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Considerazione sulla sentieristica CAI

14-05-2009 00.00
chripell@gmail.com chripell@gmail.com
Ho letto con interesse il thread sui "Monti Piper e Due Pizzi". Volevo sollevare una questione che, purtroppo, sta diventando sempre più significativa e, soprattutto, mi piacerebbe sapere come la pensate da escursionisti. Come membro attivo del CAI mi è capitato di sentire come c'è sempre più una questione di responsabilità legale da parte di chi mantiene i sentieri. E la cosa, secondo me raccapricciante, è che la sede centrale ha praticamente piantato in asso le sezioni periferiche. Per esempio è stato richiesto che ogni sezione periferica nomini un responsabile che risponda in caso di cause civili e penali. E in caso delle prime la sede centrale non da nemmeno il supporto legale! (e nel caso di quelle penali lo fa solo per il processo di primo grado) Nello stesso convegno nel quale sono state fornite queste informazioni è stato presentato l'esempio di chi inciampa su una radice su un sentiero e può fare causa al CAI che lo gestisce: secondo me aberrante! Non voglio entrare nel merito del perché la società sta diventando così (potrebbe essere che ci sono troppi avvocati che devono mangiare, che siamo tutti presi dalla cupidigia, che pensiamo sia sempre colpa altrui, che la televisione ci ha trasformato a dei animali da poltrona, ....) ma sicuramente ciò non è compatibile con lo spirito volontaristico del CAI. E nemmeno con il fatto che andare in montagna è anche avventura e quindi ne dobbiamo accettare i rischi (seppure è di fondamentale importanza minimizzarli il più possibile). In tutta sincerità l'idea di affrontare un processo a mie spese (anche se poi uno vince la causa) per volontariato è inconcepibile. Per questo credo che ci saranno sempre più i sentieri chiusi (vedete quante ferrate sono ufficialmente dichiarate non agibili .... vi siete chiesti il perché?). Anzi da parte mia avevo proposto che se questa condizione non si sblocca di dichiarare tutti i sentieri CAI non agibili (ma la proposta non è passata ... per ora). E quindi ognuno è il primo responsabile di sé stesso in montagna. Scusate la lunghezza e la polemica in certi punti di questo intervento.
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14-05-2009 00.00
luca.deronch luca.deronch
Per quanto riguarda le nostre montagne, già adesso allo sciolgimento della prima neve si trovano disastri anche su banali sentieri. E' impossibile che gli stessi siano sempre a posto anche se si facesse lavoro enorme di volontariato, per cui è da accettare un certo grado di rischio nell'andare in montagna. Le ferrate forse sono una cosa a parte, ma il concetto è chiaro, roba che scotta. E hai ragione tu.

Mandi
Luca
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14-05-2009 00.00
Martina Martina
Ciao !
Non sapevo nulla di tutto questo....ma leggendo non posso che concludere che la cosa è sconcertante ! Da escursionista non posso che ringraziare il CAI che cerca di mantenere percorribili e segnalati i sentieri, ma non potrei mai immaginare di andare a denunciarlo perchè ho inciampato su una radice e mi sono fatta male...ma stiamo scherzando ? L'escursionista va comunque in montagna a suo rischio e pericolo e deve essere ben conscio che sia così (io lo sono)....non si può pensare di gravare penalmente su un'attività di volontariato in caso di incidente...Se così fosse e i sentieri venissero dichiarati tutti inagibili, il CAi magari non farebbe neanche più l'attività di volontariato per mantenerli percorribili...i rigidi sostenitori della wilderness sarebbero anche contenti, l'escursionista medio a cui piace andare in montagna e avere ben chiaro il percorso da fare (senza perdersi) non credo sarebbe così contento !!! Ci andremmo a rimettere tutti !! Questa, chiaramente, è solo la mia opinione personale ! ciao ciao !!!
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14-05-2009 00.00
Lorenzo Lorenzo
Ma per i nostri vicini di casa sloveni e austriaci il problema è lo stesso?
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14-05-2009 00.00
Fabrizio Fabrizio
Secondo me va però fatta una distinzione tra i sentieri trascurati o malmessi dopo l'inverno con quelli "realmente inagibili" dove il normale escursionista anche esperto non potrebbe mai passare se non a serio rischio di farsi molto male.
Le ferrate ormai di solito sono in buono stato solo quando c'è vicino un rifugio che ha tutto l'interesse a mantenerle, altrimenti vengono abbandonate diventando certe volte molto pericolose.
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14-05-2009 00.00
luca_di_collina luca_di_collina
Ottimo argomento, ottimo messaggio.
Mi ero chiesto come mai sulla mia auto made in USA sugli specchietti c'è scritto che gli oggetti riflessi sono DIETRO e non davanti, soluzione all'arzigogolo da settimana enigmistica trovata poi su un settimanale: il solito fenomeno aveva avuto un incidente e fatto causa all'industria produttrice perché non c'era scritto. Quindi se per uno che fa di lavoro qualcosa le possibili conseguenze PENALI sono di questo tenore, figuriamoci come si deve comportare uno che lo fa per passione e gratis. Per quanto riguarda le dinamiche CAI spero che sia stato riferito ai responsabili di sentiero che lo sono e che se succede qualcosa sono cavoli loro. Per Slovenia e Croazia non so come sia ma spero meglio che in un Paese dove le postazioni autovelox, grazie alla solita sentenza, vanno segnalate con tanto di cartello e ad ogni incidente si piange il morto.
Scusate la digressione su altri argomenti ma penso che non sia un problema di competenze e manutenzione ma proprio di cultura e responsabilità.

Uno che quando inciampa dice imbecille solo a sè stesso.
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14-05-2009 00.00
luca ch luca ch
in effetti la situazione è ridicola. nel senso che sali su un sentiero per sistemarlo e ne scendi indagato perchè un tale di è capitombolato. ma dai!!
comunque l'assicurazione dovrebbe coprire anche la tutela legale e la rc nello specifico (da quanto si capisce dal sito cai). certo è che se continua cosi si va avanti ad un abbandono dei sentieri per via dal "ma chi te lo fa fare".
per il discorso dei nostri vicini d'oltralpe, presso la loro magistratura vale il principio che se vai in montagna devi essere in grado di farlo.. altrimenti paghi il soccorso!
d'altronde 22 anni fa quando mi sono iscritto al cai mi han chiesto a cosa volevo iscrivermi, ora prendi solo i soldi. prima ancora la firma del socio proponente era volta a "certificare" che eri uno in grado di andar per monti, ora facciamo i corsi di escursionismo (...). Quindi che fare? c'è gente che non sa neppure orientare una cartina della tabacco ma va in giro con il gps appeso allo zaino.
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14-05-2009 00.00
luca ch luca ch
per le ferrate la cosa non è così semplicistica come la fai tu.
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14-05-2009 00.00
MisterZin MisterZin
La parola giusta è proprio aberrante. Credo che neanche una società a fini di lucro con responsabilità legale sui tracciati riuscirebbe a stare dietro a tutte le varie problematiche che possono interessare un sentiero di montagna tra radici, massi franamenti, ghiaccio et cetera. Non so dico per esempio se a 2000 metri di quota uno scivola sul ghiaccio del sentiero, che diamo la colpa al CAI che non ha meso il cartello stradale blu con l'asterisco bianco??!!! Sembra proprio uno scoraggiamento verso il volontariato, magari deciso da persone che dopo il lavoro ordinario se ne stanno comodamente con il sedere in poltrona (ehm credo anche durante il lavoro ordinario) e che assolutamente non colgono quanta passione e sacrificio ci sia in persone che dedicano il loro TEMPO LIBERO alla manutenzione di sentieri che altrimenti sparirebbero in poco tempo.
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14-05-2009 00.00
marco.d marco.d
Al di là di tutte le considerazioni più o meno tristi e amareggiate che si possono fare sul comportamento della gente (e sull'utilizzo che spesso viene fatto degli avvocati...), credo che l'unica via di salvezza, come ha scritto luca ch., è un'assicurazione del CAI che copra l'operato degli iscritti, per i lavori di sistemazione/manutenzione sentieri. Se così non è, ed è veramente chiamato a rispondere direttamente il singolo volontario, c'è di che preoccuparsi...
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14-05-2009 00.00
piero piero
In Austria sono molto pragmatici. La frase magica e': Auf eigenes Gefahr = a proprio (rischio e) pericolo. Vale sempre ed in ogni condizione, anche per giochi per bambini nei parchi pubblici, bagni lacustri, etc.
In pratica, l'escursionista, invece di poter far causa al CAI, sarebbe messo difronte alla sua responsabilita'.
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14-05-2009 00.00
Fabio Fabio
Certo, sono cose aberranti, ma penso non riguardino noi che leggiamo queste righe e che frequentiamo la montagna con rispetto, da ospiti della natura, consci dei pericoli e delle insidie che può presentare, ma piuttosto quelle persone, e purtroppo sono molte, per le quali l'"andare in montagna" significa arrivare la domenica in auto fin sotto il rifugio, ristorante o malga, mangiare e bere, e poi fare due passi nei dintorni con le scarpe con i tacchetti alti (ne ho viste..!!!!), lamentarsi per questi "fastidiosi" sassi, e magari se cadono e si fanno male beata l'ora che hanno un caprio espiatorio da incolpare..... Siccome a nessuno viene ordinato con la pistola puntata di andare a camminare in montagna, sarebbe forse sufficiente un cartello all'inizio dei sentieri, o un articolo nello statuto CAI, nel quale si dice chiaro e netto che chi percorre qualsiasi sentiero mantenuto o gestito dal CAI, lo fa a proprio rischio e pericolo, conscio delle proprie capacità e limiti, e si assume la responsabilità di ciò che gli capita. La casistica di assurdità potrebbe andare avanti all'infinito: se vengo aggredito da un orso (e sopravvivo), allora denuncio il CAI perchè non ha messo in gabbia tutti gli orsi delle Alpi? Mah.....
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15-05-2009 00.00
Paolo Paolo
La situazione, come ampiamente ribadito, è assurda, ma fino ad ora abbiamo parlato dei sentieri "mantenuti" dal CAI. Sappiamo che ci sono anche sentieri che non sono segnalati dal CAI. In caso di incidenti su questi sentieri a chi dovrebbero fare causa? Ai Vecchi che li hanno percorsi per primi ?
Per me dovrebbe valere la clausola "a proprio rischio e pericolo" anche perchè da nessuna parte, mi auguro, ci sia scritto che il sentiero debba essere lastricato e senza radici, anzi le asperità del sentiero ne devono essere una caratteristica al pari dei paesaggi che attraversano.
C'è da augurarsi che il CAI trovi il modo di tutelare i volontari che prestano la loro opera e di cui ci sarà sempre più bisogno.
ciao e buone camminate
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15-05-2009 00.00
silvio.sfz@alice.it silvio.sfz@alice.it
Quando ero bambino se tornavi a casa lamentandoti che la maestra ti aveva dato un ceffone ne prendevi come minimo subito un altro! Ora i genitori denunciano la maestra. La società è cambiata... in meglio ?? Ora pensare che se uno viene a lamentarsi di aver preso una botta in una gamba su un sentiero debba meritarsi subito una botta nell'altra mi sembra un po' eccessivo, così opterei per il pragmatismo austriaco: vai a tuo rischio e pericolo.
Sentieri attrezzati e vie ferrate invece devono rispondere a criteri di affidabilità e sicurezza garantiti da chi li costruisce e li mantiene.
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16-05-2009 00.00
Marco Marco
Ala luce di queste considerazioni l'inagibilità delle due ferrate sul Mangart, quella della Vita e quella che parte dal biv. Nogara, è dovuta ad eccesso di prudenza in attesa di manutenzione oppure non sono percorribili per qualche evento p.es. frana, distacco fune etc. ?
Grazie
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23-05-2009 00.00
chripell@gmail.com chripell@gmail.com
Scusate il ritardo nella risposta e grazie per tutte le idee. Di fatto la strada che si vorrebbe battere è quella delle assicurazioni aggiuntive. La "avvocatizzazione" della vita è un processo molto più pervasivo e difficilmente come CAI ne usciremo in altri modi. Per i capogita stiamo già procedendo in questo modo per garantire massimali più alti, il problema è che le spese diventano non indifferenti. E, come in altri casi, solo l'unione può darci la forza.
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