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Zecche (qui c'è tutto)

22-07-2008 00.00
sherpa61 sherpa61
visto l'interesse ....a voi......ciao

OCCHIO ALLE ZECCHE
30 settembre 2007
NON PER COMBATTERLE
MA PER CONOSCERLE ED EVITARLE
BIOLOGIA DELLE ZECCHE
Le zecche sono artropodi ectoparassiti ematofagi obbligati che appartengono alla classe degli aracnidi e all’ordine degli acari (Balows et al).
Grazie all’elevato numero di specie e alle straordinarie capacità di adattamento, sia morfologiche che fisiologiche, gli acari hanno colonizzato praticamente tutti gli ambienti terrestri.
Delle varie famiglie di zecche, che comprendono oltre 870 specie, due hanno importanza per l’Italia, Argasidae e Ixodidae (Manilla 1998).

PHYLUM ARTHROPODA Comprende le classi :
Insetti e Aracnidi (costituto da invertebrati con corpo segmentato, più paia di appendici articolate ed esoscheletro chitinoso rigido che viene sostituito durante le mute)
CLASSE ARACHNIDA Comprende gli ordini:
Araneae e Acari (costituito da zecche, acari, ragni e scorpioni, che da adulti presentano il corpo costituito da una o due regioni, senza antenne, quattro paia di zampe e senza ali)
ORDINE ACARI Comprende famiglie di importanza medica:
FAMIGLIA IXODIDAE (zecche dure)
FAMIGLIA ARGASIDAE (zecche molli)
FAMIGLIA SARCOPTIDAE (acaro della scabbia)
FAMIGLIA DEMODECIDAE (acaro vermiforme)
FAMIGLIA TROMBICULIDAE (pulce penetrante)
FAMIGLIA DERMANYSSIDAE (acaro di roditori e uccelli)
FAMIGLIA PYROGLYPHIDAE (acaro della polvere)

Famiglia Argasidae o “zecche molli” in quanto prive di scudo chitinoso dorsale e con il rostro non visibile dorsalmente negli stadi ninfali e adulti; se ne contano circa 190 specie di cui 7 presenti in Italia. Le specie di argasidi più frequenti sono: Argas reflexus e Ornithodoros coniceps sono acari ectoparassiti temporanei dei colombi.
Famiglia Ixodidae o “zecche dure” provviste di scudo chitinoso e di rostro sporgente e ben visibile dorsalmente; delle circa 680 specie conosciute 36 sono presenti in Italia. Nell’Europa occidentale ed in Italia è maggiormente diffuso Ixodes ricinus, le cui nicchia ideale è costituita da siti ricchi di vegetazione erbosa e sottobosco, ombrosi e umidi e poste tra i 600 e i 1200 metri di altitudine. Ixodes persulcatus è presente in Russia e in tutto il territorio asiatico. Negli Stati Uniti prevalgono Ixodes dammini e Ixodes pacificus, rispettivamente distribuiti nel Nord Est e lungo la costa occidentale. Ixodes ovatus è presente in Giappone e Ixodes holicylus in Austria. Sono note altre specie in cui è stata dimostrata la presenza di Borrelia burgdorferi: Ixodes hexagonus (zecca del riccio) in Germania e Ixodes uriae (zecca degli uccelli marini) in Svezia.



CICLO BIOLOGICO
Il ciclo biologico delle zecche dure (Ixodidae) è caratterizzato da una metamorfosi incompleta e, dopo la schiusa delle uova, da tre stadi di sviluppo separati da mute: larva, ninfa, adulto. La metamorfosi da uno stadio al successivo richiede sempre un pasto di sangue (si parla infatti di parassitismo obbligato). L’assunzione di sangue precede le mute, l’ovodeposizione e la spermatogenesi (ad eccezione dei maschi che non si nutrono, in quanto la spermatogenesi è già completa allo stadio ninfale).
Dalle uova, dopo 30-50 giorni, escono larve esapode (generalmente in primavera) che per diversi giorni rimangono nelle vicinanze attendendo il passaggio di un ospite adatto. Lo stadio larvale è quello più critico: in mancanza di cibo o in condizioni ambientali sfavorevoli le larve non vivono più di 5-6 mesi. La metamorfosi da larve a ninfe, dopo il pasto, può avvenire entro un periodo compreso tra 2 settimane e 5 mesi. Le ninfe, che presentano otto zampe come gli adulti, a loro volta cercano l’ospite adatto su cui nutrirsi trasformandosi in adulti dopo un tempo variabile da 2 settimane a 7 mesi di tempo.
La nutrizione nelle larve, nelle ninfe e nei maschi avviene generalmente senza interruzioni, mentre nelle femmine adulte avviene in due fasi: una iniziale, molto lenta e con un modico aumento di peso, che dura alcuni giorni; ed una finale, rapida, che porta alla loro completa replezione. Durante la prima fase di suzione, il sangue assunto viene utilizzato per la produzione di un feromone necessario per l’attrazione del maschio, mentre il sangue assunto nella seconda fase viene utilizzato per la produzione delle uova (Manilla 1998).
La riproduzione è sessuata e può avvenire sia sull’ospite che nell’ambiente esterno. Il maschio pone la propria superficie ventrale a contatto con quella della femmina e vi si fissa mediante il rostro; dopo aver dilatato l’apertura genitale della femmina mediante i cheliceri e l’ipostoma, vi aderisce una spermatofora prelevata dal suo poro genitale. Dopo questa fase il maschio muore, mentre la femmina fecondata, a fine pasto, si stacca dall’ospite e, dopo un periodo di preovodeposizione, comincia a deporre da 500 a 3000 uova. Questa operazione può durare fino a 10-30 giorni durante i quali la femmina, servendosi dei palpi, forma dei grappoli di uova. Queste, delle dimensioni di circa mezzo millimetro, vengono ricoperte con sostanze specifiche anti-essicamento. A fine deposizione la femmina muore. A seconda delle condizioni ambientali la schiusa avviene da 14 a 3 mesi dopo la deposizione. Nei casi in cui le femmine depongano ad estate inoltrata e fine autunno, le uova schiudono non in primavera ma l’estate successiva arrivando così ad un periodo di 280-350 giorni. Ogni femmina può produrre sino a 12000 uova.
La durata del ciclo biologico varia in relazione a numerosi fattori, ed in particolare al numero di ospiti utilizzati, alla reperibilità degli ospiti stessi ed alle condizioni ambientali. In caso di mancato reperimento di ospiti o se le condizioni climatiche non sono favorevoli, le zecche possono temporaneamente adottare uno stato di quiescenza, conseguente all’arresto dei processi metabolici, detto “diapausa”, che prolunga la durata dei cicli rendendoli variabili. Le zecche sono, infatti, gli artropodi che riescono a resistere più a lungo di altri senza alimento. Più del 90% della loro vita si svolge nell’ambiente esterno, periodo in cui la zecca rimane in balia degli agenti ambientali, inattiva e con bassi livelli di metabolismo. Seguono periodi, peraltro brevi, di rapido sviluppo durante i quali si verifica il pasto. Tali variazioni mettono alla dura prova tutte le strutture, sia esterne sia interne, della zecca. Ad esempio, una caratteristica delle Ixodidae consiste nell’abilità di imbibirsi e concentrare un elevato volume di sangue dell’ospite (fino a 5 ml), con eliminazione nell’ospite stesso, attraverso fasi di suzione e rigurgito, di ioni in eccesso e acqua; parallelamente il tegumento si elasticizza e permette l’accrescimento in volume. Nelle situazioni estreme le zecche hanno sviluppato specifiche strategie di sopravvivenza nell’ambiente esterno mediante l’economia delle riserve nutritive, ma soprattutto mantenendo efficacemente un minimo contenuto d’acqua corporea. Per tutti gli artropodi terrestri, che hanno un grande rapporto superficie/volume, il bilancio idrico corporeo è critico. Da un punto di vista fisiologico esso viene mantenuto grazie ad uno strato superficiale di lipidi che minimizza l’evaporazione, mentre la respirazione viene controllata mediante una serie di valvole o strutture specializzate atte a limitare la perdita di molecole di acqua. L’escrezione di sostanze azotate di rifiuto avviene in una forma che recupera l’acqua (acido urico o guanina), e con riassorbimento dalle feci ad opera del retto. La suscettibilità alla disidratazione e alle altre condizioni abiotiche esterne dipende dallo stadio, dal sesso dall’età e dalle condizioni fisiologiche. La principale riserva d’acqua risulta essere l’emolinfa, mentre le più comuni risorse provengono dal bere, dall’acqua contenuta nel cibo, dall’assorbimento di vapore acqueo contenuto nell’aria insatura e dai processi metabolici.
Le zecche a “tre ospiti”, o polifasiche come Ixodes ricinus, utilizzano individui diversi per cibarsi ad ogni stadio (Locatelli et al. 1984) (Manilla 1998). La ricerca dell’ospite avviene con modalità diverse a seconda che le zecche siano di tipo endofilo (compiono tutto il ciclo in ambienti chiusi come tane, grotte, nidi, ecc.) o esofilo (compiono il ciclo in ambiente esterno). Le larve, a carattere endofilo, necessitano di ambienti con condizioni microclimatiche costanti, attendono l’ospite (microroditori) sul terreno e sugli strati bassi della vegetazione, si cibano principalmente di notte ed attaccano l’ospite durante il sonno. Le ninfe e gli adulti, a carattere esofilo, utilizzano la vegetazione per raggiungere una determinata altezza dal suolo; si arrampicano su steli erbosi o cespugli dove si ancorano, protendendo i palpi ed il primo paio di zampe, in attesa di captare la presenza di ospiti attraverso la ricezione di segnali chimici o termici (utilizzano l’organo di Haller, posto sulle zampe, che rivela la presenza di anidride carbonica, ammoniaca, acido lattico e movimento). Una volta percepiti gli stimoli, le zecche si lasciano cadere dalla vegetazione e si aggrappano all’ospite. Se le condizioni climatiche di temperatura e umidità sono favorevoli queste zecche agiscono nelle ore diurne. La zecca si attacca all’ospite con l’apparato buccale e inizia a nutrirsi alternando momenti di suzione e di rigurgito. L’adulto di Ixodes ricinus si alimenta mediamente per 14 giorni, la ninfa per circa 7-8 giorni e la larva per 5-6 giorni; sono necessari periodi così lunghi perché le Ixodidae non aspirano il sangue ma si ingorgano lentamente sfruttando la pressione sanguigna dell’ospite compiendo un’operazione di filtraggio del sangue, trattenendo la parte corpuscolata e rinviando all’ospite la parte liquida. Con questo meccanismo le sostanze tossiche e i microrganismi passano dalla zecca all’ospite e viceversa (Puccini 1992).

Le malattie trasmesse dalle zecche
Molte specie di Ixodidi sono di notevole importanza medica e veterinaria, poiché trasmettono numerosi agenti infettivi per l'uomo e gli animali. Inoltre le punture causano anche altri disturbi, come dermatosi e disturbi sistemici dovuti all'inoculazione di sostanze tossiche.Grande interesse, tra le malattie trasmesse dalle zecche, sta suscitando la Malattia di Lyme (o Borrelliosi). Questa patologia è causata dalla spirocheta Borrellia burgdorferi s.l., un batterio il cui vettore in Europa occidentale è Ixodes ricinus. I serbatoi del patogeno si trovano in una grande varietà di micromammiferi, soprattutto roditori, che lo trasmettono alla zecca quando questa si nutre su di essi. I sintomi della malattia comprendono il caratteristico eritema, spesso accompagnato da astenia, febbre, brividi, cefalea e rigidità nucale. Successivamente si possono manifestare sindromi neurologiche, miocardiche, artritiche e dermatologiche. Non sempre si presentano tutti i sintomi caratteristici.

La TBE (Tick-Borne Encephalitis) è una malattia virale, trasmessa da diverse specie di Ixodidi, soprattutto Ixodes ricinus. La gravità della malattia ha indotto alcuni Paesi a vaccinare le popolazioni che risiedono o lavorano in zone con biotopi a foresta umida. I sintomi sono mal di testa, febbre, coma e paralisi. I principali serbatoi del virus sono, anche in questo caso, piccoli mammiferi.

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OCCHIO ALLE ZECCHE
30 settembre 2007
CONOSCERE è PREVENIRE

CHI SONO LE ZECCHE?
Le zecche appartengono alla famiglia degli acari, hanno dimensioni molto piccole (alcuni millimetri) e un colore bruno scuro. Sono parassiti temporanei di numerosi animali selvaticie e domestici, e occasionalmente aggrediscono l'uomo.

COME SONO FATTE?
Le zecche sono artropodi appartenenti all'ordine degli Ixodidi. Non confondiamole dunque con gli insetti o con i ragni benchè siano ad essi lontanamente imparentati.
Possiedono 4 paia di zampe e presentano un corpo non diviso; al posto del capo vero e proprio presentano uno "gnastoma" che porta l'apparato boccale il quale dispone di una rigida struttura munita di denticoli detta "ipostoma", che serve ad ancorare il parassita all'ospite. Vi sono inoltre un paio di cheliceri atti ad incidere la pelle dell'ospite per la penetrazione dell'ipostoma.

DOVE SI TROVANO?
Sono ampiamente diffuse in molti ambienti naturali, preferibilmente se umidi e ombreggiati, ricchi di vegetazione spontanea e letti di foglie secche (boschi, parchi, prati incolti, zone di passaggio della fauna selvatica, sui bordi dei sentieri, sulle rive dei corsi d'acqua), mimetizzate fra l'erba e i cespugli.
Di preferenza vivono ad altitudini al di sotto dei 1500 mt. e sono attive dalla primavera all'autunno inoltrato sopratutto nelle ore più calde della giornata.
Alle quote più basse e prive di neve si possono trovare anche in inverno e negli ultimi anni la loro presenza è segnalata anche in molte aree rurali e urbane.

COME VIVONO?
Il loro ciclo vitale dura in media due anni, durante i quali realizzano tre stadi di sviluppo (1=larva, 2=ninfa e forma adulta 3=maschio, 4=femmina) ognuno dei quali richiede un pasto di sangue. Ad ogni stadio hanno i loro ospiti preferiti (piccoli roditori, lepri , conigli, volpi, uccelli e ungulati) ma, spinte dal bisogno di nutrirsi, possono aggredire anche animali domestici e l'uomo.
Questa necessità le rende particolarmente attive dalla primavera all'autunno inoltrato, tuttavia possono sopravvivere anche per lunghi periodi nel digiuno più assoluto.

COME SI NUTRONO?
Tutte le zecche sono ematofage. Per alimentarsi hanno sviluppato una particolare tecnica: si ancorano alla pelle dell'ospite, la trafiggono e iniziano lentamente ad aspirare il sangue; il loro morso è indolore e può passare inosservato. Conclusa l'operazione del pasto, che si protrae per alcuni giorni, si staccano e si lasciano cadere sul terreno.

PERCHE' SONO PERICOLOSE?
Il loro morso può costituire un'insidia per la salute poichè possono contagiare l'uomo con diversi microrganismi infettivi (batteri, virus, ecc.), responsabili di malattie complesse, talora serie, non sempre facili da riconoscere.
Poichè si ingorgano senza fretta è importante rimuoverle subito: prima si interrompe l'operazione del pasto, tanto minori sono i rischi per la salute.
Nel nostro territorio sono responsabili della trasmissione della Borrellia (che causa la malattia di Lyme), dell'Erlichia (che causa l'Erlichiosi) e del virus dellencefalite da zecche (TBE).




malattie
MALATTIE TRASMISSIBILI DALLE ZECCHE

La malattia di Lyme
E' un'infezione di natura batterica che si manifesta in modo sbdolo, che provoca vari disturbi alla pelle, alle articolazioni e al sistema nervoso coinvolgendo talora l'occhio, il cuore e altri organi interni, evolve a stadi progressivi e può avere un decorso cronico.
Come si manifesta: frequente e caratteristico è l'arrossamento della pelle localizzato nella zona del morso, compare a distanza di circa due settimane dalla puntura infettante (da 7 a 30 gg) e tende lentamente ad espandersi, perciò è detto eritema migrante.
In alcuni casi la malattia può esordire con inusuale stanchezza, dolori muscolari e alle articolazioni, oppure concefalea, paralisi del nervo facciale, difficoltà di concentrazione.
Se non curata in fase iniziale può progredire e cronicizzare.
Come si cura: è sufficiente l'assunzione di antibiotici nelle dosi, con le modalità e per i tempi prescritti dal medico. Una terapia corretta, iniziata per tempo, porta ad una completa guarigione.
E' bene ricordare che: la malattia di Lyme non è contagiosa; ci si può ammalare più volte; non esiste un vaccino; le probabilità di ammalarsi sono basse se la zecca viene rimossa entro le 24 - 48 ore; la data dell'asportazione va annotata e riferita al medico qualora insorgano problemi di salute; l'assunzione di antibiotici a scopo prventivo dopo il morso di zecca è sempre sconsigliata in quanto potrebbero nascondere i sintomi confondendo la diagnosi.

Erlichiosi
E' un'infezione che può facilmente passare inosservata. Nei casi sintomatici si manifesta con febbre e sintomi similinfluenzali, associati a dolori muscolari, nausea e vomito.

La meningoencefalite da zecche o TBE (Tick-Borne encephalitis)
E' una malattia di natura virale che colpisce il sistema nervoso centrale. Esordisce senza sintomi caratteristici, provocando disturbi simil influenzali. Puo avere un decorso serio e potenzialmente grave.
Come si manifesta: solitamente dopo 7-14 gg dal morso compaiono sintomi quali febbre, mal di testa e dolori muscolari che durano all'incirca 4 gg.
Dopo un intervallo di relativo miglioramento può ricomparire febbre molto elevata, cefalea, dolore alla schiena, perdita della sensibilità e paralisi agli arti, confusione mentale.
L'infezione può tuttavia rimanere anche priva di sintomi, autolimitarsi ai disturbi iniziali o presentarsi subito in modo aggressivo e grave.
Come si cura: Nei casi più gravi è necessario il ricovero in ospedale e una successiva lunga convalescenza. In taluni casi può avere conseguenze permanenti e invalidanti. Non esiste una terapia specifica.
E' bene ricordare che: la TBE si può prevenire attraverso la vaccinazione; il ciclo vaccinale prevede la somministrazione per via intramuscolare di 4 dosi a intervalli periodici.
Non è contagiosa.





difendersi
DIFENDERSI DALLE ZECCHE SI PUO'
Le zecche non hanno nemici naturali e la possibilità di utilizzare mezzi chimici è attualmente molto limitata, ma si possono evitare con piccoli, efficaci accorgimenti da usare prima, durante e dopo un'immersione nel verde.
Impariamo ad evitarle:
- indossare abiti di colore chiaro (per rendere evidente la loro presenza ), in grado di coprire quanto più possibile il corpo e proteggere i piedi con scarpe alte sulle caviglie;
- nei territori dove è nota la loro presenza è consigliabile applicare prodotti repellenti sulla parti scoperte del corpo e sugli abiti;
- camminare sempre al centro dei sentieri;
- non sedersi e non sostare nell'erba alta o in prossimità di cespugli o vegetazione incolta;
- al rientro spazzolare con cura i vestiti e controllare tutto il corpo (meglio se con l'aiuto di un'altra persona), senza trascurare la schiena e il cuoio capelluto.

COSA FARE IN CASO DI MORSO DI ZECCA
E' necessario rimuoverla prima possibile per evitare che inizi il suo pasto di sangue e quindi inietti la sua saliva potenzialmente infetta, evitando di cospargerla di sostanze oleose o irritanti e proteggendo le mani.
Per asportarla correttamente è necessario utilizzare uno degli appositi strumenti comunemente in commercio, afferrando la zecca quanto più possibile vicino alla pelle, staccandola con una trazione lieve e decisa senza strappi. Qualora si usi una pinzetta a punte sottili bisogna fare attenzione a non schiacciarne il corpo. Se una parte della zecca rimane infissa nella pelle può essere tolta come qualunque corpo estraneo; tale eventualità non è pericolosa per la trasmissione delle malattie trasmesse dalle zecche.
Dopo averla rimossa è utile annotare il punto esatto del morso e la data della rimozione e attendere un periodo di 30 - 40 gg per individuare la comparsa di eventuali segni di infezione.
Qualora si manifesti un arrossamento in corrispondenza del morso, o compaiano sintomi simil influenzali, consultare il medico segnalando di aver subito un morso di zecca.

Messaggio
22-07-2008 00.00
Gio Gio
http://www.suimonti.it/articoli/zecche.asp
Messaggio
22-07-2008 00.00
luca.deronch luca.deronch
utile e preciso , non un trattato prolisso. E specialmente un indirizzo e un numero di telefono concreto a cui rivolgersi in caso di reale necessità, sia per la prevenzione che per la cura .

Grazie Gio e mandi
Luca d.
Messaggio
18-04-2013 11.34
krampus krampus
Visto che si parla di zecche ecco un vecchio forum di SentieriNatura
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