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...frammenti di ricordi...

28-12-2014 17.14
sergio sergio
Domenica, prima di salire sulla cima del Mangart, ho vagabondato per un po' nella millenaria foresta di Tarvisio.

Noi amiamo la luce quanto te ma non per questo ci siamo fatti abbagliare, siamo cresciuti senza fretta.
Senza timore abbiamo affondato le radici nelle tenebre, ne abbiamo tratto sostentamento ed ora beviamo tutti dalla stessa sorgente.
Abbiamo chinato la chioma al vento di Macondo ed ora non temiamo più ciò che non vediamo.
Abbiamo chinato la chioma all'uomo e molti di noi non l'hanno più rialzata.
Il presente non è il nostro tempo e ciò che scompare non riappare più... siamo cresciuti senza fretta.
Mi volto per un ultimo e riconoscente saluto e proseguo alla ricerca del punto più alto.

Il sentiero sale curvo sulla schiena verso la croce, testardo, severo, fili dorati ornano vecchie pietre grigie. Infastidito dal mio passaggio mi bisbiglia poche parole che non riesco a comprendere, i miei piedi sì e si fanno subito meno coraggiosi e più prudenti. Sopra la mia testa odo minuti vocii, mi appiattisco contro la parete nell'attesa di un silenzio dolorosamente mutilato dallo stridere del metallo.

Giungo al termine del mio peregrinare, sul punto più alto, dove la cima si confonde con l'abisso, da qui posso vedere il fondo di ogni cosa... guardo giù, verso me stesso.

Il duello tra le rocce ed il tramonto sta per giungere al termine, una luna gravida intrappolata in un cielo senza uscita sta per annunciare il vincitore, mio malgrado devo scendere... e in fretta.

Ho raccontato ciò che non faccio solitamente: salire su una cima molto frequentata e farlo percorrendo una via ferrata. Tuttavia questi frammenti di ricordi, incompleti per mia volontà, mi sono utili per augurarvi di guardare la montagna non solo con gli occhi.

Buon 2015


P.S. Vi leggo con interesse crescente.
Messaggio
29-12-2014 10.17
askatasuna askatasuna
Un augurio da prender tutto, in mondi che chiedon d’esser sfiorati dai sospiri, tastati con l’anima, respirati con gli occhi e calpestati da uno stupore disarmato. La natura ridimensiona facendoci sentire piccoli piccoli ma dall’altro riempie a tal punto da render il corpo una gabbia che viene sfondata dalle immensità, siano esse vette superbe, bisbigli del bosco, orme disegnate sulla neve, forme colorate dalla fantasia, fruscii di foglie o il rincorrersi delle nuvole.

Una continua ascesa verso l’inerme, per farsi e farci travolgere dal tutto.

Ogni scheggia emozionale, ci avvicina a sensibilità differenti, è una porta verso altri mondi in cui entrare sottovoce, verso altre anime in ascolto, certo, ma, seppur soggettiva, ci trascina anche in noi stessi, si confonde con vissuti personali, amalgamandosi e facendoli diventare universali. Nel leggere altrui emozioni banchettiamo inevitabilmente con le madeleine delle nostre rimembranze che ritornano a galla prepotenti, a volte indefinibili come sfumature di pastelli, altre con contorni ben definiti.

Anche per questo grazie per la condivisione di questi frammenti e del rumore dei tuoi passi, buon cammino tai trois da vite…
Messaggio
31-12-2014 14.02
sergio sergio
Credo si possa parlare di condensazione. C'è chi sostiene che non siano i “corpi” a generare le sensazioni, bensì siano le sensazioni a generare i “corpi”. Se così non fosse rischieremmo di vedere tutti le stesse cose.
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