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Ferrata della Memoria diga del Vajont

03-10-2017 11:10
giacomino.venturini giacomino.venturini
Domenica primo ottobre, in anticipo rispetto all’anniversario della tragedia del Vajont (09-10-1963), abbiamo voluto dedicare una giornata a visitare i luoghi dove 1910 persone trovarono la morte nella maniera più atroce. Era nostra intenzione salire la Ferrata della Memoria al mattino e poi vistare il cimitero a Fortogna di Longarone dove riposano le vittime del Vajont, ma al mattino piovigginava a tratti così abbiamo deciso di visitare prima il cimitero e poi nel pomeriggio tempo permettendo salire la ferrata. L’edificio a forma di diga posto davanti al camposanto, dispone al suo interno di due piani, quello superiore, adibito a mostra fotografica, mentre al piano terra sono esposti una grande quantità di oggetti risalenti all’epoca della tragedia. Dopo aver acceso un lume e dedicato una preghiera nella cappella del cimitero, ritorniamo all’attacco della ferrata, non piove ma il cielo è comunque molto coperto, decidiamo di salire. Passate le anguste gallerie, percorriamo velocemente il traverso attrezzato che porta alla partenza della ferrata. Alla partenza una scala a pioli porta su una placca esposta ma non eccessivamente difficile, segue un tratto più impegnativo a livello fisico, poi un traverso facile tra roccia e terra. Si prosegue con una nuova impennata verticale meno esposta che impegna nuovamente i muscoli delle braccia in alcuni passaggi. Infine si arriva a una facile e larga cengia in leggera discesa che porta a una scala a pioli che permette di superare l’ultimo gradino roccioso, ancora un tratto facile attrezzato ed eccoci arrivati alla fine della ferrata. Davanti a noi si mostra con tutta la sua imponenza la gigantesca e lugubre diga. Penso sia difficile proseguire il percorso senza fermarsi un attimo a pensare a ciò che quella sera d’ottobre possono aver provato gli operai che erano all’intero della diga. È la seconda volta che faccio questa ferrata, oggi sono assieme a mio figlio eppure l’emozione che suscita questo percorso è sempre molto forte. Resettata la mente, proseguiamo fino a incrociare il Troi de Moliese dove ci dividiamo, mio figlio scende a destra verso la diga, io invece vado a sinistra per il sentiero che conduce a Codissago per recuperare la macchina. Prima di raggiungere il paese prendo un sentiero a sinistra che raggiunge la strada asfaltata verso Codissago, dopo 400 m circa di asfalto arrivo al punto di partenza dove ho lasciato l’auto. Per chi non desidera fare questo percorso di rientro e non teme vetture e moto che sfrecciano in galleria, a fine ferrata può scende verso la diga poi, poi appena usciti dall’ultima galleria, prendere subito a sinistra il sentiero che porta direttamente fino al punto di partenza. Buinis mons a duç. Mandi
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