrata… Fffiiiu! Il “bivacco” è enorme, sviluppato su due piani dimostra in ogni suo angolo la dedizione di chi lo segue dalla ristrutturazione, come Ivano, sempre disponibile nel dare informazioni sullo stato della cresta, ma che però nulla può fare contro l’umidità. Accentuata da un’inverno subacqueo, l’umidevole presenza regna sovrana: muffa ovunque: pareti, sedie, coperte, legni… fa sì che i sei gradi della sera sembrino meno dieci. Il freddo entra in ogni osso e lo zaino in un’ora s’inzuppa. Il sole si nasconde presto e mentre scaldo la neve riecheggiano fortissimi i bramiti dello spirito della foresta. Un giovane cervo risale lentamente il crinale erboso di destra vociando con la luna. Ancora con la pelle d’oca aspetto paziente ed ecco un camoscio che segue la stessa pista. Silenzioso e guardingo. Più tardi esco a specchiar gli occhi nel cielo. Tutto luccica. Sono tantissime e fan gara d’intensità! Più passano i minuti, più le stelle aumentano, mano a mano che lo sguardo si abitua all’oscurità o meglio, ad una luminosità diversa, che con le sue fiammelle lontane rischiara l’immensità che ci circonda, facendoci sfiorare l’idea di infinito, distesi a pancia in su.
Allegato: 1.i Musoni dal Briniza.JPG
A sella Kriz seguo la traccia e poi delle orme nella neve in leggera discesa. Mi fido. Sono chiare. Svolto lo sperone roccioso ed eccolo là il rifugio! Nascosto dai rami, come miraggio. Così è. Il casermone è inarrivabile. Devo risalire il crinale che fur
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14-05-2014 21.38
askatasuna askatasuna
Seconde zornade.

Notte tormentata e quasi insonne. Un rifugio che d’estate, con le sue spesse mura di pietra garantisce un sonno fresco e tranquillo, oggi assomiglia di più ad una grotta. L’umidità trapassa le coperte dell’esercito, talmente pesanti da sospettare una lamina in piombo intermedia tra i lanosi tessuti. Il sonno va e viene. Spesso va e basta. Alzarsi ricomponendo i pezzi è dura. Serve del Jazz che unito al caffé caldo riattiva la circolazione e in poco tempo mi porta di nuovo tra la neve, sotto il sole. In cresta un Mezereum mi augura estasiatamente il buon giorno. Punta Lausciovizza è come questa giornata, uno spartiacque. Sosta necessaria per osservare increduli da dove si è venuti e lanciar lo sguardo a quello che ci aspetta. Sul plateau che segue la vetta, crochi e neve si contendono lo spazio disponibile fino alla Punta di Montemaggiore dove appare, stiracchiato e lontano, uno Stol in parte ancora innevato. La bianca culla del rifugio di Montemaggiore è seguita dal suo gemello eterozigote, un’altro anfiteatro dominato da una fitta faggeta. Il contrasto è incredibile. I rami spogli lascian intravedere il candido mantello sottostante mentre i rami paiono ardere al sole come candele. Sono le gemme che stanno per schiudere le nuove foglie, di un marrone vivo, rossastro, che sembrano infuocare la conca intera. Una volta entrato in territorio sloveno l’ambiente cambia. Qui la cresta dirupata e boscosa ha invitato a svolgere il troi all’interno della faggeta, lambendo solo in parte le pareti meridionali. I dirupi che s’ammiravano da sopra, qui impressionano. Tra le dolci pieghe verdi si nasconde un mondo di roccia inaccessibile. Mi trovo spesso ad affacciarmi con timida cautela per osservarne i giochi erosivi e le cadute improvvise e verticali. Sembra che l’acqua affamata si sia divorata parte della catena, sottolineando un confine invisibile.
Allegato: 2.Punta Montemaggiore le dirupate pareti di confine.JPG
Seconde zornade.<br /><br />Notte tormentata e quasi insonne. Un rifugio che d’estate, con le sue spesse mura di pietra garantisce un sonno fresco e tranquillo, oggi assomiglia di più ad una grotta. L’umidità trapassa le coperte dell’esercito, talmente pe
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14-05-2014 21.38
askatasuna askatasuna
Il troi è ben segnato ma neve e foglie non aiutano l’incedere, scomodo ma d’atmosfera. L’attenzione nel ricercar segnali è d’obbligo. Coturnici scappano verso il vuoto, mentre il bosco, fermenta di rumori fuggiaschi senza che io riesca a percepirne le forme. Un albero pieno di funghi s’è spezzato da poco, lasciando il tronco monco, chiaro, quasi bianco, a forma di cuore come fosse scolpito. Passa un parapendio e poi sull’erba, l’ombra dell’ennesimo grifone in perlustrazione. Man mano che avanzo il tempo sembra indietreggiare, copiose fioriture di dentarie e colombine, mentre la valle di Bovec e lo Svinjak son sempre più vicini. Nonostante il percorso breve e non difficile, vuoi per la stanchezza, la mancanza di sonno o i mateamenti nevosi, non vedo l’ora di vedere il riparo della notte. Supero il Gabrovec (Veliki Muzec) tutto curioso e sorridente, ed eccolo lì. Come lo aspettavo. Piccolo e in disparte, strapiombante vedetta di Breginj. Attorno al bivacco un giardino di primule maggiori e colombine, tutto è colore, tranne una provvidenziale striscia di neve che per me significa acqua, vicina e in quantità. L’interno è una carezza. Minuscolo, completamente in legno, scalda solo a guardarlo. Quattro panche che diventan letti su della gommapiuma rigida ma invitante, coperte morbide e colorate. Disteso, dall’interno, con la porta aperta mi perdo ad osservare il Musc, fratello minore dell’altro Muzec, mentre da dietro appaiono decine di parapendii. Mi godo il riposo. Nella traversata ci doveva esser necessariamente posto per leggere, scrivere e respirare felicità.
Allegato: 2.Da un Muzec allaltro con Stol Krn Veliki Vrh e i giganti bianchi.JPG
Il troi è ben segnato ma neve e foglie non aiutano l’incedere, scomodo ma d’atmosfera. L’attenzione nel ricercar segnali è d’obbligo. Coturnici scappano verso il vuoto, mentre il bosco, fermenta di rumori fuggiaschi senza che io riesca a percepirne le for
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14-05-2014 21.39
askatasuna askatasuna
La conca fra le due cimotte è un quadro che a nord lascia spazio solo al Kanin, incorniciato dai boschi e dalle nuvole. Impegnato nella continua trasformazione della neve in acqua -da buon mago Silvan- entro ed esco dal bivacco quando sul cucuzzolo vicino, un camoscio mi guarda, stagliandosi come ombra all’orizzonte e riassumendo in una sola immagine, ogni sfumatura della fierezza della libertà. Scivolo dentro, prendo la macchina fotografica e mi apposto. Troppo. Le nuvole dietro il cocuzzolo prendon fuoco.. il tramontooo! Allora divento io il camoscio e corro verso il Muzec senza sentire fatica alcuna. Giungo alla vetta appena in tempo, con il cuore che batte in gola. Eccolo lì il sole, nel momento in cui ha fretta e scappa veloce incendiando il cielo e disseminandolo di schegge di fuoco. I Musi diventan braci ardenti quando la palla infuocata si tuffa dietro di loro. Il Kanin stesso pare arrossire davanti a questa semplice ed inevitabile meraviglia che rende speciale una giornata dopo l’altra. Dalle nuvole emerge il Cavallo e l’Antelao è cosi vicino da non poterci credere. Dietro di me tutto sembra esser sprofondato sott’acqua mentre una sottile ed irreale linea di cielo azzurro intenso delimita le terre emerse, ossia quelle cime ormai spente, che lentamente si fan ombre. Poi è tutto un ricamar di stelle. La luna, anche se luminosissima, oggi è presenza discreta e sfiora il bivacco, adagiandosi poco sopra e facendomi compagnia.
Allegato: 2.Fûc e sclesis Musi from Muzec.JPG
La conca fra le due cimotte è un quadro che a nord lascia spazio solo al Kanin, incorniciato dai boschi e dalle nuvole. Impegnato nella continua trasformazione della neve in acqua -da buon mago Silvan- entro ed esco dal bivacco quando sul cucuzzolo vicino
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14-05-2014 21.40
askatasuna askatasuna
Tierçe zornade.

Dormo al caldo, nonostante i quattro gradi. Ho lasciato lo scuro aperto attendendo i cenni di un mondo che torna alla vita. Lentamente il chiarore della luna si trasforma in alba. Per quanto copertolosamente coccolato non resisto. Son le cinque e mezza e mi siedo a farmi pizzicare dall’aria del mattino. Raggiungo il Musc velocemente e mi soffermo nell’osservare la concatenazione rocciosa che dal Pisimoni si staglia per scemare nelle boscose Slenze. Dall’altra parte, guardingo, lo Stol. Non individuo il sentiero sulla parete verde e strapiombante mentre a nord è tutto bianco. Proseguo, quando il troi cambia faccia. S’inmughisce di colpo. I continui abbracci non graffiano, gli aghi si fan docili quasi a ringraziar d’esser stati risparmiati da un disboscamento altrove generalizzato. Qualche pezzo più esposto, delle roccette, ma è tutto divertimento.
Allegato: 3.Alba sognante la val Alba dal Muzec.JPG
Tierçe zornade.<br /><br />Dormo al caldo, nonostante i quattro gradi. Ho lasciato lo scuro aperto attendendo i cenni di un mondo che torna alla vita. Lentamente il chiarore della luna si trasforma in alba. Per quanto copertolosamente coccolato non resist
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14-05-2014 21.41
askatasuna askatasuna
Poi, sotto lo Stol due opzioni. Un troi gira sul fianco nord, gentilmente. Completamente innevato è improponibile e pericoloso. La via diretta, erbosa ed esposta è molto più sicura. Dopo due ore dalla partenza mi ritrovo in cima. La vista è superba, nonostante lo squallido edificio abbandonando a sé stesso. Da qui, oltre ai soliti giganti, risalta la meravigliosa navata che termina nel monte Guarda, la fumosità mattutina dissolve le piccole elevazioni che scendono a valle, trasformandole in ombre. Il Veliki Vrh sembra spuntare dal nulla con la sua pettinatissima dorsale, come fosse emerso nel poco spazio disponibile, creando valli stupende ed obbligando il Soča ad aggirarlo con la sua smeraldina impazienza che scava, salta, sdruscia e corre impetuosa verso valle. Poi appare il Matajur, come non l’avevo mai visto. Svetta tra le nebbie svelando una schiena che pare impenetrabile e selvaggia. Un cartello indica Kobarid 2.30h. Esplodo in una fragorosa risata. Capisco che gli sloveni siano popolo di monte ma neanche fossero tutti skyrunners! Dopo due ore di marcia, infatti, un ulteriore cartello indicherà Kobarid 2h.
Allegato: 3.Veliki Vrh ossia Gran Monte due di nome e daspetto.JPG
Poi, sotto lo Stol due opzioni. Un troi gira sul fianco nord, gentilmente. Completamente innevato è improponibile e pericoloso. La via diretta, erbosa ed esposta è molto più sicura. Dopo due ore dalla partenza mi ritrovo in cima. La vista è superba, nonos
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14-05-2014 21.41
askatasuna askatasuna
La discesa inizia su di un troi battuto come pochi con scomode pietre che spuntan ovunque. I prati intorno, ribelli e ciuffosi, sembran fatti apposta per impedire tagli tattici e respingere piedi in cerca di morbide alternative. Poi la lunghissima carrareccia pietrosa. Dubito di riuscire a scendere senza qualche problema fisico, ma non ci penso troppo. Le fiancate rocciose che mi separano dai prati non me lo permettono. Il verde si scioglie nei colori. Intorno ai 1350mt osservo le fioriture di Orecchie d’orso più copiose della mia vita. Il grigio scompare. S’ingialliscono le rocce. Brillando al sole, intere pareti pullulano di vivacissimi petali gialli che curiosano dall’alto, mentre tra l’erba spuntano Sambucine gialle e rosse. Durante la discesa, foschia, luce e neve si mescolano, trasformando il Krn in una presenza eterea. Il bivacco Hlek dimora in un dolce ambiente bucolico costituito da coloratissime praterie tenute d’occhio da giganteschi faggi, ontani e altri titanici guardiani. Curatissima casera in pietra, è un gioiello in miniatura, con tavoli e spolert interni ed esterni. Nel sottotetto è stato ricavato un risicato dormitorio. Continuo tra prati e collinette fino ad ammirare la piana di Kobarid. Lontana. Nel frattempo il Veliki Vrh s'è fatto più grande e da simpatica crestolina verde diventa serioso… è tutta questione di prospettive. Come nella vita. Poi, dopo un’oasi stracolma di Iris, il bosco cambia radicalmente. S’infittisce e diventa più ripido. La delicata ed inaspettata apparizione violacea contrasta ancor più con la desolazione che mi accompagnerà fino a Kobarid.
Allegato: 3.Miraggi Scendendo a Kobarid.JPG
La discesa inizia su di un troi battuto come pochi con scomode pietre che spuntan ovunque. I prati intorno, ribelli e ciuffosi, sembran fatti apposta per impedire tagli tattici e respingere piedi in cerca di morbide alternative. Poi la lunghissima carrare
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14-05-2014 21.42
askatasuna askatasuna
Il bosco è completamente raso al suolo. I pochi, scheletriti superstiti sembran chiedere pietà. Da qui la discesa si sarebbe trasformata in una drammatica odissea che non avrebbe avuto fine. Impossibile districarsi in questo macello. Non avrei avuto alcuna scelta se non ritornare sui miei passi. Ma il popolo sloveno vive non solo di monte, anche di bosco ed ha prontamente reagito al gelicidio dalle proporzioni inaudite che ne ha flagellato le foreste. Ogni tronco, dai piccoli fusti ai più grandi, è stato tagliato e il troi, metro per metro, completamente liberato. Continuo a scendere impressionato ma concentrato al massimo, sono fisicamente distrutto e non ho spazio neanche per emozioni così forti. Non mi fermo. Non ripartirei. Continuo determinato scegliendo accuratamente ove poggiare ogni zampa. Dopo otto ore di marcia, incredulo, ritorno in quella civiltà da cui ero fuggito. Il tempo di un abbraccio con persone che amo e che mi riporteranno all’auto e scappo a piedi verso Pulfero, cercando un qualsiasi rivolo d’acqua per tuffare le zampe. Glielo devo. Tre giorni intensi, più duri di quello che la mia emotività sognante immaginava. A tratti la stanchezza ha attenuato la sfera del sensibile, ma fatica, pazienza, dedizione e un pizzico di sacrificio sono ingredienti indispensabili in ogni storia d’amore. Come questa, terminata in lacrime di gioia, con un cuore pieno fino a scoppiare e ricordi con cui coccolarsi e stupirsi ancora per molto. Il ritorno lo passo accarezzando con lo sguardo i luoghi che hanno ospitato la mia passeggiata solitaria. Strano aggettivo, perchè, completamente circondato dal silenzio, abbracciato da ogni monte, trascinato dal vento e perso in ogni colore ed ogni forma, mi sono sentito in mille modi tranne che solo... (04-05-06 maggio 2014)
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14-05-2014 22.36
marco.raibl marco.raibl
Beh,complimenti!Sia per la fatica che per la prosa.Ci hai regalato una gran bella relazione.Goditi i ricordi.A presto
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15-05-2014 16.24
maurosherpa maurosherpa
chapeau

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15-05-2014 18.30
ivo.sentierinatura ivo.sentierinatura
Gran bel lavoro, lo metto in evidenza.
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16-05-2014 14.11
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Complimenti VERAMENTE per la relazione!!! Luoghi spettacolari con una descrizione stupenda!
Ancora complimenti!
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02-06-2014 17.08
lorenzo78 lorenzo78
Bulo,hai descritto con le parole e le foto in modo ammirevole e toccante questa bella avventura solitaria.
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03-06-2014 19.37
askatasuna askatasuna
Faccio capolino per ringraziare chi ha condiviso le emozioni di questa camminata “amorosa”, come chi ha voluto lasciare parole tanto forti che mi hanno chiuso fino ad ora nell’imbarazzo. Non è stata un'impresa, né lo voleva essere (non ho il fisico, e non si confà al mio rapporto con la natura) ma solo un granello di ghiaia fra le mille cose belle, come i commenti e le preziose info tecniche che impreziosiscono questa splendida oasi digitale sulle nostre montagne. Una nuvola su cui passeggiar leggeri, fantasticando su futuri progetti, alimentando fantasie e sogni di monte, facendosi coccolare da chi mette in comune i propri passi e i propri sentimenti, siano essi tradotti in immagini o parole. Angolo in cui spero di continuare a fermarmi spesso, abbeverandomi occhi ed anima, condividendo il pezzo di pane che mi porto dietro, briciola dopo briciola.
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11-01-2015 15.48
parin33 parin33
PD Kobarid odsek Breginj--->
http://pdkobarid.com/planinski-odsek-breginj/
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