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semide Agnei e sentiero 619

04-07-2011 00.00
gustavo gustavo
Complimenti per Giorgio, Stefano e Fausto che hanno percorso la Semide dei Agnei partendo dalla Val Dogna come era stata percorsa originariamente. Stupisce che qualcuno insinui che la cengia sia stata utilizzata soltanto dagli abitanti di Cadramazzo (2 case) che tutt’al più potevano avere a disposizione i pascoli di Cuel de Laneito de la Bareta. Una indagine critica delle fonti storiche non guasterebbe.
Vorrei inoltre sottolineare come Giorgio abbia notato: perché è stato dismesso il sentiero 619? Una frana lunga un metro non rappresenta la fine del mondo, se bisogna fare troppo pulizia è un altro discorso. Per pulire i sentieri dai rami dei mughi e riesumare antichi percorsi occorre avere un po’ di buona volontà e, secondo me, si ritorna al discorso di prima.
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04-07-2011 00.00
alessio alessio
ciao Gustavo, come va con le tue esplorazioni? per il 619, se volete sapere il motivo della dismissione, chiedete al CAI Gorizia che ne gestisce la manutenzione, mandi , Alessio.
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04-07-2011 00.00
Fausto Fausto
Grazie Gustavo, anche per il prezioso supporto logistico svolto nell'occasione della nostra traversata.
Vedo che riporti in questo forum polemiche scoppiate altrove.
Il mio pensiero è che sicuramente la cengia veniva percorsa partendo da più punti, compreso il vallone del Livinal, anche se concordo con te, che fosse più comodo da Cadramazzo, portare le pecore su Moncusson, Sflamburg. Bareta e Laneit.
E' quindi più semplice aderire alle versioni dei vari Dougan, Buscaini e Marini, che descrivono la cengia della Semide, come la via naturale più semplice per attraversare dalla Val Dogna alla Raccolana, e quindi immaginarne una frequentazione pastorizia, in tal senso.
In quanto al sentiero 619, sono propenso a credere che sia stato chiuso per sollevare responsabilità in caso di incidenti, anche se la percorribilità non è compromessa.
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05-07-2011 00.00
michele z michele z
Approfitto dell'intervento di Fausto per porre una questione: se succede un incidente lungo un sentiero CAI, il Club potrebbe essere chiamato a risponderne per difetto di manutenzione? Con tutti gli incidenti che accadono si scatenerebbe una pioggia di controversie...
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05-07-2011 00.00
luca ch luca ch
http://www.caitoscana.it/download/Documenti%20CST/Responsabilitaconnesseaisentieri.pdf
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06-07-2011 00.00
Pietro_Casarsa Pietro_Casarsa
Per quanto riguarda l'indagine storica, vorrei aggiungere che nella testa del Rio Livinal si dice che era presente una casera per le pecore/capre e durante una mia escursione in quella zona forse ho trovato una testimonianza a riguardo. Perciò risulterebbe possibile che da quel luogo portassero le bestie al Plan della Cjavile. Inoltre è presente un "comodo" sentiero" di cacciatori che passa alto nel Rio che poteva essere utilizzato per portare le bestie alla testata del Rio.
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06-07-2011 00.00
Michela Michela
Spero che non si diffonda in montagna la moda di denunciare per le manchevolezze dei sentieri...anche se c'è una normale cura nella segnaletica e nella manutenzione, la sicurezza assoluta è esclusa per incognite sia ambientali che soggettive, e non è corretto secondo me trasferire in montagna la burocrazia e la logica della città, altrimenti il CAI e gli altri enti gestori abbandoneranno al loro destino i sentieri più "a rischio", che spesso sono i più belli oltre che i più bisognosi di segnaletica e manutenzione, in quanto si svolgono in luoghi selvaggi con tracce poco evidenti, passaggi scabrosi ecc. Forse non è un caso che negli ultimi anni molti sentieri del genere sono stati "dismessi": a volte per situazioni oggettive di pericolosità dovuta a frane e simili (ma quando rimangono percorribili da un escursionista esperto, perché dichiararli "inagibili"?), a volte però per altri motivi, vedi il caso dei sentieri CAI, quasi tutti di livello "EE", che il Parco delle Dolomiti Friulane ha "dismesso" in blocco anni fa... La scelta di dismettere questo tipo di sentieri, per loro natura poco frequentati, spesso porta al loro veloce inselvatichimento e al rischio che vadano persi, oltre al fatto che la loro percorrenza presenta maggiori incognite; questa probabilmente è l'altra faccia della medaglia del fatto che tanti vanno in giro senza la necessaria informazione e preparazione, pretendendo di trovare in tutti i sentieri segnati uno standard escursionistico livellato verso il basso.
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07-07-2011 00.00
michele z michele z
Ciao Michela!
Mi par di capire dal tuo messaggio che la logica della dismissione di un sentiero vada ricondotta all'impossibilità, da parte del CAI, di garantire la manutenzione - e quindi la sicurezza - dei sentieri segnalati. Questo presuppone che, in via ipotetica, il CAI potrebbe essere chiamato a rispondere dei danni occorsi su quei sentieri, salva sempre la prova dell'eventuale colpa dell'escursionista 'incidentato'.
Si tratterebbe quindi di una riproposizione delle problematiche della responsabilità per omessa custodia, che da giurista conosco molto bene e che ti risparmio....;)
Tu però dici anche che in conseguenza di ciò in futuro sarà inevitabile la progressiva dismissione dei sentieri per esperti, onde evitare le suddette rogne legali. Non posso fare a meno di osservare che se fosse vero questo, il CAI del Veneto dovrebbe dismettere i vari sentieri attrezzati che portano sul Pelmo, sul Civetta, sull'Antelao, etc. - estremamente pericolosi - con pesanti ricadute sul piano economico per i territori interessati. Se ne guarderà bene dal farlo. Perché allora in Friuli, invece di aggiungere nuovi (e magari difficili) sentieri si dismettono quelli vecchi? Scelta precisa? Mancanza di fondi? Disinteresse degli enti locali?
Nella mia ingenuità sono dell'idea che se un sentiero per qualche motivo si rovina, vada risistemato e magari attrezzato, non dismesso e lasciato al suo 'destino'. Mi sbaglio?
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08-07-2011 00.00
Michela Michela
Ciao Michele, non sono giurista e neppure addentro ai motivi della dismissione di alcuni sentieri, da semplice escursionista “profana” posso solo osservare e cercare di capire. I sentieri che citi tu in Dolomiti sono di gran richiamo turistico, portano a cime famose passando per rifugi o impianti di risalita ecc., quindi anche se per esperti e con difficoltà alpinistiche c’è sicuramente l’interesse e la volontà di mantenerli. In effetti anche su questi percorsi “di richiamo” succedono incidenti, ma se la manutenzione è regolare suppongo che gli enti gestori non possano essere accusati di nulla.
Io mi riferisco più a sentieri su cui nessun “turista” ambisce ad andare perché non portano a cime né a posti famosi, e non fanno parte dei trekking usuali con casere e rifugi di appoggio: percorsi in ambiente selvaggio che, anche se frequentati da pochi appassionati, hanno secondo me l’importante funzione di ampliare le scelte e aiutare ad evolversi verso un escursionismo più autonomo e di qualità. Percorsi di questo tipo sono per loro natura di difficile manutenzione: nella vegetazione rigogliosa senza tracce occorre ripulire e mantenere una buona segnaletica, talvolta più che il rischio diretto di incidenti c’è il rischio di perdersi, che anche se non provoca danni alle persone può comportare interventi di soccorso ecc. I sentieri CAI che il Parco delle Dolomiti Friulane ha dimesso erano di questo tipo, perciò posso supporre che la volontà in quel caso fosse cautelativa, di evitare al massimo possibili “rogne” convogliando l’escursionista-turista su alcuni (pochi) sentieri, dei quali sia più facile garantire la segnaletica e la buona manutenzione. In zone limitrofe, il sentiero 969 dalla val Provagna scavalcava la sella del M. Formica attraverso luoghi molto selvaggi ma privi di difficoltà tecnica: alcuni anni fa della gente si è persa, e non so se a causa di episodi simili il percorso è stato modificato tagliando via il tratto più bello. Da escursionista spero che invece di soluzioni troppo facili si diffonda la cultura e la pratica della montagna, l’accessibilità e completezza delle informazioni sui vari percorsi (anche non ufficiali), e che il CAI possa continuare a curare anche sentieri un po’ “coraggiosi” che ampliano la conoscenza e la fruizione del territorio.
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10-07-2011 00.00
michele z michele z
Infatti. Penso sia il caso di cominciare ad attivarsi nelle sedi opportune: manderò una mail alla 'commissione giulio-carnica sentieri', vediamo cosa ne pensano.
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13-07-2011 00.00
Stefano Stefano
Per caso sei la Michela che il 22 Maggio e salita in forcella della Puartate??
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14-07-2011 00.00
Michela Michela
No, io ci sono salita qualche anno fa, ciao
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14-05-2012 00.00
grangianni-49@hotmail.it grangianni-49@hotmail.it
A Piero Casarsa chiedo notizie più precise su come poter individuare il comodo sentiero di cacciatori che si addentra nel rio livinal e che mi pare di capire sia una delle vie di accesso alla semide
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