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Anello del monte Arghena da Arcola

23-04-2013 19.16
Michela Michela
Il recente recupero e segnatura di alcuni sentieri (illustrati in una mappa esposta nell'area parcheggio di Arcola) ha ampliato le possibilità escursionistiche all'interno della bella conca del Prescudin, compensando almeno in parte la dismissione dei percorsi più impegnativi. L'anello che propongo utilizza due di questi sentieri e secondo me è vario e interessante, adatto alle stagioni di mezzo data la quota modesta. Pur se di livello escursionistico non è banale (specie il traverso di avvicinamento); da tener presente che dopo forti piogge i due guadi possono essere problematici.
Parcheggiato ad Arcola, si segue la strada del Prescudin che passa il ponte sul Cellina, dopo 5' (tabella), appena a monte di una briglia, si guada il torrente Prescudin (pediluvio) e si imbocca un sentiero che si inerpica a svolte sul costone di fronte. Intorno a q. 620 inizia la suggestiva traversata in sinistra orografica della valle, con leggeri saliscendi, talora su cengia alta sopra salti. Passata nel tratto intermedio una zona boscosa con massi, si torna in vista del torrente e si sale a zigzag il ripido fianco fino a q. 700 c., scendendo poi brevemente a un bivio con tabelle.
Il sentiero per il m. Arghena sale con ampie svolte dalla pendenza blanda e costante; giunto a un primo pulpito da cui si vede la sommità, compie un largo giro verso destra per poi rimontare il pendio finale. Nella parte alta la traccia è a tratti esile, ma comunque intuibile per la sua regolarità e ben segnalata. Si arriva così in cresta a q. 1120 c.; qui i segni terminano e si continua per traccia sottocresta salendo al poco rilevato ma panoramico cocuzzolo q. 1179. La sua posizione favorisce un bel colpo d'occhio, sia sulla cerchia di monti dell'Alpago sia verso la val Cellina: m. Provagna, gruppo Fratte-Resettum e i più lontani Vacalizza e Cima dei Preti. La quota maggiore si alza ardita più a O, vicina ma irraggiungibile dal crinale a causa di un salto, a conferma dell'asprezza di questi monti "minori".
Tornati al bivio, per compiere l'anello si seguono le indicazioni per Villa Emma, scendendo al rio Prescudin che si guada per la seconda volta (sui massi o no a seconda della portata), e pervenendo, oltre il greto del rio Tasseit, al bel ripiano dove si trovano le costruzioni. Il resto è una semplice passeggiata, si possono tagliare tratti di strada seguendo all'inizio la larga pista nel bosco e più avanti imboccando due successive scorciatoie segnalate.

Tempi indicativi: 2h 45' - 3h 30' al m. Arghena, ritorno per Villa Emma 1h 50' - 2h 15'
Disl.: 800 m circa
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29-04-2013 10.14
ivo.sentierinatura ivo.sentierinatura
Interessante, pensavo che il sentiero risalisse semplicemente il corso del torrente. In passato avevo provato a salire sul monte Arghena da Villa Emma senza trovare l'attacco. Ora forse è venuto il momento buono...
Grazie per le note.
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03-11-2013 15.11
guido.z guido.z
Ti ringrazio per la traccia suggerita che ho percorso il primo novembre scorso. Molto interessante perche' esplora la sinistra del Prescudin altrimenti dimenticata. La mulattiera, e', come dici tu, non banale. In autunno con un letto di foglie anche scivolosa, comunque basta prestare un po' di attenzione. Bella la zona del bosco roccioso.
Unico appunto che devo fare e' che l'itinerario non puo' considerarsi l'anello del monte Arghena, ma l'anello di villa Emma perche' quando trovi il bivio per salire l'Arghena praticamente sei a villa Emma e ti mancano due ore di salita e discesa per lo stesso sentiero.
Altro avviso: l'attraversamento iniziale del Prescudin dopo la briglia (ved. Foto) necessita di pediluvio sempre e credo che dopo abbondanti pioggie sia quasi impraticabile.
Se riesco inserisco alcue foto.
Saluti a tutti.
Allegato: IMG_2018.JPG
Ti ringrazio per la traccia suggerita che ho percorso il primo novembre scorso. Molto interessante perche' esplora la sinistra del Prescudin altrimenti dimenticata. La mulattiera, e', come dici tu, non banale. In autunno con un letto di foglie anche scivo
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03-11-2013 15.15
guido.z guido.z
Il bosco roccioso
Allegato: IMG_2000.JPG
Il bosco roccioso
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03-11-2013 15.17
guido.z guido.z
La natura merita momenti di contemplazione
Allegato: IMG_2010.JPG
La natura merita momenti di contemplazione
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03-11-2013 15.24
guido.z guido.z
Ritorno da villa Emma per la strada principale
Allegato: IMG_2015.JPG
Ritorno da villa Emma per la strada principale
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25-11-2014 19.21
askatasuna askatasuna
Itinerario pescato dal cilindro della memoria (leggasi fugace rimembranza di tabella escursionistica). Breve escursione che ben si confà all’appuntamento a casera Ditta per festeggiare i dieci anni di gestione di Adriano. Brucio l’asfalto rallentando solo quando le zampe toccan le foglie. D’un rossastro intenso, si sposano perfettamente con i verdi muschiati che s’impossessano dei massi e delle basi dei faiârs. Non avendo spulciato il sito di SN seguo la Tabacco e seguo il tratteggio nero sulla carta. Il Prescudin si mostra nella sua esuberanza. Guadarlo a piedi nudi non rientra nei piani, qui sbuffa schiumoso, figuriamoci tentar l’anello fino alla briglia a valle!. Parte un avanti-indrè alla ricerca di passaggi. M’arrendo dopo mò, raggiungendo sconsolato villa Emma. Lavori in corso. Serramenti, tetti e grondaie che fan ben sperare in una fruizione di questa cattedrale solitaria nel bel mezzo del nulla. In realtà si parte proprio da qui, seguendo quello per il bivacco val Zea prima di svoltare a sin, dopo un facile guado. Il troi sale benevolo per la muraglia dell’Arghena, addomesticandone le pendici con un esile camminamento inondato di foglie. Ben segnalato, denota la sua limitata frequentazione con numerosi rami che riposano sul sentiero. Spuntan diversi tassi con fusti ridotti, ma osservare questi timidi abitanti delle foreste è sempre un piacere. Il vociar del rio è una costante, come vento che soffia in fondo alla valle, poi, oltrepassato uno spuntone, il silenzio. Tutto tace. Fino allo sparo che mi fa sobbalzare. Vicino. Non ne identifico la provenienza. Mi rimbomba l’animo. Ogni cosa resta immobile mentre tento di spogliarmi da quella orribile sensazione di violenza. Il troi continua dondolante fino a spuntar in cresta. E’ bene ricordarsi ove si sbuca per scendere senza i patemi che la fretta ha alimentato in me. In discesa infatti, le alte erbe piegate dal vento, disegnano tracce effimere quanto erte, percorrerle assecondando falsate memorie visive, è un inutile rafforzamento dei garretti. La dorsale regala una visuale privilegiata sulla catena del Resettum. Ma c’è di più, Fara e Provagna, il serpeggiante profilo del lago, fino ai titani della val Cimoliana. Il Crep nudo fa capolino dietro l’irraggiungibile vetta dell’Arghena. Uno spettacolo! Ramata e luccicante la villa riposa a valle. Due zecche mi s’infilano tra i vestiti per farsi notare solo il giorno dopo. La discesa è garbata quanto la salita e da tutto il tempo d’innamorarsi di queste cime “minori” che nel loro carattere burbero custodiscono un’infinita ricchezza. Se avete salito sorridenti il Medol questa cimotta vi conquisterà. Percorrerla in solitaria, poi, rende tanto piccoli quanto enorme diventa la consapevolezza del privilegio di calpestare il silenzio. Il senso di estraneità con luoghi così ermi si scioglie nella sensazione d’esser soverchiati dalla selvatichezza. Il ritorno regala due allucinazioni. Una hepatica fiorita e sgualcita e soprattutto una genziana di Koch all’inizio della fioritura, ai bordi della strada. Qualcosa non torna… Ma lo stupore lascia presto il passo alla bramosia di un abbraccio, forte come la pietra, con l’orso della val Mesath.(22.11.2014)
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