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Monte Cimon da Cima Sappada

20-06-2012 17.42
luca_di_collina luca_di_collina
Dallo spiazzo nei pressi degli impianti del monte Siera (m 1270) si prende la strada sterrata che, alternando tratti pianeggianti a moderate salite porta ad un acquedotto, da qui un sentiero porta prima ad affiancarsi al rio Geu (qualche tratto eroso e rovinato superabile senza problemi) e poi, dopo la diramazione per il sentiero attrezzato per malga Geu (cartelli), ad attraversare il rio stesso poco prima di alcuni suggestivi salti. Si prosegue in salita giungendo quasi al limite delle rocce del monte Geu per poi scendere e collegarsi alla strada forestale proveniente dalla Strada Regionale 355 che con un andamento in saliscendi porta ai pascoli di malga Tuglia; qui si tralascia il sentiero a destra per casera Geu e si continua brevemente dritti sulla strada per prendere il sentiero 229 (cartelli con indicazioni per Pesariis e passo di Entralais). Il sentiero sale prima con pendenze considerevoli, poi più moderate in un bosco di larici al termine del quale, nei pressi di un masso si prende a destra sebbene i segnali siano presenti anche a sinistra. La salita su detriti fini porta, con fatica non eccessiva, sotto alcune caratteristiche formazioni rocciose, presso le quali dei franamenti richiedono attenzione e un minimo di destrezza; superato questo tratto si perviene in breve a un tratto attrezzato (I grado – cavi utili per la discesa) immediatamente sotto il passo di Entralais. Dal passo (cartello) si sale sulla destra su prato sino ad arrivare al secondo paletto-segnavia, qui alzando lo sguardo si scorgono due tracce corredate di bolli rossi: quella a destra porta in breve ad un traverso esposto e scomodo, quella a sinistra sale per prati e poi, dopo una svolta a destra, in breve ad un canalino che, con passaggi di I grado su roccia discreta, si percorre quasi fino al suo culmine ricollegandosi con la variante di destra. Ci si porta quindi a sinistra su sentiero con moderata esposizione per poi calarsi con un salto (I superiore) in un piccolo catino che su prato si risale fino ad arrivare sulla cresta che si percorrerà sul filo o nelle immediate vicinanze con passaggi di arrampicata elementare fino in cima (m 2422 croce e libro di vetta).
Note: consigliati i bastoncini che non sono eccessivamente d’intralcio nei passaggi di arrampicata, che risultano essere sempre elementari (entro il I grado) e mai troppo esposti. Alcuni bolli di colore diverso aiutano l’orientamento. Splendido panorama dalla cima.
Tempi: 3 h 30’ + 3 h
Dislivello: 1300.
Allegato: 7 - Croce di vetta e panorama.JPG
Monte Cimon da Cima Sappada
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20-06-2012 17.43
luca_di_collina luca_di_collina
Detriti sotto il passo di Entralais
Allegato: 1 - Detriti salendo a passo di Entralais.JPG
Detriti sotto il passo di Entralais
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20-06-2012 17.45
luca_di_collina luca_di_collina
Il canalino di I grado non esposto
Allegato: 4 - Canalino.JPG
Il canalino di I grado non esposto
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20-06-2012 17.46
luca_di_collina luca_di_collina
La cresta poco prima della vetta
Allegato: 6 - Cresta.JPG
La cresta poco prima della vetta
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20-06-2012 22.13
giuseppe.tolazzi giuseppe.tolazzi
...E bravo Luca: queste relazioni di cime poco frequentate non possono che esserci utili. Grazie!
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21-06-2012 13.37
brunomik brunomik
Grazie Luca per questa tua relazione su una cima che vorrei salire. Già che ci sono ti chiedo se sai come sia la cresta ovest del Cimon, secondo la Guida della Alpi Carniche del CAI non è difficile ma se riesci a confermarlo mi fai un favore. Ciao ciao
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22-06-2012 08.16
luca_di_collina luca_di_collina
Io non l'ho fatta, ma nel libro di vetta qualcuno ha scritto che la cresta ovest è più difficile di quanto descritto nella guida ai monti d'Italia.
Mandi
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22-06-2012 10.16
brunomik brunomik
Grazie davvero. Mandi
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24-06-2012 18.09
Matthew Matthew
Io l'ho fatta due anni fa, partendo da Pesariis però. E' un itinerario che consiglio per la sua bellezza e varietà, anche se piuttosto lungo. Per la cima, dopo il passo sono salito per la variante di destra, che è davvero esposta e scomoda, come dice Luca. E infatti sono sceso per quella di sinistra. Mi ero basato sulla relazione di Giovanni Borella presente nel suo libro su Sappada di pochi anni fa. Una cima comunque meravigliosa.

P.S. In giro per il web ho trovato tempo fa informazioni e foto sul percorso della cresta ovest, ed è decisamente più impegnativo della via normale. Ciao!
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04-07-2012 14.03
ilario.morettin ilario.morettin
Grazie Luca.
Da fare... prima o poi.
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11-07-2012 19.19
michele michele
Io sono salito lasciando l'auto ai Piani di Vas sopra Rigolato e percorrendo il 227 sino a raggiungere casera Tuglia. Credo che così non si allunghi tanto rispetto a partire da Cima Sappada e si risparmi un po' di strada in auto.
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13-11-2016 22.13
askatasuna askatasuna
Il bosco è animato, la pista da ballo si riempie di danzatrici che s’abbandonano alla brezza seguendola come fosse una partitura d’archi. Ma è un adagio che coinvolge le più romantiche. Le altre si agitano solamente, vociando eccitate, attendendo il loro momento. Il rumore delle foglie si fa torrente, come la pioggia che scroscia. Tanto che quando m’avvicino al rio Possal, prima di vederlo, penso che il vento si sia ingagliardito. Il ricovero Entralais (o Entralè, come qualcuno ha l’ardore di chiamarlo) è una costruzione accogliente e ristrutturata con cura. Sull’ultima pagina del libro del ricovero una citazione mi fa sorridere: “Bello come una prigione che brucia!”. Poco più in alto, un campanaccio richiama la mia attenzione. Una capra solitaria ha scelto di godersi distesa il sole che inizia a scaldare. Il troi è ben evidente, ma fin dal bosco i segnavia sono apposti come piacciono a me, in modo parsimonioso ed una tantum, al punto che, ignoti, li hanno affiancati a dei bolli rossi. L’entrata nel vallone è salutata da diversi larici. Uno di essi, particolarmente aranciato, si sporge curioso sul sentiero. Si sale in una prateria che si fa trincea. Sotto il Cret dal Làris, un camoscio con manto invernale e mega pancione d’ordinanza, bruca l’erba dandomi le spalle. Il vento si fa alleato e non gli sussurra la mia presenza odorosa, portando lontano anche il rumore dei passi. Così continuo a camminare, mentre lui pasteggia beato. Prima della curva che immette sul soppalco prativo del passo, la Fuina manda avanti il suo custode: uno sbrodolio roccioso che pare la statua di Jabba the Hutt. Inizio a salire verso la cresta, individuando un bollo sbiadito, lasciandomi poi guidare da numerosi ometti che ho provveduto a rinforzare. Oramai i rossi stanno per esser slavati dalle rocce e sarebbe bello che non fossero ripristinati. Una breve e relativamente facile cimotta, merita rispetto ed addomesticarla o tatuarla, a parer mio la svilirebbe. Poi gli ometti mi piacciono proprio. Sono discreti e richiedono un continuo apporto da parte di tutti e tutte. Si contribuisce con gratitudine alla pazienza dei primi impilatori di sassi, condividendo con chi verrà, il cammino da seguire. Non si delega ad altri il compito di segnar la via, ma ognuno apporta la sua briciola. Senza “l’autogestione” e la manutenzione di quei piccoli fari, il naufragio sarebbe assicurato. Salendo, mi volto spesso a guardare il Pleros e la Fuina che sembrano due proiettili d’obice ben piantati. Le difficoltà sono minime ed i prati, rispetto a quelli del versante meridionale del Pleros, sono innocui. Quando vedo la croce inizio ad accusare la stanchezza, vorrei solo sedermi, nutrire occhi e stomaco, godendomi il poco tempo a disposizione. E invece no. Vengo subito assalito dal mal di cresta. Una sensazione che non puoi spiegare o tantomeno mettere a freno. Di fronte a me la cimotta quotata 2419, anche lei col suo ometto. Altre quattro testoline ci dividono. La squadro. Pare più alta. Sarà la prospettiva? La ricerca di una scusa per continuare? Non resisto a quel richiamo e continuo ad andare, mentre corpo e raziocinio tentano d’aggrapparsi a qualsiasi cosa per frenarmi. Un contrasto insanabile e perso in partenza. Atavico, s’impossessa del tuo spirito senza sentir ragioni. Come se qualcun altro o qualcos’altro interferisse con le proprie volontà. Non importa cosa vuoi o pensi, senti che DEVI andare. Per quanto fosse apparsa così vicina, ci metterò una mezz’ora buona per raggiungerla. Le difficoltà tecniche rimangono sotto il secondo grado ma il terreno gioca la sua parte, accentuandole. Il rasentar la cresta o meno diventa una scelta soggettiva e questa sensazione di libertà non fa altro che spingerti a proseguire. Quando finalmente la raggiungo, apro la carta che nega l’opinione di un altimetro che pende dalla mia. Cercando notizie in merito, una volta a casa scopro come la CTR quoti sia questa che la vetta vera e propria con gli stessi 2419 metri. Per mia fortuna l’ultima parte della cresta si frammenta maggiormente, con un deciso salto che ferma una corsa senza freni. Allora lo sguardo si fa vorace, pattugliando l’orizzonte senza tregua. Splendida la vista sui Lastroni e la cresta del Ferro, su Chiadin, Peralba e Avanza. Los hermanos Siera diventano due orecchie feline, mentre la Terza piccola appare proprio minuscola rispetto alle altre. Poi le Dolomiti di Sesto e il Cogliàns e tutto ciò che t’immagini fino alle Giulie, passando per le vette del Cavallo. Marco, che m’aveva dato due dritte al volo nella scelta di riserva, mi ha scritto: “Ti piacerà, ne sono sicuro”. E mi è piaciuto fin troppo! Mi sono giocato una sosta lunga dopo la tirata, ma non me ne pento. Semplicemente perché non avrei potuto fare altrimenti. Al ritorno scopro un dettaglio che m’era sfuggito. Sulla cima che precede la quota 2419 appare un antro. Un perfetto bivacco in quota, tondeggiante e confortevole. Ci curioso dentro e poi giù, sperando di anticipar le tenebre. Nel bosco la musica si è spenta, l’orchestra per oggi ha chiuso gli spartiti sui leggii e per terra riposano le etoiles del corpo di ballo dei faiârs. Il sipario si chiude mentre sul libretto dello spettacolo, il dislivello, coi saliscendi della cresta, ha superato i 1600 metri. (03.11.2016)
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