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Mont Agariâl

13-03-2016 17.43
askatasuna askatasuna
L'Arzin. Una valle dimenticata col suo cuore di cimotte solitarie. Un luogo tanto vicino ma così selvatico. Percorsa da pochi e facili sentieri, vede oramai scivolare nell'oblio tutto quel mosaico di tracce scavate a forza dai piedi dei valligiani, quando la mont era fonte di sostentamento. Curiosando la mappa mi viene gola di provare un anello salendo da Marins alla cima del Agariâl per poi passare per il Giaf via cresta, raggiungere il Venchiar e ridiscendere a Valentins. Un'idea balzana mossa dall'entusiasmo che non tiene conto della situazione oggettiva. Se posto qui queste righe e non nelle relazioni fa intuire come l'anello sia rinviato alla primavera. Un manto spesso, vorace ed inconsistente mi ha permesso, sputando più pallini di un cacciatore di frodo, di raggiungere il solo Agariâl. Ma partiamo con ordine. La prima sorpresa è l'impraticabilità del guado a Marins, dietrofront! Punto al ponte di Calants. La traccia che cerco è di quelle che si concedono con poco sforzo, giusto qualche metro d'incertezza, ma al superare il muretto a secco, essa diventa chiara ed inequivocabile. Non vi sono segnavia, non ve n'è necessità, ma ogni tanto fan la loro comparsa delle scolorate fettucce di plastica. Da sotto si percepisce che l'ottimismo di una volontà soggettiva non può che scontrarsi con la realtà. Masse blanc parsore! Ma ci provo. Da quota 800 ecco i primi centimetri. Un centinaio di metri più su le zampe iniziano ad affondare. La vedo dura. Il manto inizia a mangiare ogni cosa, pure la traccia, in uno spazio più aperto in corrispondenza d'un rio biforcuto, credo lo Spissul. Decido di azionare la modalità kamikaze e tirare su dritto per un bosco erto e disordinato. Proprio quei giovani fusti risulteranno indispensabili. Non si cammina più, ci si issa! La pendenza, unita al manto, rende l'incedere cosa da folli. Il piede sprofonda oltre il ginocchio. La zampa successiva non avanza ma si ritrova alla stessa altezza dell'altra, generando davanti a sé un muro ancor più alto. Non ci sono zigzag che tengano. A tocje dagj ta muse a chel rival! Mi trovo a gradinare la neve lanciandomi in avanti, pressandola con le ginocchia per preparare il passo successivo, affinché non ceda. Utilizzo gli esili fusti come blocca-zampa sia per non scivolare, sia come paranco. Due ore di lotta per trecento metri scarsi. Robis di mats! Alla fine sbuco proprio sull'antecima. Raggiungo la minuscola vetta con attenzione. La neve s'aggrappa pure al vuoto. M'accoglie come fosse una montagna vera. Il cielo ci mette del suo. Sbuffa e diventa opaco, rendendo tutto più serioso. Le strette valli a ponente e le pendici che le ingabbiano fanno una strana impressione. Dall'oscurità si passa ad un bianco che prende il sopravvento su faggete e altre colonie arboree. Del panorama aperto, inusuale ed inaspettatamente vasto, mi colpisce per primo il tricorno formato da Sciara, Teglara e Burlat. Poi un Verzegnis inzuppato nel latte e la dorsale del Piombada. Ma mi faccio soggiogare anche da quelle anguste strettoie in basso. Se non avessi percorso il canal di Cuna non potrei lontanamente immaginare che un tempo tali territori fossero popolati. Tutto si fa ermo ed irreale. Mi pare d'esser in altre lande, nonostante riconosca le cime che mi circondano. La discesa ha tutt'altro peso. Nel primo tratto mi calo nelle mie orme, poi posso iniziare a tuffarmi nella neve fresca. Recupero ogni forza lasciandomi andare alla gravità, riecco il sorriso ed il sole. Me lo godo tutto ciondolando disteso sul un dondolo d'una casa chiusa in mezzo al bosco. Scalzo. Leggero. Felice. (10.03.2016)
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16-03-2016 20.00
Matthew Matthew
Temerario! A me non verrebbe proprio in mente di salire da quelle parti sapendo che c'è tutta quella neve! Già in condizioni normali non è una salita banale... Ho esplorato tutte quelle creste: bellissime, inaspettatamente panoramiche e "abbastanza" agevoli (per escursionisti più che esperti comunque). In un altro sito ho scritto la relazione di questa escursione, con prosecuzione verso Las Tavuelas e discesa verso la Busa di Drea, itinerario che ti consiglio caldamente (senza neve :)), solo qualche traccia e alcuni bolli. Mandi!

p.s.: Las Tavuelas hanno da poco il loro barattolo di vetro con foglietto per le firme ;)
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21-03-2016 18.51
askatasuna askatasuna
Tutto tranne che temerario sior Matthew! Il timore è un segno di rispetto verso la montagna. I propri limiti segnan i passi e nel mio caso son molti...(i limiti, ovviamente). S'è trattato solo di una mancanza di comunicazione tra entusiasmo e razionalità. Poi in loco, nonostante il marciume nevoso, ho deciso di provarci conscio di dover pure scendere, cence cirì gnot. E' stato faticoso (really impossible cence chei zovins faiârs), ma appagante. Adesso ho in testa quell'anello e quindi, vista la tua devozione all'esplorazione dal salvadi, ti chiedo lumi. Ho provato a cercar da valle (a occhio e con rapido passaggio) la traccia che sale al Venchiar da Valentins (passando per il Givoli) ma tra le case non emergeva nulla. Il quesito è: la traccia è fiutabile? Meglio percorrerla in salita e scendere a Marins da l'Agariâl? Vista la morfologia del terreno credo che l'opzione fai-da-me sia da scartare. Chiesto ciò ho curiosato l'altro Landre del web lasciando flebile traccia.

Sperin di cjatasi, prime o dopo, tai trois da vite!

Buine mont!
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