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La cresta orientale del Musi (prima parte)

17-06-2013 16.00
sergio sergio
Scrivendovi di questa escursione da me fatta, ne sono in una qualche misura proponente. Il mio scrupolo, nasce dal fatto che l'escursione richiede un certo impegno fisico per la sua lunghezza e non meno importante, che parte della cresta viene percorsa seguendo esili tracce e talvolta scegliendo autonomamente i passaggi più sicuri. E' del tutto superfluo evidenziare che, soprattutto seguendo il filo di una cresta, aggirare un masso a destra piuttosto che a sinistra può significare proseguire l'escursione per vie orizzontali piuttosto che per vie verticali.
A quanti mi leggeranno è giusto il caso di ricordare, che prima di attraversare questa parte del Musi, ci sono salito in altre occasione e dopo molte ore di cammino ho dovuto rinunciare. E' stato un po' come andare in posta: mi metto in coda con il n. 187, arriva il mio turno, ritiro la pensione e mentre conto i soldi, mi guardo alle spalle e vedo un tizio con il volto travisato da una calza che in una mano tiene stretto il n. 188 e con l'altra impugna una pistola e urla “questa è una rapina”. Rabbia, frustrazione, sconforto. Dopo tanto camminare devo rinunciare a ciò che avevo tra le mani. Per fortuna il prossimo mese ci sarà un'altra pensione da ritirare e non sarà quella ai superstiti!
Spero di aver fatto sorridere qualcuno e se mai scriverò ancora di montagne, spero che la mia storiella possa, all'occorrenza, aiutarvi a scegliere la via giusta.

Da Tarcento si prosegue in direzione Uccea/confine di stato, si risale la val Torre, superate a sinistra le sorgenti dell'omonimo torrente, si prosegue ancora per circa quattro km e sempre sulla sinistra si intravede, non proprio sul ciglio della strada, l'albergo ristorante Pian dei Ciclamini, ampio e comodo parcheggio ma niente caffè, apre alle dieci.
Attraverso il prato adiacente la foresteria, imbocco l'ampio sentiero che per un tratto costeggia la staccionata e mi inoltro in un bosco a prevalenza faggio (segnavia rosso e giallo). In prossimità del torrente Mea, lascio alla mia destra le indicazioni per Simaz e per il sentiero naturalistico valle del Musi e proseguo nel suo greto asciutto, mi farà risparmiare del tempo (unico ostacolo una briglia facilmente aggirabile mantenendosi a destra). Dopo circa due km svolto a destra e percorro una breve strada sterrata che mi conduce alla casera Tanatcason, a circa cento metri, intravedo una persona intenta a curare le arnie, mi vede e fa ampi gesti con le braccia, credo per salutarmi. Un asino raglia e non sono io, poco più avanti un cane alla catena abbaia più per sé che per gli altri, superata la casera seguo il limitare del pascolo e mi lascio tutto alle spalle. Dopo una dolce salita in parte su pendio erboso, affronto un saliscendi utile a passare il greto del rio Tapotàmor (modesta portata d'acqua tanto che il suo guado non è difficoltoso), giungo al bivio per Simaz, svolto a destra e risalgo per un buon tratto le pendici del monte Tamor. La salita a tratti si fa ripida e mi conduce ad uno stretto passaggio in prossimità di una calata detritica,
Allegato: foto 1.JPG
La cresta orientale del Musi (prima parte)
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17-06-2013 16.04
sergio sergio
a parere di chi vi scrive è l'ostacolo più impegnativo fino al bivacco Brollo. Riprendo a salire prima su grossi massi e poi su gradini che precedono un tratto di defaticanti saliscendi al termine dei quali attraverso il greto del torrente Zalodra. Nella discesa, in prossimità del guado, sono assistito da una staffa di metallo conficcata in un grosso e liscio masso e da un cavo passamano utile all'equilibrio,
Allegato: foto 2.JPG
a parere di chi vi scrive è l'ostacolo più impegnativo fino al bivacco Brollo. Riprendo a salire prima su grossi massi e poi su gradini che precedono un tratto di defaticanti saliscendi al termine dei quali attraverso il greto del torrente Zalodra. Nella
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17-06-2013 16.09
sergio sergio
a sinistra la forra fa un po' di impressione. La giusta combinazione di massi e il guado è fatto.
Il bosco è rado, a tratti sembra un'emigrante che ha messo radici in un paese straniero e non ha avuto fortuna, si aggrappa con disperazione alla nuda roccia perché è tutto ciò che ha. I tronchi degli alberi disegnano improbabili parabole alla ricerca di un posto al sole.
Il sentiero, ora, si presenta a piccole volte, la pendenza è costante ed impegnativa il fondo è di pietrisco misto a terra che non rende agevole la salita, uno stambecco mi osserva.
Allegato: foto 3.JPG
a sinistra la forra fa un po' di impressione. La giusta combinazione di massi e il guado è fatto. <br />Il bosco è rado, a tratti sembra un'emigrante che ha messo radici in un paese straniero e non ha avuto fortuna, si aggrappa con disperazione alla nuda
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17-06-2013 16.12
sergio sergio
Raggiunta una piccola cresta percorro una breve discesa di una decina di metri o poco più per poi riprendere a salire tra i faggi in prossimità della spalla del monte Ruscie. Pochi metri in piano, breve salita tra mughi ed erba, a sinistra sono visibili delle panche in legno, sono arrivato al bivacco Brollo.
Allegato: foto 4.JPG
Raggiunta una piccola cresta percorro una breve discesa di una decina di metri o poco più per poi riprendere a salire tra i faggi in prossimità della spalla del monte Ruscie. Pochi metri in piano, breve salita tra mughi ed erba, a sinistra sono visibili d
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17-06-2013 16.28
sergio sergio
Costruzione in lamiera rossa con all'interno stufa con poca legna, due panche, tavolo e sei materassini. Acqua in bottiglia (aperta) alcuni accendini, un quaderno per annotare un pensiero o più semplicemente un nome. Sono sulla cima del monte Ruscie punto panoramico interessante, do le spalle al Gran Monte, alzo lo sguardo e vedo la cima ovest del Musi,
Allegato: foto 5.JPG
Costruzione in lamiera rossa con all'interno stufa con poca legna, due panche,  tavolo e sei materassini. Acqua in bottiglia (aperta) alcuni accendini, un quaderno per annotare un pensiero o più semplicemente  un nome. Sono sulla cima del monte Ruscie pun
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17-06-2013 16.31
sergio sergio
è altrettanto evidente l'ultimo tratto del sentiero che dapprima corre su una comoda cresta (nel tratto iniziale attenzione a non inciampare sui mughi) e poi si trasforma in sentiero attrezzato. Assistito egregiamente dai cavi percorro la ferrata, a volte un po' esposta...
Allegato: foto 6.JPG
è altrettanto evidente l'ultimo tratto del sentiero che dapprima corre su una comoda cresta (nel tratto iniziale attenzione a non inciampare sui mughi) e poi si trasforma in sentiero attrezzato. Assistito egregiamente dai cavi percorro la ferrata, a volte
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17-06-2013 16.34
sergio sergio
a volte un po' ripida, per la verità non eccessivamente,
Allegato: foto 7.JPG
a volte un po' ripida, per la verità non eccessivamente,
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17-06-2013 16.36
sergio sergio
da ricordare che in alcuni punti la fune non è molto tesa e crea quell'effetto pancia o gobba, che dir si voglia, se vi siete autoassicurati il tutto aumenterà un po' il battito cardiaco e basta. Poco prima della vetta termina la via ferrata, a destra noto il sentiero che mi porterà sulla cima est. Tabella con tempi di percorrenza.
Guadagno la cima ovest in circa tre ore e mezza dalla partenza, la vista spazia almeno quanto il pensiero, presenti tre ometti e il libro di vetta che puntualmente ignoro. Da qui in poi il colore dominante sarà il grigio, macchiato da un'erba i cui fili ruvidi scendono dagli erti pendii come una barba centenaria. L'ambiente è austero, essenziale, solo pietre delle più ruvide.
Scendo dalla cima qualche metro fino ad intercettare nuovamente il sentiero che mi porterà a est, proseguo pochi passi e subito un avvertimento su di un grosso masso.
Allegato: foto 8.JPG
da ricordare che in alcuni punti la fune non è molto tesa e crea quell'effetto pancia o gobba, che dir si voglia, se vi siete autoassicurati il tutto aumenterà un po' il battito cardiaco e basta. Poco prima della vetta termina la via ferrata, a destra not
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17-06-2013 16.39
sergio sergio
La cresta è frastagliata, un continuo saliscendi che metterà a dura prova i miei muscoli.
Allegato: foto 9.JPG
La cresta è frastagliata, un continuo saliscendi che metterà a dura prova i miei muscoli.
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17-06-2013 16.42
sergio sergio
Ben attrezzata, sebbene non di recente. Dapprima procedo disegnando con i passi esattamente il crinale, mai eccessivamente affilato,
Allegato: foto 10.JPG
Ben attrezzata, sebbene non di recente. Dapprima procedo disegnando con i passi esattamente il crinale, mai eccessivamente affilato,
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17-06-2013 16.45
sergio sergio
poi scendo di qualche metro a sud, al di sotto della linea di cresta, e proseguo su ripidi pendii parzialmente coperti da erba,
Allegato: foto 11.JPG
poi scendo di qualche metro a sud, al di sotto della linea di cresta, e proseguo su ripidi pendii parzialmente coperti da erba,
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17-06-2013 16.48
sergio sergio
ai quali si alternano, a nord, alcune cenge sulla sommità di placche discretamente inclinate,
Allegato: foto 12.JPG
ai quali si alternano, a nord, alcune cenge sulla sommità di placche discretamente inclinate,
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17-06-2013 16.50
sergio sergio
ed infine, in prossimità della cima est ritorno su di un verde filo di cresta decisamente più agevole e sicuro.
Allegato: foto 13.JPG
ed infine, in prossimità della cima est ritorno su di un verde filo di cresta decisamente più agevole e sicuro.
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17-06-2013 17.03
sergio sergio
Mi avvolge una nuvola carica di pioggia, plumbea, diventa un tutt'uno con la montagna. E' densa, materica, a volte ho la sensazione di aver afferrato la nuvola e non la roccia. Arrivo sulla cima est dopo circa cinquanta minuti, nessun ometto ad aspettarmi solo un cumulo di pietre che all'occorrenza fa da scrigno o da tomba al libro di vetta. Mi guardo alle spalle, poi volgo lo sguardo in direzione dello Zaiavor... sono davvero taglienti, sembrano le acclivi mura di una fortezza che separa due mondi.
Allegato: foto 14.JPG
Mi avvolge una nuvola carica di pioggia, plumbea, diventa un tutt'uno con la montagna. E' densa, materica, a volte ho la sensazione di aver afferrato la nuvola e non la roccia. Arrivo sulla cima est dopo circa cinquanta minuti, nessun ometto ad aspettarmi
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17-06-2013 17.05
sergio sergio
Note alla prima parte:

-da non sottovalutare eventuali accumuli di neve presenti anche in tarda primavera in passaggi obbligati nei profondi intagli, questi accumuli non sono visibili dal basso;

-tenere ben presente che in caso di maltempo il fondo del sentiero diventa ancor più instabile e il percorso aereo della cresta, espone molto concretamente l'escursionista alla possibilità di scivolare su massi resi viscidi dalla pioggia o in veri e propri scivoli naturali costituiti dai ripidi pendii erbosi inzuppati d'acqua. E' per questo motivo che mi sono permesso di dare alla nuvola la consistenza della roccia che vuol significare metaforicamente (perdonatemi, se potete), che nella località più piovosa d'Italia aspettiamoci la pioggia;

-le foto sono un ensemble di scatti fatti i giorni 2 e 8 giugno 2013.

Sarò grato a quanti vorranno correggermi nella forma e/o nella sostanza.
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17-06-2013 19.33
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
Mitico !!!!!! anch'io ho subito una rapina sui musi ;)
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18-06-2013 09.06
sergio sergio
...un emigrante...
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18-06-2013 11.13
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
??????
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18-06-2013 13.06
sergio sergio
Non tu, il bosco! Grazie per avermi dato il tempo di correggermi.

Sono certo che sei una persona di spirito ed autoironica, é per questo che mi rivolgo a te, se mi è concesso, come ad un vecchio amico.
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18-06-2013 14.14
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
il bosco emigrsnte una bella metafora ;)
.... mi è piaciuta molto la metafora della rapina, ho subito due rapine sui musi, essendo escursionista solitario la prima volta mi sono fermato sotto monte Tamore dove il sentiero è stretto e brevemente attrezzato, avevo visto delle nuvole che chiudevano la cima , sono ridisceso e in alternativa ho fatto l'anello dello Zaiavor . La seconda volta mi sono fermato sul sentiero attrezzato sotto la cima , la parte trasversale, perchè avevo il cagnetto al seguito e temevo per lui . I musi è una delle mie cime agognate insieme al Canin da Val Resia ( anche questa altra rapina, ha ha ha ha, mi sono fermato a metri 2150 e pensa che non andavo da solo ma con un escursionista incontrato al posteggio , questi era un ex pastore del posto, mi è venuto un pò di panico e sono rientrato,
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