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Percorsi del Cimacuta

07-08-2012 19.04
Michela Michela
La montagna-simbolo di Forni di Sopra è raggiungibile, oltre che col sentiero CAI 367, con altri due itinerari dal lato della val di Suola, lungo il Lavinal del Ciadin (in due varianti) e il Lavinal di Palas. Anche il sentiero 367 segue un Lavinal ma assai franoso e deteriorato nella prima metà, tanto da aver richiesto varie opere di sostegno nonché briglie sul fondo del rio. I due percorsi proposti salgono in ambiente integro, ripidi e senza sentiero, su detriti e tracce di camosci ma senza particolari difficoltà: per escursionisti esperti amanti di questi ambienti e un po' pratici di ghiaioni. Li descrivo assieme perché hanno la partenza in comune e sono abbinabili tra loro o con altri sentieri in interessanti anelli, a cui accenno alla fine.

CIMACUTA DA EST PER IL CIADIN:
E' la "diretta" al Cimacuta, che sale interamente sul versante E senza incontrare altri percorsi, passando per un recondito catino glaciale e in ultimo per ripidi verdi e qualche mugo: secondo me è l'approccio più inaspettato ed emozionante, sembra di scoprire un'altra montagna! Se si prevede il ritorno per sentiero 367 si parte dal parcheggio di Davost (centro sportivo) e si segue la stradina, negli altri casi si può arrivare anche per sentiero dal ponte di Andrazza. La traccia inizia a poco meno di 100 m dal termine della strada q. 995, presso un lieve solco evidenziato da una piccola chiazza ghiaiosa (panchina quasi di fronte). Si sale all'inizio in obliquo a destra nella boscaglia, poi più direttamente per i varchi (ometti) fino alla base di un aperto canale sassoso-erboso c. 40 m più su. Lo si segue nel suo andamento prima sinuoso e poco ripido (qualche segno giallo-rosso), poi su detriti un po' più scomodi fin sotto delle propaggini rocciose q. 1380 c., dove il canale si biforca.
Si va a destra per il ramo meno marcato, con salita di nuovo abbastanza agevole sui bordi. Dopo una strettoia q. 1600 c. la pendenza aumenta, e ci si tiene sul lato sinistro (destra orogr.) rasente le rocce, per lembi di terreno stabile con tracce di camosci. Sopra un'altra strettoia si apre uno slargo q. 1800 c.: qui si lascia il canale per salire un piccolo pendio erboso, inclinando a sinistra e montando in breve sul verde spallone che chiude il Ciadin in sinistra orogr., a q. 1860 c. appena a monte di un dosso tondeggiante. Bella la visuale dell'anfiteatro che si distende poco sotto, il cuore del selvaggio versante E, luogo affascinante dove è probabile sorprendere i camosci. Si continua in obliquo sotto le rocce e per il primo varco si entra in un canale erboso q. 1900 c, delimitato da pilastri rocciosi. Si sale diretti e si prosegue per corridoi tra i mughi con marcato calpestio di camosci, uscendone su un piccolo crinale. Lungo questo, che forma il bordo destro (sinistra orogr.) del ripido pendio sommitale, si arriva in cresta in corrispondenza dei bolli rossi provenienti dall'opposto versante, a poca distanza dalla croce di vetta.

Variante per ghiaione principale: a mio parere è più scomoda avendo un più lungo tratto sassoso e sconnesso, permette però di conoscere meglio il Ciadin perché vi accede dal fondo e lo attraversa. Dalla biforcazione q. 1380 c. il canale si fa più disagevole e solcato: ci si sposta sulla sinistra e si segue poi al centro una piccola dorsale ghiaiosa con qualche traccia. Ignorando rami laterali minori si arriva a q. 1650 c. al termine del ghiaione, dove inizia la strettoia a imbuto del catino, anch'essa sassosa e meglio salibile sul bordo destro. Ci si affaccia così sull'ampio Ciadin, e appena la fascia di mughi si dirada, q. 1800 c. si raggiunge a destra la conca principale, e si continua in obliquo sulle ghiaie verso dei pilastri rocciosi con soprastante pendio verde diviso in due. Si passa un po' sotto le prime rocce per evitare in alto un solco franoso, e oltre il secondo pilastro si entra nel canale erboso a destra q. 1900 c.: da qui come già descritto.

FORC. LAVINAL DI PALAS q. 2058:
Il Lavinal di Palas è un ampio e lungo vallone detritico-erboso che scende dall'omonima forcella di cresta q. 2058 (sopra il passo Lavinal) per più di 1000 m: l'aspetto sembra scoraggiare la salita, ma il terreno è abbastanza stabile e l'ambiente maestoso compensa la fatica; in forcella colpisce il bel contrasto di paesaggio e colori col versante verde e ondulato al di là, che invita a divallare.
La partenza e l'imbocco della traccia sono gli stessi dell'altro percorso. Si sale diretti nel vago solco tra gli arbusti, poi inclinando a sinistra per una piccola dorsale boscosa (qualche segno giallo-rosso); a q. 1040 c. verso sinistra si entra in un canale sassoso che punta verso le pareti. Lo si sale (vecchi bollini rossi) fino a q. 1270 c., dove si segue a sinistra una traccia che taglia il pendio aperto e, dopo una breve fascia boscosa, entra nel Lavinal di Palas q. 1280 c. (ometto). Si sale il pendio d'erba e detriti bordato di mughi fino q. 1560 c., dove si apre unendosi all'ampia colata principale (attenzione in discesa a spostarsi a sinistra per individuare l'imbocco del traverso). Poco più su il ghiaione inizia ad essere diviso al centro da una lunga "isola" verde, che conviene salire all'interno per le schiarite tra i mughi, guadagnando così circa 250 m. Quasi alla fine dell'"isola" si va a destra e si sale una striscia di terreno verde un po' franoso, che porta alla soglia del piccolo cadin terminale: da qui con pendenza attenuata in breve si perviene al valico q. 2058.
Il sottostante ben visibile passo Lavinal q. 1972 si raggiunge scendendo in obliquo a destra il pendio e contornando una piccola conca. Per il Cimacuta, volendo si può proseguire senza perdere quota, ma in modo non proprio comodo, traversando su tracce di camosci: sulle ghiaie si perdono un po' ma si continua in quota, e oltre un basamento roccioso q. 1945 c. si entra nel canale che porta in cima (bolli rossi).

Variante-collegamento: In discesa può essere interessante seguire in basso una variante poco più lunga: lasciato il Lavinal di Palas e raggiunto con traverso in pochi minuti l'altro solco a q. 1270 c., appena sotto si trova il proseguimento della traccia tra mughi, ginestre e boscaglia, in leggera discesa e con direzione evidenziata dai tagli nelle piante; alla fine dopo un breve tratto di bosco con specchiature sugli alberi si sbuca a q. 1180 c. nel canale che scende dal Ciadin. Sconsiglio di continuare il traverso per i f.li Palas perché a un certo punto la traccia si perde.

TEMPI E DISLIVELLI per entrambi i percorsi (Cimacuta per il Ciadin e forc. Lavinal di Palas): salita 2h 35' - 3h 15', discesa 1h 40' - 2h, dislivello 1180 da Davost. Da forc. Lavinal di Palas al Cimacuta: 50' - 1h, e 120 m di dislivello in più (traversando alti).

ALCUNI ANELLI:
L'anello più selvatico abbina tra loro i due percorsi del Lavinal di Palas e del Lavinal del Ciadin, nel verso che si preferisce (tanto è ripido sia in salita che in discesa...); l'orientamento in ogni caso è facile.
Se si sceglie il rientro per il sentiero CAI 367, per chiudere l'anello a Davost (Centro Sportivo) ci si raccorda a fondovalle per piste lungo il Tagliamento, oppure (con saliscendi di 150 m circa) dal bivio di q. 1130 c. si può seguire a destra il segnavia 371 "Truoi dal Von", che si snoda in un bel bosco e termina presso il Puont dal Sirai (di fronte al parcheggio per gli impianti del Varmost).
Un giro di grande bellezza ambientale, che anche non includendo la cima risulta lungo e con vari saliscendi (dislivello tot. 1570 circa), è il seguente, ugualmente fattibile in senso inverso: salita per il Lavinal di Palas e rientro per un tratto del Truoi dai Sclops: forcelle Val di Brica, dell'Inferno e Fantulina Alta, e giù per il rif. Pacherini.
Un accenno anche a un "mancato" anello: il sentiero indicato in cartina che scende a Forni per la Costa di Cimacuta (Matan dal Gheru) è interrotto da una frana sotto la Torre Cimacuta.
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25-08-2014 11.29
sparvuggla sparvuggla
Ciao, circa quattro anni fa ho raggiunto la cima attraverso il percorso da te descritto (CIMACUTA DA EST PER IL CIADIN - variante per il ghiaione principale), in realtà esplorando il "Ciadin" per un po' prima di trovare il passaggio corretto. Da qualche tempo sto "studiando" i ghiaioni del versante nord, chiedendomi se ci sia un accesso (anche con passaggio alpinistico elementare, seppur temo friabile) alla vetta da quel lato. Il percorso più probabile sembrerebbe il ghiaione all'estrema destra (guardando la cima da Forni), ovvero quello che scende verso la località "Pocagneit" e viene sfiorato dal percorso del Truoi dal Von. Hai qualche info/indicazione a riguardo?

grazie,
Luca
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26-08-2014 16.51
michela michela
Ciao Luca, il ghiaione di cui parli che sale tutto a destra dovrebbe corrispondere al percorso del "Matan dal Gheru" a cui ho accennato alla fine, segnato a puntini neri sulla Tabacco: è selvatico e senza tracce ma fattibilissimo fino a un'ampia conca a q. 1650-1700; te ne riporto la relazione. Il proseguimento verso la normale al Cimacuta è interrotto da una frana: potresti provare ad aggirarla oppure cercare un'altra salita per canali sul lato N, se non sono troppo marci e pericolosi...
Salendo dal Truoi dal Von, poco dopo la casa con tab. "villa Pocagneit" il sent. segnato segue un solco verde e lo lascia a q. 1050 c. per svoltare a destra: si continua nella direzione dell'impluvio, qui abbastanza ampio e poco delineato, seguendo dei segni forestali giallo-rossi, 100 m più in alto piegando leggermente a sinistra. Più su il solco corre a fianco di un costone alla nostra destra, in modo evidente ma via via più ostacolato dalla vegetazione. Se ne esce a sinistra con breve traverso tra i mughi a q. 1320 c. (volendo anche prima, ma con meno tracce e riferimenti), e si sbuca poco sopra il bordo inferiore, chiazzato d'erba, dell'ampio pendio inclinato che sostiene il ghiaione vero e proprio. Le ghiaie sono mobili e scomode ma si salgono senza difficoltà, meglio sulla destra. A q. 1425 c. si trova acqua (non so se perenne) presso un piccolo impluvio rasente le rocce; stando poco a sinistra di queste si supera un restringimento, e si prosegue su terreno più consolidato. Giunti sotto uno spuntone roccioso q. 1520 c., si rimonta il pendio verde sulla destra, con percorso diretto e abbastanza evidente tra le schiarite; in ultimo piegando a destra si guadagna il bordo di una bella conca con grossi sassi, q. 1640 c.
La si attraversa a destra fino a riaccostarsi al verde avvallamento a fianco del costone, sul cui fondo si procede dapprima agevolmente, poi cercando un po' i varchi. Il pendio più aperto a sinistra porterebbe all'imbocco di canali che si incuneano tra le rocce; io cercando a destra il proseguimento del "sentiero" sono salita fino a q. 1750 c., poco sotto una spalla coperta da mughi fitti, apparentemente privi di varchi. Una successiva ricognizione dall'alto mi ha confermato la direzione mostrando anche tracce umane inequivocabili del fantomatico sentiero (le uniche, a parte i segni forestali in basso); purtroppo ha mostrato anche la rovina creata dalla frana... Se vuoi tentarne l'aggiramento ti conviene osservare prima dall'alto il tracciato e le difficoltà, in questo modo: salendo lungo la normale al Cimacuta che si stacca dal sent. 367, si individuano sul pendio ghiaioso delle tracce che traversano a sinistra, più avanti si segue un vero sentierino con vecchi tagli nei mughi, che passa poco sopra un grande larice su un dosso mugoso q. 1835 c., piegando a destra scavalca la selletta di un dosso al bordo di una piccola frana, e scende un piccolo imbuto verde affacciandosi di colpo... sul vuoto! Il pendio sottostante, con relativo sentiero che attraversava un ripido colatoio, è stato spazzato via dalla frana; al di là di questa si vede, qualche decina di metri sotto, il proseguimento del sentiero che in breve raggiunge la spalla mugosa prima citata.
Spero che queste indicazioni ti siano utili, se trovi qualcosa di interessante fammi sapere, e buone escursioni!
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26-08-2014 20.41
sparvuggla sparvuggla
Ciao! Grazie per la risposta. Avevo provato l'anno prima anche il "Matan dal Gheru" (perdendomi tra boschi prima e mughi poi..), sbucando nella zona franata descritta (calandomi poi, in qualche modo, anche reggendomi ai mughi, verso la conca ghiaiosa sottostante (e riconnettendomi quindi al sentiero CAI che porta al passo del Lavinal). Ti ho segnato il percorso che credo di aver seguito in quell'occasione in blu (circa). Nel cerchio azzurro, dietro quel dosso, la zona franata. La mia domanda riguardava il ghiaione segnato nell'immagine in rosso (o eventualmetne gli altri ghiaioni più a sinistra). Non ho trovato nessuna informazione a riguardo, ma sembrerebbe (almeno osservando col binocolo) possibile un qualche passaggio "diretto" verso la cima. Mi chiedevo se qualcuno nel sito o nel forum avesse percorso uno di questi accessi.
Allegato: cimacuta.jpg
Ciao! Grazie per la risposta. Avevo provato l'anno prima anche il "Matan dal Gheru" (perdendomi tra boschi prima e mughi poi..), sbucando nella zona franata descritta (calandomi poi, in qualche modo, anche reggendomi ai mughi, verso la conca ghiaiosa sott
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