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Disposizione attrezzature via normale alla Cjanevate

14-08-2017 15:14
magellano85 magellano85
Buongiorno a tutti e buon ferragosto. Ieri salendo con la mia compagna alla Creta di Collina e Cjanevate per la via normale ho incontrato 5 persone, tutte ben allenate, che erano ritornate indietro dopo aver tentato invano di percorrere il sentiero che dal bivio conduce su quest'ultima cima (Chianevate) in circa un'ora. Mi sono chiesto, percorrendolo poco dopo, come mai non sia stato attrezzato per facilitare il superamento dei punti più esposti (basterebbe qualche passamano o fittone), considerando invece che l'omonimo sentiero per la Creta di Collina, presenta diverse attrezzature, anche in punti dove il loro impiego è del tutto superfluo. Già dopo poche decine di metri dal bivio c'è un tratto obliquo su roccia e ghiaia instabile su strapiombo di una decina di metri. Sentivo dei dubbi sollevarsi anche da 3 ragazzi austriaci incontrati nella cima.
Come la pensate voi?
Ciao ragazzi!
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14-08-2017 17:47
florian florian
Ciao. Beh,se è come lo descrivi, è un peccato che non sia percorribile. Certo è, che penso sia difficile tenere tutti i sentieri in perfetta efficienza. In ogni caso,credo che i ragazzi del CAI della zona si daranno da fare per ripristinarlo.😊
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14-08-2017 17:58
magellano85 magellano85
Ciao Florian, il sentiero non è che sia da ripristinare, credo più verosimilmente non sia mai stato attrezzato nei punti più esposti. Ci si chiedeva semplicemente se sia dovuto alla sua frequentazione scarsa o a qualche altro motivo.
Mandi
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14-08-2017 19:24
marco.raibl marco.raibl
Speriamo non lo attrezzino mai. Ciao a tutti
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14-08-2017 19:32
florian florian
Ciao Marco,dici così perché sei amante del brivido o perché pensi sia meglio evitare il citato percorso?
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14-08-2017 20:39
magellano85 magellano85
Buona domanda.
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15-08-2017 09:50
magellano85 magellano85
Credo Marco si riferisca alla bellezza del sentiero, e al fatto che l'inserimento di attrezzature ne rovini la sua unicità.
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24-08-2017 13:57
florian florian
Qualche giorno fa ho percorso il sentiero per la Creta di Collina e sono appositamente andato a vedere il tratto incriminato che cita Magellano. In effetti il tratto iniziale non appare percorribile neanche nei limiti di una minima sicurezza. Una coppia di sloveni e un altro escursionista che mi avevano seguito, son tornati anche loro sui propri passi. La forte pendenza il terreno franoso e l impossibilità di aggrapparsi alla parete rocciosa perché distante, non consigliano di avventurarsi su quel tratto. Sarebbe interessante conoscere anche il parere di IVO.
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25-08-2017 11:48
marco.raibl marco.raibl
L'anno scorso sono arrivato in vetta alla Chianevate senza problemi. Come molti altri, ho qualche timore dell'esposizione. Penso sia uno di quei percorsi non eccessivamente difficili che fanno selezione. Quando anch'io ne trovo uno che mi crea ansie, mi ritiro tranquillamente. Non c'è alcun bisogno di ferrare ogni creta.
Ciao a tutti
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27-08-2017 09:22
florian florian
Che dire Marco, probabilmente sei di un altra categoria, senza fare alcun sarcasmo. Saluti a tutti!
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27-08-2017 16:05
ivo.sentierinatura ivo.sentierinatura
In genere sono contrario alla apertura di nuovi sentieri o vie attrezzate. Chi si occupa di manutenzione, più volte ha già reso note le grandi difficoltà che si incontrano a tenere percorribili i sentieri che già ci sono.
In questa occasione però mi sentirei di fare una eccezione poiché si tratterebbe di rendere nuovamente fruibile (ai più) un ardito camminamento militare. La stessa cosa è stata fatta per il sentierino attrezzato che rimonta la Creta Monumenz. Il dislivello poi farebbe comunque una ampia selezione.
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28-08-2017 20:51
askatasuna askatasuna
Mi permetto di condividere anche le mie impressioni su di un tema che reputo ben più ampio della Cjanevate in sé. Come Ivo (e Marco) non mi trovo per nulla a favore di nuove attrezzature su crete delicate. Per diversi motivi.

-la difficoltà di manutenere tali attrezzature: è "facile" attrezzare un tratto per quanto piccolo, ben più arduo il garantirne la sopravvivenza. Testimonianza di ciò il fittone chiave del Ceria Merlone ancora penzolante e delicato o quello dell'alta via Cai Moggio per raggiungere il bivacco Bianchi dal Crostis. Penso sia molto più importante porre riparo ai "danni" di tempo e natura che crearne altri (che altrimenti finirebbero come il mausoleo ferreo del fu-sentiero attrezzato del Prescudin, abbandonato a se stesso).

-il rispetto nei confronti de "la mont". Ritengo ogni addomesticamento una violenza. Piccola, soggettiva, ma consumista ed a nostro soggettivo interesse/piacere. In ciò non mi trovo d'accordo con Ivo. Rendere accessibile "ai più" una cima, può avere diverse motivazioni: storica, turistica, di bellezza o riguardanti l'aura della cima stessa. Una motivazione che può essere generalizzata in quanto soggettiva e portare "in teoria" ad attrezzare qualunque cosa, a seconda di ciò che la massa ritenga "delicato". Quei "più" mutano a seconda dell'inflazione della consapevolezza e delle difficoltà, del delegare responsabilità o del tutto e facile. Quindi quale sarà il limite?

-il rispetto nei confronti di noi stessi. Quando incontro un limite insormotabile, ovviamente soggettivo ma vale per qualsiasi livello escursionistico, non me ne dispiaccio, anzi. Così è. Punto. Non voglio "vincere facile". Se non me la sento, giro i tacchi col sorriso e gli do un arrivederci, se mai ci tornerò. Ci sono centinaia di picche raggiungibili da chiunque e non credo che tutti/e, io per primo, debbano andare ovunque. Andrò dove mi porteranno le mie zampe, le mie braccia e la mia mente. Non c'è conquista o sconfitta, rimpianto o rabbia. Anzi, l'esser conscio dei propri limiti è l'essenziale del andar per monti. Per crescere ed esser consapevoli di sé.

Un esempio, se il tratto delicato del Cridola che necessita per molti di una discesa in doppia, venisse attrezzato, potrei salirlo senza imparare a fare un nodo, basterebbe che qualcuno trapanasse, ma io non DEVO andare sul Cridola e quando mai ci metterò piede lo voglio fare con le mie conoscenze e con la fatica dell'apprendimento. Se non ci riuscissi, non lo sentirò mai come mancanza. E ciò vale per ogni montagna ed ogni livello escursionistico. Sennò anche un viandante alle prime armi pretenderebbe l'attrezzatura di pezzi delicati anche di itinerari presenti su SN. Ma quanti ce ne sono? Davvero tutti/e pretendiamo di calcare ogni vetta? Cosa possiamo imparare dalla montagna se non ad essere piccoli, a ridimensionare il nostro ego, a sentirci parte del tutto che sia in una camminata nelle valli del Natisone o su di una creta ardita? L'esondazione emozionale, il senso di appagamento non è proporzionale alle difficoltà, quella si chiama adrenalina, competizione, conquista, alzare l'asticella. Tutte cose che io, personalmente, rifuggo dalla montagna.

Non provo invidia alcuna per chi va oltre alle mie capacità. Quello che apprendo mi porta ogni giorno a conoscere e provare altre strade, conscio di come i miei limiti siano molti ed insormontabili e di come possa solo affinarli.

Per questo stigmatizzo interventi come i cavi sui Brentoni, inopportuni, inutili, fastidiosi. Così come il segnare ogni metro, il delegare tutto alla tecnologia. Mi arrogo il diritto di perdermi con una cartina ed un altimetro su isoipse senza tratteggi rossi, poichè solo così potrò ritrovarmi. Pretendo di esser messo si fronte all'evidenza di dover rinunciare a qualche cima, perchè solo cosi mi riconoscerò.

Memorie belliche o meno, credo che la Cjanevate sia una picca speciale. Come quei posti che anche Ivo non vorrebbe bollinati ma liberi o abitati solo da sparuti ometti. In quella zona si può salire l'infinito, sono stati creati assurdi parchi giochi che addomesticano V gradi, per chi? Per cosa? I luna park lasciamoli alla piana, tuteliamo la montagna affinchè possa insegnarci ben altre cose! La Cjanevate è un simbolo, possiede un'energia solinga che va rispettata, non dobbiamo pregare sopra ogni tomba del primo macello mondiale. Già fu oltraggiata dalle gite in elicottero proproste a suon di danari dal ristorante a 5 stelle Marinelli. Che resista qualche angolo silente, calcato da pochi, senza livore alcuno di chi, senza ausilio, non se la sentisse di salire.

Inoltre, non bisogna scordarlo, la Cjanevate è viva e cibo per gli elementi ed ogni tentativo di addomesticarla durerebbe ben poco. Il pericolo deriverebbe proprio dall'illusione di renderla mansueta.

Mi scuso per il diluvio di parole, ma il tema mi è caro e volevo svilupparlo nella sua interezza che tocca concetti che van oltre alla singola picca.
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29-08-2017 08:45
paulflower paulflower
Bellissimo intervento, condivido ogni punto.
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29-08-2017 08:49
michele michele
Io personalmente ritengo che facilitare l’ascesa con qualche accorgimento a cime particolarmente significative e relativamente facili, laddove possibile, non sia una violenza nei loro confronti.

Però a parte le opinioni personali (alla fine ognuno di noi terrà la propria..) voglio fare un’altra considerazione più generale: sono da poco tornato dall’ennesima vacanza in Austria, paese che è spesso considerato un esempio positivo del rapporto tra uomo e montagna, che anche dove molto turistica mantiene comunque un rapporto vivo con gli abitanti (alpeggi, sfalci, attività boschive, ecc).

Lì mi sembra ci si ponga davvero meno problemi: numerosissime strade forestali aperte al traffico privato che portano in quota, sentieri segnati in maniera che qui parrebbe ridondante, attrezzature messe praticamente su tutte le cime non strettamente alpinistiche, attrazioni varie in quota…
Magari talvolta esagerano ma possibile che sbaglino completamente il loro approccio con la montagna? Che le stiano praticando violenza? Che invece un approccio di stampo "sacrale" non corra il rischio di svuotare la montagna?
Non ho ovviamente risposte precise ed è un dubbio che volevo condividere.
Ciao a tutti
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29-08-2017 10:25
florian florian
Non si può certo dire che Astana non abbia sviscerato l'argomento, che però condivido solo in parte. Io credo, che chi ami la montagna come tutti noi,abbia forse più bisogno di consigli pratici che non di lunghe filippiche.Non me ne voglia per questo il prolisso redattore. Un saluto a tutti!🤗
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29-08-2017 10:32
florian florian
Askata e non Astana,mi correggo.
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29-08-2017 11:57
paulflower paulflower
Florian la tua risposta denota il tuo approccio alla montagna senza bisogno di ulteriori osservazioni.
Hai bisogno di consigli pratici? Fatti un corso CAI
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29-08-2017 12:14
magellano85 magellano85
Caro Askatasuna, concordo pienamente con il tuo pensiero. La mia domanda verteva infatti sulla presenza di certi cavi inutili per l'ascesa della creta di collina, e mi chiedevo semplicemente come mai, una cima che solitamente viene affrontata nella stessa salita, quasi contigua data la sua immediatezza alla sorella del coglians, ne fosse sprovvista in qualche punto più ostico ed esposto. Fermo restando il concordare con il tuo pensiero sulla presenza di uno spirito che anima ogni cosa, la mia era una domanda sulla sicurezza di un sentiero, che fino a poco prima è attrezzato anche "tanto", e poco dopo in un paio di punti un fittone avrebbe aiutato. L'incapacità di tenere tutti i sentieri in ordine è uno sforzo encomiabile e non sempre possibile, di questo ne siamo tutti consci. Personalmente credo che la montagna decida di per sé chi accettare e chi meno, spiritualmente. Purtroppo però ho visto molti avventurarsi sprovvedutamente da quelle parti, certo mi direte, questo capiterà sempre, li ho visti tornare indietro, rischiando in quel punto, spero nessuno scivoli o si faccia male, in questo, invece, concordo con Ivo.
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29-08-2017 12:25
florian florian
Grazie del "consiglio". Lo terrò in debita considerazione.
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29-08-2017 22:28
francesca francesca
Personalmente ho imparato a riconoscere i miei limiti proprio grazie ai limiti che la montagna mi ha opposto. Credo che i limiti servano per imparare ad avere rispetto e quindi ad essere più umili. Questa è una grande lezione che ci dà la montagna. Non credo che la gente si farà meno male se ferriamo più percorsi, lo dimostrano i recenti incidenti finiti in tragedia anche in ferrata. Piuttosto crederà di non aver più limite alcuno. Io sono dell'idea di lasciare qualche creta vergine perché la montagna è bella anche un pò selvaggia, ostica, secondo me un valore aggiunto per la nostra regione.
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30-08-2017 22:42
luciano.regattin luciano.regattin
Dovendo scegliere tra diverse possibilità, prima che cambi il meteo e solleticato dalla bella discussione, ho deciso di salire oggi, dopo circa 25 anni dalla volta precedente, sulle due Crete contigue, approfittando della bella e calda giornata.

Premesso che concordo pienamente con Askatasuna, del quale devo apprezzare una volta di più la sua capacità di scrittura dalla quale traspaiono anche l'umiltà e il rispetto con i quali si pone nei confronti della montagna, vorrei aggiungere che, se non mi è sfuggita nella lettura delle varie risposte, sulla Tabacco non è segnato alcun sentiero (nemmeno con puntini neri) che si diriga verso la seconda cima delle Carniche, diversamente da quanto accade per la Creta di Collina, e questo non è un elemento da sottovalutare ma dovrebbe far riflettere chi decide di salire, aldilà delle relazioni che si trovano in rete; se poi, giunti al bivio, ci sono escursionisti che improvvisano la prosecuzione senza una preparazione adeguata ma solo perchè attratti dai segnavia, dovrebbero innanzitutto chiedersi come mai la traccia non è riportata sulle carte.
Detto questo, personalmente ho trovato difficoltà anche inferiori da quelle che si possono trovare salendo altre cime delle Carniche molto note e frequentate ma non ancora attrezzate (per fortuna); la Creta di Aip ad esempio, dove la normale non presenta sicuramente passaggi più semplici di questa, soprattutto nella salita del canalino, dove recentemento ho incontrato escursionisti in discesa in notevole apprensione (15 minuti per 10 metri). Il tratto "incriminato" è in realtà una successione di cengie e canalini quasi mai esposti e molto spesso facilitati da gradoni scavati dagli alpini nella roccia, tranne un paio di passaggi molto brevi, uno circa a metà (tra le due Crete), in obliquo verso sinistra che consta di due movimenti di mano e due appoggi di piede e si è già oltre (non più di primo grado), ed un altro all'inizio della prima rampa ancora più breve e non esposto. Nel complesso il percorso necessita sicuramente di piede fermo (e non da freschi, ma dopo essere saliti per 1400 metri, spesso ripidamente), in quanto il fondo è a volte coperto da detriti, ma soprattutto di allenamento in quanto come è evidente, il dislivello da fare non è alla portata di tutti; difficoltà tecniche non ce ne sono eccetto per i due brevi passi e, personalmente, in conclusione, non vedo necessità alcuna di aggiungere inutili cavi o fittoni.
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31-08-2017 09:26
paulflower paulflower
Bravo Luciano, esaustivo a dir poco. Attenzione però forumisti a ripercorrere le sue tracce, il giovane è capace e preparato...
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31-08-2017 09:46
magellano85 magellano85
Luciano, il sentiero di salita alla Chianevate è segnato nella cartina tabacco 1, a partire dal bivio per la salita al cupolone finale della Creta di Collina, con deviazione a sinistra (rosso puntinato). Carta tabacco del 2008.
Allegato: Immagine.jpg
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31-08-2017 23:20
luciano.regattin luciano.regattin
"Luciano, il sentiero di salita alla Chianevate è segnato nella cartina tabacco 1, a partire dal bivio per la salita al cupolone finale della Creta di Collina, con deviazione a sinistra (rosso puntinato). Carta tabacco del 2008."

Grazie per la precisazione, ma in quella in mio possesso, foglio n.9, non sono segnati puntini, probabilmente è un'edizione precedente alla tua; in ogni caso non si tratta di sentiero CAI.
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04-09-2017 21:38
magellano85 magellano85
La domanda era proprio questa: anche la via finale alla creta di collina, post salita dello stivale, è sempre segnata con punti rossi, sentiero difficile con segnavia per esperti, ed è stata attrezzata, diversamente dalla salita alle Cjanevate (stesso segnavia, ma non attrezzato). Ci si chiedeva la natura di questa diversificazione, dato che sono entrambe trafficate, seppur in diversa misura. Perché è stato scelto di attrezzare la Creta di Collina e non la via alle Cjanevate? Semplice constatazione sulla tipologia di escursionisti? Casualità? Altro?
Qualcuno lo sa?
Grazie
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04-09-2017 21:54
florian florian
Mi farebbe piacere poterti dare una risposta,ma la mia esperienza amatoriale di pochi anni di escursioni,non mi permette di farlo. Pur essendo su di un forum, dove normalmente ci si scambiano esperienze e informazioni,non vorrei consigliassero anche a te di rivolgerti al CAI. Buona serata a tutti.
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04-09-2017 22:24
magellano85 magellano85
Florian, comprendo la tua ironia, che dire, c'è un po' di narcisismo anche qui dentro, non darci troppo peso ;) . Alla fine abbiamo a che fare sempre con le montagne in ultima istanza, è a loro che dobbiamo tutti i nostri quesiti e i nostri dubbi. Gli uomini vanno e vengono, ma le montagne restano.
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05-09-2017 09:41
florian florian
Apprezzo la tua risposta,consona ad una persona educata e, penso, sicuramente corretta.
Buona giornata a tutti gli amici della montagna e di coloro che la praticano
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05-09-2017 09:44
fabio.bertrandi fabio.bertrandi
Prima di tutto, prima ancora di parlare di "attrezzature Sì" o "attrezzature no", secondo me c'è un discorso da fare (scusate l'ironia non cercata e non voluta) "a monte" di tutto ciò: bisogna decidere di cosa stiamo parlando, di cosa si parla in questo forum e in altri come questo. Bisogna cioè decidere e stabilire (se mai sia possibile), COSA si intende per escursionismo montano (come indicato nel sottotitolo di questo bellissimo sito), o per alpinismo, eccetera. E qui si tratta di considerazioni prettamente filosofiche, non tecniche o pratiche. Si intende il modo con cui andavano in montagna le popolazioni che hanno abitato le montagne per millenni, che le percorrevano per necessità, ovvero per cacciare? O il modo dei primi pionieri, i primi salitori che nel '700 ed '800 andavano in montagna per il gusto di salire cime inviolate ed inesplorate? O l'alpinismo moderno (che ha avuto progressi esponenziali per motivi, purtroppo, bellici, nella prima guerra mondiale), che ha introdotto cavi d'acciaio, chiodi, sentieri artificiali ricavati anche scavando la roccia, e via dicendo? O il modo attuale, odierno, con ARVA, GPS, e via dicendo? Sono sistemi diversi di fruire e di salire la montagna, ma con un unico denominatore comune, ovvero l'uomo. Chi siamo noi per pontificare se sia giusto o sbagliato installare attrezzature artificiali per rendere accessibili luoghi o mete altrimenti irraggiungibili ai più? Certo, ognuno di noi, ed è giustissimo che sia così, può dare la sua opinione personale, secondo i propri gusti estetici. Ma nel prendere posizioni nette si rischia di cadere nell'ipocrisia. Chi di noi nella vita non ha preso l'automobile per percorrere qualche breve strada che avrebbe potuto fare a piedi, per poi lamentarsi del traffico o dell'inquinamento? Chi di noi non si è mai lamentato della costruzione di nuove antenne telefoniche, per poi, in qualche occasione, lamentarsi anche di non avere campo con il cellulare? Le contraddizioni ci sono ovunque: in Canada, nei parchi naturali non puoi spostare neppure un tronco o un ramo caduto sul sentiero, perchè dicono che se la natura l'ha fatto cadere lì, li deve rimanere, marcire e decomporsi, altrimenti se lo sposti si modifica l'equilibrio naturale. Però poi autorizzano la caccia ai cuccioli di foca, e chiudono un occhio sulla caccia alle balene praticata dagli indigeni Inuit. Anche le strade di montagna che superano i passi, le opere di imbrigliamento dei fiumi, tutto è opera dell'uomo, ma di questo non ci si lamenta. Io penso che ogni opera dell'uomo dovrebbe essere fatta nel rispetto della natura, a beneficio dell'uomo stesso, ma ripeto, nel pieno rispetto della natura. Perchè se la rispettiamo, la natura rispetterà noi, altrimenti rischiamo di rompere un equilibrio delicatissimo. Ditemi pure cosa ne pensate. Fabio.
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05-09-2017 13:24
florian florian
Ho letto con attenzione la tua risposta, e le tue considerazioni rispondono sicuramente alla realtà delle cose. Però, penso anche che, come su tutti i forum, cioè luoghi virtuali di incontro per appassionati dello stesso argomento, anche su questo sia giusto e utile scambiarsi opinioni, esperienze e, perché no,informazioni. Alla fine della fiera,i forum,sono nati per questo.
Un saluto.
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05-09-2017 13:29
magellano85 magellano85
Condivido in buona parte le considerazioni che sono state fatte in questo thread.
Purtroppo talvolta, quando si analizzano certe tematiche ambientali, rischiamo di addentrarci in un'utopia spesso inconcludente. Purtroppo le generazioni che ci hanno preceduto, sono state parecchio sconsiderate, quelle della conquista selvaggia che sventolava la bandiera antropica al di sopra di tutto e tutti, quelle dello nascondere sotto al tappeto la spazzatura. Si vedano le montagne di rifiuti pervenute nei crepacci della Marmolada che stanno venendo a galla. C'è stato un po' di tutto, tra la loro negligenza e la nostra ancor peggio indulgenza, il nostro procrastinare, che ci hanno portato dove siamo ora. Nel bel mezzo della corsa più sfrenata al consumismo, forse ci inseriamo noialtri, con il nostro modo di amare le montagne, madre terra, a volte giusto, altre volte meno. Senza entrare in speculazioni filosofiche, credo che il nostro compito, la nostra responsabilità di umani, sia quella di prenderci cura della Terra, ad ogni latitudine, giorno per giorno, azione dopo azione. Solo con una chiara consapevolezza che non è la Terra che ci appartiene, ma noi che le apparteniamo, potremmo far fronte al delicato periodo che stiamo attraversando.
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05-09-2017 20:30
luciano.regattin luciano.regattin
"Chi siamo noi per pontificare se sia giusto o sbagliato installare attrezzature artificiali per rendere accessibili luoghi o mete altrimenti irraggiungibili ai più? Certo, ognuno di noi, ed è giustissimo che sia così, può dare la sua opinione personale, secondo i propri gusti estetici. Ma nel prendere posizioni nette si rischia di cadere nell'ipocrisia."

Fabio, purtroppo il tempo delle considerazioni filosofiche è finito, anzi siamo in ritardo, a forza di filosofeggiare hanno saccheggiato la montagna.
Scrivi: "Perchè se la rispettiamo, la natura rispetterà noi, altrimenti rischiamo di rompere un equilibrio delicatissimo." e ciò testimonia che non ti sei ancora accorto che questo equlibrio si è già rotto, scusa, ma dov'eri in questi anni?
La testimonianza visibile e misurabile anno per anno ci è data dalla scomparsa progressiva dei ghiacciai, dalle temperature che raggiungono e superano i 40 gradi e da molti altri dati misurabili.
Aldilà di queste considerazioni più generali, ogni volta che interveniamo in un qualsiasi ambiente naturale, avremo un ambiente in meno del quale potranno usufruire i nostri discendenti, lo trovi corretto?
Non accade mai il contrario; al massimo, nella migliore delle ipotesi, si interviene per ripristinare una condizione semi-naturale precedente a qualche intervento (in genere abusivo). A forza di antropizzare e rendere agevole a tutti tutto il possibile, in futuro resteranno sempre meno spazi bianchi; cioè privi dell'intervento umano.
Ti rendi conto che nel circondario di Cortina non c'è una cima che sia priva di impianti di risalita? E' ciò che desiderano tutti o forse la maggior parte ne farebbe volentieri a meno? E mentre ci poniamo queste domande si procede a costruire ponti tibetani dappertutto, il nuovo verbo delle amministrazioni del terzo millennio. Queste sono prese di posizione nette contro le quali nulla possiamo fare, non le nostre moderate discussioni.
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05-09-2017 20:49
walter.s walter.s
La mia opinione è che forse tale sentiero andava segnato solo con radi bolli e non con segnava bianco/rosso come, ad esempio, in altre cime in zona (vedi Capolago, Sasso Nero...). Forse in questo modo all'escursionista potrebbe sorgere qualche dubbio prima di avventurarsi con troppa disinvoltura. Ad ogni modo, a mio parere, non bisogna pretendere che tutte le vie siano attrezzate solo x similitudine.
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09-09-2017 11:39
daridelf daridelf
Si parla di salite di almeno 4 ore che vengono verosimilmente affrontate da escursionisti non improvvisati. Agevolare il percorso nei pochi punti realmente difficili o pericolosi favorirebbe una maggiore e più serena frequentazione, con positivi riscontri anche economici per gli operatori turistici della montagna.Trentino,Tirolo, Dolomiti ecc. dovrebbero essere un esempio da seguire.
E poi percorsi riservati a pochi eletti ce n'è in abbondanza, qui si tratta di cime conosciute e di richiamo che meritano di essere salite (penso anche al famigerato passaggio di 2/3 metri sul Portonat).
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03-11-2017 11:34
masurie masurie
Noto solo ora questa discussione. Non mi dilungo come gli amici precedenti ma solo per mancanza di tempo, non sicuramente per mancanza di interesse nell'argomento. Mi permetto di dire solo una cosa. Non prendiamo altre zone ad esempio (vedi zone dolomitiche) perchè non sono per niente sicuro che sia quello che i normali fruitori delle montagne FVG vorrebbero. La bellezza delle nostre montagne sta anche nella fatica e nella preparazione (anche tecnica) che esse ti impongono. La Chianevate non ha attrezzatura? Vabbè cambiamo meta oppure miglioriamo il nostro livello (perchè no con un corso CAI?) e la soddisfazione di arrivarci credetemi sarà doppia.
Un cavo e la conseguente segnalazione del sentiero sulle carte, per esperienza, più che risolvere dei problemi spesso li crea. Vedo che è l'approccio di tanti alla montagna che è errato e spesso superificale ed il grande incremento di operazioni di soccorso ne è testimonianza. Prepariamoci, attrezziamoci e la montagna ci ripagherà degli sforzi fatti. Scriviamolo sui muri "il cavo non è la soluzione!"
Buone gite a tutti
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08-11-2017 18:36
daridelf daridelf
Complimenti per le sue certezze, sig. Masurie. Chi gestisce un rifugio e vende 5 birre al giorno a "esperti fruitori delle montagne FVG" forse preferirebbe venderne 50 a escursionisti normali.
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08-11-2017 18:53
florian florian
Ciao Daridelf. Si può capire benissimo il tuo punto di vista,però , anche se la Cjanevate non ho potuto salirla,non mi sento di dare tutti i torti a Masurie. Eviterei piuttosto di ergersi a professori e di voler a tutti i costi far divisioni tra escursionisti di serie A e altri di serie B. Spero in oltre, di non essere bollato come polemico. Non è questo il mio intento su questo, come su altri forum anche di tutt altra natura. Un saluto a tutti.
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08-11-2017 23:05
luciano.regattin luciano.regattin
A me invece il punto di vista di Daridelf risulta essere incomprensibile. In sostanza egli è convinto (lo desumo dai due interventi) che per aumentare l’afflusso di turisti in montagna e, in conseguenza a ciò, stimolare una crescita economica, sia necessario rendere accessibili attrezzandone i tratti “scabrosi”, tutti i sentieri che conducono alle cime più conosciute. Come se ci fossero schiere di individui inattivi che sono in attesa di queste opere per consentire loro, finalmente, di accedere a luoghi che sino ad ora gli sono stati negati per chi sa quale motivazione.
Ora, scusatemi per il tono ironico, ma ciò che effettivamente può comportare l’attrezzatura del sentiero della Chianevate è che al bar del passo venderanno forse 5 birre in più, ma di conseguenza ne venderanno 5 di meno al Cason di Lanza o al Di Brazzà (per citarne due a caso).
Non solo questa non è la soluzione di alcun problema, ma chi veramente porta gli “schei”, non è assolutamente interessato a faticare 4 ore per raggiungere una cima, preferisce un centro Wellness possibilmente a poca distanza dal casello autostradale o un buon agriturismo, o il bar sul passo (Vedi Passo Sella ad esempio). Basta chiedere agli operatori turistici.
Piuttosto condivido l’opinione di Masurie che propone di migliorare le conoscenze pratiche affidandosi a un corso CAI o (aggiungo io) ad un professionista, non solo per effettuare dei corsi ma anche per farsi accompagnare dove non si è in grado di salire da soli. Approccio che può consentire (questo sì) ai giovani che praticano il mestiere di guida alpina (che dalle nostre parti non dev'essere così economicamente remunberativo come in altre Regioni) di non dover scappare dalla montagna, con tutto ciò che ne consegue.
Messaggio
09-11-2017 00:55
florian florian
Apprezzo il tuo intervento Luciano. Nel dire che potevo capire il suo pensiero, era perché mi pareva di intendere che gestisse un rifugio.
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