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Creta Grauzaria dalla Val Aupa fino sopra il muro del pianto

25-08-2013 15.14
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
L’ estate sta finendo, parafrasando una canzone dei Righeira degli anni 80 , e quindi è tempo di riflessioni. Aprendo il mio book dove ho scritto l’escursioni fatte e quelle programmate, ho tirato un bilancio . Festeggiando il mio mezzo secolo sono andato al di la della più rosee previsioni , ho cominciato le avventure estive sul Chiavals e stranamente le finivo sui monti di Moggio. La Grauzaria , l’unico monte senza spunta e leggendo le previsioni di sabato mi rincuoravano a fare questa avventura. Lanciato via mail l’appello a Enrico ad andare insieme , nessuna rispostaa quindi organizzazione tecnica con l’aggiunta di una corda di 20 metri e moschettoni e cordini . La notte burrascosa mi è stata di sollievo, immaginavo che scaricando acqua il cielo sarebbe stato limpido, infatti sveglia mattutina e cielo stellato, si va !!!
Dalla super strada verso Gemona la creta Grauzaria fa bella mostra di se insieme al fratellone Sernio , le adoro come al solito e come da sempre, essendo nella mia fantasia il perno centrale di questo meraviglioso orologio chiamato “ Montagne friulane “ . Arrivo alle 07:00 al parcheggio, presso le “ case Stallon del Nanghet, entrato nel bosco seguo il sentiero 437 e le indicazioni come sono perfettamente descritti dagli autori di SentieriNatura nella relazione sul Sernio nel volume ottavo “Sentieri della Rupe “. Ammirando la sfinge della Grauzaria, e fantasticando un po’ sulla sua mole e il il tenebroso sguardo. Sotto il rifugio omonimo del Monte seguo le indicazioni girando a sinistra per il sentiero 444 che mi porta dritto per pendenza crescente al Portonat .Il Portonat, oserei definirlo luogo ideale come scenografia dove immaginare l’inferno, aspro e in continuo movimento per via dello sfasciume delle sue rocce , la luce è quasi assente nelle sue grigie pareti.Si sale per cengette e piccoli salti sul lato destro fino a incanalarsi un ghiaione con forte pendenza che va a morire su una piccola parete( quota 1700 circa ) , segnali cai e bolli arancioni accompagnati da ometti .Superato questo salto in arrampica libera (1° grado )che al ritorno aggiro sulla sx per sfasciumi; risalendo seguo un esile sentiero che sempre costeggiando le pareti sulla destra del Portonat mi porta fino ad un ampia sella ( quota 1860 )qui le tracce si dividono, il 444 scende giù nel canalone disegnando il bellissimo anello attrezzato della Grauzaria . Sulla sinistra mi appare la famosa paretina di 10 metri ( a me sembrano 5,5 ) descritta in molti libri e in un famoso forum su Sentieri natura dove abbiamo superato il record di interventi) Mi attrezzo con casco, imbrago, guanti e moschettoni, mi avvio verso la famigerata paretina (per molti escursionisti " Muro del Pianto " dove i sogni di provetti alpinisti si sono irimedialbilmente infranti) dove fa bella mostro un chiodo con anello posto a metri 5 circa con su un cordino di due metri e di 6 mm circa di diametro. Noto subito che la parete è segnata anche sul lato destro da bolli dove ha più appigli e appoggi, salgo su aiutandomi con il cordino e sulla destra percorro la piccola cengetta che poi seguendo i bolli mi porta a destra. Mi fermo, sento una voglia di rientrare a valle, non voglio più andare in solitudine in vetta e non e nemmeno la solita foto con l’autoscatto, sento la mancanza e la voglia di condividere questa cima con un amico, aspetto un po’, e guardandomi alle spalle dico alla cima ..ci vediamo presto …. . Scendo con attenzione e stavolta seguendo i bolli alla destra del chiodo, mi tolgo l’armatura e osservo la parete e il tratto finale, un cielo azzurro e il sole ora filtra tra le guglie di pietra, e nella mia mente affiorano recenti ricordi, di imprese in compagnia di amici nuovi, di abbracci in vetta, e mi rendo conto che il solitario cede il posto al quasi solitario; ripensando al forum sull’andare da soli o in compagnia, mi rispondo … meglio soli se la compagnia non è giusta, ma quando hai degli amici con cui uniti si osa, allora….. Meglio dividersi anche le emozioni..tra cui la cima della Grauzaria… .
Ritornando sui miei passi e scendendo il Portonat in stile Gustavo Thoeni , arrivo al rifugio. Bello , pulito e accogliente, con le caprette che ti fanno ciao e un simpaticissimo gestore, un succo di mela, due parole scambiate, e giù … e beh la Sfinge mi guarda e mi dice … alla prossima e buona montagna.
Note: Continua la mia sfiga con le Vipere ( non ne incontro mai una ) fotografato un orbettino che vuole fare il topmodel .
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25-08-2013 15.22
giuseppemalfattore giuseppemalfattore

Il Vostro immigrato forestiero nomade ,innamoratissimo dei monti del Friuli e oltre.
Malfa.
Allegato: creta grauzaria 059.JPG
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25-08-2013 15.27
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
Orbetto in posa
Allegato: creta grauzaria 073.JPG
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25-08-2013 15.28
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
il Portonat
Allegato: creta grauzaria 086.JPG
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25-08-2013 15.31
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
tratto finale del Portonat e la paretina sulla destra...
Allegato: creta grauzaria 147.JPG
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25-08-2013 15.33
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
paretina con chiodo e cordino
Allegato: creta grauzaria 151.JPG
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25-08-2013 15.35
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
Rifugio Grauzaria
Allegato: creta grauzaria 081.JPG
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25-08-2013 18.56
michele.zambon michele.zambon
Meglio in compagnia che da soli, l'ho detto e lo ripeto. E mi fa piacere che anche il buon Malfa mi dia ragione. :)
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25-08-2013 19.35
GiulioTS GiulioTS
Ciao Michele scusami ma non condivido, se hai l'esperienza
per poter andare da solo le emozioni che provi nel raggiungere
la meta prefissata sono talmente grandi e talmente forti che
con nessun compagno di escursione nemmeno il tuo migliore amico
proverai mai anche perchè il merito è soltanto tuo .Inoltre in
montagna pure andando in solitaria non sei mai solo ma questo
però dipende da quanto grande è il tuo amore per la natura .
Buone escursioni in compagnia !
GiulioTS

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25-08-2013 20.21
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
...Giulio, sono stato in vetta da solo 190 volte su 200 , a credimi nelle ultime 4 uscite sia per caso , sia per organizzazione sono andato in vetta su due cime a cui tenevo in particolare il Canin con amici con cui uscivo la prima volta,ieri ho sentito una desolazione dentro nel vedermi solo su un cocuzzolo, e mettewre due sassi sotto la macchina fotografica per farmi l'ennesimo autoscatto , ne è prova la giornata bellissima e l'aver superato l'ostacolo ppiù arcigno, ma quel sentimento mi ha spinto a ritornare di corsa,non mi è mai successo, ma può succedere , ho pensato è la cima che devo dividere con qualcuno, io non ho record da battere e ne di vantarmi , è un appuntamento rinviato , e non ho sentito il sentimento del fallimento come è successo in alcuni monti come il canin, il paluris o il raut o chiavals non raggiunti la prima volta ma alla seconda o terza, ieri ho sentito dentro di me un sentimewnto di solitudine e non di solitario, e di tristezza, so che è difficile da spiegare, ed è frainteso , chi è uscito con me sa che al seguito ho di tutto e di più e la sicurezza insieme alla paura e alla calma è una delle mie compagne abituali , ma ieri hoo visto la cima li vicina ed non volevo essere solo ...ecco la prima frase che ho pensato..."ci voglio andare con un amico.... "
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25-08-2013 22.20
Fausto_Sartori Fausto_Sartori
le parole di Giulio mi hanno fatto riflettere: in montagna vado da solo per sentirmi meno solo, e funziona...
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26-08-2013 00.26
GiulioTS GiulioTS
Ciao Giuseppe premetto che pure io non ho record
da battere e tanto meno per dimostrare qualcosa a
qualcuno lo faccio solo perchè vivo per andare in montagna .
La tua scelta è stata giustissima se tu dentro di te sentivi
di dover rinunciare per tornare un altra volta in compagnia hai fatto benissimo !
Qualche volta non siamo troppo in forma o non ci
sentiamo sicuri o non è la giornata giusta o è la montagna che non ci vuole . In tutti questi casi meglio ripiegare che andare in cerca di rogne . Anni fa assieme
ad un amico abbiamo tentato la grande delle 3 cime di Lavaredo io
salivo da primo di cordata . Nella salita abbiamo fatto amicizia con altre persone che ci precedevano e su qualche sosta scambiavamo 4
chiacchere .Tra una cosa e l' altra siamo arrivati ad un punto che
mancavano 40 m più o meno alla cima ma era tardi . Be qualcosa den
tro di me mi diceva di non salire , non è stato facile sai tanto
meno convincere il mio compagno e ancora oggi mi brucia ma così fa
cendo abbiamo raggiunto gli amici di salita che invece la vetta erano
riusciti a salirla prima di noi e ad unire le loro corde alle nostre
per avere discese in doppia più lunghe così facendo siamo arrivati
al rifugio dove avevamo la macchina alle 22 .Penso che se no fossi
stato convinto e razionale nella mia scelta probabilmente ci sarebbe
toccato bivaccare in parete . Quando la montagna ci parla bisogna
saperla ascoltare ! Buone camminate
GiulioTS


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26-08-2013 06.23
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
..... condivido Giulio ...la voce interiore....ascoltare la montagna ,ecco la frase giusta.." Ho ascoltato la montagna !!!" ....
buone escursioni ;)
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26-08-2013 08.30
Luca79 Luca79
Mah...io ho sempre sostenuto la veridicità della frase tratta dal film Into The Wild :
"Happiness only real when shared" (La felicità è reale solo quando condivisa)
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26-08-2013 15.06
Matthew Matthew
Caro Giuseppe, la tua scelta di salire la Grauzaria fin poco sotto la cima ma tornare indietro per il motivo da te spiegato è particolare... Io non ci riuscirei perché quando vado per monti mi impongo un obiettivo e deve essere raggiunto (tempo atmosferico permettendo, chiaramente...). Spessissimo inoltre vado in solitaria, perciò ci sono abituato e non intendo dilungarmi nel descrivere che cosa provo o che cosa cerco a livello di sensazioni. Ma proprio perché non riuscirei a comportarmi come tu hai fatto ti esprimo la mia stima; forse, provando ciò che tu hai provato in quel momento, ci vuole più forza di volontà a tornare indietro che andare avanti.
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26-08-2013 15.31
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
...grazie Matthew , ho pensato a lungo se divulgare l'esperienza, ma il mentire o l'omettere mi sarebbe sembrato puerile e infantile, sopratutto in questi giorni che sto leggendo un bel libro su Emilio Comici ( Alpinismo Eroico ) e in un episodio narra di come stava rimanendo incrodato sulla cima d'Auronzo , il candore e la sincerità di quelle pagine lo rendono più grande. Una simile sensazione anni fa lo avuta sulla forcella di capra sul Raut . Era la seconda volta che andavo e ho avuto dei sentimenti strani ed sono sceso di corsa .Sabato mattina sono andato tranquillo , ieri dopo la relazione ho controllato gli orari al gps, alle ore 09.45 ero sopra la parete , quota massima raggiunta 1911 metri, diciamo che volavo , c’erano tutti i presupposti e il tempo per raggiungere l’obbiettivo, e con calma scendere. Quando ho deciso di scendere sapevo che sarei ritornato su , ma la testa mi spingeva giù verso la luce , il condividere questa esperienza con voi è costruttivo, perché scopriamo un altro lato della montagna, la rinuncia, l’insuccesso, e a vedere dai commenti fa più notizia un non finito che una conquista, questo mi fa pensare molto e leggo con profondo interesse i commenti…
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26-08-2013 21.05
Michela Michela
Giuseppe, riesco a capire il tuo gesto... specie quando vado da sola, molte volte mi capita di tornare indietro non a causa di difficoltà insuperabili, ma perché la montagna mi comunica qualche sensazione di pericolo, di soggezione, o mi chiede di procedere con pazienza "a puntate", oppure di tornare con uno spirito diverso. Se si è più impostati sull'"ascolto" che sulla volontà, la rinuncia non è motivo di vergogna o di scarsa stima di sé.
Non ho letto il libro di Comici di cui parli, ma come riflessione sulle cosiddette "sconfitte" ti propongo questo brano di Julius Kugy, che condivido totalmente:
I monti non devono essere i nostri nemici. Non mi è mai piaciuto leggere qua o là che "si gettava loro il guanto", che si partiva per "combatterli", che si opponeva loro, come a nemici, la propria forza. L'alpinismo non è una battaglia né uno stato di guerra. La battaglia può essere talvolta un episodio, un'immagine. La base dell'alpinismo deve essere sempre il puro amore della natura e dei monti, un'intima penetrazione nella loro vita, nella loro essenza, nella loro anima. Anche quando quei modi di dire siano intesi come metafore, hanno un tono di immodestia o presunzione. Oh, i monti sono tanto grandi, tanto pazienti! Sopportano molto. E non poche vittorie che paiono mettere in luce l'energia e l'abilità umana, sono, nonostante tutto, dovute alla loro benevolenza: le loro armi tremende erano riposte. Ma quando si preparano a colpire sul serio, i loro colpi sono infallibili e disastrosi. Chi ne è conscio non potrà pensare seriamente d'essere il più forte. Nessun piccolo io può essere il loro signore." (Dalla vita di un alpinista)
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26-08-2013 21.11
lauro60 lauro60
Complimenti Giuseppe. Te li faccio perchè so che non è facile rinunciare. Avevi superato il passaggio chiave e ti aspettava una splendida ascensione. Sono d'accordo con te, se interiormente non "te la senti", per un qualsiasi, misterioso motivo è meglio la rinuncia. Salire controvoglia, solo per raggiungere una meta, è controproducente, ci perdi in "motivazione" e secondo me anche in "concentrazione", di riflesso perdi sicurezza. La montagna è lì, c'è sempre tempo...
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26-08-2013 21.31
giuseppemalfattore giuseppemalfattore
le vostre riflessioni sono emozionanti e cariche di phatos , come se fossimo tutti dentro un bivacco e fuori urla la tempesta, con il caminetto acceso e un bicchiere di vino o un caffè caldo a commentare le avventure di uno di noi , come un simposio, aprendo dei libri di kugy , Cassin , Bonatti ,e nelle parole che leggo è dipinto il misterioso e inquetante fascino della grande signora...
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