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Anello del Col di Colle da Pian Pinedo

28-09-2013 16.14
Michela Michela
Nel trascurato gruppo della Vacalizza le poche attenzioni sono calamitate dalle crode maggiori, mentre paiono del tutto snobbati i cimotti delle propaggini S, senza prestigio o interesse alpinistico e neppure nominati nelle guide. In mancanza di informazioni sono andata a curiosare, rassicurata dell'aspetto abbordabile del Col di Colle e dal suo nome bonario, e ho trovato questo anello che consiglio a chi ama gli ambienti selvatici, frequentati solo da animali: non ha passaggi difficili ed è fattibile da escursionisti con esperienza di "fuori sentiero". Si sale alla cima da S per le St.le Piolsa e la Costa Spessa, con discesa di più semplice orientamento da una forcella di cresta in val Sciarpenode; l'anello è adatto in primavera e autunno, mentre il versante S è fattibile anche d'inverno se non c'è neve.
Svoltato per Claut si seguono poi a sinistra le indicazioni “ATAP”, e si lascia l’auto dove termina la stradina nel punto più alto q. 600 c. (Case Rossetto). Per carrareccia, oltre la presa dell’acquedotto si arriva al torrente e sull'altro lato si continua per sentiero, che sale un tratto a fianco del rio e torna poi a passare il greto. La traccia principale prende a salire più decisa, sul lato destro or. dell'impluvio che scende dalla sella, solo alla fine perdendosi un po' nell'erba fino all’ampia insellatura coi ruderi delle stalle Piolsa q. 813.
Attraversato il pianoro fin oltre l’ultima costruzione, al margine del pendio si sale verso N, passando accanto a una vasca per la raccolta dell'acqua e al relativo tubo, e uscendo su terreno aperto dove due pini tagliati indicano la direzione. Verso destra si passa un rio con sottostante cascatella, poi per buon sentierino ci si alza in diagonale nella pineta, con un paio di strappi più ripidi nel passaggio obbligato della Costa Spessa. Poco oltre un impluvio sorretto da pietre a secco q. 980 c., svanisce la speranza di una traccia umana continuativa, che se c'è si confonde tra le molte di animali: il percorso che descrivo forse non è l’unico ma mi è sembrato abbastanza conveniente. Seguendo un principio di traccia si prende a rimontare la pala soprastante; dopo un tratto diretto si può fare un giro più ampio piegando a destra a un ripiano boscoso q. 1050 c. (ometto), e uscendo 30 m più in alto verso sinistra su una radura, presso un cumulo di pietre. Da qui per breve dorsale aperta si giunge al cocuzzolo alberato q. 1104 indicato in cartina, scendendo al di là pochi metri a una specie di insellatura. Sul pendio di fronte, piuttosto ripido, conviene seguire linee oblique: si va a sinistra, all'inizio in piano (grande faggio e ometto su masso) poi salendo verso un costoncino, che si rimonta fino a un piccolo pulpito roccioso q. 1150 c., sotto una zona impervia. Con diagonale a destra su ripide erbe si raggiunge quindi una dorsale un po' più marcata, da cui si apre la visuale a N (Cima dei Vieres, Pale Candele). Seguendone la direttiva, nel tratto successivo si supera una fascia di mughi e boscaglia, con qualche zigzag per districarsi tra i varchi. A q. 1300 c. si esce su un piccolo spiazzo (om.) da cui inclinando un po' a sinistra si arriva a un pendio erboso. Con percorso ormai intuitivo si monta su una spalla q. 1360 c., e aggirando brevi salti si perviene alla base del bel costone finale, q. 1400 c.: al termine di questo, piegando a sinistra oltre una lieve selletta si guadagna la cima del Col di Colle q. 1470 (ometto).
Consiglio anche la deviazione panoramica alla cima O q. 1461, raggiungibile da una traccia in quota che si prende scendendo dalla cresta verso un marcato pulpito erboso; al ritorno risulta più evidente il filo del ripido crinale, in ultimo un po' soffocato dai mughi.
Per il rientro ad anello, dal Col di Colle si ripercorre il costone S fin dove appare possibile traversare a sinistra; si punta quindi alla base di una fascia rocciosa, dove corre una bella cengia orizzontale che porta alla forcella di cresta q. 1410 c., posta a N della cima. (Qui si può giungere anche con percorso diretto, ma meno interessante, scendendo dalla cima in un ripido solco con mughi, più giù inclinando a destra nel bosco per tracce di animali e infine in traverso.)
Dalla forcella si inizia la calata a O nel Rug di Vacalizza (da non confondere col Ciol di Vacalizza), diramazione della Val Sciarpenode: l'ambiente è più chiuso del versante di salita ma ugualmente suggestivo, dominato da alte pareti verticali sulla sinistra. All'inizio conviene sfruttare il pendio erboso sulla destra; entrati nel bosco si procede abbastanza agevolmente al centro, in un solco diretto un po' ripulito dai rami (om.): altrove si può finire nell'intrico di mughi anche se non c'è rischio di perdersi vista l'orografia della stretta valle. A q. 1170 c., per evitare la grande frana sottostante, poco sopra la testata si attraversa a sinistra tra qualche mugo, e oltre una costola sassosa ci si cala su terreno detritico, portandosi a ridosso delle pareti q. 1110 c. Si prosegue in discesa obliqua su cengione, per un evidente percorso di animali tra la vegetazione, che poco oltre taglia una frana laterale (anche aggirabile qualche metro sopra se il terreno è duro). La cengia continua più netta sotto le rocce, e termina a q. 1045 c. al piede dello spigolo NO del m. Barbano: qui un vecchio sentiero inselvatichito scende a svolte nel rado bosco, dopo qualche decina di metri piega a destra e con linea regolare, pur se invaso dai mughi, si affaccia sul bordo della frana a q. 960 c. (piccolo cumulo di sassi). Scendendo lungo il crinale che affianca il greto, merita osservare la confluenza da N dell'impluvio con cascata della Val Pisandola, dove termina il Rug di Vacalizza: le pendici adiacenti sono abitate da numerosi cervi. Si continua per tracce tra la vegetazione e poi su terreno sassoso, giungendo a uno slargo con grandi pali di recinzione (sull'altro versante opere di consolidamento). Dopo un'ansa della valle, si passa sulla destra del torrente Sciarpenode presso il recinto del parco faunistico Pian Pinedo, che si costeggia fin quasi al termine. Per chiudere l'anello si asseconda a sinistra la colata di ghiaie rasentando le pendici S del m. Barbano; dove inizia il bosco ci si tiene sulle piste e tracce più evidenti, più o meno in quota sbucando così sul greto della partenza di fronte al manufatto dell'acquedotto. Se si dispone di due macchine si può risparmiare quasi mezz'ora prendendo la strada (chiusa al traffico) di fronte al parco faunistico, che oltre alcuni incroci e un piccolo guado arriva in pochi minuti all'osteria Pian Pinedo sulla SR 251.

Tempi indicativi: 2h 20' - 50' al Col di Colle, ritorno ad anello 2h 10' - 30'.
Dislivello 900 m circa

NOTE:
A Sella Piolsa si può salire anche dal lato E, partendo dal ponte allo sbocco del Settimana: per carrareccia si raggiunge una casa e si continua su sentiero che passa un rio, sale un tratto diretto e prosegue con un lento traverso; dopo un impluvio procede a svolte in sinistra or. del solco fino all’insellatura.
Dalla forcella q. 1410 c. una traccia si dirige a N in versante Costa Spessa, indicata dalla CTR 1:5000 come collegamento coi rud. di c.ra Vacalizza nel Ciol omonimo: non ho avuto tempo di esplorarla, ma se non è sommersa dai mughi potrebbe essere un altro anello interessante...
Allegato: 1.jpg
Anello del Col di Colle da Pian Pinedo
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28-09-2013 16.15
Michela Michela
sella Piolsa in veste invernale
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sella Piolsa in veste invernale
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28-09-2013 16.15
Michela Michela
il piccolo pulpito sopra il cocuzzolo q. 1104
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il piccolo pulpito sopra il cocuzzolo q. 1104
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28-09-2013 16.16
Michela Michela
pendici della Vacalizza, in secondo piano la Cima dei Vieres
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pendici della Vacalizza, in secondo piano la Cima dei Vieres
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28-09-2013 16.16
Michela Michela
la dorsale delle Pale di Cione
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la dorsale delle Pale di Cione
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28-09-2013 16.17
Michela Michela
Crep Nudo e Col Nudo
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Crep Nudo e Col Nudo
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28-09-2013 16.17
Michela Michela
ometto di vetta
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ometto di vetta
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28-09-2013 16.18
Michela Michela
zoom sulle le misteriose Pale del Bressa...
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zoom sulle le misteriose Pale del Bressa...
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28-09-2013 16.18
Michela Michela
la cresta verso O: cima q. 1461 e m. Barbano
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la cresta verso O: cima q. 1461 e m. Barbano
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28-09-2013 16.19
Michela Michela
la parte alta del Rug di Vacalizza; a sinistra la q. 1495
Allegato: 10.jpg
la parte alta del Rug di Vacalizza; a sinistra la q. 1495
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28-09-2013 16.20
Michela Michela
Rug di Vacalizza: alla base della parete inizia il cengione
Allegato: 11.jpg
Rug di Vacalizza: alla base della parete inizia il cengione
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30-09-2013 11.54
marco.raibl marco.raibl
Complimenti.Le tue relazioni sono sempre puntuali e interessanti e denotano una curiosità non comune.Quando vedo le truppe che assaltano le cime più famose,sento il bisogno di scegliere una meta come quelle che frequenti tu.Ciao
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30-09-2013 13.47
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
...mi associo nei complimenti a Marco ...
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30-09-2013 18.23
Michela Michela
Grazie, spero che le mie relazioni risultino anche utili alla prova dei fatti! Anch'io non mi spiego la pigrizia mentale, l'affollamento delle solite cime e la poca curiosità riguardo ai tanti percorsi abbandonati... molti non provano neanche mai a uscire dai sentieri segnati, forse pensano che c'è qualche mostro ad aspettarli ;)
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30-09-2013 21.19
mauro.girotto mauro.girotto
Mi unisco ai complimenti per l'avventura. È stato proprio grazie ad una tua relazione (Malga Zuncol) che ho iniziato ad uscire dai sentieri segnati. Uscire dai sentieri vuol dire introdurre un certo grado di incertezza: magari si sale da un lato e poi si scopre che la via d'accesso è altrove. Non tutti gradiscono l'idea che la meta potrebbe non essere raggiungibile al primo tentativo.
Comunque, la tua foto delle Pale del Bressa mi ha dato un'idea per fare un giro in zona ;)
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01-10-2013 17.03
Michela Michela
@Mauro: rischiamo di passare il tempo a complimentarci, tu sei molto avanti a me se hai iniziato da poco a uscire dai sentieri e sei già stato sul Turlon! "Avventura" nel mio caso è una parola grossa, conosco bene i miei limiti e nei luoghi selvaggi la mia prudenza diventa maniacale... questo significa tornare più volte, ma non mi importa perché non sono in gara con nessuno per fortuna! ;)
Le Pale del Bressa le ho definite "misteriose" non solo perché ci sono zero informazioni e per l'aspetto selvatico, ma perché nella parte bassa (non inclusa nella foto) si può vedere col binocolo, ma mi pare anche a occhio nudo, una traccia umana che sale a zigzag, e si dirige in un posto apparentemente senza senso... a meno che non sia la chiave d'accesso alla parte alta. Buone esplorazioni!
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